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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20040918

Le nostre identità Intermezzi

A volte si fa molto forte la sensazione che la nostra esistenza sia talmente legata alla presenza degli altri che persino ciò che noi siamo si riduce al nostro modo di interagire con loro. Non è un tema particolarmente nuovo: classici come Uno, nessuno e centomila1 di Pirandello lo trattano magistralmente, conducendolo fino all'osservazione che ogni nostra azione che non corrisponde all'idea che gli altri si sono fatti di noi, per loro, si riduce a pazzia. Altri autori, tanti, hanno trattato diversamente questo tema; ad esempio, il romanzo La spia di James Fenimore Cooper (autore del più famoso L'ultimo dei Mohicani) è costruito attorno all'ambiguità che circonda alcuni personaggi (tra cui proprio la spia del titolo). Ma c'è qualcosa che né Pirandello né Cooper potevano prevedere, ed è il livello di straniamento che questa molteplice univocità del nostro essere poteva raggiungere nel mondo cosiddetto virtuale2. Se nella vita reale l'incoerenza tra ciò che noi siamo (o piuttosto ciò che noi pensiamo di essere) e ciò che gli altri vedono in noi è spesso nient'altro che un onere forzato, nel mondo ``virtuale´´ essa raggiunge invece livelli tali da divenire opportunità, occasione. La maggior parte dei netizen (cittadini della Rete) si comporta abitualmente in modo non forzato, non cercando di ``essere´´ qualcun altro; esattamente come nella vita reale, ciò non vuol dire che ciò di loro che viene percepito dagli altri corrisponda poi alla natura che loro stessi si attribuiscono; ma vi sono punti di vantaggio e svantaggio nella virtualità che in larga misura dipende dalla quasi totale mancanza di comunicazione non verbale. Perché la comunicazione su Internet è sopra tutto scritta: tramite email; sui gruppi di discussione; nei fora; nei blog; persino nelle chat (che siano IRC4 o sistemi di IM5), che sono quanto più si avvicina ad una comunicazione diretta ed in tempo reale. La non compresenza fisica taglia fuori, come già accennato, buona parte della comunicazione non verbale, poiché non si possono ``leggere´´ le gestualità, i toni di chi comunica; ma determina anche una sorprendente libertà, annullando tutta una serie di ``pregiudizi estetici´´ che regnano sovrani nella vita reale. Eppure, questa ``indiscriminata libertà´´ che sembra trionfare su Internet è in realtà basata su, e guidata da, una serie di ``miti´´ che si scontrano spesso con la realtà dei fatti. Il primo mito è quello del ``vero io´´. In questo mese in cui mi sono stato senza baffi, ho avuto diretta esperienza di come anche solo minime variazioni nel nostro aspetto fisico (la presenza o meno di un paio di baffi) possa cambaire l'opinione da ``primo impatto´´ che ci si fa di una persona. Questo primo impatto è il principale pregiudizio estetico annullato dalla ``virtualità´´. Questo ci dà la possibilità di presentare noi stessi al resto delle comunità virtuali che frequentiamo non tramite la nostra apparenza, ma piuttosto tramite ciò che noi diciamo e facciamo (dove il ``fare´´ è ovviamente limitato al nostro contribuire alle dette comunità). Eppure, nonostante tutto, anche con lo scavalcamento di questo pregiudizio iniziale è inevitabile chiedersi se è davvero il nostro ``vero io´´ che viene presentato agli altri, e se è lo stesso ad essere effettivamente da loro percepito. Ed anche nelle comunità virtuali, come in quelle reali, ci si forma opinioni sugli altri; opinioni che tendono a cristallizarsi col tempo. Ed è qui che Internet permette cose che nella vita reale semplicemente non sono possibili. Pressocché ogni comunità virtuale ha almeno un elemento che è tutt'altro che quello che dichiara di essere; e spesso sono presenti multiple ``incarnazioni´´ che fanno capo alla stessa persona fisica. Perché la gente fa questo? I motivi possono essere molteplici. Rinnovata libertà, con o senza intento ludico. Le personalità alternative possono servire per circostanziati commenti in cui la personalità principale non andrebbe bene: piuttosto che cercare di forzare l'opinione (ormai cristallizzata) che gli altri membri si sono fatti, è talvolta più semplice creare una nuova incarnazione ``ad hoc´´. Ricominciare. Quando si sono commessi errori irreparabili che comportano, in una misura o nell'altra, un ostracismo da parte della comunità, si può lasciare cadere nell'oblio la vecchia incarnazione e svilupparne un'altra. Ci si può procurare una nuova possibilità. Nella vita reale, questa ci deve venire concessa dagli altri. Tuttavia, come in quasi ogni attività del genere umano, l'uso più classico che si fa di questa proprietà non ha alcun fine positivo. Un esempio è la soddisfazione del proprio Ego: è il caso dei cloni sul Cannocchiale, ad esempio. Come se un blog non fosse già più che sufficiente al proprio egotismo. Ma l'uso più comune della separazione tra persona fisica ed incarnazione (o incarnazioni) virtuale(/i) è il cossiddetto trolling. Un troll, in Internet, è un personaggio caratterizzato essenzialmente da un costante desiderio di provocare. Non contribuisce mai in maniera costruttiva alla comunità che decide di insidiare, anche se certamente non manca di creatività (quando è bravo) nel trovare modi per ``stimolare´´ discussioni, facendo dichiarazioni ovviamente controverse, cercando di mettere i membri della comunità l'uno contro l'altro o di altrimenti infervorare gli animi. Un dettagliato articolo su Wikipedia (purtroppo in inglese) descrive in maniera eccellente le caratteristiche del troll, con tanto di famosi esempi. La cosa forse più importante è che il troll, per sua natura, gioca molto sul secondo mito della vita virtuale, l'anonimato. La miticità dell'anonimato su Internet non sta tanto nel fatto che esso non esista, ma piuttosto nella sua effimerità. Ogni cosa su Internet ha una durata spaventosamente breve, se confrontata con la durata delle opere manuali. Ad esempio, la permanenza media di una pagina web è valutata tra i due ed i cinque anni. Per questo ci si sta affannando alla creazione di archivi (necessariamente di dimensioni gigantesche) che contengano in qualche modo tutta la ``storia´´ di Internet. L'anonimato su Internet può essere una necessità: ad esempio, un dissidente in un Paese in cui attività non elogiative dell'amministrazione non sono viste di buon occhio può usarlo a difesa della propria libertà di espressione. Altre volte, può essere una circostanza volutamente temporanea: per esempio, sui fora ed i gruppi di discussione orientati alla consulenza tecnica le cose importanti sono il problema e la sua soluzione, non tanto le persone che li presentano. L'anonimato è spesso la chiave per trovare il coraggio per dire ciò che si pensa. Perché nell'anonimato si è generalmente immuni dalle responsabilità che la libertà di parola normalmente porta con sé. Eppure, per l'anonimato vale la regola del ``tanto va la gatta al lardo´´. È questo che in genere permette alla fine di identificare i troll, costringendoli a periodi di quiescienza o a nuove reincarnazioni: è praticamente impossibile perdurare a contribuire (in qualunque modo, positivo o negativo che sia) ad una comunità mantenendo l'anonimato: dettagli che rivelano caratteristiche della persona reale che esiste dietro l'incarnazione virtuale ed anonima vengono inevitabilmente fuori, e progressivamente ci si rivela. Se l'anonimato è non intenzionale, poco male. Ma quando l'anonimato è chiave della nostra presenza (com'è ad esempio il caso di chi ne ha davvero necessità), questo comporta pericolo; per questo diventa importante saper gestire la propria presenza su Internet, se non la si vuole semplicemente vivere nella sua completezza (oneri ed onori). Mi viene spontanea qualche considerazione personale, inevitabile data la recente presenza di anonimi nel mio blog. Ma per non allungare troppo questo articolo, mi limiterò ad una domanda: perché un anonimo che sembra non avere una grande opinione di me decide di passare il proprio tempo a leggersi tutti gli articoli di questo blog, risalendo incredibilmente indietro nel tempo, e dando segno della propria presenza rimarcando ove necessario la mia idiozia? Il comportamento sembrerebbe a prima vista quello classico di un troll: insistenti contributi provocatori non costruttivi difesi dall'anonimato. Il che indicherebbe un individuo con molto tempo da perdere che come hobby personale ha scelto il detrimento del sottoscritto (o almeno del mio blog). Una scelta ovviamente opinabile (ovviamente il mio giudizio è di parte), ma ciascuno è libero di dedicare il proprio tempo libero agli interessi che preferisce coltivare (se di coltivazione in questo caso si può parlare). Se fosse effettivamente così, la cosa per me sarebbe di grande sollievo; ho dimestichezza a trattare con i troll, avendo già fatto precedenti esperienze, e la sua presenza non mi disturba più di tanto. Vi sono ovviamente altre possibilità, ed in tal caso la situazione di fa molto più delicata. Potrebbe ad esempio trattarsi di una persona che mi conosce di persona e che vuole dirmi che sono un idiota; non mi preoccupa tanto il fatto che lo possa pensare o che me lo dica (dopo tutto, non sarebbe la prima e probabilmente non sarà l'ultima), né che non me lo dica di persona (dopo tutto, il contesto in questo caso è più appropriato poiché la mia idiozia trapela proprio dalla gestione del blog); in effetti, non mi preoccupa proprio nulla, anche se mi dispiace un po' che qualcuno scelga di ricorrere a mezzi quali l'anonimato per comunicarmi qualcosa. D'altra parte, magari è qualcuno che non ha altro modo di farlo, o che ritiene che questo metodo possa essere più efficace. Spero almeno che sia per questo, e non che lo preferisca per masochismo e disperazione. A questo proposito, cade a fagiolo ed il terzo ed ultimo (almeno in questo articolo) mito: l'universalità. Su Internet si trova tutto, per tutti. Di più, si trova tutto ed il contrario di tutto: si va dall'apologia alla condanna severa dei crimini contro l'umanità, passando per tutti gli stadi intermedi. Si va dal blog di gente morta per dedicare la propria vita agli altri a quelli di gente che vive nel, del proprio egosimo. Indubbiamente, su Internet vi è una vastissima scelta di materiale. Una scelta così vasta, invero, che rischia di diventare più dannosa che benefica, per chi ne usufruisce. Eppure, concede a chi vuole offrire qualcosa di sé, qualsiasi cosa, una (o più) possibilità. Ovviamente, l'offerta del proprio contributo è in modo totale condizionata alla scelta operata dai fruitori. Perché se è vero che è relativamente facile affermare la propria presenza su Internet, è anche vero che è altrettanto facile venire cancellati dall'esistenza degli altri. Senza bisogno di cambiare indirizzo, numero di telefono, o alcunché. È possibile filtrare il contenuto di Internet come non si può fare con ciò che ci circonda nella vita reale. È per questo, tutto sommato, che su Internet la nostra identità, e quella degli altri per noi, torna improvvisamente, indiscutibilmente, inattaccabilmente nelle nostre mani. Perché siamo noi, finalmente, a poter scegliere chi e cosa vedere, senza venire nemmeno sfiorati da coloro che vogliamo espressamente cancellare dall nostra vita.


1Un romanzo che sono giunto ad odiare per la costrizione che ho avuto alle superiori di riassumerlo capitolo per capitolo. 2Ed avrei anche qualcosa da dire sulla virtualità di questo mondo. In una delle comunità appunto ``virtuali´´ di cui faccio parte3 ho conosciuto una persona di notevole simpatia, rispondente al nick di CT Cusimano. La notizia della sua morte mi ha raggiunto con la stessa crudele ed angosciante precisione con cui si viene raggiunti, nella ``vita reale´´, dalla notizia della morte di un amico. In quell'occasione, il (vasto) ``nucleo centrale´´ della comunità non ha giocato alcuna partita, ed anche la chat aveva il mesto e silenzioso tono di una casa a lutto. Ad un certo punto ho dovuto chiudere tutto, spegnere le luci. E le lacrime che ho pianto non avevano proprio nulla di virtuale. C'era qualcosa in me che urlava che non poteva colpirmi così forte, ma la verità è che coloro che considerano le comunità ``virtuali´´ meno di quelle reali possono permettersi di farlo solo ignorando che vi sono veri esseri umani ``dall'altra parte del monitor´´. 3Costruita attorno a Sea3D, gioco da tavola (in versione elettronica) ispirato al poco noto ma eccellente Coloni di Catan di Kalus Teuber. 4Internet Relay Chat. 5Instant Messaging. Sistemi quali Yahoo! o Microsoft Messenger.
permalink | scritto da in data 18 settembre 2004 alle 13:43 | Stampastampa
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