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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20071108

Ma come ti vengono certe idee? Il mio mondo

Sono due principalmente le situazioni in cui emerge la mia mente narrante. Ovviamente, sono entrambe situazioni in cui il narrato può difficilmente avere altri interlocutori che il sottoscritto, per una varietà di motivi, i più ovvi dei quali sono di stampo pratico. Infatti, dette situazioni rendono necessari opportuni anticipati accorgimenti per poter trasporre esternamente ciò su cui la mia mente lavora; né mentre si è a letto in procinto di addormentarsi, né mentre si cammina a rapide falcate su lunghi percorsi, o ci si astrae mentre ci si lascia traspotare in macchina o autobus, infatti, si ha in genere a disposizione carta e penna, o (per chi preferisce vocalizzare) un registratore.

Perché, sono sicuro di averlo già detto in passato, io mi racconto le favole della buona notte. Mi coglie, appena steso a letto, prima di addormentarmi, questa parte di me che pesca chissà dove qualcosa di nuovo, o un vecchio racconto già trattato che verrà rielaborato, riformulato, talvolta cambiando piccoli dettagli, talvolta alterandone pesantemente lo svolgimento. E la narrazione non è sempre lineare: ritorna su stessa, per colmare buchi o anche solo per trovare manifestazioni verbali migliori —perché viene tutto narrato a parole, anche se solo nella mia mente. E non è diverso per gli altri momenti creativi, quelli in cui l'attività mentale richiede un sottofondo odologico, e mi astrae dal viaggio, magari prendendone spunto, per intrattenermi con storie di fantasie. Ma se i processi non sono diversi, lo sono invece spesso i temi: ed i racconti notturni volgono spesso ad un certo orientamento, più localizzato e meno dinamico dei racconti di viaggio; con notevoli benefici per quelli che vengono alternativamente ripresi nell'uno e nell'altro momento.

Ma paradossalmente, il motivo più subdolo eppure forse più significativo che limita l'esposizione dei pensieri è proprio la necessità di trasmetterli: benché nella mia mente tutto sembri comporsi nella forma di pensieri completi, facilmente comprensibili, e le parole e le idee sono collegate con armonia e proprietà, e tutto è soffuso da un nitore sconvolgente, l'atto stesso di esporle, sia esso a voce sia esso per iscritto, sgretola frequentemente quella purità, manifestando goffagine ed inadeguatezza dello strumento; ma soprattutto, i tempi dell'esposizione frenano il treno dei pensieri, frequentemente deragliandolo. Diventa pertanto necessario trovare un buon compromesso tra la necessità di creare ciò che si deve esporre, e di esporre ciò che è stato creato.

E sono talmente abituato ad astrarmi a pensare mentre cammino da essere giunto all'inversione, un impulso che mi solleva dalla sedia mentre scrivo, e mi porta a gironzolare per casa (purtroppo facendomi soffermare nei pressi di dispense e frigoriferi con preoccupante frequenza) quando i pensieri si inceppano e le parole non fluiscono; la deambulazione diventa quindi passeggiata ispiratrice, scandendo i ritmi tra la fase creativa e quella espositiva. Come se gli ingranaggi del cervello fossero legati a quelli dell'anca, il percorso ispirativo diventa essenziale per tutto, dalla narrativa alla ricerca, dall'email di lavoro a quella ‘sociale’: e dev'essere abbastanza lungo da permettere la formazione di un pensiero completo, ma abbastanza breve da non causare la scomparsa dell'inizio del discorso con il sopraggiungere della fine.

¿Como era todo?

Quanti problemi potrei risolvere con più memoria o potendo estrarre immediatamente le idee dal cervello senza passare per limitanti mani e corde vocali …

permalink | scritto da in data 8 novembre 2007 alle 14:33 | Stampastampa
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