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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20091214

Siamo fottuti Intermezzi

Il pazzo (letteralmente) che ha lanciato una statuetta del duomo di Milano in faccia a Berlusconi ha fatto alla propria vittima ed al suo governo il miglior regalo possibile. Un po' come il Bloody Sunday all'IRA. Per dirla con Cavour, se non ci fosse stato lo si sarebbe dovuto inventare.

Non ci vuole molta fantasia per indovinare in che modo l'accaduto verrà amplificato, ingigantito e soprattutto manipolato per stringere le redini su una situazione che, nonostante l'ottimismo di facciata del premier e la controllata disinformazione, si sta sgretolando, pronta ad essere soffiata via dal vento. E grazie proprio al controllo (e quando non il controllo anche il solo sempice appoggio) della più larga parte dell'informazione nazionale (in RAI si continua ad epurare i non-allineati, Mediaset va sans dire; sulla carta stampata troneggia ovviamente il Giornale; ma anche testate più serie come il Corriere o La Stampa, nei loro articoli più critici, sono poco più un qua del sussiegoso) propaganda e manipolazione saranno di una facilità disarmante.

Vediamo già da subito come si sia parlato di terrorismo, prima ancora di capire cosa fosse successo. Si è già scaricata la colpa sul “clima d'odio alimentato dalla sinistra”, preparando il terreno per mettere un freno (se non addirittura un fermo) alle manifestazioni di piazza della gente esaperata dalla personal politic di Berlusconi e dallo sfascio totale del sistema sociale attuato dal suo governo.

Mentre scrivo, si preparara l'oscuramento dei siti Internet che “inneggiano alla violenza nei confronti di Silvio Berlusconi”: considerando come Berlusconi senta ogni critica all'operato suo o del suo governo come un attacco personale, non è difficile immagine quanti potranno finire sotto la mannaia del censore. Dubito però che sparirà il gruppo Uccidiamo Massimo Tartaglia da Facebook, nonostante la solerzia con cui è stato soppresso l'equivalente antiberlusconiano.

Sul lato propaganda, vediamo appunto l'accento continuo e insistente sui presunti violenti della sinistra (dei quali il gesto di Tartaglia —uomo di sinistra, sebbene non “estremista dei centri sociali”— sarebbe appunto l'inevitabile sbocco). Per qualche motivo, si preferisce non rimarcare quando Bossi parlava di prendere il fucile (aprile 2008), quando La Russa invitava alla morte chi voleva togliere i crocifissi (novembre 2009), quando Berlusconi dice che per colpa dei giudici siamo sull'orlo della guerra civile (novembre 2009), quando Berlusconi minaccia di strozzare chi scrive della collusione tra Mafia e politica (novembre 2009), giusto per fare qualche esempio recente. Anche perché a ricordare questi atteggiamenti implicherebbe dare ragione alla Bindi (“lui ha le sue responsabilità per il clima che si è creato”) o peggio ancora a Di Pietro (“Berlusconi instiga”).

La costruzione ed il mantenimento di un Culto del Capo si nutre eccezionalmente di eventi come questi; proiettare un'aria di persecuzione, reale o fittizia che sia, è importante per arringare la gente, far loro dimenticare i loro problemi, gli errori e le menzogne del Capo e del suo entourage, per portare la base ad appoggiare la politica personale a svantaggio di quella nazionale (e personale persino quando nazionale; leggi “regime”). E se la gente non si sentiva abbastanza convinta della “persecuzione giudiziaria” (e questo pur non avendo conoscenza o coscienza né della realtà delle cose attuali né della storia giudiziaria pre-politica di Berlusconi; figuriamoci se le menzogne e le omissioni del povero innocente perseguitato fossero state reiteratamente esposte), la violenza fisica è sicuramente più convincente. E Tartaglia piove dal cielo come una benedizione: basta semplicemente negare che si tratti dell'isolato gesto di un pazzo, come si è affrettato a fare a fare Alfano.

Vedremo anche un'esagerazione in negativo delle condizioni di salute di Silvio: occorre proiettare un'immagine di Berlusconi che susciti compassione, che riporti i più scettici, la base sempre più diffidente, a tifare per il Capo, povera vittima innocente di un'ingiustificata aggressione. Da qui l'intuizione di uscire dall'auto subito dopo l'attentato per far ben vedere a tutti la faccia sporca di sangue. Da qui l'accento sulla miracolosa sopravvivenza.

Peraltro, se Berlusconi è serio quando dice “non capisco perché mi odino così”, la situazione è abbastanza tragica, perché vuol dire che lui per primo è caduto trappola della propria propaganda. Non che la cosa sia impossibile, giacché notoriamente è più facile convincere qualcuno di una menzogna se tu sei il primo a crederci. Se Berlusconi è convinto di avere dalla propria “il popolo” (sgrammaticato che picchetta l'ospedale) non può certo contare su quelli che, abituati alla plularità d'informazione del web piuttosto che alla monocultura propagandistica dell'informazione televisiva, non esitano a manifestare il proprio antagonismo, dentro e fuori dalla rete.

L'informazione, anzi la disinformazione in questi casi si gioca tutta sui numeri: dai novantamila dichiarati dalla questura per il No B-Day (lontani dai più probabili due/trecentomila quanto il milione millantato dagli organizzatori; chissà chi si ricorda di quando la stessa piazza semivuota ne ospitava ‘due milioni’ in una manifestazione anni fa) si va agli incontestabili 60.000 fan di Massimo Tartaglia su Facebook (in crescita); a questi, per compensare i miseri 400 che vogliono morto (metaforicamente parlando, s'intende) l'aggressore, si contrappone un madornale falso ottenuto cambiando il nome del gruppo che chiedeva l'abolizione del Superenalotto a favore dei terremotati dell'Abruzzo.

Ci sarebbe molto altro da dire, menzionando ad esempio il fatto che l'assalto non giunge inatteso. Non mi ha sorpreso, e a quanto leggo non sarebbe proprio una sorpresa nemmeno per chi della sicurezza di Berlusconi si occupa (o dovrebbe occupare) giorno e notte. C'è chi insinua che l'azione sia stata premeditata proprio per costruire la giustificazione del rafforzarsi del regime; a me pare eccessivo: perché organizzare qualcosa che ci si aspetta avvenga comunque? È molto più semplice lasciare che accada; sono curioso di sapere cosa succederà agli uomini che, per errore o intenzionale lassismo, non hanno adempiuto al proprio dovere di protezione.

Ma stavolta non si fermeranno a menzogne, falsi, omissioni, notizie costruite ad effetto. La situazione sta precipitando troppo velocemente. È evidente ormai che la mite connivenza dei vertici del PD non è più sufficiente a tenere tranquilla quella larghissima fetta della popolazione che non ama Berlusconi, che non si lascia ingannare dalla propaganda, che si informa e che informa, svelando maneggi ed imbrogli.

Ed il gesto inconsulto del pazzo è l'áncora cui possono aggrapparsi, la scusa perfetta per schiacciare senza tanti complimenti qualunque forma di dissenso.

permalink | scritto da in data 14 dicembre 2009 alle 16:58 | Stampastampa
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20091116

Leggi della natura, leggi dell'uomo Diario

Sia come matematico, sia come programmatore, il mio lavoro è soggetto a ben precise (quanto banali) leggi naturali.

Supponiamo ad esempio che io abbia scritto un programma che, sui computer a mia disposizione, impiega troppo tempo per ottenere il risultato atteso (ad esempio, la completa simulazione di una colata lavica). Perché sia utile, il programma dovrebbe svolgere il suo compito dieci volte più velocemente.

Per la suddetta costrizione alle leggi della natura, ci sono solo due cose che mi permetterebbero di raggiungere l'obiettivo: (1) posso scrivere codice più efficiente, ovvero far sì che il programma faccia meno calcoli (o calcoli più semplici) per ottenere lo stesso risultato, oppure (2) posso utilizzare computer più potenti, che facciano gli stessi calcoli in meno tempo. Ovviamente le due cose non sono mutualmente esclusive (posso scrivere codice più efficiente per computer più potenti).

Per qualche motivo, invece, pare che la legislazione umana preferisca seguire, in certe circostanze, strade quasi sovrannaturali: per il raggiungimento di obiettivi peraltro spesso lodevoli, certi legislatori preferiscono decretarlo piuttosto che renderlo possibile.

Vediamo qualche esempio. Supponiamo che, per risolvere ad esempio il problema della mancanza di acqua potabile, si renda opportuno sfruttare una sorgente la cui acqua, però, risulta attualmente non potabile perché ricca di sostanze dannose alla salute. Cosa si può fare per rendere potabile l'acqua?

Dal punto di vista naturale, l'unico modo per rendere l'acqua potabile sarebbe di depurarla; una legislazione in tal senso potrebbe ad esempio favorire la deburazione stanziando fondi per (co)finanziare la costruzione di impianti di depurazione.

Oppure si può decretare che l'acqua sia potabile anche con quelle sostanze in quelle percentuali.

Vogliamo costruire su terreni non edificabili perché ad alto rischio (sismico, idrico, altro)? Invece di rendere il terreno edificabile con opportune modifiche strutturali, lo dichiariamo edificabile comunque, e se fosse prevista ammenda provvediamo con una bella sanatoria.

A favore di queste brillanti ‘soluzioni’ legali a problemi che avrebbero bisogno di interventi materialmente molto più significativi non gioca solo la sostanziale ignoranza in cui viene tenuta la gente, ma anche il non trascurabile fatto che gli effetti disastrosi, inevitabili conseguenza dei problemi ignorati piuttosto che risolti, li pagano ‘altri’, molto tempo dopo.

In casi come quelli citati le leggi naturali contro cui si decreta sono abbastanza ovvie, ed è sufficiente un minimo di cultura per capire che sono sensate quanto lo sarebbe imporre che le cadenze annuali (scuola, lavoro, coltivazione dei campi, accensione e spegnimento del riscaldamento) abbiano una periodicità di 400 giorni di 25 ore (lasciando invariata la durata dell'ora), vi sono casi in cui, sempre per le stesse ragioni (ovvero la protezione degli interessi di questo o quel gruppo di potere), l'assurdità della legislazione, ed il loro dannifico potenziale, possono essere più subdoli, o se non altro è più facile farsi ingannare dall'apparentemente benefica motivazione ‘ufficiale’ messa a schermo degli interessi realmente protetti.

Su questo binario viaggiano ad esempio numerose leggi di regolamentazione e deregolamentazione dei mercati finanziari (e gli effetti del crollo che hanno causato ce li stiamo cominciand a vivere adesso); non dissimili sono le variamente celate amnisitie e sanatorie per i ‘reati da colletto bianco’ (truffe, corruzioni, evasioni fiscali, etc).

Dello stesso tipo, infine, è l'ennessimo progetto salva-Berlusconi; è indiscutibile che, tra lungaggini burocratiche ed amministrative e carenze di personale, i processi in Italia diventino spesso calvari infinitamente (se non kafkianamente) lunghi.

È altrettanto evidente che la soluzione sensata al problema sarebbe una riforma del sistema giudiziario che snellisse i procedimenti e punisse l'ostruzionismo mirato al raggiungimento della prescrizione; rimpolpare le piante organiche dei tribunali che da Bari ad Aosta si trovano costretti a rimandare i processi per mancanza di personale non sarebbe nemmeno una cattiva idea.

Questo, ovviamente, se l'obiettivo fosse veramente riportare i processi a durate ragionevoli, e non, al contrario, fermarli prematuramente togliendo loro carburante. E se oltre a Silvio Berlusconi si salvano anche i grandi truffatori di Parmalat e Cirio e i responsabili delle morti alla Thyssen-Krupp … che sarà mai?

L'importante è che il popolino creda alla baggianata del processo rapido. Alla fine, a salvarsi con le prescrizioni abbreviate saranno sempre gli stessi: dalla certezza della pena (altra ipocrita bandiera) alla certezza dell'impunità. Peccato non potermi ottimizzare il codice con lo stesso principio.

permalink | scritto da in data 16 novembre 2009 alle 22:00 | Stampastampa
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20091015

Periodi ipotetici Intermezzi

Ora, se io fossi un imprenditore venuto su dal nulla riciclando denaro mafioso attraverso la banca in cui lavorava mio padre, e partendo da questo avessi costruito un impero mediatico e finanziario sfruttando i miei ammanicamenti politici nonché l'appoggio della mia loggia massonica di riferimento, ricorrendo inoltre ripetutamente all'evasione fiscale (leggi: furto) e corrompendo giudici, ecco, probabilmente anch'io, vicino alla bancarotta, perduto il supporto politico (spezzato e spazzato via dall'emergere di quegli stessi meccanismi di corruzione cui avevo preso parte), ed impelagato in una serie di processi che cominciavano a far emergere il marcio su cui era costruito il mio impero, ecco, a questo punto anch'io probabilmente sarei ricorso alla politica per pararmi il culo dal punto di vista giudiziario, sia con leggi stilate ad hoc per far decare tutti i processi a mio carico, sia con una sana campagna mediatica per rivoltare la frittata e far credere che i processi, benché iniziati ben prima della mia attività politica, siano una tattica politica della perdente opposizione.

Fin qui nulla di nuovo. Ma c'è una cosa che mi sfugge. Perché dovrei voler menzionare, nella ‘giustizia politicizzata’ contro di me, le recenti indagini sulla trattativa tra Mafia e Stato del '92–'93?

Voglio dire, va bene aumentare il senso della persecuzione inserendo quanti più processi possibile (fa più figura), ma perché dovrei voler forzare io l'associazione della mia figura ad indagini che, se non ne l'avessi detto io, non sarebbe venuto in mente a nessuno che mi riguardavano?

Solo a me questo mettere le mani avanti ha fatto sorgere il sospetto che Berlusconi potrebbe sapere qualcosa, su quelle indagini e soprattutto sui fatti di quel periodo, che sarebbe stato meglio (per lui) non avere avuto modo di sapere?

Facciamo una ipotesi.

Io sono un giovane aspirante imprenditore e, attraverso i contatti in banca di mio padre, mi viene offerta la possibilità di costruire qualcosa di grandioso; non sono io ad andare da loro, sono loro a venire da me, a propormi qualcosa: io accetto, perché sono un giovane aspirante imprenditore; oppure, non sono un giovane aspirante imprenditore, ma accetto comunque, perché già allora sono, per qualche motivo, ricattabile. Ma facciamo che sono semplicemente un giovane aspirante imprenditore che non crede alla possibilità che gli viene offerta, ma non può non accettarla perché è troppo buona.

Mi lancio così in una partita emozionante, eccitante; mi ci butto a capofitto, vincendo sempre, e sono talmente ingenuo da credere di vincere perché sono tanto bravo, esattamente come trenta, quarant'anni dopo mi illudo che queste stangone vengono alla mia festa e à coucher avec moi per il mio fascino giovanile, aitante e potente, e non sacrificando il proprio senso del gusto per una pila di soldi, un posto al parlamento, un'agevolazione burocratica.

Però le cose si fanno man mano sempre più difficili; a volte sembra che gli amici mi lascino solo, magari perché hanno dei problemi loro; e a volte mi viene voglia di mollare tutto, davvero, perché sono stanco, il gioco non mi piace più, e più continua più ci sono problemi e meno ci sono soddisfazioni; però non posso mollare, perché c'è quel fttt killer che mi hanno costretto ad assumere, dopo avermi praticamente regalato una villa che ogni volta che penso che c'è quello che mi sorveglia e che gli basta ricevere una telefonata per far fuori me o i miei figli mi sembra più una prigione che una villa.

Ed alla fine questi amici decidono che le cose stanno andando troppo male, c'è troppa roba che sta venendo fuori che li mette in difficoltà, è il momento del gioco pesante: bisogna spazzar via tutto, ricominciare con una facciata pulita, e nella situazione in cui siamo sono io ad essere l'unico candidato possibile.

Ma ormai la situazione è fuori controllo, tutto mi scappa da tutte le parti, non so più che fare. Posso solo urlare mezze verità a denti stretti, tipo che la mafia mi perseguita per quello che ho fatto contro di loro, anche se in realtà non solo non ho fatto nulla contro di loro, ma ho persino reso più difficili indagini e procedimenti giudiziari che potrebbero colpirli.

Non vedo l'ora che salti fuori qualcuno che possa prendere il mio posto.

permalink | scritto da in data 15 ottobre 2009 alle 10:44 | Stampastampa
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20091009

Uso giustizialista della politica Intermezzi

Berlusconi continua a riempire i mezzi di comunicazione delle proprie menzogne. Per rimettere un po' le cose in prospettiva, gradirei ricordare alcuni fatti:

  • il voto nazionale non è per la presidenza del consiglio, ma per il parlamento; i risultati delle elezioni politiche non sarebbero un plebiscito nei suoi confronti nemmeno se la coalizione che l'ha appoggiato avesse preso quel 60–70% che lui continua a sbandierare;
  • il partito di Berlusconi, nei suoi momenti migliori (13 anni fa) ha superato di nemmeno un punto percentuale la soglia del 40%; alle ultime elezioni non è arrivato nemmeno al 38%; siamo ancora ben lontani dal famoso “72%”;
  • la prescrizione di un reato non è una (piena) assoluzione; nei processi caduti in prescrizione Berlusconi è stato trovato colpevole, ed ha potuto evitare di scontare la pena solo grazie a leggi fattegli su misura dai suoi governi;
  • i guai giudiziari di Berlusconi sono cominciati, tanto dentro quanto fuori dall'Italia, sensibilmente prima della sua “discesa in campo”, quando gli era impossibile parlare di “uso politico della giustizia” nelle proprie arringhe televisive di difesa.

Perché al TG1 non fanno un bel servizio sulla storia giudiziaria di Berlusconi, dalle origini ai giorni nostri, mettendo in evidenza l'uso giustizialista della politica fatto dallo stesso? Sarebbe carino concludere ricordando che le continue menzogne con cui cerca di difendersi sono spesso passabili di denuncia, a partire dai sondaggi farlocchi.

P.S. poi qualcuno dovrebbe spiegare a Berlusconi cosa vuol dire realmente quella parola.

permalink | scritto da in data 9 ottobre 2009 alle 14:18 | Stampastampa
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20090917

Definitivamente temporaneo Intermezzi

Riepilogando, i fatti: il Governo, conseguentemente alla valutazione della Protezione Civile, esclude Onna dal progetto C.A.S.E per la ricostruzione dopo il terremoto. La Croce Rossa Italiana, con la raccolta di fondi per i terremotati dell'Abruzzo, mette su un cantiere per la realizzazione di un insediamento temporaneo in località Onna. Il lavoro viene svolto in associazione con la Provincia di Trento sotto la dirigenza del Servizio Protezione Rischi del Dipartimento di Protezione Civile e Infrastrutture del Trentino, e le prime abitazioni sono disponibili in tempi molto stretti, superati solo dalle prime ricostruzioni seguite al terremoto dell'Irpinia.

La propaganda: Berlusconi non esita ad annoverare tra gli ottimi risultati del proprio governo la rapida costruzione (come promesso, a settembre!) di case permanenti per i terremotati dell'Abruzzo; l'insediamento temporaneo diventa definitivo (e purtroppo probabilmente, visto il Paese in cui viviamo, lo sarà davvero, cosa che non può sorprendere visto che in Irpinia ci sono luoghi che aspettano da vent'anni, mentre la camorra continua a sifonare fondi), ed una ricostruzione da cui il governo si è espressamente tirato indietro diventa merito del governo. Così si costruisce il gradimento: menzogne sulla pelle dei disastrati.

permalink | scritto da in data 17 settembre 2009 alle 22:26 | Stampastampa
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20090915

Pubblicità ingannevole Intermezzi

Una delle più ripetute critiche che gli elettori non berlusconiani portano ai governi non berlusconiani è l'assoluta incapacità di farsi pubblicità, lasciando passare quasi sotto silenzio non dico i risultati più sofisticati ed insignificanti per chi non ne capisca un minimo di economia (come ad esempio la riduzione del disavanzo primario e del rapporto tra debito pubblico e PIL), ma persino quelli di maggior impatto come le riduzioni per l'ICI e i bonus per gli affitti, significative per quella fetta non trascurabile della popolazione che ne ha maggior bisogno pur senza intaccare drasticamente gli introiti dello Stato come invece succede per la successiva boutade berlusconiana, che ha invece avuto effetti molto più disastrosi sull'economia italia degli apparenti immediati benefici pecuniari per i contribuenti.

Lo stesso non si può certo dire del governo attuale, retto da una forza politica nata sostanzialmente mediatica e di facciata; in effetti, talmente mediatica e di facciata da fare dell'informazione il proprio unico vero strumento di sopravvivenza. Peccato però che per raggiungere questo effetto debba passare da quella che sarebbe più opportuna definire propaganda, quando non vera e propria disinformazione.

Gli esempi sono innumerevoli. Ad esempio, si potrebbe fare riferimento al controllo accurato della cronaca nera, per assicurare che se ne parli molto quando governa l'altro lato, sempre meno quando governano loro, nonostante la costante tendenza all'aumento che accompagna i dati sul crimine tanto durante i brevi governi non berlusconiani quanto durante i lunghi governi berlusconiani.

D'altra parte, senza un po' di sano terrorismo non si può giustificare un decreto sicurezza che a ben guardare ha alcuni interessanti commi che con la sicurezza non hanno nulla a che fare, come il lodo Bernardo che proibisce alla Corte dei Conti di indagare su casi di mala amministrazione senza che l'amministrazione stessa (ovvero sostanzialmente i colpevoli dei casi di mala amministrazione) denunci una “specifica e precisa notizia di danno” che “sia stato cagionato per dolo o colpa grave”. Niente più indagini sul comune di Catania, ad esempio, portato sul lastrico da due consecutive amministrazioni del fedelissimo medico personale di Berlusconi, Umberto Scapagnini, né sulla Regione Sicilia, ben diretta sulla stessa strada. Ma su queste cose il governo non farà campagna informativa.

Ed ancora siamo sulla riga della simulazione, della disinformazione per omissione. Più interessanti sono i casi di dissimulazione, in cui si passa dal tacere informazioni importanti alla plateale bugia. È borderline il caso Alitalia, dove si parla di come la soluzione Berlusconi sia tanto migliore di quella Prodi, nonostante sia costata in più 300 milioni di prestito ponte, il doppio dei posti di lavoro ed i debiti dell'azienda scaricati allo Stato, per regalare il resto ad una congrega che continua ad offrire il peggior servizio d'Europa, invece di venderla (per quello che valeva) al solido e qualitativamente superiore consorzio KLM.

Ma adesso che Berlusconi sente forte puzza di bruciato, tra scandali prostituzione, compravendite a sfondo sessuale di cariche pubbliche, conflitti con la Chiesa, disprezzo europeo e critiche internazionali (tutto ovviamente opportunamente taciuto dai principali canali d'informazione televisiva, tanto dai suoi perché privatamente posseduti quanto dai suoi perché pubblici ed opportunamente ripuliti) ed un malfidato alleato concorrente (Fini), bisogna tirare fuori i cannoni pesanti. E poiché difficilmente le bordate di fango marca Feltri potranno parare tutto (è già un miracolo che abbiano funzionato con Boffo), bisogna ricordare alla gente che non è a tutto questo che si deve guardare, ma alla bontà degli atti di governo.

Come ad esempio la ricostruzione in Abruzzo. Si erano promesse le case a settembre? Bisognerà far sapere alla gente che i terremotati hanno avuto la casa a settembre. Si fa slittare Ballarò per dare a Vespa lo spazio di pubblicizzare la consegna delle prime case. Sui giornali fa notizia lo slittamento, che per carità è notizia di cruciale importanza, essendo un significativo esempio dell'aggressivo processo di normalizzazione delle reti televisive pubbliche per garantire l'assenza di voci che possano dissentire dalla propaganda disinformativa. Ma perché nessuno menziona il fatto che le case che verranno consegnate non sono frutto di un atto di governo, ma di una iniziativa della Croce Rossa, e che Onna (il paesino su cui il governo si farà immeritata pubblicità) è stato espressamente escluso dal progetto di ricostruzione perché giudicato a rischio alluvione?

permalink | scritto da in data 15 settembre 2009 alle 1:07 | Stampastampa
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20090910

Notizie da un mondo di merda Intermezzi

Un tribunale laico ritiene che un reato non sussiste perché compiuto per motivi religiosi. In Italia, non in Iran.

Il presidente del consiglio querela i giornali che riportano le notizie, ma non le fonti citate dai giornali stessi (mogli, prostitute, avvocati, giornalisti nel proprio libro paga, etc). Al solito, è grave che ci sia chi tenti di informare gli elettori di come Berlusconi chieda sesso offrendo in cambio posti in televisione, al governo, al parlamento italiano e/o a quello europe; non che lui lo faccia e che ci siano le prove nonostante la sua guerra alle famigerate intercettazioni che dimostravano come le attuali ministre dell'istruzione e delle pari opportunità siano arrivate dove sono arrivate spompinandolo.

Ovviamente, se i sostenitori di Berlusconi facessero caso a questo si renderebbero conto che lo scandalo delle puttanate (letteralmente) del loro beneamato presidente del consiglio non è un problema di moralismo cattolico, ma del “governo del merito” costruito con la compravendita di fama e potere in cambio di sesso, e che se a loro invece viene in mente l'invidia come motivo della denuncia forse non stanno facendo altro che proiettare quella che loro in sé stessi preferiscono considerare ammirazione.

Almeno, per coerenza, la Gelmini dovrebbe far introdurre l'educazione sessuale obbligatoria nel curriculum scolastico, visto che tanto già a 13 anni le ragazzine sanno di poter offrire varie prestazioni sessuali in cambio di regali e favori.

MIUR: sarebbe il caso di rinominarlo in MDUR: Ministero della Distruzione dell'Università e della Ricerca. Sono sicuro che il nome piacerà anche a Bossi. Intanto pagheremo gli stipendi ai professori tagliati fuori dalla riduzione del personale; il governo antispreschi e contro i fancazzisti nella PA decide di pagare la gente per non fare niente piuttosto che dar loro un posto di lavoro: li si paga un anno solo, e distruggendo la scuola pubblica si evita che le 13enni vi si prostituiscano. Almeno nelle sane scuole private cattoliche si pensa subito a fare il figlio. Qualche anno prima del diploma.

Da un giorno all'altro mi aspetto anche che Berlusconi racconti la famosa barzelletta: «Sapete qual è il bello di scoparsi ventiseienni?»; se non l'ha già fatto, forse sta aspettanto che le scolarette puttanelle anticipino alla prima elementare.

Decreto sicurezza: grazie al lodo Bernardo, la Corte dei Conti non può indagare sulla mala amministrazione a meno che la mala amministrazione stessa non denunci il fatto. Si comincia a capire di quale sicurezza si occupa il decreto.

Città più sicure. Forse nel resto d'Italia, ma a Catania (città portata alla bancarotta da due ininterrotte amministrazioni Scapagnini, (ex?) medico personale di Berlusconi) la situazione non è affatto migliorata, nonostante le due squadre di un poliziotto più tre militari ciascuna che passeggiano la sera in via Etnea.

(E sorvoliamo sul più eccellente precedente dell'uso dei militari a scopi di polizia, degenerato nel Domhnach na Fola universalmente riconosciuto come “la più grande vittoria dell'IRA”).

Complottismo #1: Mike Bongiorno è stato allontanato da Mediaset perché invece di fare come al solito propaganda per Berlusconi, per le ultime elezioni aveva detto di essere in dubbio. Secondo questa teoria, il mancato rinnovo del suo contratto sarebbe stato dovuto al fatto che in vecchiaia sarebbe rinsavito, piuttosto che, come vuole la versione ufficiale, perché era ormai un vecchio rincoglionito.

Complottismo #2: Mike Bongiorno sarebbe stato scomodissimo assunto da Sky. “Per fortuna” è morto d'infarto prima di fare dànno nella guerra Berlusconi–Murdoch.

Più con i piedi per terra, Berlusconi come Botero, Bongiorno come Sperati.

Berlusconi sostiene di non essere ricattabile per le storie di prostituzione che lo hanno distolto in questi mesi dalla conclusoine della realizzazione del progetto della P2. Intanto la Chiesa con la storia dello strappo ottiene: la revisione della 194, la guerra alla RU486, la distruzione di ogni speranza su una legge laica sul testamento biologico.

Fini lecca il culo alliscia il pelo all'elettorato piddino deluso per raccogliere consensi per la propria candidatura alla presidenza della Repubblica: dopo l'ex-comunista avremo così l'ex-fascista, nella storica tradizione dell'alternanza italiana. Berlusconi se n'è finalmente accorto, e s'è incazzato.

L'operato politico di Berlusconi, fin dalla sua discesca in campo, è sempre stato guidato da questioni tattiche (sostanzialmente: pararsi il culo dalle montagne di guai giudiziari in cui si era infilato da anni e che minacciavano di crollargli finalmente addosso), e la sua fangosa grossolanità appare ancora più evidente a confronto con la fine strategia di Gianfranco.

La vera domanda è: che cazzo se ne fa Fini della presidenza di un Paese totalmente sprofondato nella merda grazie all'operato del suo alleato concorrente?

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20090505

Domanda giornalistica Intermezzi

Qualcuno che guarda la TV potrebbe informarmi sulla seguente? Quando Berlusconi da Vespa parla di complotto dei giornali di sinistra e di come la sua seconda moglie [giusto per ricordare che Mr. Family Day è divorziato e risposato] si sia fatta da loro infinocchiare, lo fa con il contraddittorio?

O la regola del contraddittorio vale solo da Santoro quando si parla di vent'anni di DPC e governi ed amministrazioni che non hanno fatto nulla per far rispettare le norme antisismiche, e a Report quando si parla di come la mafia comandi a Catania e di come il medico personale di Berlusconi, Scapagnini, abbia mandato in bancarotta il comune con due sole amministrazioni?

permalink | scritto da in data 5 maggio 2009 alle 20:28 | Stampastampa
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20090329

Il righello delle majorette Intermezzi

Già in passato ho avuto (ripetutamente) occasione di citare Piet Hein e il suo gruk sulla saggezza. Oggi invece è il momento giusto per quello titolato Majority Rule:

His party was the Brotherhood of Brothers,
and there were more of them than of the others.
That is, they constituted that minority
which formed the greater part of the majority.
Within the party, he was of the faction
that was supported by the greater fraction.
And in each group, within each group, he sought
the group that could command the most support.
The final group had finally elected
a triumvirate whom they all respected.
Now, of these three, two had final word,
because the two could overrule the third.
One of these two was relatively weak,
so one alone stood at the final peak.
He was: THE GREATER NUMBER of the pair
which formed the most part of the three that were
elected by the most of those whose boast
it was to represent the most of the most
of most of most of the entire state --
or of the most of it at any rate.
He never gave himself a moment's slumber
but sought the welfare of the greater number.
And all people, everywhere they went,
knew to their cost exactly what it meant
to be dictated to by the majority.
But that meant nothing, -- they were the minority.
permalink | scritto da in data 29 marzo 2009 alle 16:39 | Stampastampa
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20090209

Battuti sul tempo Diario

Alla faccia di quegli immondi ipocriti che giustificano il proprio potere propagandando la cultura della sofferenza (altrui) (Wojtyla sì, Eluana no).

Alla faccia di quegli immondi ipocriti voltagabbana criminali divorziati e puttanieri che dopo anni di menefreghismo si sono prontamente, per l'ennesima volta, piegati alla pecorina agli ordini dei precedenti, contro la volontà del popolo che dovrebbero rappresentare.

Alla faccia delle menzogne criminali se non pazzoidi con cui il primus tra i precedenti ha montato ridicole giustificazioni per il proprio tentativo di colpo di Stato (se ne sono accorti anche quei comunisti degli spagnoli).

Alla faccia di tutti gli ostacoli frapposti alla realizzazione della volontà espressa dalla diretta interessata, dalle minacce al terrorismo.

Eluana Englaro ha finalmente trovato la pace che desiderava.

Un grazie particolare a tutti coloro che si sono opposti all'ondata di merda che cercava di fagocitarla.

Almeno lei s'è salvata, anche se non è difficile prevedere come la sua salvezza verrà strumentalizzata da chi viene (non è difficile capire perché) definito clericofascista, per impedire che altri possano salvarsi, piuttosto che, come avrebbe ben più senso, per lasciare che ciascuno possa scegliere della propria vita come ritiene più opportuno.

Viene da chiedersi quale sarà la prossima scusa con cui ci distrarranno da quelli che dovrebbero essere i loro doveri istituzionali.

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20080920

Peggio vs meno peggio #3: l'affaire Alitalia Intermezzi

È da quando è stato presentato per la prima volta il piano di ‘salvataggio’ Alitalia che vorrei esprimermi in proposito, in realtà, ma impegni turistico-accademici mi hanno fuorviato. Visto che ormai la questione sembra volgere al termine, potrei anche attendere di vedere come si risolvono definitivamente le cose prima di commentare, ma osservando che gli ultimatum continuano a susseguirsi, la cosa potrebbe richiedere un'attesa un po' troppo lunga per i gusti del sottoscritto, che preferisce quindi approfittare di questa traghettata per buttar giù due righe.

Il fallimento di Alitalia è un brillante esempio, a mio parere, di come si possa cominciare a scavare quando si è toccato il fondo, rifiutando un compromesso (non privo di vittime) quando la situazione è talmente disperata da non offrire possibilità migliori: non si tratta più qui di un meglio nemico del buono, ma di qualcosa di molto più stupido.

Nello specifico, nel caso non si fosse capito, parlo delle condizioni rifiutate dai sindacati durante le trattative per il salvataggio di Alitalia durante la fine del governo Prodi, aventi come causa espressa l'eccessivo numero di esuberi (un paio di migliaia).

In teoria si potrebbe rimarcare che la funzione prima dei sindacati sia la protezione dei lavoratori, e che pertanto il loro rifiuto sia stata cosa buona e giusta. E sicuramente lo sarebbe stato se ci fossero state alternative migliori. Ma come gli eventi successivi stanno abbondantemente dimostrando (e non si può certo dire che ci sia dell'imprevedibile in quanto è seguito), quelle condizioni rifiutate erano l'ultima speranza di salvare il salvabile.

Facciamo un attimo un bilancio del risultato dell'ottusità dei sindacati. Il costo più immediato è stato (ovviamente) l'iniezione di 300 milioni di euro (soldi delle nostre tasse) per permettere ad Alitalia di sopravvivere fino al riprendere delle trattative sotto il nuovo governo. A questo aspetto più immediatamente pecunario si va ad aggiungere però per l'appunto il nuovo piano di ‘salvataggio’ architettato da Berlusconi: il doppio se non il triplo degli esuberi, nonché l'occasione (d'oro!) di svendere la parte utile di Alitalia ad una ristretta cerchia di imprenditori, ed il mantenimento del suo debito sulle spalle degli italiani.

L'Italia si è sempre trovata in questa situazione un po' assurda (e quanto meno disdicevole) che laddove il fallimento di un'azienda privata viene pagato anche da chi la gestisce, con penalità amministrative di vario genere, per le aziende pubbliche vale una sorta di salvacondotto per cui non vi è alcuna responsabilità diretta degli amministratori, e gli unici a pagare le conseguenze del fallimento sono i dipendenti (che anche nel caso del privato, ovviamente, si trovano a spasso).

Il nuovo piano Berlusconi non solo conferma questa situazione, ma la peggiora con un decreto che la rende una solida piattaforma di lancio per la pirateria delle risorse statali da parte di chi non ha certo bisogno di incentivi in tal senso, e spianando così la strada per una forma di privatizzazione del pubblico in cui l'acquirente ha tutto da guadagnare ed il pubblico (ovvero il resto degli italiani) ha tutto da perdere.

(Sto ovviamente sorvolando qui su altri aspetti del piano di ‘salvataggio’ di Berlusconi, quali ad esempio l'ipocrita appoggiarsi allo stesso gruppo Air Franc-KLM considerato dallo stesso Berlusconi un partner inadeguato quando le trattative erano fatte sotto l'egida di Prodi; o l'inevitabile crollo di Malpensa, nonostante le promesse in senso contrario in campagna elettorale; ma che Berlusconi non sia nuovo a questo tipo di voltafaccia non fa nemmeno più notizia, purtroppo.)

È sicuramente un nobile gesto quello del personale che tuttora continua a rifiutare il piano, manifestando con cartelli che sottolineano la criminalità (morale se purtroppo non legale) delle nuove condizioni di svenditasalvataggio, ma è anche un gesto altrettanto inutile. Avrebbero dovuto pensarci per tempo, quando ancora il meno peggio era un'alternativa valida. E sinceramente, viene da chiedersi cosa sperassero di ottenere i sindacati quando rifiutarono l'accordo sei mesi fa.

permalink | scritto da in data 20 settembre 2008 alle 18:34 | Stampastampa
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20080417

Peggio vs Meno Peggio #1: la salute Diario

Scommetto che la prossima legge del governo Berlusconi sarà la riduzione dei tempi di prescrizione per i reati di questo tipo.

Invece, il meno peggio che non era abbastanza di sinistra aveva fatto questo e questo, i cui benefici ovviamente si vedranno però solo in pieno governo Berlusconi.

permalink | scritto da in data 17 aprile 2008 alle 12:50 | Stampastampa
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20080415

La sinistra che non c'era Risposte

Rispondo al lungo commento di Andrea al mio precedente articolo. (Sì, lo so, ci vorrebbe più spazio anche per te. Forse potremmo spostare tutto su Vineland?)

Anche tu, vedo, sei tra quelli convinti che le mie opinioni derivino dalle letture di opinioni altrui. La cosa è piuttosto comica perché l'unica cosa che io legga sono gli articoli tecnici su /., le notizie di cronaca nera su Repubblica.it, e qualche articolo che richiama la mia attenzione su Le Scienze. Tutto il resto è semplicemente frutto della mia, indipendente, analisi della situazione italiana. Se poi Pansa la pensa come me, tanto meglio per lui, visto io ho sempre ragione ;)

Tipo, l'idea di sopprimere le province? Appena ho saputo (da Alex) che girava quest'idea gli ho detto che sarebbe stata una cazzata, perché lo si sarebbe fatto spostando i dipendenti delle province altrove, senza risparmiare un centesimo e spendendo milioni in traslochi; che per farla giusta si sarebbero dovuti licenziare in tronco la maggior parte dei dipendenti, e che quindi non lo si sarebbe mai fatto nel modo giusto. Be', a quanto pare Veltroni ha poi detto lo stesso in TV. Mi avrà indottrinato lui, o è solo un'ovvietà talmente banale che solo chi si illude ancora può non vedere?

Ancora: anche tu, vedo, sei tra quelli a cui Veltroni fa paura. Sinceramente, del suo programma, del suo essere grande comunicatore e di tutto il resto non me ne potrebbe fregare di meno: con lui sarebbe tornata la Democrazia Cristiana a governarci per altri 40 anni? Visto quello che è riuscito a fare Berlusconi in 5 (il 90% del programma della P2, giusto per dirne una; ora vediamo cosa riuscirà a fare nei prossimi 5), non ti viene da chiederti se davvero non sarebbe stato meglio?

O sei tra quelli che speri che l'Italia arrivi ad una situazione di disastro tale da innescare la Gloriosa Rivoluzione Comunista per ricominciare da zero?

Ho una brutta notizia per te: nome o non nome, in Italia una sinistra vera, concreta, realista, pragmatica e capace non esiste (parlo ovviamente del livello nazionale, perché a livello locale ci sono realtà le più disparate). Sicuramente non è esistita negli ultimi vent'anni, e sinceramente mi chiedo se sia mai esistita, grazie anche ad un PSI che di socialista aveva solo il nome ed un PCI che era sì e no capace di fare opposizione. C'è da sorprendersi che un buon numero di italiani voti come si tifa allo stadio? Quanti hanno votato le costole incenerite del fu PCI solo perché avevano il nome 'Comunista' dentro? Ma soprattutto, sarebbero questi incapaci a guidare il popolo al nuovo rosso (e Verde) futuro? Ma per favore.

Ma la vera brutta notizia (per te, ovviamente) è che quello che ha consumato i voti dell'SA non è stato il PD, ma la Lega. Vatti un po' a vedere i risultati, che so, dell'Emilia Romagna: somma i voti dei vari partiti riconfluiti, e vedi un po' chi ci ha perso, chi ci ha guadagnato e chi è rimasto sostanzialmente invariato. Poi chiediti perché.

Come dicevo, in Italia una sinistra vera, concreta, realista, pragmatica e capace non esiste; con la sparizione (finalmente!) del Bertinottismo ci sarebbe la possibilità di costruirne una, ricominciando veramente da zero, e partendo dalla realtà invece che dalla propaganda e dalle teorie: sarebbe un processo lungo, forse 20, forse 40 anni. Chi vogliamo che gestisca l'Italia nel frattempo? Qualcuno che in cinque anni di strapotere ha distrutto le istituzioni, sfondato le casse ed istituzionalizzato il crimine, o qualcuno che in due anni di potere risicatissimo, che ad ogni scorreggia gli cadeva il governo, è riuscito almeno a tappare i buchi del bilancio e ad ottenere qualche risultato contro la mafia?

Ah, ovviamente il fatto che si potrebbe fare è assolutamente insignificante, visto che si continuerà a non fare, perché l'appeal rimane sempre quello dell'integralismo ideologico alla Bertinotti; e basta starti a sentire per vederlo: nel 2001 avete esemplarmente ‘punito’ chi aveva accettato di bombardare i Serbi — congratulazioni per la vostra integrità morale; peccato che nel processo educativo l'Italia sia stata distrutta dal punto di vista sociale, economico e giudiziario.

Proprio nel 2001, peraltro, c'è stata la dimostrazione del fatto che non è vero che l'italiano vota sempre l'opposizione. È vero, quest'anno anche sommando i voti dal PD al PCdL Berlusconi avrebbe vinto (e chi si sorprende?); ma nel 2001 no: avete preferito un governo piduista e mafioso ad uno non abbastanza di sinistra. Una scelta concreta, realista e pragmatica.

O forse no.

Quando ricomincerete a vivere nel mondo reale, ed a guardare alle possibilità invece che ai desideri, forse si potrà costruire qualcosa di valido. Nel frattempo, paghiamo tutti le conseguenze.

permalink | scritto da in data 15 aprile 2008 alle 14:03 | Stampastampa
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20080223

Repoopsblica #1 Intermezzi

Repubblica.it nella diretta sulla politica in vista delle prossime elezioni pubblica, poco dopo mezzogiorno, un ‘piccolo’ errore (corretto qualche aggiornamento più tardi). A memoria dei posteri:

Berlusconi: "I cattolici non votino Berlusconi".

Magari fosse stato vero.

permalink | scritto da in data 23 febbraio 2008 alle 14:33 | Stampastampa
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