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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090915

Pubblicità ingannevole Intermezzi

Una delle più ripetute critiche che gli elettori non berlusconiani portano ai governi non berlusconiani è l'assoluta incapacità di farsi pubblicità, lasciando passare quasi sotto silenzio non dico i risultati più sofisticati ed insignificanti per chi non ne capisca un minimo di economia (come ad esempio la riduzione del disavanzo primario e del rapporto tra debito pubblico e PIL), ma persino quelli di maggior impatto come le riduzioni per l'ICI e i bonus per gli affitti, significative per quella fetta non trascurabile della popolazione che ne ha maggior bisogno pur senza intaccare drasticamente gli introiti dello Stato come invece succede per la successiva boutade berlusconiana, che ha invece avuto effetti molto più disastrosi sull'economia italia degli apparenti immediati benefici pecuniari per i contribuenti.

Lo stesso non si può certo dire del governo attuale, retto da una forza politica nata sostanzialmente mediatica e di facciata; in effetti, talmente mediatica e di facciata da fare dell'informazione il proprio unico vero strumento di sopravvivenza. Peccato però che per raggiungere questo effetto debba passare da quella che sarebbe più opportuna definire propaganda, quando non vera e propria disinformazione.

Gli esempi sono innumerevoli. Ad esempio, si potrebbe fare riferimento al controllo accurato della cronaca nera, per assicurare che se ne parli molto quando governa l'altro lato, sempre meno quando governano loro, nonostante la costante tendenza all'aumento che accompagna i dati sul crimine tanto durante i brevi governi non berlusconiani quanto durante i lunghi governi berlusconiani.

D'altra parte, senza un po' di sano terrorismo non si può giustificare un decreto sicurezza che a ben guardare ha alcuni interessanti commi che con la sicurezza non hanno nulla a che fare, come il lodo Bernardo che proibisce alla Corte dei Conti di indagare su casi di mala amministrazione senza che l'amministrazione stessa (ovvero sostanzialmente i colpevoli dei casi di mala amministrazione) denunci una “specifica e precisa notizia di danno” che “sia stato cagionato per dolo o colpa grave”. Niente più indagini sul comune di Catania, ad esempio, portato sul lastrico da due consecutive amministrazioni del fedelissimo medico personale di Berlusconi, Umberto Scapagnini, né sulla Regione Sicilia, ben diretta sulla stessa strada. Ma su queste cose il governo non farà campagna informativa.

Ed ancora siamo sulla riga della simulazione, della disinformazione per omissione. Più interessanti sono i casi di dissimulazione, in cui si passa dal tacere informazioni importanti alla plateale bugia. È borderline il caso Alitalia, dove si parla di come la soluzione Berlusconi sia tanto migliore di quella Prodi, nonostante sia costata in più 300 milioni di prestito ponte, il doppio dei posti di lavoro ed i debiti dell'azienda scaricati allo Stato, per regalare il resto ad una congrega che continua ad offrire il peggior servizio d'Europa, invece di venderla (per quello che valeva) al solido e qualitativamente superiore consorzio KLM.

Ma adesso che Berlusconi sente forte puzza di bruciato, tra scandali prostituzione, compravendite a sfondo sessuale di cariche pubbliche, conflitti con la Chiesa, disprezzo europeo e critiche internazionali (tutto ovviamente opportunamente taciuto dai principali canali d'informazione televisiva, tanto dai suoi perché privatamente posseduti quanto dai suoi perché pubblici ed opportunamente ripuliti) ed un malfidato alleato concorrente (Fini), bisogna tirare fuori i cannoni pesanti. E poiché difficilmente le bordate di fango marca Feltri potranno parare tutto (è già un miracolo che abbiano funzionato con Boffo), bisogna ricordare alla gente che non è a tutto questo che si deve guardare, ma alla bontà degli atti di governo.

Come ad esempio la ricostruzione in Abruzzo. Si erano promesse le case a settembre? Bisognerà far sapere alla gente che i terremotati hanno avuto la casa a settembre. Si fa slittare Ballarò per dare a Vespa lo spazio di pubblicizzare la consegna delle prime case. Sui giornali fa notizia lo slittamento, che per carità è notizia di cruciale importanza, essendo un significativo esempio dell'aggressivo processo di normalizzazione delle reti televisive pubbliche per garantire l'assenza di voci che possano dissentire dalla propaganda disinformativa. Ma perché nessuno menziona il fatto che le case che verranno consegnate non sono frutto di un atto di governo, ma di una iniziativa della Croce Rossa, e che Onna (il paesino su cui il governo si farà immeritata pubblicità) è stato espressamente escluso dal progetto di ricostruzione perché giudicato a rischio alluvione?

permalink | scritto da in data 15 settembre 2009 alle 1:07 | Stampastampa
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20090408

L'imbecille che non annunciò la tragedia Intermezzi

Leggo, purtroppo anche su pagine scritte da persone che stimo peraltro intelligenti, una oserei dire quasi preoccupante beatificazione del povero Giampaolo Giuliani vittima della persecuzione della grossa e brutta DPC (nella persona di Bertolaso).

Io vorrei invece mettere qualche puntino sulle i.

Giuliani non ha predetto il sisma che alle 3 di notte del 6 aprile 2009 ha colpito l'Aquila e dintorni. Le previsioni di Giuliani riguardavano Sulmona (più di 60km di distanza) e la settimana precedente. Erano sbagliate.

Alla gente piace pensare che “su scala geologica” 60km e 7 giorni non sono niente; peccato che nella scala geologica anche tutti i terremoti dei precedenti cento e passa anni, e quelli dei prossimi cento e passa anni, in tutto il bacino del Medirraneo, sarebbero ‘qui ed ora’; ma peccato soprattutto che gli esseri umani (ed in particolare la DPC) devono agire su scala umana, e non geologica. E su scala umana 60km e 7 giorni sono luoghi e tempi diversi.

Giuliani, ad esempio, in questa intervista, insiste ripetutamente sulle “6–24 ore”: poteva quindi riferirsi a questo o forse piuttosto a questo evento sismico; ma non a quello del quale gli piace arrogarsi la previsione.

Purtroppo, lo stato attuale delle conoscenze scientifiche (ed includo qui anche i risultati di Giuliani) in campo geo(logico, fisico, chimico, etc) non fornisce una correlazione sufficientemente robusta tra precursori ed eventi sismici; il che non significa che la correlazione venga negata, ma semplicemente che le conoscenze non sono ancora tali da permettere di predire con sufficiente precisione data, luogo ed intensità di un evento sismico. E questo, piaccia o non piaccia, in italiano si traduce con “i terremoti non si possono prevedere”.

Giuliani, nella succitata intervista, parla dei propri risultati come di qualcosa di assodato in campo internazionale, ma che certi poteri oscuri di cui non vuole fare il nome (Bertolaso) voglio tenerli nascosti. Peccato che la ricerca internazionale abbia, al contrario, dimostrato l'inaffidabilità dei risultati di Giuliani. Consiglio la rapida lettura di questo articolo sul Los Angeles Times per una prospettiva ‘esterna’ (e lì si parla di californiani e cinesi, gente a cui la possibilità di prevedere con esattezza i terremoti fa molto gola).

In sintesi, le critiche mosse da Bertolaso a Giuliani sono motivate, e il signore in questione si è meritato tanto l'appellativo di imbecille quanto la denuncia per procurato allarme. (Ma poi, mi viene da chiedere, se Giuliani era tanto sicuro dei propri risultati, perché non ha preso capra e cavoli per scapparsene dallo spaventoso sisma che sapeva imminente?)

Purtroppo per Bertolaso, una settimana dopo la denuncia c'è stato il sisma che ha tirato giù l'Aquila. E Giuliani cavalca l'onda del disastro, approfittando della sua (del disastro) vicinanza con le sue (di Giuliani) previsioni errate; qualcosa che a me pare abbastanza immondo, ma che tocca facilmente le corde di coloro a cui piace avere l'ennesimo esempio, l'ennesimo Galileo, Fermi, Rubbia vittima dalla “politica della scienza” italiana (il che è piuttosto insultante per la memoria di Galileo e di Fermi, e per la persona di Rubbia).

Per puntualizzare, faccio presente che l'ultima cosa che mi interessa è difendere Bertolaso. Ma lapidarlo per il ‘caso Giuliani’ sarebbe come criticare il fascismo per le opere di bonifica. Quando il 6 mattiva ascoltavo alla radio commenti, promesse, discorsi, non trovavo nulla da ridire sugli interventi (parole e fatti) del momento; il mio pensiero era: «ma: e il poi

Se vogliamo criticare l'operato di Bertolaso, della Protezione Civile, e dei ministeri da cui dipendono (e quindi trasversalmente di tutti i governi che dalla sua istituzione nel 1982 ad oggi l'hanno accompagnata) facciamolo almeno con motivazioni valide.

Parliamo delle ricostruzioni (in Irpinia ancora aspettano i soldi finiti nelle tasche di Ciriano De Mita, Paolo Cirino Pomicino, eccetera eccetera eccetera).

Parliamo della mancanza di adeguamenti strutturali, delle deroghe, delle proposte cazzonesognanti (ponti e centrali nucleari, ampliamenti del 20–30%), delle leggi non rispettate.

Parliamo della mancanza di educazione (nel senso di quella formazione che la DPC dovrebbe fornire costantemente alle vecchie e nuove generazioni, con seminari ed esercitazioni).

Parliamo di tutte le cose che dovrebbero essere fatte, ma di cui si parla solo in quei 15 giorni in cui il sisma fa notizia, ed a cui tra sei mesi nessuno avrà più modo di pensare, quando la macchina mediatica avrà dimenticato le promesse di oggi ed impegnato le menti con nuove notizie.

Ma per favore, non facciamo di un imbecille un martire


Un breve post-scriptum è dovuto. Rimando a questi documentati interventi di Livio Fanzaga (direttore di Radio Maria) che vuole vedere in questo terremoto qualcosa di positivo: un segno del Signore, per aiutarvi (a voi cristiani dell'Abruzzo) a partecipare della sua Passione. (Strano, io avrei scommesso piuttosto che voleva dire alla propria nuova reincarnazione (Berlusconi) di darsi una calmata con i progetti cazzonisognanti.) Inviterei allora a riflettere sul significato dei crolli di chiese e campanili.


E al di fuori di tutto questo infernale rumore, un grazie a tutti coloro che stanno lavorando per salvare vite.

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