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oblomov

Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Il mio mondo

20080503

La mia vita in musica Il mio mondo

Io suono la tastiera
dalla mattina a sera
clickety click
clickety click
clicketyclickclickclickclickclick

permalink | scritto da in data 3 maggio 2008 alle 9:01 | Stampastampa
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20080417

Quan(d|t)o sono (geek|nerd) #5: la maggioranza che conta Il mio mondo

Mi consolo pensando che tra i lettori del mio blog i browser alternativi vincano a man bassa.

Percentuali di visite a questo sito per browser
Browser%
Firefox46,64
IE 6.x22,56
IE 7.x16,81
Opera 9.x6,40
Mozilla3,63
Opera1,79
Safari1,41
Konqueror0,38
Opera 7.x0,38

In totale, i browser Mozilla da soli costituiscono il 50,07% delle letture, mentre i browser Microsoft arrivano a stento al 39,37%. Le varie versioni di Opera raggiungono solo uno stentato 8,57% (la maggior parte del quale, temo, è costituto dalle mie stesse visite), lasciando per ultimi il browser della Apple ed il suo cugino per Linux (ambo i browser sono basati sul WebKit inizialmente sviluppato nell'ambito del KDE, poi pesantemente modificato dalla Apple per poter funzionare sotto Mac OS X e finalmente convergente per le librerie dell'ultima versione di KDE).

In definiva, un buon 60% di browser alternativi contro la Microsoft. E senza premio di maggioranza.

Mi sarebbe piaciuto poter fare similitudini tra i browser ed i partiti politici, ma l'unica che viene, ovvia e banale, è quella che associa l'Internet Explorer della Microsoft alla PdL, specificamente alla parte più beceramente e criminalmente berlusconiana della PdL. Con un po' di forzature in effetti si potrebbe probabilmente anche paragonare Opera all'Italia dei Valori: non è proprio software libero, ma è gratis e si sforza di seguire gli standard. Ha un piccolo gruppetto di seguaci fedeli, e per moltissime cose funziona molto meglio del browser open source maggiormente di successo, Firefox.

Ecco, Firefox in qualche modo dovrebbe rappresentare la sinistra; non è nemmeno tanto difficile trovare punti di contatto: è pesante (nonostante il tentativo di snellirsi rispetto al proprio predecessore, la Mozilla Suite), è profondamente ideologizzato (open source o morte) e fa anche alcune scelte che da un punto di vista razionale sono difficili da mandar giù, e per finire un certo numero delle sue caratteristiche migliori le avevano già fatte altri (Opera) e pure meglio.

Ci sono anche cose che fanno pensare che Firefox non sia proprio di sinistra: ad esempio il fatto di nascere dalle ceneri di una suite per il web di stampo commerciale anche quando gratuita, poi liberata al pubblico quando Netscape si è resa conto di non poter più competere con Microsoft. Un po' come se la sinistra italiana nascesse dalle ceneri del PD, dopo che il PD si fosse reso conto di non poter competere con Berlusconi. Non qualcosa che nasce come sinistra ideologica, ma qualcosa che diventa sinistra, e che prolifica grazie alle proprie capacità. Perché soprattutto Firefox è tutte quelle cose che la sinistra italiana non è mai stata, ma che avrebbe dovuto essere.

Per esempio, ha realizzato, in concreto. Non ha mai fatto ostruzionismo, ha solo fatto critiche propositive, in competizione attiva con l'avversario per fornire qualcosa di molto meglio all'utente; persino la Microsoft alla fine ha dovuto riconoscere la potenza di Firefox, vedendosi costretta a far uscire quasi in fretta e furia una nuova versione di Internet Explorer (la 7.0) che almeno di facciata pareggiasse alcune delle moltissime cose in cui era stata lasciata a piedi dalla competizione. Probabilmente (sperabilmente) troppo poco troppo tardi, ormai Firefox è lanciato, e gli unici ostacoli che ha sono l'ostruzionismo di alcuni (sempre meno) siti che si rifiutano di adeguarsi agli standard, e l'ottusità degli utenti, nonostante il danno che la navigazione (e la gestione della posta elettronica) di stampo Microsoft arrechino quotidianamente al loro computer.

Ancora, Firefox è spalleggiata da una vasta campagna pubblicitaria per i grandi vantaggi concreti che ha offerto, continua ad offrire, ed offrirà agli utenti. La campagna è efficace non solo per l'immaginifica fantasia delle immagini:

Firefox cuddles tits Get Firefox tits
ma anche e soprattutto perché ha dietro la solidità della realtà del vantaggio, e non fumose parole.

E Konqueror e Safari? Non so, qualcosa che mette insieme radical geek e radical chic. I Verdi?

permalink | scritto da in data 17 aprile 2008 alle 16:49 | Stampastampa
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20071108

Ma come ti vengono certe idee? Il mio mondo

Sono due principalmente le situazioni in cui emerge la mia mente narrante. Ovviamente, sono entrambe situazioni in cui il narrato può difficilmente avere altri interlocutori che il sottoscritto, per una varietà di motivi, i più ovvi dei quali sono di stampo pratico. Infatti, dette situazioni rendono necessari opportuni anticipati accorgimenti per poter trasporre esternamente ciò su cui la mia mente lavora; né mentre si è a letto in procinto di addormentarsi, né mentre si cammina a rapide falcate su lunghi percorsi, o ci si astrae mentre ci si lascia traspotare in macchina o autobus, infatti, si ha in genere a disposizione carta e penna, o (per chi preferisce vocalizzare) un registratore.

Perché, sono sicuro di averlo già detto in passato, io mi racconto le favole della buona notte. Mi coglie, appena steso a letto, prima di addormentarmi, questa parte di me che pesca chissà dove qualcosa di nuovo, o un vecchio racconto già trattato che verrà rielaborato, riformulato, talvolta cambiando piccoli dettagli, talvolta alterandone pesantemente lo svolgimento. E la narrazione non è sempre lineare: ritorna su stessa, per colmare buchi o anche solo per trovare manifestazioni verbali migliori —perché viene tutto narrato a parole, anche se solo nella mia mente. E non è diverso per gli altri momenti creativi, quelli in cui l'attività mentale richiede un sottofondo odologico, e mi astrae dal viaggio, magari prendendone spunto, per intrattenermi con storie di fantasie. Ma se i processi non sono diversi, lo sono invece spesso i temi: ed i racconti notturni volgono spesso ad un certo orientamento, più localizzato e meno dinamico dei racconti di viaggio; con notevoli benefici per quelli che vengono alternativamente ripresi nell'uno e nell'altro momento.

Ma paradossalmente, il motivo più subdolo eppure forse più significativo che limita l'esposizione dei pensieri è proprio la necessità di trasmetterli: benché nella mia mente tutto sembri comporsi nella forma di pensieri completi, facilmente comprensibili, e le parole e le idee sono collegate con armonia e proprietà, e tutto è soffuso da un nitore sconvolgente, l'atto stesso di esporle, sia esso a voce sia esso per iscritto, sgretola frequentemente quella purità, manifestando goffagine ed inadeguatezza dello strumento; ma soprattutto, i tempi dell'esposizione frenano il treno dei pensieri, frequentemente deragliandolo. Diventa pertanto necessario trovare un buon compromesso tra la necessità di creare ciò che si deve esporre, e di esporre ciò che è stato creato.

E sono talmente abituato ad astrarmi a pensare mentre cammino da essere giunto all'inversione, un impulso che mi solleva dalla sedia mentre scrivo, e mi porta a gironzolare per casa (purtroppo facendomi soffermare nei pressi di dispense e frigoriferi con preoccupante frequenza) quando i pensieri si inceppano e le parole non fluiscono; la deambulazione diventa quindi passeggiata ispiratrice, scandendo i ritmi tra la fase creativa e quella espositiva. Come se gli ingranaggi del cervello fossero legati a quelli dell'anca, il percorso ispirativo diventa essenziale per tutto, dalla narrativa alla ricerca, dall'email di lavoro a quella ‘sociale’: e dev'essere abbastanza lungo da permettere la formazione di un pensiero completo, ma abbastanza breve da non causare la scomparsa dell'inizio del discorso con il sopraggiungere della fine.

¿Como era todo?

Quanti problemi potrei risolvere con più memoria o potendo estrarre immediatamente le idee dal cervello senza passare per limitanti mani e corde vocali …

permalink | scritto da in data 8 novembre 2007 alle 14:33 | Stampastampa
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20070924

Quan(d|t)o sono (geek|nerd) #4: la battuta incomprensibile Il mio mondo

Tipo questo commento a questo post del Vertigo:

oblomov@oblomov:~$ man cami
No manual entry for cami
Scusate, rido da solo.
permalink | scritto da in data 24 settembre 2007 alle 23:23 | Stampastampa
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20070905

Le buone notizie che fanno male Il mio mondo

Sarà vero che non tutti i mali vengono per nuocere, ma io ho la sensazione che ci siano alcuni beni che invece hanno proprio questa intenzione. Sono quelle “buone notizie” che ti capitano tra capo e collo, ed il loro capitare ti fa subito dire «ehi, no, un momento, ragioniamo, io non …», ma non c'è niente da fare.

Ad esempio. Io non ho grandi aspirazioni: non mi dispiacerebbe poter trovare un posto fisso in ambito accademico, ma mi accontenterei di un angolino nell'ombra, un orticello da coltivare in santa pace dedicandomi ai miei interessi. Ma lo so che questo non è possibile, che il mondo accademico assegna degli oneri, oneri che a me sinceramente non fanno impazzire. Tipo, l'insegnamento. E so bene quanto sono stato fortunato a poter attraversare quattro anni di dottorato e due anni di assegno di ricerca senza neanche l'ombra di un incarico didattico.

Poi ieri sera, s'era a casa degli Sposinovelli a guardare e fotografare lo zampillone di lava alto qualche centinaio di metri sboccato da una fiancata dell'Etna, arriva la brutta buona notizia: mi telefona il professore dicendomi che ci sarebbe questo corso da coprire. In un capoluogo dell'entroterra siciliano. E la mia risposta iniziale è stata ovviamente «Ma io veramente …» Perché diciamolo. Insegnare. A degli ingegneri. A 100 km da casa mia. Una materia che è la base del mio lavoro, ma della quale non ho mai seguito un corso all'università. Non è che fosse proprio il tipo di cose a cui si possa dire «Sì!» con entusiasmo.

Ma il professore (altrettanto ovviamente) mi fa capire che la proposta è un quiz a risposta chiusa e le uniche risposte sono “sì”, “certamente” e “ci mancherebbe altro”. Ovviamente non dice questo, ma che mi manderà comunque il bando con le informazioni così ci posso pensare su e valutare se sono in grado di tenere il corso.

Mi mangio le mani per tutta la serata.

In realtà già dopo la pizza ed una rapida passeggiata in quel di via di San Giuliano, figuriamoci poi dopo una bella notte di sonno, la prospettiva non è tanto tremenda. Perché comunque ho il tempo di prepararmi a tenere il corso, corso che tra l'altro comincerà a fine novembre: si tratta quindi semplicemente di rassegnarmi, riprendere a studiare, farmi dare qualche consiglio da chi questi corsi li ha già tenuti, e poi andare lì. (No, meglio che per ora non ci penso al dover andare lì.) E questa prospettiva mette molto più in risalto certi lati positivi, come il fatto che il professore abbia pensato a me.

Mi viene in mente lo sketch di Gaber sul giovane disoccupato

L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro.

I nostri vecchi dicevano: "Chi lavora un piatto di minestra ce l'ha sempre. Chi non lavora ce ne ha due".

Oggi forse la battuta potrebbe sembrare un po' di cattivo gusto per le difficoltà e l'enorme fatica che si fa a trovare un posto di lavoro sicuro.

Un giovane se lo deve cercare e poi trovare … c'ha tanto di quel tempo libero … e allora che fa? Va al bar, va in discoteca, al pub con gli amici, torna a casa alle quattro di notte …

Finché una mattina finalmente: DRIIIN!

(voce ottenebrata dal sonno) «Pronto.»

(voce pimpante) «Buongiorno signore. Lei è fortunato. Ha trovato un lavoro!»

«Maledizione, proprio io … con tutti i disoccupati che ci sono!».

Perché diciamolo, è così che mi sento io. Vivo questa ambiguità nei confronti della vita, desiderando stabilità, certezze, tranquillità, ma allo stesso tempo non disprezzando l'ambiguità di un futuro incerto: perché se anche è vero che l'incertezza soffoca i progetti, è anche vero che la certezza chiude i futuri possibili. Non solo! Forse per questo, forse per la mia pigrizia, forse per entrambe le cose, io ho la tendenza a vivere aspettando che le cose capitino, ma proprio in attesa; eppure quando poi le cose capitano mi stravolgono: ed è sempre così, sia che la cosa che capita sia attesa, sia che non lo sia; sia che sia ben accetta, sia che non lo sia; sia che sia desiderata, sia che sia temuta.

Ma la cosa buffa di stavolta è che io mi stavo muovendo (forse troppo tardi?) per il prossimo passo del mio futuro, un nuovo progetto a cui lavorare, ed invece (o forse sarebbe più corretto dire in più?) capita questo …

Ecco, forse il punto chiave della mia attesa che le cose capitino è che nel momento in cui sono in arrivo il desiderio diventa che si siano già risolte.


E stanotte ho sognato pomodori con i vermi, e la cosa che mi preoccupava soprattutto era che non ero subito riuscito a riconoscerli (non che il pomodoro fosse strano perché era bianco e totalmente cavo dentro).

permalink | scritto da in data 5 settembre 2007 alle 10:19 | Stampastampa
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20070901

Il matematico in cucina #4: pomodoro col sale Il mio mondo

Vorrei spezzare una forchetta in favore del pomodoro col sale: in questi giorni in cui il caldo spaventoso abbacchia, stordisce e fiacca, e non si riesce nemmeno bene a capire se e come uno s'è preso l'influenza, un semplice pomodoro col sale può fare miracoli per ristorare e confortare.

permalink | scritto da in data 1 settembre 2007 alle 11:20 | Stampastampa
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20070819

Il matematico in cucina #3: tamales Il mio mondo

Posso finalmente assaggiare i tamales, propagandatici dalla Sorella Maggiore venuta da oltreoceano portandosi scorte di ingredienti per prepararceli e farli assaggiare a mezzo mondo (i.e. tutto il nostro parentado). L'occasione per me è stato questa visita a casa della zia Cook, la casa di campagna in cui, notoriamente, se va bene il cellulare riesce a prendere per cinque secondi una volta ogni quattro ore, con grande angoscia dell'Affine, rimasta invece a casa per motivi di studio.

Purtroppo per lei tra l'altro la Sorella Maggiore verso la fine della preparazione ha cominciato a sentirsi frustrata ed infelice per come stavano venendo, minacciando di non farne più; ovviamente, questo suo dispiacere non è affatto stato condiviso da noialtri, che ne abbiamo fatto piazza pulita con gusto in men che non si dica. Particolarmente (e sorprendentemente) entusiasta lo zio, che finalmente poteva mettere mano (e bocca e stomaco) su questo piatto di cui aveva letto un bel po'.

E poi sono belle queste giornate in trasferta, allegre e rilassanti (persino per la Sorella Minore), anche quando si arriva a destinazione sbagliando strada ed arrivando fino ad Agrigento. È bello giocare con le bambine, è divertente assistere allo spettacolo della minore delle zie che difende a spada tratta la giovanil sbarbata bellezza del fratello (aka mio padre) contro le accuse di inguardabilità mosse dalla Sorella Minore; e se ci si appanza fuori norma (tipo con quattro o cinque tamales invece dei due o tre di una sana porzione, seguiti da pesce spada, sarde a beccafico, palline non meglio identificate, polipo, fichi e fichi d'india) si può anche saltare la cena, senza problemi. Ovviamente non prima di uno spuntino pomeridiano a base di brioche e granita e digestiva citronella.


(Aggiunta delle ore 11)

Pensandoci bene, non c'è motivo per non far rientrare questo articolo nella categoria del matematico in cucina: dopo tutto, il mio contributo l'ho dato, e non solo portando la pentola a pressione da Catania, ma tagliando il formaggio ed aiutando a mettere i tamales in pentola: e la seconda non è semplice come potrebbe sembrare, quando i tamales non sono ben chiusi; perché i tamales sono una specie di cartoccio di polenta.

Si spalma questo impasto di farina di mais burro e non so cos'altro su una foglia di mais o di palmabanano opportunamente seccata ed inumidita per renderla flessibile, indi si depone sull'impasto il condimento (nel nostro caso salsa peperonata e formaggio —un poco mexicano e molto nustrali pepato) e si richiude la foglia arrotolandola, ripiegando quindi un'estremità su se stessa: ed è qui che possono sorgere problemi, tant'è che per le ultime abbiamo usato strisce di foglie di mais annodate sulla piega finale per tenerla ferma.

La cottura avviene a vapore, e noi abbiamo usato una griglia poggiata a due dita dal fondo di una pentola a pressione per separare i tamales dall'acqua nel fondo; tempo di cottura: quindici minuti da quando il vapore comincia a fischiare.

Ho avuto l'impressione che la preparazione fosse alquanto laboriosa, anche se immagino che con la dovuta manualità si possano preparare tamales in numero sostanzioso in tempi brevi; certo avere una mano e prepararli in due o tre aiuta a non stancarcisi troppo. Ma forse il vero problema è che sono troppo facili da spazzar via una volta pronti.

permalink | scritto da in data 19 agosto 2007 alle 8:52 | Stampastampa
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20070721

Il matematico in cucina #2: l'insalata di riso Il mio mondo

Confesso di aver esagerato. A me questo piatto freddo, considerato tipicamente estivo, piace moltissimo. Piace al punto di farmi chiedere perché lo si consideri solo estivo, quando d'inverno lo si potrebbe mangiare con lo stesso gusto. E piace al punto di potermene mangiare un paio di porzioni alla volta. Ma stavolta confesso di aver esagerato.

Dunque. Innanzi tutto, gli ingredienti per una persona (io): ovviamente si parla di ingredienti seri, non quei preparati “condiriso” che vendono al supermercato (bleah):

  • 450 g di riso
  • 3 uova
  • 3 scatolette di tonno
  • olive
  • pomodori

Ovviamente, una persona normale così ci mangia per una settimana. Io ci faccio 4 pasti, se cerco di contenermi.

La preparazione è semplice. Si fa cuocere il riso; se possibile, si evita di farlo scuocere. Inoltre, le persone furbe preparano il resto mentre il riso cuoce. Io e l'Affine ovviamente abbiamo preferito aspettare che il riso fosse (s)cotto, in modo da dargli anche il tempo di impappettarsi un altro po' (nonostante l'olio) mentre preparavamo il resto. Se non altro abbiamo avuto la furbizia di rassodare le uova mentre il riso cuoceva.

Il resto: si tagliano le olive a pezzettini, si sbucciano ed affettano le uova (augurandosi che siano effettivamente sode, e cercando di non scottarcisi le dita), si affetta il pomodoro (i pomodori, se si ha avuto la pazienza di aspettare di fare l'insalata di riso invece di mangiarseli tutti —tranne uno— prima), si amalgama il tonno, si mescola tutto insieme, si aspetta che si raffreddi e lo si mette in frigo (possibilmente ricordandosi di non tenere la temperatura troppo bassa o ghiaccia tutto).

Devo comunque dire che nonostante gli intoppi è venuta piuttosto bene, quando l'abbiamo fatta. Ed è un vero peccato che oggi non abbia saputo resistere e me la sia finita tutta, quella che restava (un paio di porzioni abbondanti).

permalink | scritto da in data 21 luglio 2007 alle 14:36 | Stampastampa
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20070717

Il matematico in cucina #1: il letto per gli involtini Il mio mondo

Siccome che l'altra volta nel cuocere gli involtini avevo messo pochi pomodorini di letto, e dimenticato il soffritto, questa volta ho esagerato in senso inverso: un'intera cipolla per il soffritto, e tre grossi pomodori per completare il letto. Alla fine non c'era quasi più spazio nella pentola per la carne. Ma ho imparato due cose importanti:

  • le dosi
  • che è meglio metterci il sale nel letto
  • perché la gente i pomodori spesso li sbuccia prima di cuocerli (quest'ultima ha una sua importanza anche per spiegare perché la sorella minore dell'Affine odia i pomodri cotti di condimento)
permalink | scritto da in data 17 luglio 2007 alle 16:07 | Stampastampa
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20070716

Contesto ripreso Il mio mondo

Venerdì e sabato di lavoro, ma non più alla ricerca, attività da cui sono ufficialmente in pausa per il resto dell'estate. Invece, inizio il lavoro di collaborazione con la Logo s.r.l di Padova per la creazione di un nuovo layout.

Ovviamente (rassicuratevi) io mi occupo solo della parte tecnica del layout, non di quella grafica: ovvero c'è chi mi dice cosa deve andare dove e di che colore, ed io mi occupo di scrivere il codice che realizzi quanto richiesto.

Non è un lavoro dissimile da quello già fatto per la rivista di dipartimento, se non per due aspetti non trascurabili: (1) si parla di soldi (2) della grande famiglia del TEX stavolta sfrutterò il meno noto ConTEXt piuttosto che il più diffuso (in ambito matematico ma non solo) LATEX.

Ne è passato di tempo dall'ultima volta che l'ho toccato (un anno? due?), per non parlare dell'ultima volta che ci avevo fatto qualcosa di originale e fantasioso, spingendolo ai suoi limiti di allora ed oltre (ovvero implementando nuove funzioni), come quando mi ero messo a ripulire la Guida all'illegale conoscenza carnale nei giochi di ruolo fantasy.

E nel riprendere mi sono sentito inizialmente sperso, ogni conoscenza salvo la più elementare sembrava svanita dalla mia mente. Ma provando e riprovando, tornando a leggere qui e là per prendere spunto e scoprire se qualche nuova funzione facesse al caso per le esigenze specifiche del layout, ecco che la dimestichezza di un tempo tornava, e con essa la foga e la voglia di avere di più, di potere di più: e per la fine della giornata di sabato mi sono sentito nuovamente padrone, soddisfatto di quanto fatto e pronto per il seguito.

Vedo una strada che mi dà soddisfazione e m'impegna; rimane da trovare il modo migliore per percorrerla.

permalink | scritto da in data 16 luglio 2007 alle 1:16 | Stampastampa
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20070604

Riflessioni mattutine sull'incontentabilità; ovvero: sull'infelicità del possibile Il mio mondo

Può darsi che la cosa dipenda dal mio essere sempre stato trattato piuttosto bene dalla vita, ma forse è invece uno stato d'animo più diffuso. Comunque, stamattina, appena sveglio ed ancora a letto, pensavo che in realtà sono incontetabile.

O forse dovrei dire “diversamente felice”.

Perché in realtà è facile farmi felice, basta spesso davvero poco, tipo trovare un sito che ha quasi tutte le copertine mancanti dal mio scaffale aNobii; ma per esempio anche qui, questa felicità è lineata dal fatto che non sono tutte lì, che rimangono degli spazi vuoi, o che alcune (un paio) sono quelle di nuove edizioni e non delle stesse che ho io.

Ed è così con tutto: perché c'è sempre “di più” di quello che si ha, ed il pensiero di non averlo può offuscare la felicità, tipo un appartamento da 130 mq con terrazza e 35 mq di garage, a due passi dalla cittadella ed accanto al futuro appartamento di Alex, ed anche se costa “poco”, sono sempre 290.000 € (uopigghili).

In realtà non è che queste pecche mi mettano tristezza o mi rendano meno felice, ma la mia mente che sempre lavora a sviluppare futuri possibili o presenti alternativi rimane continuamente occupata da ciò che potrebbe o avrebbe potuto essere, e crea una strana tensione che distrae e distoglie dal presente. E d'altra parte, varrebbe forse la pena di smettere di pensare (e vivere!) altri mondi, solo per godersi di più questo?

Ne dubito.

permalink | scritto da in data 4 giugno 2007 alle 13:08 | Stampastampa
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20070506

Microkarma Il mio mondo

Ieri, avendo qualche difficoltà ad addormentarmi, mi sono ritrovato a riflettere, nella penombra della mia camera1, cuscino arrotolato sotto la nuca, cullato dalle ventole dei mie computer, riflettere, dicevo, sul karma.

Che io ci creda non è una novità, anche se dubito che la mia personalissima opinione su questo aspetto del metanaturale abbia una qualche attinenza (al di là del nome ed una fumosa somiglianza) con l'omonimo aspetto delle religioni dharmiche; se non altro perché non ho particolare interesse nelle Grandi Scale Cosmiche, e sono più curioso di osservare gli aspetti da micromanagement richiesti dal vivere quotidiano2: ed è proprio a questa scala che mi piace riscontrare gli effetti del karma.

Puntualizzazione: io non credo che nell'Universo agiscano forze cosmiche di ricompensa/punizione (“hai sofferto, quindi verrai ricompensato; hai peccato, quindi verrai punito”), ma più semplicemente che quando ci ritroviamo ad essere spontaneamente cortesi, gentili e disponbili (a differenza quindi dell'essere forzati a fare le cose, come spesso capita), questo ci ritorna in forma di cortesie, gentilezze e disponbilità altrui, anche se magari non dagli stessi. E viceversa, quando alla radice del nostro comportamento stanno invece meschinità ed ipocrisia, un egosimo che conosce rispetto e correttezza verso gli altri, ci troveremo a dover combattere o subire quello stesso tipo di comportamento più avanti.

La non cosmicità della scala karmica a cui faccio riferimento rende facilmente offuscabili questi effetti microkarmici a chi è perseguitato da una particolare sfortuna (o perché è sfortunato o di suo o perché si va a cercare, più o meno incosciamente, situazioni disastrose), o al contrario da una notevole fortuna (vedi il sottoscritto); ma a ben guardare, nella vita quotidiana queste piccole onde di ritorno si possono sempre individuare. (Poi magari sarebbe da vedere se e quanto queste siano leggi che valgano per tutti, ma dalle mie prospettive di osservazione (sicuramente limitate e pesantamente influenzate dalle mie soggettive opinioni, prima ancora che dalle mie ristrette in numero e culose esperienze) sembrerebbe di sì. Ed allora magari si rimane a riflettere su quanto sia un peccato che questi ritorni karmici non sembrino valere su scale maggiori, almeno non in tempi abbastanza brevi da suggerire una relazione di causa ed effetto. Si chiedeva ad esempio Darwin davanti alla salma del proprio migliore amico: “come si concilia la mia teoria dell'evoluzione con il fatto che sono sempre i migliori ad andarsene per primi?”)


1 perché la mia camera non è al buio, di notte, ma illuminata dalla luce arancio-azzurognola del mio UPS

2 interesse che, come ben sa chi mi conosce, è puramente accademico e raramente travasa dalla teoria alla pratica

permalink | scritto da in data 6 maggio 2007 alle 15:25 | Stampastampa
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20070427

Sono ufficialmente importante Il mio mondo

 

<daniels> tango_: welcome to the club of a) xorg maintainers, and b) people who care about input in x, btw

permalink | scritto da in data 27 aprile 2007 alle 12:03 | Stampastampa
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20070424

Quan(d|t)o sono (geek|nerd) #3: habemus tabulina graphica Il mio mondo

La soddisfazione non si può capire!

Da quando mi sono definitivamente convertito a Linux (anche se, lo ammetto, Windows è ancora installato) sono ben poche le cose di cui sento la mancanza, e sono abbondantemente compensate dai benefici che ne traggo.

La cosa forse più d'impatto (visivo, letteralmente) è che per la mia scheda grafica non esistono driver open source che supportino l'accelerazione grafica 3D, e devo pertanto scegliere tra una visualizzazione un po' rallentata (e senza alcunché di tridimensionale), o usare i driver “a scatola chiusa” che la nVidia offre a chi delle tre dimensioni non può fare a meno; e poiché (1) io non sono tra questi (l'accelerazione mi servirebbe solo per Cities3D, ancora lungi dalla piena giocabilità, e per BZFlag, a cui comunque non gioco da secoli) e (2) ci sono buone probabilità che il progetto nouveau giunga a compimento (o almeno alla piena utilizzabilità) prima che io del 3D ne abbia bisogno, preferisco rinunciare ad alcuni lussi e vincere in coerenza.

Un altro motivo di cruccio (fino a stasera!) è (stata) la tavoletta grafica: nonostante salti mortali, non sono riuscito a farla funzionare correttamente; fino a scoprire che la cosa dipendeva da problemi noti. Ed allora, in pieno spirito geek notturno, ho fatto ciò che conferma la superiorità del software open source: ho preso il codice del driver (con il problema noto, ma intonso da un anno) e l'ho corretto!

Posso così finalmente sfruttare la comodità della penna in tutti quegli utilizzi dove il puntamento rapido a pieno schermo fa preferire a me, uomo di tastiera, una diversa periferica d'interfaccia uomo-macchina: ad esempio, questo articolo è stato steso usando Dasher e la tavoletta (velocità 8, laddove con il touchpad incorporato nel portatile non potevo sperare di arrivare nemmeno a 3); e non possiamo dimenticare i programmi di grafica, Inkscape e Gimp … come posso sopravvivere senza, vista la mia totale incapacità nel disegno?

Ma seriamente (e soprattutto), volete mettere la soddisfazione di esser riusciti nell'impresa, di aver pronto un non insignificante contributo per l'open source? altro che bot! (anche se, digiamolo, il bot il suo successo lo riscuote). (Sarà mica vendibile nel curriculum come riprova dell'esperienza come programmatore? O è meglio attenermi ai contributi lavorativi?)

E ora comincia l'iter perché le mie modifiche vengano incluse nella versione ufficiale dei driver, a beneficio di tutti coloro che hanno una tavoletta grafica come la mia ed una versione recente di Linux. Speriamo bene.

(Wow. Si saran fatte le quattro (e mezza), ma queste son cose che fanno venire persino la voglia di rimettersi al lavoro sulle cose per cui ti pagano.)

permalink | scritto da in data 24 aprile 2007 alle 4:40 | Stampastampa
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20061216

Spiritose nottate Il mio mondo

Tre giorni. Tre c@##@ di giorni. Quattro, anzi. Il primo per leggere la documentazione di Spirit. Il secondo per fare un tentativo di usarla, senza veramente capirne i meccanismi. Il terzo per mandare tutto al diavolo e provare un'altra strada, salvo scoprirla ancora più difficile. Chiedere quindi consiglio su #c++ e sentirsi suggerire di usare Spirit (oh ma va'), ma stavolta con gente che mi dà quei due o tre puntatori per capire —improvvisamente, l'illuminazione— per scrivere un codice funzionante … o quasi. Perché la ciliegina sulla torta è stata rovinarsi il fegato per capire perché gli spazi venivano saltati, sempre e comunque.

E scorprire alla fine che era un piccolo problemino totalmente scisso dal resto. E sentire la voglia di prendere il computer a calci, con qualche urlo d'accompagnamento.

Ma tant'è. Ormai sono passati, il sonno l'ho perso, ma almeno ho imparato a fare qualcosa di nuovo. (Della serie: cerchiamo di vedere il positivo.)

In effetti in termini di positivo c'è anche di più: questi tre giorni e passa sotto Linux mi stanno sempre più avvicinando all'idea di eleggerlo a mia piattaforma di preferenza, e la cosa non sembra richiedere troppo sforzo. Le uniche due componenti della mia quotidianità usuale sotto il dominio della Microsoft che attualmente mi mancano sono email e newsgroup, ma e solo perché non ho ancora trovato qualcosa che mi converta in uno schiocco di dita tutto il preesistente: posso tranquillamente importare i vecchi messaggi da The Bat! a KMail, ma per rubriche, account, note, e compagnia bella sembra ci sia un po' di lavoro da fare a manina.

permalink | scritto da in data 16 dicembre 2006 alle 9:30 | Stampastampa
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20061119

Cose che ti fanno fare “hm” #1: pizza fredda a colazione Il mio mondo

Ovviamente se è un “hmmmmmmmmmmmmmmm” alla H.J.Simpson, con lingua di fuori e bava alla bocca, o se è un “hmbleah” da non so quale potrebbe essere la citazione, dipende dai gusti. A me piace. E tra l'altro era un'ottima pizza, con speck e funghi (anzi, con specke fungfhi). Ovviamente la colazione dev'essere tarda, tipo verso le dieci e mezzo/undici, dopo un sabato con pizza in casa ad esempio per una partita ai Coloni di Catan.

La cosa particolarmente bella di ieri non è che ho vinto, ma che la ragazza di Alex fosse abbastanza presa dal gioco, soprattutto quando, verso la fine della partita, era ben entrata nel meccanismo della partita. Quindi se riusciamo a rigiocarci prima che si scordi daccapo le regole, si prospetta già una prima comitiva con cui giocare con una certa regolarità. Speriamo bene (soprattutto per lei che si sta facendo il LASIK).

(Poi queste son sempre speranze, poi magari finisce come con Aracnor e Can, e per un motivo o per un altro non si riesce a vedercisi per giocare. Ma va' be').

permalink | scritto da in data 19 novembre 2006 alle 11:27 | Stampastampa
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20061102

Quan(d|t)o sono (geek|nerd) #2: codex Oblomovi Il mio mondo

Per intenderci, io sono il tipo di persona a cui piace molto andare a fondo nelle cose, mi piace capire i meccanismi che ci stanno dietro, mi piace vedere cosa succede sotto il cofano, mi piace capire perché facendo questo e quest'altro succede quest'altro ancora, e perché per fare questo bisogna fare quest'altro. Mi piace quindi ad esempio scrivere pagine web lavorando con il codice HTML (per intenderci, il <i>corsivo</i> che diventerà corsivo).

Allo stesso tempo però preferirei non dovermi privare della comodità di vedere in tempo reale come apparirà ciò che scrivo, per intenderci nella maniera ormai classica a cui ci hanno abituati gli elaboratori testi più diffusi.

Proprio per questo, ad esempio, il mio elaboratore testi preferito è (o era prima che scivolassi nell'hardcore con il TEX) WordPerfect, con il suo eccellente schermo Rivela Codici che permette di vedere “dentro” il documento senza “sporcare” la visualizzazione come fa il Mostra Codici di elaboratori testi quali il Writer dell'OpenOffice.org o il Word della Microsoft.

Tutto questo per dire che ho implementato una funzione d'anteprima nei commenti che si aggiorna in tempo reale e che ha però il piccolo difetto di intepretare l'HTML, cosa che non succede poi nella realtà se chi commenta non è iscritto al Cannocchiale (o riconosciuto come tale).

Ma quanto sono nerd? E soprattutto, quanto me ne compiaccio?

permalink | scritto da in data 2 novembre 2006 alle 21:57 | Stampastampa
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20061031

Kuan(d|t)o sono (geek|nerd) #1: Guarda mamma Kome mi diverto Il mio mondo

La verità è che io mi diverto, a fare queste cose. Non di per sé a fare le cinque di mattina (ma sono migliorato, ieri alle tre ero a già a nanna: se continuo così, oggi dovrei riuscire a coricarmi entro l'una), ma a smanettare a questo tipo di cose: che sia il bot, che sia il blog, che sia il lavoro …

La cosa importante è questa: mi piace anche il lavoro; però è impossible non ammettere che l'interesse, lì, è minore. Voglio dire, con blog e bot posso sbizzarrirmi ad implementare sfiziosità di vario genere; con il lavoro, non c'è molta possibilità di variazione: devo fare una cosa ben precisa, e per quanto possa aver gusto a risolvere i problemi, non è certo la stessa cosa.

Parlando delle sfiziosità, quest'ultimo tour de force ha ormai raggiunto il proprio scopo, ovvero permettere di leggere i commenti e di commentare ai post senza aprire finestrelle a destra e a manca. Ovviamente non funziona in Internet Explorer, ma questa non è una gran novità.

La novità è invece questa:

KDE ha un suo browser (Konqueror).

Mi dispiaceva constatare che il mio blog subisse, in Konqueror, la stessa sorte che subiva in Internet Explorer. Ma sono bastate due chiacchiere con i programmatori del motore di Konqueror (KHTML, come Gecko è il motore di Mozilla SeaMonkey e Firefox) e poche righe di codice per risolvere la questione.

Posso quindi affermare con un certo orgoglio di avere un blog leggibile e ben strutturato in qualunque piattaforma open source. Sono di quelle grandiose e nerdissime cose di cui alla gente normale importa un fico. E lo dico con soddisfazione.

permalink | scritto da in data 31 ottobre 2006 alle 17:38 | Stampastampa
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20060714

Riscoprire la calma Il mio mondo

Riflessione nata oggi davanti alla mia ultima prima colazione in hotel per questa settimana, colazione nuovamente gustata con lo stesso piacere della prima. Per il resto della settimana invece era stata più rapida, meno goduta. Una cosa che mi capita spesso, questa dell'accelerare, del completare di fretta; paradossalmente sono due motivi opposti quelli che mi portano a ciò. Può essere il mio avere la mente decisamente focalizzata altrove, ed è il caso di questa settimana, una volta cominciato il lavoro e fino al momento conclusivo della presentazione di ieri alle due (conclusivo per modo di dire, ma per il mio cervello è stato uno stacco netto, un crollo d'interesse e focalizzazione). In alternativa, a rovinarmi è la mia piena focalizzazione o dedizione al momento: la cosa è ben comprensibile e può talvota venire persino utile in contesti lavorativi, quando aiuta a portare rapidamente alla conclusione il progetto, ma per il resto è assolutamente controproducente, riducendo il gusto dell'attività: ad esempio, quattro colazioni “continetali” sprecate. E persino per i momenti lavorativi è importante trovare tempi e ritmi giusti: ad esempio, i quarti d'ora passati camminando (dall'ITWM all'hotel, dall'hotel al locale per la cena, dal locale nuovamente in hotel) sono stati molto utili non tanto per panza gamba e fiato (troppo poco per essere veramente efficaci in quel senso) quanto per il lavoro —nonostante o anzi proprio perché in quel caso il cervello più che focalizzato era in pieno brainstorming, come sempre durante le mie camminate. Tutto questo è ancora più buffo quando si considera che in generale io non sono (o non mi considero) gran sostenitore del bruciare più intensamente più in fretta. Al contrario. Ed allora vediamo quanto impiego a ridimenticarmi la riscoperta importanza della calma.

permalink | scritto da in data 14 luglio 2006 alle 10:28 | Stampastampa
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20060528

Ultima sera, prima mattina Il mio mondo

Il metodo lavorativo si chiama ‘raptus’: è una forma in piccolo del mio procedere per ossessioni su scala temporale più vasta. Per questo motivo questo fine settimana esteso (diciamo a partire da venerdì) si sta rivelando estremamente proficuo: come la settimana scorsa ho perso tempo imparando il JavaScript esercitandomi sul codice del blog, questa settimana ho perso tempo (ma mi sono meritato lo stipendio) imparando il Mathematica in modo da rendere il mio codice più efficiente, in termini di tempo e memoria.

Con notevole profitto, considerando che già ancora tra ieri notte e stamattina presto, da prima che i miei andavano a prendere la Sorella Maggiore all'aereoporto, sono riuscito a dimezzare ulteriormente i tempi di calcolo. (Certo, la soddisfazione non è più la stessa: 128, 64, 32, 16, 8, 4, 2 ... la differenza è sempre minore ...)

Speriamo che il raptus sia duraturo.

permalink | scritto da in data 28 maggio 2006 alle 11:01 | Stampastampa
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20060523

Quand'ero giovane e ingenuo Il mio mondo

Quattordici anni fa avevo tredici anni, stavo finendo la terza media ed il mio mondo era circoscritto alla mia casa, le mie scuole (quella delle elementari e quella delle medie) e la strada che mi portava dall'una all'altra (la scuola delle medie era sul percorso verso quella delle elementari). Il resto era atomizzato ai brevi periodi che ci passavo, qualche spiaggia per il mare, il Villaggio Sant'Agata (uno dei quartieri satellite di Catania) le domeniche per le messe, i vaghi ricordi dei Paesi stranieri visitati.

E non sapevo chi fosse Falcone, come 57 giorni dopo non sapevo chi fosse Borsellino.

permalink | scritto da in data 23 maggio 2006 alle 11:39 | Stampastampa
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20040825

Il mio mondo, parte quinta Il mio mondo

Il mio mondo è fatto di paure. Paure mie, paure altrui. Forse la sola vera grande differenza tra le une e le altre è che le une io le posso affrontare. Posso almeno cercare di farle, confrontarmi con esse, analizzarle razionalmente, e pur vivendole, agire indipendentemente da esse. Da piccolo avevo paura del buio. C'era una sezione del nostro garage in cui la luce non arrivava completamente. Era come se quella sezione di garage improvvisamente non avesse più pavimento. Mi prendeva quasi il panico, ad attraversarla, come se ad ogni passo stessi mettendo il piede nel vuoto, come se ogni passo avrebbe potuto farmi precipitare fino alle viscere della terra. Io sapevo che il pavimento c'era, che non sarei sprofondato, caduto, che la peggiore cose che poteva succedermi era inciampare, perché il pavimento era un po' irregolare. Ma la paura mi costringeva ad avanzare con estrema cautela, quando il resto del garage lo attraversavo correndo. È una paura che ho vinto, anche se ancora un brivido lo sento, nell'attraversare quella sezione. Le paure degli altri sono al di fuori della nostra portata, perché ciascuno di noi deve trovare in sé la forza di vincerle, superarle. È naturale che questo sia tanto più difficile quanto più ogni precedente tentativo, soprattutto i tentativi ``riusciti´´, ci hanno portato a sbattere contro una realtà ben più dura della paura stessa. Ed è davvero triste questo non poter far nulla se non porgere una mano a qualcuno, soprattutto quando da quel porgere la mano, da quel ricevere quella altrui, potrebbe dipendere la felicità, nostra e dell'altro. Eppure è proprio quello che succede. Una persona abbarbicata su un roccione, forse la sua ultima posizione sicura, su una sporgenza in un precipizio in cui ha già cominciato a cadere; e non poter far nulla per darle una mano e tirarla su, perché ella non mollerà mai la presa per prendere la corda che le viene calata, la mano che le viene porta, perché se mollerà la presa per guadagnarne un'altra, potrebbe cadere ancora più in basso, irrimediabilmente stavolta. Ed è la paura a bloccarle i muscoli, a tenerle le mani incollate all'ultima roccia che la protegge dal baratro che si apre sotto di lei. Ed il ciglio del burrone è troppo in alto perché possa risalire da sola. A mezza costa, senza speranza. Finché non verrà qualcuno che riuscirà a calarsi fino a lei, staccarla a forza dalle sue paure, e riportarla a correre, gioiosa e felice, sui prati in fiore, sotto un cielo azzurro, alla luce del sole, sciogliendo le lacrime di quanti, con lei, erano angustiati dal suo essere lì, in bilico, né in salvo né perduta per sempre.

permalink | scritto da in data 25 agosto 2004 alle 14:15 | Stampastampa
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Il mio mondo, parte quarta Il mio mondo

Il mio mondo è fatto di occhi; e con essi, di anime e di animi; e più tempo passa, più mi rendo conto che è possibile leggervi, in questi occhi, poiché essi davvero rispecchiano alcuni salienti aspetti delle anime che nascondono. Il mio mondo è fatto di occhi: occhi vivi, aperti, attenti; occhi ottusi, spenti, passivi; occhi maligni, malefici, crudeli; occhi torbidi, stravolti; occhi desiderosi; occhi che mostrano una forza esplosiva a stento controllata; occhi che mostrano paure profonde, indissolubili; occhi sereni, pacifici; occhi violenti. Sono gli occhi la prima cosa che noto in una persona, e sono essi che spesso ad essa mi legano, o da essa mi allontanano. Sono essi che mi comunicano la prima impressione. Sono attratto da occhi scuri, brillanti; occhi che mostrino la scintilla della vita, energia e passione, ma anche resistenza. Ad ogni paio d'occhi, un nome. Occhi che sempre rimarranno in me, qualunque cosa sia successa succeda e succederà a ciascuna di loro, e tra me e ciascuna di loro. Avanti il prossimo.

permalink | scritto da in data 25 agosto 2004 alle 13:45 | Stampastampa
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20040606

Il mio mondo, parte terza Il mio mondo

Il mio mondo è fatto di certezze. Non di quelle certezze dogmatiche indiscusse indiscutibili del tipo ``così è e guai a chi pensa che così non sia´´. Certezze in senso scientifico.

Le certezze scientifiche hanno una notevole caratteristica che le differenzia dalle certezze di fede: sono dinamiche. La gente costruisce ponti, case, strade, automobili, computer, aerei sulle certezze scientifiche. Ogni tanto quanlche ponte crolla. Anche le certezze scientifiche ogni tanto vacillano, cadono. In questi casi, ci si può solo armare di santa pazienza e ricominciare.

La scienza è un gioco, le cui regole possono essere descritte molto semplicemente come segue. Si gioca su una specie di scacchiera, come segue:


  1. lo scopo è raggiungere l'altro lato della scacchiera;
  2. la scacchiera è divisa in quadrati, ma non è noto da quanti quadrati è composta, ovvero quanto è lunga e quanto è larga;
  3. si può salire su un quadrato solo se vi è una casella; si può salire su qualunque casella, anche una casella costruita da un altro giocatore;
  4. se si sale su un quadrato vuoto, o se la casella su cui si sta si rompe, si "cade" e bisogna nuotare fino alla casella più vicina;
  5. ogni quadrato vuoto che è continguo ad una casella o al bordo iniziale della scacchiera ha una domanda visibile; le domande sono molto semplici ed hanno un'unica risposta, come ad esempio: "perché l'acqua scorre verso il basso?" oppure "perché la luce attraversa il vetro?" o anche "cosa è il calore?"
  6. l'unico modo per costruire nuove caselle è inventarsi una risposta alla domanda
  7. una casella galleggia se esiste una verifica fattuale riproducibile della risposta
  8. una casella può essere rotta solo dimostrando che la risposta è falsa usando una verifica fattuale riproducibile
  9. una casella non può essere distrutta da prove non riproducibili, una casella non galleggia se le prove non sono riproducibili
  10. se una casella viene rotta, tutte le caselle che la seguono e che non sono collegate altrimenti affondano pure
  11. un giocatore è definito come chiunque segua le regole; chi smette di seguire le regole non è più un giocatore finché non ricomincia a seguirle



Non mi trovo bene in acqua; questo vuol dire che ogni volta che una casella mi si rompe sotto i piedi, mi sento affogare, annaspo, e cerco di nuotare disperatamente verso la riva più vicina; sono i dubbi che mi dànno angoscia, che mi deprimono, mi fanno mancare la terra sotto i piedi.

Per contro, la conoscenza, la certezza scientifica (e quindi non dogmatica ma plausibile, con il dovuto riserbo e la coscienza che le cose possono rivelarsi diverse ad una verifica più approfondita) mi dà la serenità per proseguire.

Per questo adesso, dopo una discussione chiarificatrice con Luna e Perla, mi sento nuovamente sereno.

permalink | scritto da in data 6 giugno 2004 alle 15:06 | Stampastampa
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20040413

Il mio mondo, parte seconda Il mio mondo

Sono circondato da gente che esprime in continuazione il proprio disprezzo per le etichette, gli incasellamenti, gli schemi. È gente che non vuole vivere ``libera'' dai (pre)giudizi, dalle categorie degli altri. Si può supporre che questa gente a sua volta ritenga di non avere (pre)giudizi, categorie, schemi e che non etichetti, incaselli gli altri.

Mi viene in mente una striscia di Sergio Stàino, con Bobo che prima si lamenta che la moglie non riesce a pensare fuori dagli schemi, a non usare etichette, e che poi a sua volta usa quella che lui chiama una ``sintesi'' (fascista).

La verità che la gente di cui sopra sembra avere difficoltà ad accettare è che la nostra mente è basata sulle categorie. Senza categorie, schemi, incasellamenti non saremmo in grado di immagazzinare, elaborare, a scelta recuperare, la miriade di informazioni che i nostri sensi assimilano continuamente.

Secondo me, i problemi essenziali contro cui è giusto stare in guardia, sono tre: primo, il pensare che le categorie descrivano interamente le entità a cui vengono riferite; secondo, che le categorie siano intrinsicamente duali; terzo, il pensare per categorie rigide ed immutabili.

C'è un bellissimo koan Zen che esprime la mia idea sul primo problema meglio di quanto io possa sperare di fare di testa mia:


Shuzan sollevò il proprio corto bastone e disse: «Se questo
lo chiamate un corto bastone, vi opponete alla sua realtà.
Se non lo chiamate un corto bastone, ignorate il fatto. Orbene,
come volete chiamarlo?»


Io posso capire coloro che stanno in guardia contro le vittime del primo errore. Ma sono preoccupato dal fatto che per evitarli cadano nell'errore di ignorare i fatti. O di forzare, coscientemente e talvolta contro se stessi, le categorie in cui temono di venir rinchiusi dagli altri.

Chi cade nell'errore di ritenere che una categoria sintetizzi e descriva appieno qualcosa, può essere probabilmente tacciato di bigottismo. Ma chi si oppone di forza a questo bigottismo, risolve forse il problema?

Anche il secondo errore è caratteristica preponderante del pensare bigotto. Più che di mettere etichette, il vero bigotto è semmai caratterizzato dal non riuscire a vedere mezzitoni, è colui per il quale non esistono che vero o falso, con me o contro di me, bello o brutto, stupido o intelligente, bianco o nero. Senza gradazioni, alternative. È forse l'aristotelico per eccellenza, il logico inflessibile (tertium non stat), ma è questo un fatto positivo?

Il vero bigotto è persona pericolosa per sé e per gli altri, è persona che si circonda di nemici (tutti coloro che non aderiscono in tutto e per tutto alla lora visione del mondo) ed i cui pochi amici non possono fare nulla per aiutarlo perché dello stesso stampo. Il vero bigotto è colui che non è in grado di capire che si può convivere pur essendo in disaccordo, poiché per lui non esiste possibilità di intesa, in quanto il mondo è fatto da estremi caratterizzati dall'essere incompatibili.

Bigotti purtroppo ne esistono in qualunque gruppo, per qualunque filone di pensiero. Sono i fanatici che rendono un disservizio a qualunque idea si accostino, rendendola inattuabile, irreale, paranoica. Sono coloro che creano nemici dove non ne esistono, che allontanano sostenitori e simpatizzanti perché non abbastanza convinti per i loro gusti, sono coloro per i quali i neutrali diventano scettici.

E quel che è peggio, sono coloro che non possono essere corretti perché non possono vedere il proprio torto. E così forse sì, anche il terzo punto è loro prerogativa.

permalink | scritto da in data 13 aprile 2004 alle 13:09 | Stampastampa
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20040406

Il mio mondo, parte prima Il mio mondo

Il mio mondo è fatto di ossessioni. Come è giusto che sia per ogni ossessione che si rispetti, l'intero mondo che mi circonda viene da me condizionato e subordinato all'ossessione del momento; non solo quindi l'ossessione occupa di per sé gran parte dei miei pensieri, ma essa diventa a tutti gli effetti un filtro da cui non si può prescindere per interpretare la realtà. Come se non bastasse, le mie ossessioni hanno la peculiarità di riuscire immancabilmente a fungere da catalizzatori per se stesse: capita così che l'argomento base della mia ossessione del momento venga fuori, in continuazione, nei momenti più diversi. L'obession du jour (o piuttosto del mese, ed anche di più giacché la vivo da ottobre 2003) è il tango. Da quando ho cominciato il corso, non ascolto quasi altro che musica da tango. Da quando ho cominciato il corso, buona parte delle mie serate vengono spese a fare pratica di tango. Ciò che scrivo gira intorno al tango, e ciò che vedo è condizionato al tango. Improvvisamente trovo che il tango sia un interessante modello della vita reale. E poi, fuori contesto ... Mi ha chiamato mia sorella da Pisa per chiedermi se l'episodio di Corto Maltese intitolato "Tango" valesse la pena (desiderava acquistarlo a nostri comuni amici). Mia sorella non balla il tango, e non sa che io prendo lezioni. Coincidenze?

permalink | scritto da in data 6 aprile 2004 alle 13:42 | Stampastampa
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aprile