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oblomov

Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20100102

Inizi, termini, mutamenti Diario

Confusione. Errori. Dimenticanze. Coincidenze. Fretta. Una quantità spropositata di modi e motivi per far andar storto qualcosa. Momenti ed emozioni unici (almeno nelle intenzioni), senza il tempo di assorbirli, di viverle come magari vorresti. Tutto sfugge di mano, succede sempre diversamente da come previsto. Non sempre migliorando, anzi, più spesso peggiorando. Ma non hai il tempo non dico di porre rimedio, ma nemmeno di sentirne veramente il peso, perché già si passa ad altro.

Sono stato talmente distratto dalle cose da fare da non arrivare a sentirne l'emozione se non la sera prima, nella calma prima della tempesta, nell'ultimo ripetersi di gesti e saluti di cui non ci sarà più bisogno e che pure sono stati quasi quotidiani fino ad allora.

Della cerimonia in sé non sono significative le parole sulla soglia del ridicolo dell'ufficiale di Stato Civile, quanto la chiusura gloriosa quanto non ufficiale con selezionate preziose pregnanti letture.

L'assente più importante è la mia Sorella Maggiore, che da lì a qualche ora, in concomitanza con il taglio della torta, darà alla luce la mia prima nipote.

Quante cose sono cambiate? Ho un anello al dito, un pezzo di carta in più agli uffici del comune, presto una dicitura diversa sulla carta d'identità, ma tutto questo è solo formale.

Ho però una casa nuova. Anzi, abbiamo una casa nuova. Una casa ancora tutta da costruire, con sì e no l'indispensabile per viverci dentro. E ci viviamo. Insieme. Con un progetto —insieme— a lungo termine. In questa casa, forse; altrove, forse. Ma insieme.

È questo che cambia: avrò, avremo una diversa quotidianità, ancora da costruire, nei giorni a venire, nell'impegno ancora non assolto per creare l'ambiente stesso in cui viverla. Avremo diversi tempi, altre cose a cui pensare, a cui doverci dedicare.


P.S. Già nei mesi preparativi ho visto diminuire il tempo per raggiungere in tempi adeguati una concentrazione sufficiente a trascrivere, esternare pensieri e riflessioni. Il blog nella sua forma attuale probabilmente finisce qui, anche perché la piattaforma del Cannocchiale fa sempre più schifo. Passerò a qualcosa di diverso, probabilmente, e non sarà il classico WordPress ma più probabilmente un Ikiwiki.

permalink | scritto da in data 2 gennaio 2010 alle 23:05 | Stampastampa
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20091214

Siamo fottuti Intermezzi

Il pazzo (letteralmente) che ha lanciato una statuetta del duomo di Milano in faccia a Berlusconi ha fatto alla propria vittima ed al suo governo il miglior regalo possibile. Un po' come il Bloody Sunday all'IRA. Per dirla con Cavour, se non ci fosse stato lo si sarebbe dovuto inventare.

Non ci vuole molta fantasia per indovinare in che modo l'accaduto verrà amplificato, ingigantito e soprattutto manipolato per stringere le redini su una situazione che, nonostante l'ottimismo di facciata del premier e la controllata disinformazione, si sta sgretolando, pronta ad essere soffiata via dal vento. E grazie proprio al controllo (e quando non il controllo anche il solo sempice appoggio) della più larga parte dell'informazione nazionale (in RAI si continua ad epurare i non-allineati, Mediaset va sans dire; sulla carta stampata troneggia ovviamente il Giornale; ma anche testate più serie come il Corriere o La Stampa, nei loro articoli più critici, sono poco più un qua del sussiegoso) propaganda e manipolazione saranno di una facilità disarmante.

Vediamo già da subito come si sia parlato di terrorismo, prima ancora di capire cosa fosse successo. Si è già scaricata la colpa sul “clima d'odio alimentato dalla sinistra”, preparando il terreno per mettere un freno (se non addirittura un fermo) alle manifestazioni di piazza della gente esaperata dalla personal politic di Berlusconi e dallo sfascio totale del sistema sociale attuato dal suo governo.

Mentre scrivo, si preparara l'oscuramento dei siti Internet che “inneggiano alla violenza nei confronti di Silvio Berlusconi”: considerando come Berlusconi senta ogni critica all'operato suo o del suo governo come un attacco personale, non è difficile immagine quanti potranno finire sotto la mannaia del censore. Dubito però che sparirà il gruppo Uccidiamo Massimo Tartaglia da Facebook, nonostante la solerzia con cui è stato soppresso l'equivalente antiberlusconiano.

Sul lato propaganda, vediamo appunto l'accento continuo e insistente sui presunti violenti della sinistra (dei quali il gesto di Tartaglia —uomo di sinistra, sebbene non “estremista dei centri sociali”— sarebbe appunto l'inevitabile sbocco). Per qualche motivo, si preferisce non rimarcare quando Bossi parlava di prendere il fucile (aprile 2008), quando La Russa invitava alla morte chi voleva togliere i crocifissi (novembre 2009), quando Berlusconi dice che per colpa dei giudici siamo sull'orlo della guerra civile (novembre 2009), quando Berlusconi minaccia di strozzare chi scrive della collusione tra Mafia e politica (novembre 2009), giusto per fare qualche esempio recente. Anche perché a ricordare questi atteggiamenti implicherebbe dare ragione alla Bindi (“lui ha le sue responsabilità per il clima che si è creato”) o peggio ancora a Di Pietro (“Berlusconi instiga”).

La costruzione ed il mantenimento di un Culto del Capo si nutre eccezionalmente di eventi come questi; proiettare un'aria di persecuzione, reale o fittizia che sia, è importante per arringare la gente, far loro dimenticare i loro problemi, gli errori e le menzogne del Capo e del suo entourage, per portare la base ad appoggiare la politica personale a svantaggio di quella nazionale (e personale persino quando nazionale; leggi “regime”). E se la gente non si sentiva abbastanza convinta della “persecuzione giudiziaria” (e questo pur non avendo conoscenza o coscienza né della realtà delle cose attuali né della storia giudiziaria pre-politica di Berlusconi; figuriamoci se le menzogne e le omissioni del povero innocente perseguitato fossero state reiteratamente esposte), la violenza fisica è sicuramente più convincente. E Tartaglia piove dal cielo come una benedizione: basta semplicemente negare che si tratti dell'isolato gesto di un pazzo, come si è affrettato a fare a fare Alfano.

Vedremo anche un'esagerazione in negativo delle condizioni di salute di Silvio: occorre proiettare un'immagine di Berlusconi che susciti compassione, che riporti i più scettici, la base sempre più diffidente, a tifare per il Capo, povera vittima innocente di un'ingiustificata aggressione. Da qui l'intuizione di uscire dall'auto subito dopo l'attentato per far ben vedere a tutti la faccia sporca di sangue. Da qui l'accento sulla miracolosa sopravvivenza.

Peraltro, se Berlusconi è serio quando dice “non capisco perché mi odino così”, la situazione è abbastanza tragica, perché vuol dire che lui per primo è caduto trappola della propria propaganda. Non che la cosa sia impossibile, giacché notoriamente è più facile convincere qualcuno di una menzogna se tu sei il primo a crederci. Se Berlusconi è convinto di avere dalla propria “il popolo” (sgrammaticato che picchetta l'ospedale) non può certo contare su quelli che, abituati alla plularità d'informazione del web piuttosto che alla monocultura propagandistica dell'informazione televisiva, non esitano a manifestare il proprio antagonismo, dentro e fuori dalla rete.

L'informazione, anzi la disinformazione in questi casi si gioca tutta sui numeri: dai novantamila dichiarati dalla questura per il No B-Day (lontani dai più probabili due/trecentomila quanto il milione millantato dagli organizzatori; chissà chi si ricorda di quando la stessa piazza semivuota ne ospitava ‘due milioni’ in una manifestazione anni fa) si va agli incontestabili 60.000 fan di Massimo Tartaglia su Facebook (in crescita); a questi, per compensare i miseri 400 che vogliono morto (metaforicamente parlando, s'intende) l'aggressore, si contrappone un madornale falso ottenuto cambiando il nome del gruppo che chiedeva l'abolizione del Superenalotto a favore dei terremotati dell'Abruzzo.

Ci sarebbe molto altro da dire, menzionando ad esempio il fatto che l'assalto non giunge inatteso. Non mi ha sorpreso, e a quanto leggo non sarebbe proprio una sorpresa nemmeno per chi della sicurezza di Berlusconi si occupa (o dovrebbe occupare) giorno e notte. C'è chi insinua che l'azione sia stata premeditata proprio per costruire la giustificazione del rafforzarsi del regime; a me pare eccessivo: perché organizzare qualcosa che ci si aspetta avvenga comunque? È molto più semplice lasciare che accada; sono curioso di sapere cosa succederà agli uomini che, per errore o intenzionale lassismo, non hanno adempiuto al proprio dovere di protezione.

Ma stavolta non si fermeranno a menzogne, falsi, omissioni, notizie costruite ad effetto. La situazione sta precipitando troppo velocemente. È evidente ormai che la mite connivenza dei vertici del PD non è più sufficiente a tenere tranquilla quella larghissima fetta della popolazione che non ama Berlusconi, che non si lascia ingannare dalla propaganda, che si informa e che informa, svelando maneggi ed imbrogli.

Ed il gesto inconsulto del pazzo è l'áncora cui possono aggrapparsi, la scusa perfetta per schiacciare senza tanti complimenti qualunque forma di dissenso.

permalink | scritto da in data 14 dicembre 2009 alle 16:58 | Stampastampa
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20091116

Leggi della natura, leggi dell'uomo Diario

Sia come matematico, sia come programmatore, il mio lavoro è soggetto a ben precise (quanto banali) leggi naturali.

Supponiamo ad esempio che io abbia scritto un programma che, sui computer a mia disposizione, impiega troppo tempo per ottenere il risultato atteso (ad esempio, la completa simulazione di una colata lavica). Perché sia utile, il programma dovrebbe svolgere il suo compito dieci volte più velocemente.

Per la suddetta costrizione alle leggi della natura, ci sono solo due cose che mi permetterebbero di raggiungere l'obiettivo: (1) posso scrivere codice più efficiente, ovvero far sì che il programma faccia meno calcoli (o calcoli più semplici) per ottenere lo stesso risultato, oppure (2) posso utilizzare computer più potenti, che facciano gli stessi calcoli in meno tempo. Ovviamente le due cose non sono mutualmente esclusive (posso scrivere codice più efficiente per computer più potenti).

Per qualche motivo, invece, pare che la legislazione umana preferisca seguire, in certe circostanze, strade quasi sovrannaturali: per il raggiungimento di obiettivi peraltro spesso lodevoli, certi legislatori preferiscono decretarlo piuttosto che renderlo possibile.

Vediamo qualche esempio. Supponiamo che, per risolvere ad esempio il problema della mancanza di acqua potabile, si renda opportuno sfruttare una sorgente la cui acqua, però, risulta attualmente non potabile perché ricca di sostanze dannose alla salute. Cosa si può fare per rendere potabile l'acqua?

Dal punto di vista naturale, l'unico modo per rendere l'acqua potabile sarebbe di depurarla; una legislazione in tal senso potrebbe ad esempio favorire la deburazione stanziando fondi per (co)finanziare la costruzione di impianti di depurazione.

Oppure si può decretare che l'acqua sia potabile anche con quelle sostanze in quelle percentuali.

Vogliamo costruire su terreni non edificabili perché ad alto rischio (sismico, idrico, altro)? Invece di rendere il terreno edificabile con opportune modifiche strutturali, lo dichiariamo edificabile comunque, e se fosse prevista ammenda provvediamo con una bella sanatoria.

A favore di queste brillanti ‘soluzioni’ legali a problemi che avrebbero bisogno di interventi materialmente molto più significativi non gioca solo la sostanziale ignoranza in cui viene tenuta la gente, ma anche il non trascurabile fatto che gli effetti disastrosi, inevitabili conseguenza dei problemi ignorati piuttosto che risolti, li pagano ‘altri’, molto tempo dopo.

In casi come quelli citati le leggi naturali contro cui si decreta sono abbastanza ovvie, ed è sufficiente un minimo di cultura per capire che sono sensate quanto lo sarebbe imporre che le cadenze annuali (scuola, lavoro, coltivazione dei campi, accensione e spegnimento del riscaldamento) abbiano una periodicità di 400 giorni di 25 ore (lasciando invariata la durata dell'ora), vi sono casi in cui, sempre per le stesse ragioni (ovvero la protezione degli interessi di questo o quel gruppo di potere), l'assurdità della legislazione, ed il loro dannifico potenziale, possono essere più subdoli, o se non altro è più facile farsi ingannare dall'apparentemente benefica motivazione ‘ufficiale’ messa a schermo degli interessi realmente protetti.

Su questo binario viaggiano ad esempio numerose leggi di regolamentazione e deregolamentazione dei mercati finanziari (e gli effetti del crollo che hanno causato ce li stiamo cominciand a vivere adesso); non dissimili sono le variamente celate amnisitie e sanatorie per i ‘reati da colletto bianco’ (truffe, corruzioni, evasioni fiscali, etc).

Dello stesso tipo, infine, è l'ennessimo progetto salva-Berlusconi; è indiscutibile che, tra lungaggini burocratiche ed amministrative e carenze di personale, i processi in Italia diventino spesso calvari infinitamente (se non kafkianamente) lunghi.

È altrettanto evidente che la soluzione sensata al problema sarebbe una riforma del sistema giudiziario che snellisse i procedimenti e punisse l'ostruzionismo mirato al raggiungimento della prescrizione; rimpolpare le piante organiche dei tribunali che da Bari ad Aosta si trovano costretti a rimandare i processi per mancanza di personale non sarebbe nemmeno una cattiva idea.

Questo, ovviamente, se l'obiettivo fosse veramente riportare i processi a durate ragionevoli, e non, al contrario, fermarli prematuramente togliendo loro carburante. E se oltre a Silvio Berlusconi si salvano anche i grandi truffatori di Parmalat e Cirio e i responsabili delle morti alla Thyssen-Krupp … che sarà mai?

L'importante è che il popolino creda alla baggianata del processo rapido. Alla fine, a salvarsi con le prescrizioni abbreviate saranno sempre gli stessi: dalla certezza della pena (altra ipocrita bandiera) alla certezza dell'impunità. Peccato non potermi ottimizzare il codice con lo stesso principio.

permalink | scritto da in data 16 novembre 2009 alle 22:00 | Stampastampa
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20091109

Traslochi, sospensioni, riprese Diario

Il fallimento improvviso e scoraggiante del disco fisso del proprio computer è un'esperienza tutt'altro che gradevole, anche quando l'evento cade, seppur di pochi giorni, entro i limiti della garanzia.

Il disco fisso del proprio computer personale è un po' come la propria casa: non solo contiene tutti i nostri dati, ma anche i programmi che siamo soliti usare, personalizzati e configurati secondo i nostri bisogni ed il nostro estro.

L'arrivo del nuovo disco è un po' come un trasloco: bisogna prepararlo, installare nuovamente il sistema operativo, quindi tutti i programmi, ed infine trasferire le impostazioni dal vecchio disco (o dal backup più recente). Ai tempi tecnici della reinstallazione e del trasferimento segue un lungo periodo di rodaggio in cui si va scoprendo tutto quello che ci si è dimenticato, i piccoli script sparsi in giro per il computer, programmi che si usavano solo una volta al mese e che non riusciamo più a trovare perché ci siamo dimenticati di installarli, e perché prima invece il computer si comportava diversamente in questo e quest'altro caso?

Mentre l'acquisto di un computer nuovo ha grosso modo il gusto insoddisfacente di un subentro, con la netta sensazione che ciò che si va creando non sia veramente ‘nostro’, avere a disposizione un disco fisso nuovo, intonso, ha con sé l'immenso vantaggio di potercisi sbizzarrire liberamente. Ad esempio, se sul disco fisso originario c'era Vista e mi ero limitato a ridurne la partizione per fare spazio a Linux, il nuovo disco fisso è stato incignato dall'ultima Debian testing (subito promossa ad unstable). Dalla mia idea originaria di non fare vedere Windows a questo computer nemmeno con il binocolo sono però poi passato a più miti consigli suggeriti dall'esperienza dell'anno passato; sfruttando la modernità del sistema, ho relegato Windows ad una piccola macchina virtuale con quel minimo di spazio (comunque troppo) richiesti dall'installazione di Windows e di quei programmi che nemmeno a colpi di legno riescono per ora ad andare sotto WINE, come ad esempio l'infame Microsoft Office, l'uso del cui Excel mi è richiesto da certi fogli con macro poco digeribili dall'OpenOffice.

Il periodo tra la morte del disco fisso precedente e l'arrivo e messa in funzione di quello nuovo mi ha anche portato ad apprezzare cose sulle quali in precedenza ero un po' scettico o delle quali ignoravo certe potenzialità.

Ad esempio, l'immenso potere non solo della console (la famigerata ‘linea di comando’ della quale sono sempre stato un grande fan), ma in particolar modo del comando screen: lanciare irssi in screen sul fedele server domestico, e poter poi accedere a quella sessione da qualunque altro computer connesso ad internet, senza duplici presenze o inutili disconnessioni.

Ho anche scoperto la preziosa importanza della ‘nuvola’: sono sempre stato molto scettico nei confronti della “cloud computing”, la buzzword con cui da Google alla Microsoft, da Yahoo! ad Amazon, dalla Apple a chi-vuoi-tu, si cerca di convincere la gente a caricare tutti i propri dati, documenti, email, foto e quant'altro, online. Sono sempre stato scettico perché soluzioni come quella di Google Docs mancano di garanzie di sicurezza, perdita del totale controllo che si ha normalmente sui propri documenti; ma quando il tuo ultimo backup risale a due mesi prima e tutto ciò che si salva si salva grazie alla ridondanza di copie sparse tra server domestici e computer universitari, il principio assume un colore diverso, e si capisce che il problema non è tanto la perdita di privacy (ho pochi dubbi sul fatto che aziende come Google sfruttino servizi come Docs anche per l'accumulo di usage patterns e quant'altro), ma piuttosto il rischio di ‘disappropriazione’ del proprio. La soluzione è quindi un compromesso, dove il remoto non è una sostituzione al locale, bensì una sua copia; dovrebbe andare tutto sotto un sistema come git, in sostanza.

La prima settimana senza il mio computer personale mi ha anche allontanato (comprensibilmente) dalla mia solita vita virtuale; mi ha quasi commosso la premura di chi mi ha contattato preoccupato per la mia salute quando sono finalmente tornato online, e sono lieto che il Karmic Koala gli abbia risolto tutti i problemi che Linux gli aveva offerto a ricompensa della pervicacia con cui si ostinava a volerlo provare.

Tornare online ha richiesto un paio di giornate per riprendere le fila degli arretrati di FriendFeed; nel resto del mondo, però, non è cambiato nulla, nel frattempo.

Alla distruzione dell'istruzione pubblica seguono gli ultimi colpi all'informazione (si accettano scommesse sulle future cancellazioni di Report, Blu Notte, ed i pochi altri programmi TV che osavano parlare di tutto il marcio in cui sprofonda la nostra nazione), la pubblica sicurezza continua a massacrare i cittadini scomodi, la un tempo nobile Arma si trova coinvolta in strani casi di ricatto (che coinvolgendo trans ed esponenti dell'opposizione fanno molto più notizia del commercio di cariche pubbliche e posti in TV in cambio di sesso in cui si trova coinvolto Berlusconi, che può dare le proprie non-risposte alle ormai famose 10 domande di Repubblica parlando senza contraddittorio da Bruno Vespa —la par condicio la si impone solo ai comunisti di Annozero), Brunetta può dire “vadano a morire ammazzati” impunemente mentre la vignetta di Biani contro Brunetta fu dichiarata «pericolosamente ambigua», così come il gruppo di Facebook in cui si esorta all'omicidio di Berlusconi merita censura, ma non tutti gli altri gruppi sullo stesso tono che popolano quel social network, le riforme della giustizia del premier continuano ad avere come unico obiettivo il decesso prematuro dei processi a suo carico (così che lui possa reiterare, anche dopo condanna, che la prescrizione è una conferma di innocenza) alla faccia dell'obbligatorietà dell'azione penale, Brunetta non parla troppo forte dell'inutilità delle sue draconiane misure, i TG parlano di come tutto vada bene pubblicando sondaggi fatti prima che la crisi arrivasse dalle nostre parti, lo Stato peggiora la propria situazione contabile nonostante i mostruosi tagli ai servizi pubblici, ed alle grandi acclamazioni a favore della meritocrazia seguono atti che fanno di tutto per contrastarla (vedi la guerra tra la Gelmini ed il TAR del Lazio sull'inserimento a pettine nelle graduatorie).

Le buone notizie arrivano solo dall'estero: una corte svedese dà ragione all'ISP che si rifiuta di bloccare The Pirate Bay, quella europea ci ricorda che uno Stato laico non può imporre la presenza di un simbolo religioso in luoghi come scuole e tribunali (sentenza che trova d'accordo non solo agnostici ed atei, ma anche i cristiani non cattolici e persino qualche cattolico, mentre La Russa, pieno di sentimenti brunettamente cristiani, invita alla morte tutti quelli che con la sentenza sarebbero d'accordo), la Norvegia è lo Stato più vivibile del mondo (probabilmente non contando clima e cibo).

Chissà se la coglionaggine italiana è genetica o la si impara dal grembo materno come la cantata linguistica.

permalink | scritto da in data 9 novembre 2009 alle 1:22 | Stampastampa
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20091015

Periodi ipotetici Intermezzi

Ora, se io fossi un imprenditore venuto su dal nulla riciclando denaro mafioso attraverso la banca in cui lavorava mio padre, e partendo da questo avessi costruito un impero mediatico e finanziario sfruttando i miei ammanicamenti politici nonché l'appoggio della mia loggia massonica di riferimento, ricorrendo inoltre ripetutamente all'evasione fiscale (leggi: furto) e corrompendo giudici, ecco, probabilmente anch'io, vicino alla bancarotta, perduto il supporto politico (spezzato e spazzato via dall'emergere di quegli stessi meccanismi di corruzione cui avevo preso parte), ed impelagato in una serie di processi che cominciavano a far emergere il marcio su cui era costruito il mio impero, ecco, a questo punto anch'io probabilmente sarei ricorso alla politica per pararmi il culo dal punto di vista giudiziario, sia con leggi stilate ad hoc per far decare tutti i processi a mio carico, sia con una sana campagna mediatica per rivoltare la frittata e far credere che i processi, benché iniziati ben prima della mia attività politica, siano una tattica politica della perdente opposizione.

Fin qui nulla di nuovo. Ma c'è una cosa che mi sfugge. Perché dovrei voler menzionare, nella ‘giustizia politicizzata’ contro di me, le recenti indagini sulla trattativa tra Mafia e Stato del '92–'93?

Voglio dire, va bene aumentare il senso della persecuzione inserendo quanti più processi possibile (fa più figura), ma perché dovrei voler forzare io l'associazione della mia figura ad indagini che, se non ne l'avessi detto io, non sarebbe venuto in mente a nessuno che mi riguardavano?

Solo a me questo mettere le mani avanti ha fatto sorgere il sospetto che Berlusconi potrebbe sapere qualcosa, su quelle indagini e soprattutto sui fatti di quel periodo, che sarebbe stato meglio (per lui) non avere avuto modo di sapere?

Facciamo una ipotesi.

Io sono un giovane aspirante imprenditore e, attraverso i contatti in banca di mio padre, mi viene offerta la possibilità di costruire qualcosa di grandioso; non sono io ad andare da loro, sono loro a venire da me, a propormi qualcosa: io accetto, perché sono un giovane aspirante imprenditore; oppure, non sono un giovane aspirante imprenditore, ma accetto comunque, perché già allora sono, per qualche motivo, ricattabile. Ma facciamo che sono semplicemente un giovane aspirante imprenditore che non crede alla possibilità che gli viene offerta, ma non può non accettarla perché è troppo buona.

Mi lancio così in una partita emozionante, eccitante; mi ci butto a capofitto, vincendo sempre, e sono talmente ingenuo da credere di vincere perché sono tanto bravo, esattamente come trenta, quarant'anni dopo mi illudo che queste stangone vengono alla mia festa e à coucher avec moi per il mio fascino giovanile, aitante e potente, e non sacrificando il proprio senso del gusto per una pila di soldi, un posto al parlamento, un'agevolazione burocratica.

Però le cose si fanno man mano sempre più difficili; a volte sembra che gli amici mi lascino solo, magari perché hanno dei problemi loro; e a volte mi viene voglia di mollare tutto, davvero, perché sono stanco, il gioco non mi piace più, e più continua più ci sono problemi e meno ci sono soddisfazioni; però non posso mollare, perché c'è quel fttt killer che mi hanno costretto ad assumere, dopo avermi praticamente regalato una villa che ogni volta che penso che c'è quello che mi sorveglia e che gli basta ricevere una telefonata per far fuori me o i miei figli mi sembra più una prigione che una villa.

Ed alla fine questi amici decidono che le cose stanno andando troppo male, c'è troppa roba che sta venendo fuori che li mette in difficoltà, è il momento del gioco pesante: bisogna spazzar via tutto, ricominciare con una facciata pulita, e nella situazione in cui siamo sono io ad essere l'unico candidato possibile.

Ma ormai la situazione è fuori controllo, tutto mi scappa da tutte le parti, non so più che fare. Posso solo urlare mezze verità a denti stretti, tipo che la mafia mi perseguita per quello che ho fatto contro di loro, anche se in realtà non solo non ho fatto nulla contro di loro, ma ho persino reso più difficili indagini e procedimenti giudiziari che potrebbero colpirli.

Non vedo l'ora che salti fuori qualcuno che possa prendere il mio posto.

permalink | scritto da in data 15 ottobre 2009 alle 10:44 | Stampastampa
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20091009

Uso giustizialista della politica Intermezzi

Berlusconi continua a riempire i mezzi di comunicazione delle proprie menzogne. Per rimettere un po' le cose in prospettiva, gradirei ricordare alcuni fatti:

  • il voto nazionale non è per la presidenza del consiglio, ma per il parlamento; i risultati delle elezioni politiche non sarebbero un plebiscito nei suoi confronti nemmeno se la coalizione che l'ha appoggiato avesse preso quel 60–70% che lui continua a sbandierare;
  • il partito di Berlusconi, nei suoi momenti migliori (13 anni fa) ha superato di nemmeno un punto percentuale la soglia del 40%; alle ultime elezioni non è arrivato nemmeno al 38%; siamo ancora ben lontani dal famoso “72%”;
  • la prescrizione di un reato non è una (piena) assoluzione; nei processi caduti in prescrizione Berlusconi è stato trovato colpevole, ed ha potuto evitare di scontare la pena solo grazie a leggi fattegli su misura dai suoi governi;
  • i guai giudiziari di Berlusconi sono cominciati, tanto dentro quanto fuori dall'Italia, sensibilmente prima della sua “discesa in campo”, quando gli era impossibile parlare di “uso politico della giustizia” nelle proprie arringhe televisive di difesa.

Perché al TG1 non fanno un bel servizio sulla storia giudiziaria di Berlusconi, dalle origini ai giorni nostri, mettendo in evidenza l'uso giustizialista della politica fatto dallo stesso? Sarebbe carino concludere ricordando che le continue menzogne con cui cerca di difendersi sono spesso passabili di denuncia, a partire dai sondaggi farlocchi.

P.S. poi qualcuno dovrebbe spiegare a Berlusconi cosa vuol dire realmente quella parola.

permalink | scritto da in data 9 ottobre 2009 alle 14:18 | Stampastampa
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20091008

Crimen legis Diario

Cos'è un crimine?

La domanda non è retorica.

Che legalità e giustizia siano concetti distinti (non foss'altro che perché la prima è definita in termini molto concreti —carta canta, per così dire, almeno dai tempi del codice di Hammurabi—, laddove la seconda —mi si risparmi una maiuscola— rimane un concetto quantomeno fumoso oltreché astratto) non è cosa nuova.

Possiamo far discendere da questo, ed accontentandoci di lasciare al termine ‘criminale’ l'ambiguità che ha nell'uso comune, una distinzione tra criminalità e legalità?

Non è difficile trovare esempi di comportamenti illegali e che tuttavia non si potrebbero (almeno al di là del linguaggio tecnico giuridico che esula dalle mie conoscenze) definire criminali: dalla sodomia tra adulti consenzienti in uno qualunque dei momenti storici e luoghi geografici in cui è stata dichiara illegale al salvataggio di sudanesi alla deriva (caso, almeno questo, finito con tardivo buonsenso).

Più interessanti sono i casi di comportamento criminale nell'ambito della legalità. E non mi riferisco qui al caso di quelle leggi platealmente criminali delle quali non solo è piena la storia, ma si ritrovano esempi anche hic et nunc.

No, mi riferisco a quel tipo di comportamento che approfitta di insufficienze legali o più spesso lacune applicative (vuoi per connivenza, vuoi per disinteresse) per garantire immunità, sollevare da ogni responsabilità, di fronte alle drammatiche, tragiche conseguenze di un atto che già il semplice buon senso sarebbe dovuto essere sufficiente a sconsigliare.

I morti e gli sfollati di Messina non sono frutto di un annunciato disastro naturale, ma di criminale negligenza legalizzata, condoni e «piani casa». E poiché è tutto legalmente in regola, a piangerne le conseguenze saranno solo le vittime dirette, e dall'intera catena di artificî e protezioni che ha permesso ciò non cadrà un mattone. Come per tutto ciò i cui effetti vengono pagati da altri dieci, venti, trent'anni dopo.

permalink | scritto da in data 8 ottobre 2009 alle 15:25 | Stampastampa
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20090917

Definitivamente temporaneo Intermezzi

Riepilogando, i fatti: il Governo, conseguentemente alla valutazione della Protezione Civile, esclude Onna dal progetto C.A.S.E per la ricostruzione dopo il terremoto. La Croce Rossa Italiana, con la raccolta di fondi per i terremotati dell'Abruzzo, mette su un cantiere per la realizzazione di un insediamento temporaneo in località Onna. Il lavoro viene svolto in associazione con la Provincia di Trento sotto la dirigenza del Servizio Protezione Rischi del Dipartimento di Protezione Civile e Infrastrutture del Trentino, e le prime abitazioni sono disponibili in tempi molto stretti, superati solo dalle prime ricostruzioni seguite al terremoto dell'Irpinia.

La propaganda: Berlusconi non esita ad annoverare tra gli ottimi risultati del proprio governo la rapida costruzione (come promesso, a settembre!) di case permanenti per i terremotati dell'Abruzzo; l'insediamento temporaneo diventa definitivo (e purtroppo probabilmente, visto il Paese in cui viviamo, lo sarà davvero, cosa che non può sorprendere visto che in Irpinia ci sono luoghi che aspettano da vent'anni, mentre la camorra continua a sifonare fondi), ed una ricostruzione da cui il governo si è espressamente tirato indietro diventa merito del governo. Così si costruisce il gradimento: menzogne sulla pelle dei disastrati.

permalink | scritto da in data 17 settembre 2009 alle 22:26 | Stampastampa
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20090915

Pubblicità ingannevole Intermezzi

Una delle più ripetute critiche che gli elettori non berlusconiani portano ai governi non berlusconiani è l'assoluta incapacità di farsi pubblicità, lasciando passare quasi sotto silenzio non dico i risultati più sofisticati ed insignificanti per chi non ne capisca un minimo di economia (come ad esempio la riduzione del disavanzo primario e del rapporto tra debito pubblico e PIL), ma persino quelli di maggior impatto come le riduzioni per l'ICI e i bonus per gli affitti, significative per quella fetta non trascurabile della popolazione che ne ha maggior bisogno pur senza intaccare drasticamente gli introiti dello Stato come invece succede per la successiva boutade berlusconiana, che ha invece avuto effetti molto più disastrosi sull'economia italia degli apparenti immediati benefici pecuniari per i contribuenti.

Lo stesso non si può certo dire del governo attuale, retto da una forza politica nata sostanzialmente mediatica e di facciata; in effetti, talmente mediatica e di facciata da fare dell'informazione il proprio unico vero strumento di sopravvivenza. Peccato però che per raggiungere questo effetto debba passare da quella che sarebbe più opportuna definire propaganda, quando non vera e propria disinformazione.

Gli esempi sono innumerevoli. Ad esempio, si potrebbe fare riferimento al controllo accurato della cronaca nera, per assicurare che se ne parli molto quando governa l'altro lato, sempre meno quando governano loro, nonostante la costante tendenza all'aumento che accompagna i dati sul crimine tanto durante i brevi governi non berlusconiani quanto durante i lunghi governi berlusconiani.

D'altra parte, senza un po' di sano terrorismo non si può giustificare un decreto sicurezza che a ben guardare ha alcuni interessanti commi che con la sicurezza non hanno nulla a che fare, come il lodo Bernardo che proibisce alla Corte dei Conti di indagare su casi di mala amministrazione senza che l'amministrazione stessa (ovvero sostanzialmente i colpevoli dei casi di mala amministrazione) denunci una “specifica e precisa notizia di danno” che “sia stato cagionato per dolo o colpa grave”. Niente più indagini sul comune di Catania, ad esempio, portato sul lastrico da due consecutive amministrazioni del fedelissimo medico personale di Berlusconi, Umberto Scapagnini, né sulla Regione Sicilia, ben diretta sulla stessa strada. Ma su queste cose il governo non farà campagna informativa.

Ed ancora siamo sulla riga della simulazione, della disinformazione per omissione. Più interessanti sono i casi di dissimulazione, in cui si passa dal tacere informazioni importanti alla plateale bugia. È borderline il caso Alitalia, dove si parla di come la soluzione Berlusconi sia tanto migliore di quella Prodi, nonostante sia costata in più 300 milioni di prestito ponte, il doppio dei posti di lavoro ed i debiti dell'azienda scaricati allo Stato, per regalare il resto ad una congrega che continua ad offrire il peggior servizio d'Europa, invece di venderla (per quello che valeva) al solido e qualitativamente superiore consorzio KLM.

Ma adesso che Berlusconi sente forte puzza di bruciato, tra scandali prostituzione, compravendite a sfondo sessuale di cariche pubbliche, conflitti con la Chiesa, disprezzo europeo e critiche internazionali (tutto ovviamente opportunamente taciuto dai principali canali d'informazione televisiva, tanto dai suoi perché privatamente posseduti quanto dai suoi perché pubblici ed opportunamente ripuliti) ed un malfidato alleato concorrente (Fini), bisogna tirare fuori i cannoni pesanti. E poiché difficilmente le bordate di fango marca Feltri potranno parare tutto (è già un miracolo che abbiano funzionato con Boffo), bisogna ricordare alla gente che non è a tutto questo che si deve guardare, ma alla bontà degli atti di governo.

Come ad esempio la ricostruzione in Abruzzo. Si erano promesse le case a settembre? Bisognerà far sapere alla gente che i terremotati hanno avuto la casa a settembre. Si fa slittare Ballarò per dare a Vespa lo spazio di pubblicizzare la consegna delle prime case. Sui giornali fa notizia lo slittamento, che per carità è notizia di cruciale importanza, essendo un significativo esempio dell'aggressivo processo di normalizzazione delle reti televisive pubbliche per garantire l'assenza di voci che possano dissentire dalla propaganda disinformativa. Ma perché nessuno menziona il fatto che le case che verranno consegnate non sono frutto di un atto di governo, ma di una iniziativa della Croce Rossa, e che Onna (il paesino su cui il governo si farà immeritata pubblicità) è stato espressamente escluso dal progetto di ricostruzione perché giudicato a rischio alluvione?

permalink | scritto da in data 15 settembre 2009 alle 1:07 | Stampastampa
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20090910

Notizie da un mondo di merda Intermezzi

Un tribunale laico ritiene che un reato non sussiste perché compiuto per motivi religiosi. In Italia, non in Iran.

Il presidente del consiglio querela i giornali che riportano le notizie, ma non le fonti citate dai giornali stessi (mogli, prostitute, avvocati, giornalisti nel proprio libro paga, etc). Al solito, è grave che ci sia chi tenti di informare gli elettori di come Berlusconi chieda sesso offrendo in cambio posti in televisione, al governo, al parlamento italiano e/o a quello europe; non che lui lo faccia e che ci siano le prove nonostante la sua guerra alle famigerate intercettazioni che dimostravano come le attuali ministre dell'istruzione e delle pari opportunità siano arrivate dove sono arrivate spompinandolo.

Ovviamente, se i sostenitori di Berlusconi facessero caso a questo si renderebbero conto che lo scandalo delle puttanate (letteralmente) del loro beneamato presidente del consiglio non è un problema di moralismo cattolico, ma del “governo del merito” costruito con la compravendita di fama e potere in cambio di sesso, e che se a loro invece viene in mente l'invidia come motivo della denuncia forse non stanno facendo altro che proiettare quella che loro in sé stessi preferiscono considerare ammirazione.

Almeno, per coerenza, la Gelmini dovrebbe far introdurre l'educazione sessuale obbligatoria nel curriculum scolastico, visto che tanto già a 13 anni le ragazzine sanno di poter offrire varie prestazioni sessuali in cambio di regali e favori.

MIUR: sarebbe il caso di rinominarlo in MDUR: Ministero della Distruzione dell'Università e della Ricerca. Sono sicuro che il nome piacerà anche a Bossi. Intanto pagheremo gli stipendi ai professori tagliati fuori dalla riduzione del personale; il governo antispreschi e contro i fancazzisti nella PA decide di pagare la gente per non fare niente piuttosto che dar loro un posto di lavoro: li si paga un anno solo, e distruggendo la scuola pubblica si evita che le 13enni vi si prostituiscano. Almeno nelle sane scuole private cattoliche si pensa subito a fare il figlio. Qualche anno prima del diploma.

Da un giorno all'altro mi aspetto anche che Berlusconi racconti la famosa barzelletta: «Sapete qual è il bello di scoparsi ventiseienni?»; se non l'ha già fatto, forse sta aspettanto che le scolarette puttanelle anticipino alla prima elementare.

Decreto sicurezza: grazie al lodo Bernardo, la Corte dei Conti non può indagare sulla mala amministrazione a meno che la mala amministrazione stessa non denunci il fatto. Si comincia a capire di quale sicurezza si occupa il decreto.

Città più sicure. Forse nel resto d'Italia, ma a Catania (città portata alla bancarotta da due ininterrotte amministrazioni Scapagnini, (ex?) medico personale di Berlusconi) la situazione non è affatto migliorata, nonostante le due squadre di un poliziotto più tre militari ciascuna che passeggiano la sera in via Etnea.

(E sorvoliamo sul più eccellente precedente dell'uso dei militari a scopi di polizia, degenerato nel Domhnach na Fola universalmente riconosciuto come “la più grande vittoria dell'IRA”).

Complottismo #1: Mike Bongiorno è stato allontanato da Mediaset perché invece di fare come al solito propaganda per Berlusconi, per le ultime elezioni aveva detto di essere in dubbio. Secondo questa teoria, il mancato rinnovo del suo contratto sarebbe stato dovuto al fatto che in vecchiaia sarebbe rinsavito, piuttosto che, come vuole la versione ufficiale, perché era ormai un vecchio rincoglionito.

Complottismo #2: Mike Bongiorno sarebbe stato scomodissimo assunto da Sky. “Per fortuna” è morto d'infarto prima di fare dànno nella guerra Berlusconi–Murdoch.

Più con i piedi per terra, Berlusconi come Botero, Bongiorno come Sperati.

Berlusconi sostiene di non essere ricattabile per le storie di prostituzione che lo hanno distolto in questi mesi dalla conclusoine della realizzazione del progetto della P2. Intanto la Chiesa con la storia dello strappo ottiene: la revisione della 194, la guerra alla RU486, la distruzione di ogni speranza su una legge laica sul testamento biologico.

Fini lecca il culo alliscia il pelo all'elettorato piddino deluso per raccogliere consensi per la propria candidatura alla presidenza della Repubblica: dopo l'ex-comunista avremo così l'ex-fascista, nella storica tradizione dell'alternanza italiana. Berlusconi se n'è finalmente accorto, e s'è incazzato.

L'operato politico di Berlusconi, fin dalla sua discesca in campo, è sempre stato guidato da questioni tattiche (sostanzialmente: pararsi il culo dalle montagne di guai giudiziari in cui si era infilato da anni e che minacciavano di crollargli finalmente addosso), e la sua fangosa grossolanità appare ancora più evidente a confronto con la fine strategia di Gianfranco.

La vera domanda è: che cazzo se ne fa Fini della presidenza di un Paese totalmente sprofondato nella merda grazie all'operato del suo alleato concorrente?

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20090822

Da pari a pari Diario

La Rete con cui la gente ha normalmente a che fare quando naviga in Internet o legge la posta è una rete in cui i computer sono fortemente caratterizzati dal ruolo che detengono nel continuo flusso di dati ed informazioni che l'attraversano: vi sono i server, computer centrali dediti (e dedicati) alla distribuzione di contenuti, e i client, i computer che ciascuno di noi utilizza per usufruire delle informazioni distribuite dai server.

Esistono anche reti di tipo diverso, reti non a caso dette “da pari a pari” (peer to peer), reti i cui costituenti non sono caratterizzati da un ruolo specifico, e che svolgono contemporaneamente il ruolo di distribuzione e di ricezione di contenuti; queste reti, molto vicine a quelle che furono nella proto e preistoria di Internet, sono ormai per lo più note in quanto canali di distribuzione (illegale) di materiale coperto da diritto d'autore: eMule, BitTorrent sono che hanno fatto persino le pagine dei giornali.

Se la struttura gerarchica client/server nasce dalla necessità tecnica di distribuire grandi quantità di dati, distribuzione che necessita di molte più risorse di quelle disponibili al singolo computer domestico ed alla singola connessione domestica, le reti paritarie aggirano il problema dei limiti del singolo utente domestico sfruttando la forza di una collettività di piccole utenze poco potenti per raggiungere e superare le capacità delle poche grandi utenze.

In più, le reti paritarie hanno il vantaggio di essere ‘scomode’ perché più difficili da attaccare, da controllare, da censurare. Un contenuto scomodo (vuoi perché illegale, vuoi perché compromettente per un potente) ospitato su un server è (relativamente) più facile da sopprimere, agendo in casi estremi anche fisicamente contro il server che lo ospita; ben più difficile è bloccare la diffusione dello stesso contenuto su una rete paritaria, dove il contenuto si trova sparso e replicato su una grande molteplicità di nodi della rete.

In altre parole, la qualità di una rete paritaria risiede nella sua capacità di essere ridondante: chi usufruisce di un contenuto lo condivide con altri già mentre lo sta scaricando da altri che lo forniscono. In effetti, mentre nelle reti client/server a contraddistinguere i nodi della rete è il ruolo (sostanzialmente prefissato) che esse vi svolgono, nelle reti paritarie ciò che contraddistingue i nodi è il “carattere” di ciascun nodo nei confronti della distribuzione.

Ai due estremi abbiamo: da un lato il seeder (da seed, seme), che è inizialmente colui che immette un nuovo contenuto nella rete, ed in seguito chiunque altro, pur avendo finito di scaricarlo, continua a condividerlo; dall'altro, il leecher (da leech, sanguisuga), che si limita a scaricare, senza offrire nulla in cambio, in casi estremi rifiutando di condividere con altri persino il materiale in corso di scaricamento.

Ovviamente, una buona rete è una rete con pochi o nessun leecher e con una discreta quantità di seeder che non solo forniscono nuovo materiale, ma mantengono anche disponbile materiale più datato. Per questo motivo alcune reti (come per esempio quella di eMule) cercando di scoraggiare il leeching ed incoraggiare il seeding con un sistema di crediti che favorisce chi condivide materiale, permettendogli di scalare più rapidamente le code di attesa.

A ben pensarci, c'è qualcosa di sorprendente nella mentalità che sta dietro al leeching, soprattutto quando si fanno i salti mortali per ‘forzare’ il proprio computer in una posizione puramente di ricezione, che nelle reti paritarie è intrinsecamente dannosa, oltre che difficile da ottenere. È la mentalità che estremizza oltre il ridicolo la possibilità di ricevere senza offrire, persino quando l'offrire costa poco o nulla. È una mentalità che pretende, come se tutto gli fosse dovuto, e per la quale la possibilità di ricevere senza reciprocità diventa un obbligo quasi a non reciprocare.

Ed è una mentalità che si trova purtroppo spesso anche nel mondo reale: diventa allora centrale sfruttare la disponibilità altrui, essere oggetto di attenzioni, di cortesie, di favori, spesso addirittura lamentando che le attenzioni, le cortesie, i favori non sono sufficienti, adeguante; e sempre senza dare nulla in cambio, senza mai offrire la propria disponibilità, senza mai condividere, e facendo pesare come un immenso ed immeritato dono la saltuaria eccezione; si giunge persino al punto di prentedere il trattamento di favore cui si è abituati, di sentirsi discrimati, insultati, maltrattati quando non lo si riceve, quando lo sbilanciamento tra il dare ed il ricevere è tale da chiudere i rubinetti della cortesia.

Un esempio recente che ha persino raggiunto i giornali lo si trova nella “guerra di religione” sollevata dalla recente sentenza del Tar del Lazio; e se persino un'istituzione come la Chiesa Cattolica si comporta così con lo Stato italiano, come potrebbe sorprenderci quando si riscontra questo atteggiamento nel piccolo delle relazioni interpersonali?

A proposito, quando la togliamo questa cazzo di ora di religione dalle scuole statali?

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20090821

Domande da porci Diario

Perché si usa il più alto costo della vita al nord come scusa per alzare gli stipendi invece che come stimolo ad indagare sui motivi della discrepanza?

Perché il governo dei tagli e dei risparmi spende il 5% in più del governo precedente? (35 miliardi di euro, eh, mica noccioline)

Con che faccia Berlusconi continua a negare fatti documentati da foto e registrazioni? E come fa la gente a credergli ancora?

Perché un presunto esperto filosofo come Ratzinger commette l'errore di identificare nel nichilismo contemporaneo il culmine delle divergenze tra l'umanesimo ateo e quello cristiano quando esso è la negazione dell'uno come dell'altro; o di associarvi quel nazismo che lui dovrebbe (per esperienza) conoscere abbastanza bene da identificarne senza difficoltà tanto l'ispirazione cristiana quanto la vicinanza al Vaticano?

Come si scrive una cover letter per rispondere ad un'offerta di lavoro?

Perché Oslo è tra le città più costose del mondo?

permalink | scritto da in data 21 agosto 2009 alle 15:25 | Stampastampa
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20090811

Puerto Escondido Diario

Hai in mente qualcosa; un'idea, un progetto, un modello, un sogno; l'uomo perfetto, la donna ideale, la casa dei tuoi sogni, l'automobile che avresti sempre voluto guidare, una società civile.

La realtà in cui vivi ti offre tutt'altro; la persona giusta, se esiste, vive in un altro continente e non v'incontrerete mai; l'automobile che avresti sempre voluto guidare non la costruiranno mai perché non avrebbe mercato (a parte te); la casa dei tuoi sogni non potrai godertela perché, se mai riuscirai a farla costruire, sarà sul finire dela tua vita; la società in cui vivi non ammette la servitù, oppure richiede che ci si asservi per sopravvivere (a volte anche ambo le cose insieme).

Se hai tempo e denaro puoi dedicarli alla realizzazione di alcune di queste idee, di questi progetti1. Altrimenti non ti rimane che sperare, cercare, o accontentarti di quello che trovi intorno a te. Ma se davvero finisci con l'accontetarti, quell'idea non era la tua idea, quel progetto non era il tuo progetto, quel modello non era il tuo modello, perché te ne sei potuto disfare per prendere quello che ti veniva proposto.

Magari non hai gusti complicati; anzi, l'idea che hai è semplice, se fosse ingegneristica sarebbe persino efficace, efficiente; è talmente semplice che persino la più banale alternativa corrente che ti viene proposta è eccessiva, forse persino barocca, e la tua idea semplice diventa, paradossalmente (ed etimologicamente), ricercata.

È mia esperienza che per le cose importanti la ricerca, in realtà, non porti mai al risultato voluto. Nel concentrarsi sulla ricerca si perde di vista l'idea di partenza; l'idea che era tua viene stinta, deformata da tutte le alternative cui vieni incontro, finché non finisci con il cedere, forse per disperazione, forse per impazienza; né si ha più successo attendendo che capiti.

L'obiettivo, la realizzazione dell'idea, del progetto, del modello, del sogno, non si trova sotto il nostro naso, ma nemmeno sulla strada maestra che ci impegneremo a percorrere per cercarlo, per raggiungerlo. Se davvero è importante, se davvero è il nostro, lo troveremo per caso, in una deviazione secondaria, in un momento diverso, e sarà nascosto, sepolto, quasi invisibile, ed il nostro occhio vi cadrà sopra quasi per sbaglio, mentre guardavamo ad altro; lo prenderemo distratti, forse sorridendo perché sembra così fuori luogo, ed improvvisamente ci stravolgerà, perché era esattamente quello che volevamo, e non riusciremo quasi a crederci. .

permalink | scritto da in data 11 agosto 2009 alle 23:39 | Stampastampa
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20090731

Statistiche abortive Diario

Leggendo le reazioni al via libera per la pillola abortiva RU486 la cosa che colpisce di più è l'insistenza degli oppositori sulle "29 morti accertate".

Come già osservava malvino qualche giorno fa, insistere su questa notizia è un brillante esempio di disinformazione; non tanto perché la notizia in sé sia falsa (sebbene se non ricordo male le morti per le quali è stato effettivamente accertato che la causa fosse il mifepristone sono solo 21), quanto perché dare il valore numerico così, senza ulteriori notizie del tipo, che so io, su quanti casi, non vuol dire nulla; 29 morti su 29 assunzioni? 29 morti su 29 milioni di assunzioni? Si passa da una mortalità del 100% ad una mortalità dell'1 per milione.

Giusto per farsi un'idea di quanto sia inutile il numero, si consideri che gli anti-infiammatori non steroidei (aspirina, paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan), etc) negli Stati Uniti causano 7600 morti all'anno (via). E non mi sembra che questo susciti violente indignazioni per l'uso frequente (con vendita da banco, peraltro, non con uso controllato in ospedale) di questi farmaci.

E allora, quelli che vogliono bloccare la RU486 perché “pericolosa” abbiano la cortesia di presentare statistiche dettagliate sul suo tasso di mortalità, e se ne hanno il coraggio lo facciano confrontandolo con (1) la pericolosità di tecniche abortive diverse (2) l'uso di altri farmaci. (Per inciso, l'uso della Ru486 ha una valanga di note controindicazioni; già che ci sono, gli oppositori potrebbero controllare quante delle 29 morti non rientravano in nessuno di questi casi?)

Io posso capire (benché non le condivida) le obiezioni etiche (se e solo se non sono limitate alle RU486 ma dirette all'aborto in generale). Ma se volete fare obiezioni 'scientifiche', almeno fatele correttamente.

permalink | scritto da in data 31 luglio 2009 alle 12:29 | Stampastampa
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20090727

C'avevo (quasi) creduto Diario

Ai tempi della prima repubblica usava dire che la Democrazia Cristiana aveva due anime (o anche di più) riferendocisi non tanto al numero di iscritti o di sostenitori, quanto piuttosto alle diverse ideologie che in effetti vi erano rappresentate.

Recentemente mi è venuto in mente che un discorso apparentemente simile può farsi per il PdL, un partito in cui convivono e si manifestano due anime: un'anima mediatica, propagandistica, pubblicitaria, bombasticamente orientata a creare una ben precisa immagine che possa mietere consensi nel popolo; ed un'anima ben distinta trasportata invece dai fatti, dalle scelte effettive, dagli atti concreti, dalle loro conseguenze e dalle loro implicazioni.

Diversamente dal caso della DC, in cui anime diverse erano sostanzialmente rappresentate da persone diverse (un po' come il correntismo che il PD ha ereditato dall'accozzaglia di partiti di centro e di sinistra da cui proviene), le due anime della PdL si incarnano —con evidente ipocrita paradossalità, ben accetta da quei pochi nel suo elettorato che ne sono coscienti— nei medesimi individui.

Abbiamo così ad esempio da un lato un vigoroso affermare del valore della famiglia tradizionale cattolica, eterosessuale e monogama, spinto fino alla necessità di organizzare un Family Day, una sorta di Catholic Heterosexuality Pride, in risposta alla presunta minaccia omosessuale che dovrebbe minare la tradizionale famiglia ed il suo essere base della nostra sana società, e dall'altro abbiamo che i più grandi esponenti dei partiti che partecipano al Family Day (da Berlusconi a Fini, da Bondi a Casini) sono tutti divorziati. E qualcuno è anche documentatamente puttaniere, che non solo non è esattamente il comportamenteo più strettamente compatibile con l'etica cattolica della famiglia base della società, ma è anche (o anzi dovrebbe essere) inatteso nel rappresente di un partito che si è scagliato contro il meretricio mirando tanto al magnaccia quanto al cliente (altrimenti detto “utilizzatore finale”), passando ovviamente per le prostitute stesse.

(E si arriva al ridicolo di considerare morboso e bacchettone chi adempie il proprio diritto/dovere di informare il suddetto popolo della realtà delle cose, piuttosto che riflettere sull'ipocrisia di chi propaganda un'etica comportandosi poi in maniera diametralmente opposta.)

(A proposito, questo articolo dovrebbe essere pieno di link a tutti i vari fatti di cronaca e di storia recente cui si fa riferimento, ma sono troppo pigro. Bonus points a chi li mette per me.)

Ovviamente, l'ipocrisia cattolico-puttaniera è solo un esempio (anche se forse il più eclatante) della duplicità delle anime della PdL. Se ne trovano molti anche, per esempio, nella sedicente lotta agli sprechi ed alla malamministrazione pubblica di cui si fa campione in particolar modo il ministro Brunetta.

Peraltro, laddove le basi etiche per l'opposizione alle unioni omosessuali sono, nella migliore delle ipotesi, dubbie, lo stesso non può dirsi della teoria dietro i discorsi di Brunetta: riduzione degli sprechi, efficienza, lotta all'assenteismo … ovviamente, quando poi si guarda alla pratica, la prospettiva cambia parecchio, e si entra nel dominio delle buone intenzioni che, come si sa, lastricano la via per l'inferno.

Non parliamo qui del governo anti-sprechi che taglia istruzione e ricerca (fondamenta del futuro della nazione), per le quali l'Italia era già il fanalino di coda dell'Europa, ma non i costi della politica (stipendi e beneficî di parlamentari, annessi e connessi), che invece in Italia sono i più alti d'Europa (al punto da spingere Mastella a lamentarsi della miserrima —298 euro— diaria del parlamentare europeo), con conseguente pensione (quasi 1400€ di minima, circa 100€ più del netto mensile di un assegno di ricerca).

Non parliamo delle risoluzioni anti-assenteismo, che puniscono il ricercatore dell'INGV (costretto a sottostare alle medesime regole dell'impiegato postale, nonostante abbia un lavoro di tipo totalmente diverso, per il quale ad esempio richiedere la compresenza è ridicolo) lasciando che il personale di segreteria continui a sperimentare un gioco nuovo al computer a settimana, nonostante gli (altrimenti inspiegabili) ritardi nel disbrigo pratiche.

In realtà, il casus verbi che ha suscitato questo articolo è stato il susseguirsi delle affermazioni di Brunetta sulla politica meridionale:

Che esista da sempre un problema meridionale è indubbio - spiega Brunetta - ma la questione è affrontare con fermezza i nodi di una classe dirigente e politica inadeguata. […] Se si tratta di avere piu' soldi e spenderli male allora dico di no.
e dell'ultima aggiunta al decreto anticrisi, il lodo Bernardo, uno scudo erto a proteggere l'intera catena amministrativa, dal più scaffituso degli enti locali al premier, da processi per disservizi e malamministrazione, impedendo l'avvio di un procedimento se non si conoscano già proprio quelle informazioni che dal procedimento dovrebbero venire fuori (entità del danno ed eventuale “dolo o colpa grave”).

Allora le cose sono due: o Brunetta è nel governo sbagliato, visto che i suoi stessi alleati sono i primi a spuntare le uniche armi che si avrebbero per combattere veramente la disfunzionalità di tutti i livelli dell'amministrazione italiana, o lui già per primo non ha idea di come agire per correggere veramente i problemi (o peggio ancora, ha ben idea ma preferisce evitare).

Tenendo conto che anche nei suoi provvedimenti si vada a colpire solo il pesce piccolo (con più danno collaterale che benefici), senza nemmeno scalfire l'intera catena di comando che dovrebbe essere responsabile della (s)corretta gestione delle risorse (materiali, umane e temporali), ho il sospetto che la seconda ipotesi sia più valida della prima.

permalink | scritto da in data 27 luglio 2009 alle 23:15 | Stampastampa
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20090719

La rassegnazione non è serenità Diario

A volte penso di essere sereno. Non avrò il migliore dei futuri possibili nel migliore dei mondi possibili, vivendo come vivo in una nazione senza futuro che non riesce nemmeno a rappresentare degnamente il proprio passato, dominata da scimmioni alopetici, ipocriti, egocentrici e velleitari pur incapaci di immaginarsi e quindi costruirsi una vita che non sia misera emulazioni di altre vite, passate o contemporanee; e non nego che preferirei di gran lunga una situazione diversa; ma tutto sommato, da una prospettiva non meno egocentrica, penso che il peggio che mi possa capitare, forse perché mi sento sempre molto fortunato, sia di ricoprirmi delle ferite della noia. E non è una brutta prospettiva.

In realà, e la percezione si fa ben più evidente dopo esperienze come quella appena conclusasi a Kaiserslautern, non è serenità quella in cui vivo, bensì rassegnazione, uno stato d'animo molto diverso: perché se la serenità, pur non essendolo nettamente, della positività ha comunque il sapore ([qui ci andava la formula $lim_{x->\infty} \frac 1 x$ ma ovviamente in HTML sono pressoché impossibili da fare]), la rassegnazione ha invece una connotazione nettamente negativa: è l'abbandono, o almeno la constatazione della necessità di abbandonare, prospettive di betterness, indotta o importata che sia.

Se Sisifo avesse avuto possibilità di scelta tra il proseguire all'infinito nutrendosi dell'illusione di riuscire prima o poi nell'intento ed il lasciar perdere e fermarsi a sedere indefinitivamente ai piedi del monte, poggiando la schiena al macigno assegnatogli, cosa avrebbe scelto? E cosa sarebbe stato meglio scegliesse?

L'interpretazione che vuole Sisifo simbolo della pervicacia con cui gli esseri umani perseguono i propri obiettivi, anche di fronte all'apparente loro irrealizzabilità, lo vorrebbe persistente, perché anche un obiettivo irrealizzabile porta nella propria ricerca risultati, side effects a volte involontari, a volte a parziale tentativo del raggiungimento dell'irraggiungibile meta (e qui capita a fagiolo la citazione del giorno (di ieri), un approccio quasi zen alla felicità).

Ma Sisifo è stato condannato alla sua sisifica (sisifea?) mission impossible in quell'oceano di eterna inutilità che sono gli inferi della cultura greca. Questo è ciò che non gli dà possibilità di scelta, ma è anche ciò che, se gliene darebbe, dovrebbe piuttosto convincerlo ad abbandonare, a lasciar perdere, a fermarsi, a rassegnarsi: il macigno non raggiungerà mai il picco della montagna, non per opera sua, ed ogni suo sforzo in tal senso è e sempre sarà perfettamente inutile, senza alcun effetto collaterale, né positivo né negativo, se non il suo eterno sprecare tempo nel tentativo.

La sua non è la situazione in cui, ad esempio, lo sforzo inutile, servendo da esempio e da insegnamento alle future generazioni, porterà da qualche parte. Non è il lavoro di quell'oceano di matematici che in ogni epoca, non essendone i picchi di genialità, possono solo accontentarsi di essere dei buoni maestri.

D'altra parte, in realtà la mia situazione non è quella di Sisifo: non ho alle mie spalle una infinita catena di fallimenti che mi avrebbe potuto convincere dell'inutilità di provare ancora; piuttosto, mi trovo davanti ad una parete di roccia che dà tutta l'impressione di essere verticale e priva di appigli. O forse “semplicemente” un K2, nel qual caso sinceramente non sono il tipo da rischiare di ingrossare le fila dei morti degli 8000.

permalink | scritto da in data 19 luglio 2009 alle 10:27 | Stampastampa
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20090717

Torpor Ætatis Diario

C'era un tempo in cui giocavo a pallacanestro, e correre avanti e indietro, saltare e muoversi in generale era quasi abituale, e benché stancante non causava dolorosi aftershocks nei giorni seguenti.

Poi ci fu invece il tempo in cui ballavo il tango, e tre, quattro ore a girare per una milonga era quasi abituale, e benché stancante raramente (tipo solo per il TangoFestival) hanno avuto effetti devestanti.

Ma più passa il tempo meno tempo occorre al nostro corpo per dimenticare la “forma”, perdere il tono, cedere miseramente agli sforzi prolungati.

Domani torno a Catania da Kaiserslautern, dopo una settimana in cui ho ripreso dimestichezza con le estati tedesche (due giorni di sole su 7) e scoperto che i gruppi di ricerca di matematica della Technische Universität Kaiserslautern si sfidano annualmente in un torneo di calcetto seguito da una grigliata, in quel di Schopp.

Così mi sono trovato coinvolto con la squadra dell'Arbeitsgruppe (AG) Technomathematik, e dopo tre giorni l'acido lattico non vuole ancora lasciare le mie gambe.

Dopo la mia ultima visita qui a Kaiserslautern (allora ancora all'ITWM) avevo ormai raggiunto l'abitudine, dal punto di vista ambientale, e la saturazione, dal punto di vista lavorativo. Stavolta, ambienti diversi e lavori diversi hanno portato una ventata di freschezza. Persino la stanza è stata diversa: piccola, letto singolo, bagno striminzito: di tutte le cose che sono cambiate questa è forse stata l'unica in peggio.

Francia, Germania, India (ariana e dravida, ovviamente assolutamente indistinguibili per me), Italia, Kenya, Nepal, Pakistan. E queste erano solo le nazionalità rappresentate nell'AG Techno con cui sono venuto a contatto. Esperienze come queste fanno pensare, e molto; così come fa pensare il verde in cui è immersa Kaiserslautern, ed in particolare la sua università; così come fanno pensare le infinite bottiglie di vetro, le costosissime bottiglie di plastica (tutti vuoti a rendere).

E se scoprire queste cose non serve solo per ricordarti che altrove esse esistono, che altro pro se ne può trarre se poi si torna dove non si può far nulla perché si concretizzino?

permalink | scritto da in data 17 luglio 2009 alle 22:59 | Stampastampa
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20090630

Sradicamento Diario

Le nostre radici non sono i giovinetti inchiappettati dall'aristocrazia greca e romana prima e dai preti cattolici poi; non sono la retorica del dio­patria­efamiglia con cui si lavavano le menti più deboli e malleabili nel secolo scorso; non sono l'illusione di essere grandi perché qualcuno che era vissuto nella stessa area geografica millenni prima aveva considerato proprio dominio terre migliaia di miglia più ad est ed una popolazione che non raggiungeva il doppio di quella italiana di oggi.

Le nostre radici sono i luoghi, gli ambienti, le cose, le persone che hanno caratterizzato la nostra vista, con cui abbiamo creato legami che ci hanno accompagnato e ci accompagnano anche a distanza di anni, anche a distanza di chilometri.

Capita che le nostre radici smettano di avere senso fuori di noi, che l'unica cosa che sopravvive allo sfaldamento imposto dal tempo (ma più spesso dall'agire degli altri esseri umani) sia la nostra memoria.

Non è qualcosa che accade all'improvviso, ma improvviso è il nostro rendercene conto, anche quando abbiamo avuto coscienza del decadimento: improvvisamente ci voltiamo indietro e ci accorgiamo di aver superato l'ultima uscita, il punto di non ritorno. Dalle radici, ormai solo monconi secchi, non arriva più linfa. E tanto più è violento l'impatto quanto più le radici erano scese in profondità.

Ed il problema non è tanto nelle radici, quanto nel terreno, un terreno riarso, desertificato da un'ondata di sale. Un terreno senza futuro, senza speranza. Ed allora le radici che fino ad allora ti hanno nutrito diventano un'ancora, ed allora forse tanto meglio varrebbe essere come quei rotolacampi archetipici dei film western.

permalink | scritto da in data 30 giugno 2009 alle 19:39 | Stampastampa
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20090528

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/2.0 Una nuova speranza Terza Rivoluzione Industriale

È consuetudine separare due fasi nella rivoluzione industriale, separate dall'avvento di nuovi materiali e dallo sviluppo della (petrol)chimica. Invero, le innovazioni rese possibili dal progresso portano a drastici cambiamenti che giustificano il nome di seconda rivoluzione, un risicato secolo dopo la prima.

Ritengo che sarebbe opportuno separare, allo stesso modo, due momenti in quella che viene considerata attualmente la terza rivoluzione industriale, ovvero in quegli sviluppi della scienza e della tecnica che hanno seguito la seconda guerra mondiale (sviluppi pesantemente alimentati dalla guerra fredda).

L'evento che funge da cardine tra la terza e quella che io definisco quarta rivoluzione industriale è (penso si sia ormai capito) la nascita di Internet.

È indiscutibile che l'home computing ha avuto un significativo impatto industriale, non solo come oggetto di produzione, ma anche come soggetto: pensiamo a come fosse tecnicamente complesso produrre già qualcosa di semplice come volantini e opuscoli ancora negli anni '60 o '70; pensiamo a quanto sia semplice ed economico ora. Persino la produzione di oggetti più sofisticati, libri interi o disco, è ormai alla portata di ‘tutti’. Ed è probabile che l'home computing sarebbe esistito e si sarebbe diffuso anche senza Internet.

Ma è anche indiscutibile che la diffusione di Internet ha dato una spinta non indifferente alla diffusione dell'informatica domestica, dotandola di una potenza comunicativa fino ad allora assolutamente inimmaginabile. Ciò che prima era mirato principalmente allo svolgimento di due attività tra loro opposte quanto incompatibili (giocare e lavorare) diventa con la capacità di collegarsi ad Internet lo strumento per una nuova rivoluzione.

Parlerò quindi della quarta rivoluzione industriale facendo espressamente riferimento ai mutamenti sì industriali, ma soprattutto sociali e culturali, che trovano le loro radici nella universalizzazione dell'informatica, universalizzazione sia come diffusione, sia come capacità di collegare la gente. Ed in questo senso, forse, ciò che differenzia questa rivoluzione dalle altre è proprio l'aspetto culturale.

Vi sarebbero in realtà da fare alcune puntualizzazioni.

La prima riguarda il fatto che ciascuna rivoluzione agisce in maniera diretta su una cerchia sempre più ristretta della popolazione mondiale, con latenze secolari e più nella diffusione, per cui ad esempio nei Paesi occidentali siamo già alla saturazione degli indirizzi Internet (IPv4) quando ancora la maggior parte della popolazione mondiale non ha nemmeno l'acqua corrente (e spesso non bisogna nemmeno andare tanto lontano, basta guardare a certi quartieri di Catania che hanno l'acqua corrente a giorni alterni) o l'elettricità.

Questa precisazione è necessaria per chiarire meglio a cosa, chi, quanti mi riferisca nel dire ‘tutti’ o nel parlare di universalità; anche se, forse troppo ottimisticamente, oserei dire che sia ‘soltanto’ una questione di tempi: quanti anni fa era già speciale, qui da noi, che ci fosse un telefono nel quartiere, piuttosto che almeno uno ciascuno? da quanto tempo è normale che in ciascun appartamento ci sia almeno un televisore? Paesi in cui ancora le altre rivoluzioni non sono arrivate, o sono appena arrivate, seguiranno. Prima o poi. (Da questo punto di vista, peraltro, sono eticamente lodevoli, oltre che significative dal punto di vista tecnologico, iniziative come quella dell'OLPC, che però non può purtroppo definirsi esattamente un successo).

La seconda precisazione riguarda il fatto che nessuna rivoluzione riuscirà mai ad alterare la natura umana (benché non escludo che possa porvi fine, che sia con l'autodistruzione o anche piuttosto invece con la transizione a qualcosa che umano non possa più dirsi); è però vero che le varie rivoluzioni ne hanno stimolato, e ne stimolano, aspetti diversi (e qui se volete potete discutere a vostro piacimento di cosa esattamente sia la natura umana e quanto l'alterazione di questo o quell'aspetto la trasformi in altro o la lasci comunque sé stessa). E quali sono i fulcri del mutamento della quarta rivoluzione industriale?

Comunione e liberazione.

Beninteso, non si parla qui di quegli integralisti cattolici per i quali la Parola di don Giussani è più importante di quella del Vangelo. Al più, volendo rimanere in argomento, ci si può orientare verso i cardini del messaggio originale del cristianesimo (di cui ho già parlato da un punto di vista evolutivo).

Volendoci spogliare invece di ogni riferimento religioso, si potrebbe pensare al comunismo anarchico, che però ne darebbe una connotazione ideologica e sociopolitica che —ed è questa una delle sue onde portanti— è in realtà profondamente assente dalla quarta rivoluzione. Proprio questo ha permesso infatti ad Internet (ed alla sua cultura) di diffondersi tanto rapidamente, tanto capillarmente, anche quando draconiane misure censorie ne hanno severamente limitato l'uso (come ad esempio in Cina), senza riuscire ad alterarne la natura.

Ed è per questo che la quarta rivoluzione industriale è inarrestabilmente indirizzata verso ciò che ogni altra rivoluzione prometteva, mancando metodicamente di realizzare.

permalink | scritto da in data 28 maggio 2009 alle 23:32 | Stampastampa
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Parafrasi per eroici navigatori Diario

Infelice il browser che non ha estensioni …

No, infelice il browser che ha bisogno di estensioni!

(E chiedo venia a Brecht per aver così stuprato il suo Unglücklich das Land, das keine Helden hat... Nein. Unglücklich das Land, das Helden nötig hat. di galileiana memoria.)

permalink | scritto da in data 28 maggio 2009 alle 15:29 | Stampastampa
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20090527

Facce sensibilmente nuove Diario

Ti solletica tutto, quando togli completamente la barba dopo lungo tempo. Ed è anche abbastanza ovvio, a pensarci nemmeno troppo, che siano soprattutto le parti più abituate alla peluria (subito sotto il naso, dove i baffi sono perdurati anche quando il resto della barba andava via) a scoprire questa nuova, accesa sensibilità.

Come uscendo da un lungo periodo d'oscurità si sente lancinante sugli occhi la luce del sole, e viceversa ci si trova ciechi scivolando dal pieno giorno ad una piccola notte scura scura, ogni sensazione improvvisa e nuova giunge quasi con un senso di fastidio. Poi sopravviene l'abitudine, in tempi che dipendono dal soggetto quanto dal tipo di stimolo, e siamo noi stessi a ‘cancellare’ dalla nostra esistenza ciò la cui permanenza ci arreca fastidio. In alcuni casi, come è spesso vero per i gusti acquisiti, l'abitudine riesce persino a trasformare qualcosa che il nostro corpo di primo acchitto rigetterebbe in qualcosa di apprezzato, se non di attivamente cercato.

Questa mutabilità del nostro esperire è per chi la vive impercettibile, e sorge alla coscienza solo quando imposta da bruschi stimoli esterni. E fin tanto che rimane sommersa, noi non diremmo nemmeno che essa avviene. Con essa si sposta il nostro sistema di riferimento, e sono sottili i segnali che possono dirci che esso non sia statico, ma dinamico. È questo che ci porta a cercare, ed accettare sollecitamente, sistemi di riferimento consoni, rigettando invece anche violentemente tutto ciò che minaccerebbe la nostra illusione di stabilità.

Quello che si perde così, quello che sfugge, è che non solo la costanza è armonica.

permalink | scritto da in data 27 maggio 2009 alle 23:54 | Stampastampa
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20090525

Towel Day 2009 Intermezzi

Non c'è molto da dire, salvo che da persona seria l'asciugamani me la sono portata dietro tutto il giorno, come testimonia lo sfondo della foto (presa all'INGV).

permalink | scritto da in data 25 maggio 2009 alle 23:00 | Stampastampa
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20090519

Indovinello crittografia sciarada bilingue (8, 13) Diario

Un per è mamma critica per O grafica.

permalink | scritto da in data 19 maggio 2009 alle 15:17 | Stampastampa
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I limiti della conoscenza Diario

Sono certo che questo non sia il principale obiettivo per cui è stato costruito, ma non ho potuto fare a meno di controllare.

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Invece:

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permalink | scritto da in data 19 maggio 2009 alle 15:16 | Stampastampa
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20090516

Buggato lo è, ma di sapere sa Diario

Sulla scia di Paul the wine guy:

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permalink | scritto da in data 16 maggio 2009 alle 12:48 | Stampastampa
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Il bello di rompere sfatare i sogni dell'A.I. Diario

Stanotte è stato finalmente aperto al pubblico , un motore di ricerca “intelligente” che promette(va) di rispondere a (quasi) tutte le nostre domande. Per inciso, Wolfram Alpha non è un motore di ricerca per il web, ma per un immenso database di fatti tenuti dalla compagnia che lo gestisce.

Svegliatomi presto stamattina mi sono subito tolto lo sfizio di vedere com'era combinando, sperando che fosse finalmente il motore giusto per darmi immediatamente le risposte che volevo: le dimensioni di un foglio di carta in formato A5 (provate a fare questa ricerca su un qualunque motore e ditemi se ottenete immediatamente la risposta, senza dover andare a cercare nelle pagine proposte).

I risultati che ho ottenuto sono quanto meno interessanti:

  • la chiave di ricerca in minuscolo (es a5 paper size) non viene compresa;
  • la chiave di ricerca A5 paper size dà informazioni, e anche quelle giuste, sebbene la prima cosa detta è l'area e non le dimensioni;
  • la chiave di ricerca più semplice (A5) dà tutto quello che serve, ma contiene un errore!
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Notare l'aspect ratio 1.414 mentre quella reale è 1.4(189)

Non so voi, ma per me son soddisfazioni scoprire questi bug.

permalink | scritto da in data 16 maggio 2009 alle 8:59 | Stampastampa
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20090505

Domanda giornalistica Intermezzi

Qualcuno che guarda la TV potrebbe informarmi sulla seguente? Quando Berlusconi da Vespa parla di complotto dei giornali di sinistra e di come la sua seconda moglie [giusto per ricordare che Mr. Family Day è divorziato e risposato] si sia fatta da loro infinocchiare, lo fa con il contraddittorio?

O la regola del contraddittorio vale solo da Santoro quando si parla di vent'anni di DPC e governi ed amministrazioni che non hanno fatto nulla per far rispettare le norme antisismiche, e a Report quando si parla di come la mafia comandi a Catania e di come il medico personale di Berlusconi, Scapagnini, abbia mandato in bancarotta il comune con due sole amministrazioni?

permalink | scritto da in data 5 maggio 2009 alle 20:28 | Stampastampa
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20090420

L'importante è che non si sappia Diario

Vorrei ringraziare Lame Duck per la brillante citazione da Horacio Verbitsky:

Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.

La salute di una democrazia dipende pesantemente dalla salute dell'informazione cui all'interno di essa si permette di circolare. Ovviamente (e purtroppo) un'informazione sana non è sufficiente a garantire una democrazia sana, ma è certamente necessaria. Ed in questo il nostro Paese non si può dire che brilli come esempio di eccellenza: l'unica sedicente democrazia combinata vistosamente peggio di noi è probabilmente la Russia, dove i giornalisti scomodi vengono semplicemente ammazzati, mentre da noi Berlusconi si può accontentare solo di licenziamenti e minacce (Mentana fuori da Mediaset, cronista RAI minacciata da Berlusconi, Berlusconi mima una fucilata contro una giornalista russa).

L'accanita battaglia contro l'informazione assume molteplici sfaccettature.

Pensiamo al bavaglio censorio contro le intercettazioni (uno dei primi atti dell'attuale governo, coincidentalmente a brevissima distanza da quelle che denunciavano legami non proprio politici tra alcune ministre ed il capo del governo) cui ho già accennato in precedenza.

Pensiamo alle reazioni ai manifesti che sputtanavano la gaffe di Gasparri su Obama.

La ciliegina sulla torta in questi giorni è stata l'espulsione di Vauro per queste vignette nella criticatissima puntata Resurrezione di AnnoZero, in cui Santoro ha avuto il coraggio di parlare delle responsabilità degli ingenti danni arrecati in Abruzzo dal recente sisma (che caso, due settimane fa io stesso suggerivo di parlare di questo piuttosto che di concentrarsi sull'inutile ‘caso Giuliani’).

Perché a Berlusconi dà tanto fastidio che si indaghi sulle suddette responsabilità, e soprattutto che se ne parli sui giornali? Persino Bertolaso (che peraltro rischia molto più di Berlusconi ad essere chiamato in causa, in quanto direttore della DPC) ha avuto il buon senso di affermare invece:

Tutti i giorni affrontiamo i problemi, alcune volte riusciamo a risolverli, ma possiamo commettere qualche errore. Se la stampa lo sottolinea, ne prendiamo atto e corriamo ai ripari, senza reagire, come qualcuno vorrebbe, in modo inconsulto o negativo.

Gli attacchi di Berlusconi servono forse a certificare come tale il lavoro dei giornalisti (secondo il criterio di Verbitsky). Ma soprattutto dovrebbero portare ad interrogarsi sui motivi per cui viene chiesto questo silenzio. È una questione privata, un banale impulso al controllo dell'informazione, semplice per la TV, ma difficile per i giornali di cui non è direttore e che non può controllare come capo del governo?

O ci sono verità scomode che al premier metterebbero pesantemente i bastoni tra le ruote?

Non so, per esempio e per ipotesi, il coinvolgimento di quella Impregilo coinvolta in maniera tutt'altro che limpida in progetti che vanno dalla TAV al Ponte sullo Stretto, per non parlare della gestione dei rifiuti in Campania?

Oppure, sempre per esempio e per ipotesi, l'impatto che eventi ed inchieste stanno avendo sul famigerato Piano Casa? O il discredito della minacciata promessa di costruzione di centrali nucleari?

Nell'augurio che i giornalisti continuino ad avere la forza (e la possibilità) di compiere il loro lavoro, adempiendo a quel diritto/dovere di cui si fanno carico nello scegliere questa professione, propongo un esercizio a chi mi legge: quali sono le verità scomode che vi sovvengono?

Nei commenti a questo articolo, o in un articolo sul vostro blog (che a questo faccia riferimento) elencate contemporanei fatti e vicende la cui diffusione ritenete non sia gradita a chi gestisce il potere sociale, politico ed economico della realtà che ci circonda.

Sui due piedi, a me vengono le presenti:

  • i più vocali difensori dei valori della famiglia (generalmente contro la ‘minaccia’ omosessuale) nella politica italiana sono divorziati (es: Berlusconi, Casini, Fini) e/o puttanieri (es: Cosimo Mele), per non parlare di papi ed alt(r)i prelati che (in teoria) non hanno alcuna esperienza (pratica) di cosa significhi avere una famiglia;
  • la Chiesa Cattolica protegge ed ha sempre protetto i preti pedofili;
  • la Chiesa Cattolica, tanto vocale nella difesa della Vita, ha sempre appoggiato i regimi totalitari di destra;
  • due amministrazioni consecutive del medico personale di Berlusconi e della sua giunta di centrodestra hanno portato Catania sull'orlo della bancarotta;
  • il governo Berlusconi IV, dopo tante parole sull'eliminazione degli sprechi, butterà al vento centinaia di milioni di euro rifiutandosi di accorpare il referendum sulla legge elettorale alle elezioni europee ed amministrative; Berlusconi ha pubblicamente riconoscuto di essere ricattato dalla Lega Nord (che vuole far fallire il referendum perché le modifiche proposte la farebbero sparire alla prossima tornata elettorale);
  • Berlusconi riesce a negare di aver detto qualcosa mezz'ora dopo averla detta;
  • Berlusconi controlla l'informazione in Italia grazie non solo all'impero mediatico costruito grazie al sodalizio con Bettino Craxi ed all'appartenenza alla loggia P2, ma anche grazie alla connivenza dei DS che si sono costantemente rifiutati di agire contro il suo (di Berlusconi) conflitto di interessi;
  • Beppe Grillo è una checca isterica.

Ed ora, à vous

permalink | scritto da in data 20 aprile 2009 alle 2:31 | Stampastampa
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20090412

Anche se il bambino non ci crede Diario

Il cioccolato è più buono col pane (se il pane è buono ovviamente).

permalink | scritto da in data 12 aprile 2009 alle 17:50 | Stampastampa
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20090408

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/1.0 Le rivoluzioni fallite Terza Rivoluzione Industriale

Le prime rivoluzioni industriali hanno fallito da molti punti di vista. Lasciando perdere, almeno per il momento, le opinioni di conservatori, reazionari e luddisti, mi piacerebbe soffermarmi in particolare sulle motivazioni che possono far considerare l'industrializzazione un fallimento anche da un punto di vista progressista.

In un'avventura di Jeff Hawke (credo fosse “The Intelligent Ones”, H3847-H3896, ma dovrei controllare) volatili extraterresti giungono sul pianeta Terra nella loro missione per svelare al Cosmo il segreto dell'uccellità. Dopo sorprese ed incidenti diplomatici intergalattici, gli alieni ripartono lasciando al protagonista (solo, perché l'unico che si è dimostrato meritevole) ciò che permette di liberarsi dal lavoro: un'incubatrice per uova.

Al di là dell'assoluta inutilità di quel particolare strumento per Jeff Hawke in particolare, e per tutta la specie umana in generale, l'interesse per sollevare una intera specie da una forzosa necessità che ne occupava la maggior parte del tempo era forse ciò che rendeva alieni gli extraterrestri: forse ben più che non il loro aspetto noctorapace. E benché il tipo di lavoro nel fumetto fosse ben diverso dal lavoro manuale dell'operaio, quello che la rivoluzione industriale avrebbe potuto fare sarebbe stato proprio il cancellare la necessità del lavoro.

Purtroppo, se la prima rivoluzione industriale ha reso tecnicamente superfluo il lavoro di molti, ciò non è stato accompagnato da una rivoluzione culturale, sociale e forse soprattutto economica che giustificasse ed accettasse questa ridondanza. In tal senso, i luddisti identificarono correttamente la causa più immediatamente pratica del “problema” disoccupazione, ma non riuscirono ad andare oltre la visione di tale situazione come “problema”; persino le successive analisi che portarono a tenativi di rivoluzione delle strutture sociali (più o meno fallite) rimasero comunque ancorate a quella visione dell'economia legata alla produzione che è la causa stessa, in un certo senso, del concetto di disoccupazione come modernamente inteso.

Paradossalmente, quindi, a quella rivoluzione industriale che avrebbe potuto rendere superfluo il lavoro si sono associati mutamenti economici e sociali che ne hanno invece ingigantito la necessità. È su questo tema che verte il famoso aneddoto del turista americano e del pescatore messicano:

Un turista americano, sul molo in un piccolo villagio costiero messicano, assiste all'attracco di una piccola barca con a bordo un pescatore locale. Mentre il pescatore scarica i tonni albacora che ha pescato, il turista si avvicina e lo complimenta per il pescato, domandando poi quanto tempo abbia impiegato a prenderli. «Non molto.» risponde il messicano. «Perché non stai fuori ancora per prendere più pesce, allora?» «Questo è più che sufficiente per sostenere la mia famiglia.» «E cosa fai con il resto del tuo tempo?» «Mi sveglio tardi la mattina, vado un po' a pesca, gioco con i miei bambini, faccio siesta con mia moglie, Maria, poi la sera scendo al villaggio dove bevo un bicchiere di vino e suono la chitarra con i miei amici. Ho una vita piena.» racconta il messicano. Il turista, sardonico: «Ah, posso aiutarti. Dovresti spendere più tempo a pescare; con il ricavo potrai prendere una barca più grossa, e poi forse più d'una: arriveresti ad avere un'intera flotta di pescherecci. Invece di vendere il pescato ad un intermediario potresti venderli direttamente all'industria di lavorazione del pesce; persino aprire la tua propria industria, alla fine. Controlleresti tutta la linea, produzione, lavorazione, distribuzione. Potresti lasciare questo villaggio di pescatori, spostarti a Città del Messico, quindi a Los Angeles, o anche New York, e da lì dirigere questa impresa sempre più grande.» Ed il messicano chiede: «Ma quanto mi ci vorrebbe?» «Oh, 15, 20 anni forse.» «E poi?» «Oh, questa è la parte migliore!» esulta il turista «Al momento giusto trasformi la compagnia in una società per azioni, vendi tutto, e diventi ricco, faresti milioni.» «Milioni? … e poi?» «E a questo punto potresti anche andare in pensione, trasferirti in un piccolo villaggio di pescatori dove poter dormire fino a tardi, giocare coi bambini, fare la siesta con tua moglie, scendere al villaggio la sera per bere un bicchiere di vino e suonare la chittara con i tuoi amici.»

(D'altra parte, l'ingigantimento del bisogno di lavorare associato alla riduzione della necessità di farlo non è certo l'unico paradosso dell'economia capitalista che con l'industrializazione è legata a doppio filo: pensiamo alla ‘bontà’ di una (piccola) inflazione; alla generazione di bisogni fittizi e la conseguente corsa all'insoddisfazione; o all'andamento in Borsa del titolo di un'azienda, al suo sostanziale prescindere da valutazioni oggettive del suo valore ed al suo essere legato alla percezione del suo futuro, con facili manipolazioni di massa —verso l'alto e verso il basso; o alla produzione di cibo in quantità tali da richiedere la sua distruzione per mantenerlo commercialmente conveniente, pur con intere nazioni che muoiono di fame. Ed in un diverso momento non mi dispiacerebbe indagare su motivazioni ed origini per questo purtropo fondamentale aspetto delle società contemporanee.)

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dicembre