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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20080527

C'è poco da scherzare Diario

Vuoi per l'età avanzante, vuoi per la congiuntura capitante, vuoi per il tipo di carriera lavorativa che mi si prospetta davanti, mi ritrovo periodicamente (e per periodi sempre più lunghi) in circostanze le cose che mi piacerebbe fare vengono allontanate da cose la cui realizzazione prescinde dal mio desiderio e viene guidata più che altro da esigenze meno edonistiche.

A volte mi sembra di ridurmi a circorstanze in cui non ho altro che violettistiche soddisfazioni

(di cui peraltro farei volentieri a meno) a massaggiare il mio ego, trascurato da altre più creative realizzazioni, come il blog o il bot.

Sarà semplicemente una questione di tempo materiale dedicabile alle svariate attività, o vi è anche un fattore da costante universale, del tipo che la quantità di energia creativa prodotta dalla nostra mente ha un limite quotidiano, per cui una prosciugazione lavorativa ne lascia poco o niente per sfantasiate hobbistiche? Nel secondo caso, c'è da sperare che la creatività, come la volontà, sia un muscolo, e che come tale tragga beneficio dall'esercizio; ma è anche vero che non bisogna allora dimenticarcisi i periodi di riposo, per evitare un sovraffaticamento che porterebbe all'esaustione se non addirittura allo strappo.

C'è da dire che questi periodi non mancano di vantaggi. Ad esempio, non capita tanto spesso di sentirsi ‘meh’: al peggio ci si sente oppressi dalle cose da fare (nel qual caso entra in gioco il già citato muscolo della volontà e basta prenderne una a caso a cui dedicarcisi). Inoltre, si apprezzano di più quelle intersezioni temporali che permetto un incontro con qualche amico, che sia una serata cinematografica da Sal, un'avventurosa puntata al non-dei-peggiori-ma-nemmeno-dei-migliori Indiana Jones (dove l'avventura era stare nel sedile passeggero, con Yanez alla guida di KAterina), una partita a Carcassonne con Sim. Ancor più quando la fine della SISSIS permette all'Affine di partecipare.

È proprio questo a farmi sospettare che il fattore disponibilità di tempo, ed il suo legame con l'età, non sia da trascurare. In realtà non è tanto una questione di età (biologica o mentale), quanto piuttosto una transizione verso maggiori responsibilizzazioni. La domanda “dove trovi il tempo per …?” andrebbe forse posta meglio nella forma “cosa smetti di (o non ti senti obbligato a) fare mentre …”

Quando cinque anni fa ho intrapreso la mia breve ma intensa e soddisfacente carriera di tanguero, furono la carenza di scadenze da rispettare per sopravvivere ed una certa rinuncia a buona parte delle occasioni di incontro con i miei amici a chiudere il bilancio temporale. Non rimpiango la scelta, perché l'esperienza ha avuto un valore non indifferente non solo dal punto di vista più prettamente edonistico, ma anche per lo stimolo che mi ha dato ad affrontare la vita in maniera diversa: la coppia non balla se l'uomo non guida (anche se qui si potrebbe cominciare una digressione sulla differenza tra ciò che dovrebbe essere e come invece a volte vanno le cose).

Prendere in mano le redini di qualcosa comporta, tra le altre cose, la necessità di dedicarvi tempo ed attenzione; è facile sfornare progetti, ma la vera sanguisuga di risorse è la realizzazione, il mantenimento dalla nascita alla conclusione; e le migliori pianificazioni devono cedere alle costrizioni imposte dalle circostanze (pianificare una figura ricca ma invadente in una milonga affollata è poco meno che mirare dritto all'urto con qualche altra coppia, senza beneficio per nessuno). Cose che tutti sanno, ma a cui, a guardar bene, non molti danno seguito; figuriamoci chi come me ha un'indole all'astrazione ed alla teoria.

L'effetto dei due anni da tanguero è stato in qualche modo quello di costringere la suddetta indole a fare i conti con i benefici del p?a´?µa, sfruttando la leva dell'edonismo, coadiuvato da quelle piccole ma impagabili soddisfazioni derivate del riconoscimento di alcuni hobbistici risultati TEXnici; una catena di reazioni e stimoli che si è innescata, continuando a ricevere feedback (positivo e negativo) anche dall'esterno, come l'avanzare di importanti scadenze o l'opportunità di conciliare interessi e lavoro.

Mi sono trovato per questo più vecchio, con più cose da fare, e sempre più sicuro di non riuscire a farle tutte. Ma dopo tutto, se qualcuno riesce a fare tutto ciò che desidera, non è forse perché è povero di desideri?

permalink | scritto da in data 27 maggio 2008 alle 19:35 | Stampastampa
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