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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Dedicato a

20080415

Congratulazioni e ringraziamenti Dedicato a

Vorrei innanzi tutto porgere le mie congratulazioni a tutti i sostenitori del ‘Veltrusconi’, de «il meno peggio è peggio del peggio», del «non voglio votare contro, voglio votare per», dell'«ho più paura della Democrazia Cristiana». Siete stati accontentati: il vostro non votare, il vostro votare il Partito degli Amici di Famiglia di un Eremita, vi ha dato quella bella calda soddisfazione di aver fatto ciò che volevate fare, di aver seguito i vostri ideali. E di venir rappresentati dal ‘buffone’ (o era ‘puffone’?) Berlusconi, piuttosto che dallo spaventosissimo Veltroni. Avete lavorato alacramente per propagandare la delusione e l'avversione alla nascente ‘DC di sinistra’. E in definitiva avete dato il vostro piccolo contributo alla schiacciante vittoria della criminalità istituzionalizzata, de «il precariato non è un problema», de «l'evasione fiscale è un dovere», della celebrazione della mafia.

Ed è inutile che state lì ad autoconvincervi che voi non c'entrate niente, che Berlusconi vince perché la gente lo vota. È ovvio che se la gente non lo votasse lui non vincerebbe. Ma è anche altrettanto evidente che la vittoria dipende anche da altri fattori, ed il vostro ‘integralismo ideologico’ è tra questi.

Alla fin fine, la legge del contrapasso sarà la prima ad esprimervi i ringraziamenti del caso: così come la maggior parte degli elettori diretti di Berlusconi sarà la prima a prenderla nel culo, voi siete pronti in fila subito dopo, con i vostri mestieri buoni solo a produrre altri intelletuali di sinistra (quando ci arrivano).

Interessante risvolto elettorale è l'Italia che si scopre razzista e xenofoba, molto più che cattolica: 8% a Bossi contro nemmeno il 6% all'Udc. Diventa allora magra consolazione l'unica vera buona notizia: la totale disfatta della sedicente sinistra, appellata ‘radicale’ dall'avversario politico.

Ovviamente, in un Paese normale una cosa del genere potrebbe portare la parte politica in questione a rinnovare se stessa, riscoprendo la propria funzionalità e ricominciando da zero per ricostruire la propria famosa ‘base’. Ma siamo in Italia, quindi ci sono ottime probabilità che quel che resta della frangia più a sinistra dell'ex PCI si reinventi uguale a com'era prima: velleitario, paroliere e parolaio, privo di senso pratico e senza alcuna coscienza né della realtà né tanto meno di quella parte di elettorato che dovrebbe, in teoria, rappresentare.

Anche qui, alla fin fine, si tratta di legge del contrapasso: dopo le bottarelle per alimentare la degenerazione centrista della sinistra, il partito che nel 1996 fece cadere il governo e che nel 2001 fece perdere le elezioni è rimasto bruciato dalla propria insignificanza.


Sono pronto a scommettere che tra qualche mese, un anno al più, quando la merda avrà colpito il ventilatore e i sostenitori di Berlusconi (e di Lombardo in Sicilia) si cominceranno a rendere nuovamente conto di aver fatto “La Cazzata” (ottimo titolo per un film, com'è che ancora non l'hanno fatto), tutti negheranno di averlo votato, e torneremo al Mistero Di Come Cazzo È Salito.

Vogliamo scommettere quanti di quelli favorevoli alle raccomandazioni avranno dato il loro voto a destra, sperando in un posto, si ritroveranno con un palmo, diciamo, di naso?

Io mi chiedo ad esempio quanti dei dipendenti del comune di Catania, che da sei mesi o giù di lì non percepiscono lo stipendio perché non ci sono più soldi, abbiano avuto il posto fisso in cambio del voto. Saranno ancora contenti della loro scelta?

Ma la gente dimentica presto. Ben venga che i coglioni siano i primi a pagare le conseguenze delle proprie azioni. Il problema è che non sono gli unici a farlo.

permalink | scritto da in data 15 aprile 2008 alle 10:01 | Stampastampa
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20071018

Dolori Dedicato a

Non ci sono abbastanza lacrime
per piangere certe vite.

permalink | scritto da in data 18 ottobre 2007 alle 21:10 | Stampastampa
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20070921

Pezzo di pane Dedicato a

Non è mia abitudine trascrivere canzoni: lo trovo sostanzialmente … inutile, ecco. Ma ogni tanto (come oggi) capitano delle coincidenze particolari: tipo che uno ha appena aggiunto un articolo al proprio blog e subito parte I'd Do Anything for Love (but I Won't Do That), dodici minuti di rock “wagneriano” cantato da Meat Loaf (e Lorraine Crosby).

Ora, a me piace scoprire che la musica sviluppatasi a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 mi piace. Ho già parlato in passato ad esempio di Enola Gay, la canzone degli Orchestral Manoeuvres in the Dark. E per tornare più vicini al rock wagneriano ed alle power ballads, non posso non citare Total Eclipse of the Heart, cantata da Bonnie Tyler e scritta dallo stesso Jim Steinman che ha messo giù queste parole:

And I would do anything for love, I'd run right into hell and back
I would do anything for love, I'll never lie to you and that's a fact
But I'll never forget the way you feel right now, oh no, no way
And I would do anything for love, but I won't do that, I won't do that
Anything for love, oh I would do anything for love
I would do anything for love, but I won't do that, oh I won't do that

Some days it don't come easy, and some days it don't come hard
Some days it don't come at all, and these are the days that never end
Some nights you're breathing fire, and some nights you're carved in ice
Some nights you're like nothing I've ever seen before or will again

Maybe I'm crazy, but it's crazy and it's true
I know you can save me, no one else can save me now but you

As long as the planets are turning, as long as the stars are burning
As long as your dreams are coming true, you better believe it

That I would do anything for love, and I'll be there til the final act
I would do anything for love, and I'll take a vow and seal a pact

But I'll never forgive myself if we don't go all the way tonight
And I would do anything for love, oh I would do anything for love
Oh I would do anything for love, but I won't do that, no I won't do that

I would do anything for love, anything you've been dreaming of
But I just won't do that
(repeats 3x)



Some days I pray for silence, and somedays I pray for soul
Some days I just pray to the God of Sex and Drums and Rock 'N Roll
Some nights I lose the feeling, and some nights I lose control
Some nights I just lose it all when I watch you dance and the thunder rolls

Maybe I'm lonely and that's all I'm qualified to be
There's just one and only, the one and only promise I can keep

As long as the wheels are turning, as long as the fires are burning
As long as your prayers are coming true, you better believe it

That I would do anything for love, and you know it's true and that's a fact
I would do anything for love, and there'll never be no turning back

But I'll never do it better than I do it with you, so long, so long
And I would do anything for love, oh I would do anything for love
I would do anything for love, but I won't do that, no no no I won't do that

I would do anything for love, anything you've been dreaming of
But I just won't do that
(repeats 7x)

But I'll never stop dreaming of you every night of my life, no way

And I would do anything for love, oh I would do anything for love
I would do anything for love, but I won't do that, no I won't do that

[Girl:] Will you raise me up, will you help me down?
Will you get me right out of this Godforsaken town?
Will you make it all a little less cold?

[Boy:] I can do that! I can do that!

[Girl:] Will you hold me sacred? Will you hold me tight?
Can you colorize my life, I'm so sick of black and white?
Can you make it all a little less old?

[Boy:] I can do that! Oh oh, now I can do that!

[Girl:] Will you make me some magic, with your own two hands?
Can you build an emerald city with these grains of sand?
Can you give me something I can take home?

[Boy:] I can do that! Oh oh now, I can do that!

[Girl:] Will you cater to every fantasy I got?
Will ya hose me down with holy water, if I get too hot?
Will you take me places I've never known?

[Boy:] I can do that! Oh oh now, I can do that!

[Girl:] After a while you'll forget everything
It was a brief interlude and a midsummer night's fling
And you'll see that it's time to move on

[Boy:] I won't do that! No I won't do that!

[Girl:] I know the territory, I've been around
It'll all turn to dust and we'll all fall down
And sooner or later, you'll be screwing around

[Boy:] I won't do that! No I won't do that!

Anything for love, oh I would do anything for love
I would do anything for love, but I won't do that, no I won't do that

Ecco. Magari non è che ci sia nulla di straordinario ed eccezionale, e non tutti ovviamente la sentiranno allo stesso modo, ma ci stava tanto bene.

permalink | scritto da in data 21 settembre 2007 alle 0:56 | Stampastampa
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20070523

Felice di non esserlo Dedicato a

Ci sono giornate in cui anche se le cose non vanno come s'era progettato non ci si può lamentare, persino in casi in cui si sarebbe stati ben più felici altrimenti.

Oggi, ad esempio (che poi sarebbe ieri, essendo passata la mezzanotte), il progetto di passare una mattinata tranquilla insieme all'Affine è degenerato in un'affannosa corsa su e giù per Catania alla ricerca di informazioni, biglietti e tutto il necessario per una partenza quasi inaspettata direzione Torino.

È uno stravolgimento di programmi che pesa, un'assenza che non si sente. Ed allo stesso tempo un gesto che ha un valore molto importante, di conquista per colei che parte, di scoperta per me che resto, ed è la prima volta che è lei a partire ed io a restare indietro.

Forse simbolicamente, il primo segno della sua assenza è quel nome mancante in cima alla lista degli utenti in chat, quella virtualità che ci permetteva di essere presenti insieme senza esserlo, di scambiarci saluti e brevi messaggi istantanei senza disturbo, senza fatica: e se ne capisce la ricchezza ora che non.

Eppure tutto il resto procede liscio, la corsa ed il lavoro, anche fino a tarda notte, le attività di sempre, solitarie od in compagnie di vecchia data. E c'è questa sensazione paradossale, di riusicre ad essere felice per me e per lei, anche quando, mancando lei, non posso festeggiarlo. Ma certo la coscienza della brevità del distacco è parte non indifferente della spinta verso l'alto.

A presto, buon viaggio.

permalink | scritto da in data 23 maggio 2007 alle 0:51 | Stampastampa
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20070326

iLaurea Dedicato a


Mi sarebbe piaciuto riuscire a fare qualcosa tipo preparare un'immagine della dea Kālī con il tocco il testa ed una pergamena in una nelle tante braccia, ma non sono riuscito a trovare una buona immagine da usare come base. Mi piaceva molto quella che c'era nell'edizione de I misteri della jungla nera che avevano a Pedara, ma valla a ripescare.

Quindi mi dovrò accontentare del tradizionale mazzo di fiori.

P.S. Grazie a Sim ed alla sua recente iFissazione iPer iMac, altrimenti io avrei scelto un altro anagramma.

permalink | scritto da in data 26 marzo 2007 alle 9:22 | Stampastampa
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20070131

Musica dal server Dedicato a

Come al solito, alla presentazione segue l'ormai classico senso di svuotamento, a cui contribuiscono cose quali il server di posta dell'università non reperibile. E quindi si finisce con il non lavorare.

Mi dedico quindi ad altre cose, quali una valanga di sistemazioni e piccole migliorie al bot. E poi il tocco magico, il trasloco della musica dal portatile al server mantenendo in Amarok tutte le informazioni sulle preferenze d'ascolto. Magia del software (fossero così semplici anche i traslochi dal vivo, senza il carito (e lo strascico!) di confusione, stress, stanchezza che invece si comportano … un punto a favore del digitale —dovrei cominciare a segnare il punteggio, e vedere quale ne accumula di più a favore dell'altro), e soprattutto del software open source.

Voglio dire, non sarà perfetto (mi manca solo l'opzione ideale per tenere ben sincronizzato il sottoinsieme della musica che continuerò a tenere sul portatile), ma più tempo ci passo più mi viene da chiedere come possa la gente restare a soffrire con ciò che gli viene appioppato usualmente.

Coincidenza: proprio qualche momento fa qualcuno sul newsgroup alt.corel mette un link a questo:

Eh. E non mi si venga a dire che la gente non cambia piattaforma perché non ha tempo da perdere per imparare il nuovo ambiente: perché allora ha tempo da perdere in crash, perdite di dati, virus, spyware e quant'altro? Soprattutto quando il tempo non solo lo perdono loro, ma lo fanno anche perdere al geek parente/amico di turno.

Devo cominciare a stamparmi bigliettini con l'ultima di queste:

da abbinare alla maglietta con l'opposto messaggio.

Sono queste le piccole gioie dei geek.

permalink | scritto da in data 31 gennaio 2007 alle 2:38 | Stampastampa
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20061227

E cosa vuol dire è ovvio Dedicato a

Mi ricordo il sogno di stanotte. Telefonavano (una donna, credo qualcosa tipo dall'Alitalia) per dire che la Sorella Maggiore sarebbe tornata il 28, non ricordo bene se partiva il 28 o arrivava il 28. Tipo che avevano deciso di implementare questa politica per i fuori sede, che li rimandavano a casa tutti insieme il 28, e quindi avrebbe fatto il colloquio di mattina e poi sarebbe partita subito dopo.

permalink | scritto da in data 27 dicembre 2006 alle 14:11 | Stampastampa
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20061120

Dimmi quanto mi paghi e ti dirò chi sei Dedicato a

L'idea, di per sé, è geniale. E la prendo in prestito dalla Fran, che uccide grissini per salvare i tonni (lodevole, vista la mia passione per il tonno).

Parlavo di qualcosa del genere anni fa, ad esempio: perché dovrei essere io a pagare salato per indossare una maglietta che mi trasforma in un cartellone pubblicitario? Semmai, dovrebbero essere loro a pagare me.

Ed è proprio quello che hanno pensato su Review Me: dopotutto, i blogger non fanno altro che parlare di ciò che gli capita nella vita; e allora perché non cogliere l'occasione e pagarli per dedicare un po' più d'attenzione a certe cose? In un certo senso, è una versione più sofisticata dell'AdSense di Google: invece di venir relegato ad un angolino della sidebar, diventa parte integrante e ben visibile del blog —almeno fintanto che rimanga visibile il post.

(Se non ricordo male, una famosa marca aveva lanciato un programma simile negli Stati Uniti, anche se lì cercava di fare leva soprattutto sull'“effetto branco” (o gregge?): regalava le scarpe agli “alpha” per assicurarsi una pompata di vendite dai seguaci vogliosi di essere ugualmente “in”.)

Ora, siccome che a me è capitato, in passato, di parlare di roba che tangeva il commerciale (voglio dire, il mio entusiasmo per il servizio della FotOttica Randazzo, vedi link sopra, ne è un brillante esempio) ho pensato: “perché no?” Dopotutto, non ho nulla da perderci. E così comincio recensendo loro, e se ci becco $30 dollari, meglio ancora. Se no, a lamentarmi sono sempre in tempo. Dopo tutto, 200 parole ce le posso sempre sprecare; soprattutto considerando che non dev'essere necessariamente una recensione positiva.

permalink | scritto da in data 20 novembre 2006 alle 23:28 | Stampastampa
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20061104

Da sotto i piedi Dedicato a

Mannaggia. In questa mia prolifica giornata che ormai volge al termine (quando avrò finito di scrivere questo articolo sarà già domani) mi è stata rubata da sotto il naso l'occasione di scriverne uno in risposta a Kaos, la pecora nera dell'attualmente defunto forum marforico.

Scriveva ella di come i meteorologi catastrofisti avessero cannato per l'ennesima volta le previsioni del tempo minacciando improvvisi cali di temperatura da terrorismo da era glaciale. Le rispondevo oggi verso le undici (quando già nel prendere la biancheria dalla lavatrice sentivo nell'aria un'odore da freddo di neve) ricordandole che la situazione del catanese era particolare perché la particolare situazione della città, schiacciata tra il mare e ‘a muntagna, la rendeva particolarmente ostica, climatologicamente parlando.

In realtà, l'osservazione era nel caso specifico alquanto inafferente, poiché, come Kaos osservava, non c'era stato tale brusco calo di temperatura in alcuna nemmeno altrove.

Le ultime parole famose.

Quando, dopo pranzo, la temperatura esterna ha cominciato a portare con sé la smaccata e tagliente sensazione del gelo invernale e le kaotiche speranze di un nuovo novembre estivo (come qualche anno fa) sono appassite, ho sentito fiorire in me quella sadica cattiveria che mi diverte in queste bazzecole, e mi sono preparato a scrivere una frecciatina che la deridesse su questo punto.

Sono quindi passato dal suo blog per prendere il permalink al già citato (e linkato) articolo in questione, scoprendo che ella stessa aveva già provveduto a cospargersi il capo di cenere in un mea culpa che solo coincidentalmente segue da dipresso una citazione di Piero Manzoni.

Non si fa, dico io, non si privano così i propri vicini di blog dell'opportunità di sfotterti in un post. Bisogna invece prendere esempio da Sim, facile obiettivo di frecciatine et similia (anche quando il tutto è solo una facciata per parlare d'altro in modo che nessuno capisca).

Anche perché in questo modo mi si priva della possibilità di parlare ad esempio di come la meteorologia, con la sua spaventosa sensibilità ai valori iniziali, sia stata una delle principali molle nello studio dei frattali, con il famoso attrattore di Lorenz (d'accordo, l'ancora più famoso insieme di Mandelbrot è invece nato dallo studio dell'economia, ma non è questo il punto).

Mi si toglie la possibilità di parlare di come i nuovi sviluppi della matematica, strettamente legati a quello su cui sto lavorando io, in qualche modo “uccidono” lo splendore di queste figure geometriche con un grosso pennarello il cui scopo è tracciare il più piccolo quadrato (cubo, ipercubo, …) che le iscriva, senza cura per quei minuscoli dettagli che le rendono graficamente tanto accattivanti.

E non si fa così, no, proprio non si fa.

permalink | scritto da in data 4 novembre 2006 alle 1:04 | Stampastampa
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20061103

Siamo seri (?) Dedicato a

C'ho come l'impressione che la gente mi piglia troppo sul serio. Avete presente tipo quelli che hanno la fama di essere comici per cui la gente non li piglia mai sul serio, e se entrano in una stanza urlando che l'edificio ha preso fuoco gli astanti si mettono a ridere? Ecco, tutto il contrario.

Mi chiedo: da cosa potrebbe dipendere questo fatto? Forse che senza accorgermene tengo sempre un'espressione seria, o riesco altrimenti a nascondere il vero umore delle cose che dico? O dipenderà dal fatto che anche quando non sono serio ciò di cui parlo è molto plausibile, o, peggio ancora, ha solide fontamenta nella realtà?

Non può non venirmi in mente un famoso aforisma di Voltaire («Dieu est un comédien jouant devant un public trop effrayé pour rire»); non perché mi senta anch'io un commediante che recita davanti ad un pubblico troppo spaventato per ridere, ma perché mi trovo (a volte alquanto spesso) in circostanze in cui mi sembra di essere l'unico a cogliere certe forme di ironia o di umorismo, che siano intenzionali o meno: col risultato di essere l'unico a ridere, magari pertanto soggetto a sguardi dubbiosi, perplessi o severi. Un po' come quando ci si racconta barzellette da insider (cos'è un bambino complessato? un figlio di madre reale e padre immaginario), senza che vi sia alcuna apparente categoria a cui appartenere per cogliere il gioco o lo scherzo.

I momenti più paradossali si raggiungono però quando ad un certo tipo di leggerenza o altra diversione dalla serità faccio eco dando corda, e finisco con il ricevere osservazioni la cui caratteristica principale, chissà se voluta, sembra essere l'autoreferenzialità: tipo quando mi si dice che non capisco che gli altri non sono seri, e che quindi non dovrei esserlo nemmeno io; che fa molto come quando mi si dice che inquadro le persone perché sono matematico. Eh.

Il vantaggio in tutto questo è che posso quasi vantarmi di essere un houngan: magari non animo gli zombi, ma posso tenere sulle spine un Sim, e se magari non posso dire di giocarmelo come una marionetta, almeno mi diverto a suscitarne reazioni varie ed eventuali; che è ancora più divertente se provo a prevederle, soprattutto quando ci azzecco.

Per chi non avesse ancora capito, tutto questo è fortemente legato al valore della verità, e soprattutto all'osservazione che riguarda il peso dato alle parole: non quello che vi assegniamo noi quando le diciamo, ma quello dato loro da coloro che le ascoltano. La cosa più divertente di quell'articolo è che, poiché il piano di lettura è fortemente connesso a ciò che si sa, chi lo legge senza essere stato in chat nel momento in cui avvenivano i fatti che mi avevano ispirato potrebbe davvero pensare che la presunta non colta postomodernità dei commenti poi contraffatti fossero realmente l'argomento dell'articolo. Eh.

permalink | scritto da in data 3 novembre 2006 alle 15:45 | Stampastampa
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20061102

Chi ama la verità? Dedicato a

Prendiamo uno a caso. Sim. Gli ho chiesto di diventare il mio uomo per tutta la vita. Inutile dire che mi ha risposto “Forse”. Gli ho risposto a questo post con

Lo ssssssapevo che c'era un trucco!

(non ricordo esattamente il numero di “s”, ma d'altronde è alquanto inafferente) che, come può cogliere chiunque sia cresciuto a panem et Walt Disney, è in realtà un grumo di postmodermismo citazionista, con tutta una serie di risvolti che sembrano tuttavia essere passati svolazzando allegramente (ma senza farsi scorgere) sul capo di Sim, visto la sua risposta (molto sulle difensive) incentrata sul fatto che quel messaggio non fosse quello che spiegava tutto. Al che seguì un ulteriore commento del sottoscritto che puntualizzava come fosse mancata la presa mentale della citazione, commento a quanto pare non apprezzato viste le conseguenze sul testo dei commenti in questione e seguenti.

Ora, può darsi che la cosa sia collegata al fatto che io sia (a quanto pare l'unico) in grado di mettere Sim in difficoltà (come egli stesso afferma), a quanto pare anche quando non faccio alcunché. (O sarà forse soprattutto quando non faccio, ad esempio, altro che guardarlo? fisso? cosa leggerà nel mio sguardo?)

O potrebbe anche darsi che la cosa sia un po' contestuale: sembra tornato alla ribalta il periodo delle interpretazioni (non) (con)testuali, dove io dico qualcosa ed essa viene intepretata con pesi, valenze, a volte persino significati, diversi da quelli intesi nella loro formulazione (nella mia mente). Cosa che potrebbe essere spiegabile con (ed imputabile a) questo periodo di percebilmente aumentata nerditudine (o geekitezza) del sottoscritto.

Mi capitano quindi episodi (quello di Sim è in realtà il minore, da questo punto di vista) che spingono inevitabilmente a riflessioni sul nostro (nel senso di ciascuno di noi) rapporto con gli altri, nella duplice forma dell'attesa di un riscontro da un lato e dall'opportunità di fornire detto riscontro dall'altro.

Perché, ad esempio, Sim dovrebbe inpannarsi in mia presenza? Potremmo ad esempio formulare l'ipotesi (plausibile?) che il mio atteggiamento sia di critica osservazione, o che quanto meno come tale venga percepito. La paura di far brutta figura potrebbe allora portare il mio interlocutore a gaffare, impappinarsi e quant'altro, col risultato di “peggiorare” (per un opportuno tipo di valutazione) la propria situazione cadendo in un circolo vizioso.

Sottolineo l'opportuno tipo di valutazione, perché ad esempio non è detto che nella mia mente si formi un giudizio negativo per una persona perché questa mostri, temporaneamente o meno, ignoranza o difficoltà espressive o altri modi usualmente considerati socialmente poco lodabili. Si verifica pertanto questo particolare fenomeno che porta la gente non solo ad anticipare il valore di un potenziale giudizio anche quando non vi sia ragione valida a sostegno di tale anticipazione, ma anche a modificare (intenzionalmente o meno) il proprio modus operandi in funzione di tale (possibilmente infondata) anticipazione.

E da qui la prima domanda: vale davvero la pena comportarsi secondo (o contro) quanto gli altri potrebbero aspettarsi o secondo come potrebbero giudicarci?

Veniamo ora all'altro lato: supponiamo, sempre exempla gratia, che dopo un'occasione d'incontro la persona in questione chieda un'opinione su ciò che ha fatto e detto. Qual è, a questo punto, la risposta giusta?

Se ad esempio la persona chiede se ha fatto qualche gaffe catastrofica (dopo averla fatta), la risposta giusta è “sì” o “no”? (“Forse”) Dipende ovviamente da cosa significa davvero quella domanda, e da ciò che vi si legge: ma nel momento in cui si inizia la fase “interpretiamo ciò che viene chiesto e detto” ci si immerge nel mare dei fraintendimenti, rischiando valanghe di offese/lodi/insulti/complimenti/domande-non-fatte/risposte-non-date, tutto molto implicito quanto (spesso) non voluto, ma nondamento dannoso.

Ovviamente, l'ideale sarebbe poter rispondere “sì; e con ciò?” o in qualunque altro modo che evidenzi che il fatto che sia successo questo o quello non ha, per noi, il peso o il valore che potrebbe avere per qualcun altro.

Il problema è che non sempre è possibile (ovviamente lo è nel caso presentato come esempio); ed allora sorge la seconda domanda: chi è davvero interessato a sapere la verità? ed in quale forma bisogna porla?

Le domande sono meno oziose di quanto si potrebbe altrimenti pensare: la risposta sbagliata alla prima porta infatti al manicomio (Uno, nessuno e e centomila docet); la risposta sbagliata alla seconda significa che altri scelgano di riferirti la qualità che gli inglesi definiscono callous (che ha solo una ristretta somiglianza con l'uso figurato del calloso italiano)

permalink | scritto da in data 2 novembre 2006 alle 23:45 | Stampastampa
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20060903

Sanc Sanc Sanc Dedicato a

Un post inutile, giusto perché è il numero 555 (scinquescentoscinquantascinque, letto alla catanese).

Un post dedicato ai 24 utenti del Cannocchiale che mi hanno aggiunto ai preferiti, che mi leggano o meno, a quelli che so chi sono ed a quelli che non hanno mai lasciato un commento. Ma anche a quelli che mi leggono ed utenti del Cannocchiale non sono.

Un post dedicato ai parenti che mi leggono, a quelli che lo fanno con costanza ed a quelli che lo fanno saltuariamente, che sia perché non possono più frequentemente o che sia perché non vogliono. Ma anche a quelli che miei parenti non sono (e che quindi non si capisce bene che gliene freghi delle mie pippe mentali; ma tant'è, anche io mi interesso di quelle altrui). Ed anche ai parenti che non mi leggono. Per non parlare di quelli che parenti non sono e del mio blog non sanno nemmeno che esista (ammesso che sappiano cosa sia un blog).

Un post dedicato a coloro che sono importanti nella mia vita, soprattutto a coloro che non sanno di esserlo o che sottovalutano la loro importanza. Ma anche a coloro che invece credono di esserlo, o che la loro importanza la sopravvalutano.

Un post dedicato a chi mi legge ancora con Internet Explorer, perché per pigrizia o perché altrimenti impossibilitato non riesce a passare a qualcosa di migliore. Ma anche a tutti coloro che all'alternativa sono passati, in particolar modo a quelli che ho aiutato a convertire, ed in particolar modo anche a quelli che avevano scoperto le alternative altrimenti.

Un post dedicato a me stesso, che da solo costituisco per certo una fetta bella consistente delle 29512 visite contate su questa piattaforma dal 6 aprile 2004, e che dovrebbe andare a letto invece di perdere tempo con queste scemenze da onirico delirio da veglia.

Ed infine, un post dedicato anche ai blogger che io leggo (alcuni dei quali elencati qui sulla destra).

Buon proseguimento, grazie, grazie.


permalink | scritto da in data 3 settembre 2006 alle 0:25 | Stampastampa
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20041022

Il gusto del silenzio Dedicato a

Sto ascoltando a ripetizione Enjoy the silence dei Depeche Mode. Mi piacciono, i Depeche Mode; li sto riscoprendo grazie a lei e la loro musica (pop elettronico? new wave? disco anni '80?) stimola i miei recettori da ‘‘dipendenza’’. Ascolto questa canzone in loop, e scopro che sembra fatta apposta per questo, con quell'"Enjoy the silence" proprio alla fine, ma come fosse un inizio ... La dedico a Perla, perché nel risentire le parole di queste canzone riecheggiano nella mia mente rimproveri che ella mi ha portato. Le parole amano la violenza distruggono il silenzio irrompono nel mio piccolo mondo dolorose per me mi trapanano non riesci a capire mia piccola ragazza1 (rit:) tutto ciò che ho sempre voluto tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno è qui tra le mie braccia le parole sono proprio non necessarie possono solo fare danno Le promesse vengono dette per essere infrante I sentimenti sono intensi le paorle sono banali il piacere rimane e così il dolore le parole sono senza significato e dimenticabili. (rit.) Goditi il silenzio


1mio piccolo ragazzo, nella versione cantata da Tori Amos. Forse più adatta, poiché era Perla a rifuggire le parole, non io. Ma la versione di Tori Amos non ha la carica di quella dei Depeche Mode, è più qualcosa da addio. Anche per questo forse sarebbe più adatta, potrebbe essere quella che lei potrebbe dedicare a me.
permalink | scritto da in data 22 ottobre 2004 alle 1:46 | Stampastampa
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ottobre