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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20080727

Il buon senso non abita più qui Diario

Se non vado errato, la critica tradizionale vuole che After Hours, meglio noto in italiano come Fuori Orario sia un inno di Scorsese alla sua città. La cosa non sarebbe poi tanto strano, e viene da chiedersi effettivamente se Scorsese abbia fatto altri film (di certo gli altri suoi film che ho visto, lo splendido Bringing Back the Dead ed il famosissimo Taxi Driver sono sulla stessa linea).

Per il sottoscritto, invece, al di là della tragicommedia che conduce il film per l'assurda nottata fino alla sua non imprevedibile conclusione, il punto saliente della storia è la totale mancanza di buon senso del protagonista Paul Hackett, che riesce a perdere con eccezionale precisione ogni singola occasione che gli viene offerta di tornare a casa (sua dichiarata intenzione), impelagandosi per conseguenza in scenari sempre più assurdi e persecutori che si innescano in una inevitabile catena di eventi che accelera come un corpo in caduta libera.

Dopo tutto, per quanto si possa superficialmente affermare che gli capitano cose fuori dal comune, non occorre un occhio particolarmente acuto per vedere che in realtà lui se le va a cercare, a cominciare dall'iniziale perdita del prezioso unico ventone (esiste la parola?) tenuto sul posacenere invece che in tasca. Il sospetto, con il procedere del film, è che il protagonista, magari inconsciamente, decida di assumere un approccio da nuttata rutta rumpila tutta, sprecando come già detto ogni occasione di recupero, fino al punto di non ritorno.

Ciò che nel film è finzione scenica per giustificare una visita approfondita e lo srotolarsi di improbabili catene di eventi, nella realtà si manifesta più spesso nell'attitudine alla procrastinazione (un video che dice tutto), che ha un'unica via d'uscita: fare qualcosa —una qualunque delle cose che bisogna o si desidera fare— invece di continuare a pensare a (o parlare de) le cose che bisogna o si desidera fare.

Tipo: aggiornare il blog, rispondere all'Amica Canadese, linkare The Googling allo Sposonovello.

permalink | scritto da in data 27 luglio 2008 alle 0:44 | Stampastampa
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20080626

Estatecatanese Diario

Oggi che sarebbe il compleanno di mio padre sono successe cose miracolose. E non mi riferisco al fatto che mi sono dimenticato l'alimentatore a casa, quello succede anche in giorni normali.

La prima è che i miei genitori sono andati al cinema. Hanno visto Il Divo (di cui però purtroppo non sono molto entusiasti).

La seconda è che con l'Affine abbiamo provato ad andare a mare; e poiché Alex era troppo stanco per procedere con l'idea iniziale di andare chez lui, abbiamo fatto (io e l'Affine) un tentativo sul lungomare catanese. L'esperienza non è stata esaltante; d'altra parte, se i catanesi continuano a votare per la parte politica che in due amministrazioni è risciuta a portare il comune alla bancarotta con oltre un milione di euro di debiti, è evidente che dei solarium (che il comune non ha più i soldi per montare: la ciliegina sulla torta di tutte le belle cose a cui ci aveva abituato Bianco) non ha che farsene. Strano, perché io li ricordavo molto, ma molto affollati.

Ora invece del carnaio c'è l'immondezzaio scogli scogli. E questo di miracoloso non ha molto

permalink | scritto da in data 26 giugno 2008 alle 23:22 | Stampastampa
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20080604

Dalle stelle alle stalle Diario

Gli ultimi due giorni mi hanno portato al cinema davanti a pellicole molto diverse tra loro, ciascuna meritevole nel suo genere.

La prima è Il Divo, l'ultimo film di Paolo Sorrentino, un'opera che eccelle per ironia, costruzione, recitazione (Toni Servillo nella sua sempiterna ma perfettamente inquadrata immobilità), tempi e modi. L'architettura, con l'apice nell'immancabile monologo servilliano, regge fino alla non immediatamente seguente conclusione. E nulla viene detto che non si sappia già, e nulla viene taciuto che ciò che comunque si dovrebbe sapere.

Ed alla fine, il vero dubbio è: qual è l'opinione dell'oggetto del film sul film stesso? Cosa ne pensa il divo di questa sua “biografia”?

Film molto diverso, da ‘pisciarsi’ dalle risate, Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, vecchio film di Almodóvar giustamente vietato ai minori; non a caso Sal si sente di poterlo chiamare un po' il Bignami del cinema porno: pur non essendolo nemmeno di striscio, ne tratta comunque tipici topici salienti. In parole povere: bragas Pontes por todos.

permalink | scritto da in data 4 giugno 2008 alle 23:34 | Stampastampa
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20080527

C'è poco da scherzare Diario

Vuoi per l'età avanzante, vuoi per la congiuntura capitante, vuoi per il tipo di carriera lavorativa che mi si prospetta davanti, mi ritrovo periodicamente (e per periodi sempre più lunghi) in circostanze le cose che mi piacerebbe fare vengono allontanate da cose la cui realizzazione prescinde dal mio desiderio e viene guidata più che altro da esigenze meno edonistiche.

A volte mi sembra di ridurmi a circorstanze in cui non ho altro che violettistiche soddisfazioni

(di cui peraltro farei volentieri a meno) a massaggiare il mio ego, trascurato da altre più creative realizzazioni, come il blog o il bot.

Sarà semplicemente una questione di tempo materiale dedicabile alle svariate attività, o vi è anche un fattore da costante universale, del tipo che la quantità di energia creativa prodotta dalla nostra mente ha un limite quotidiano, per cui una prosciugazione lavorativa ne lascia poco o niente per sfantasiate hobbistiche? Nel secondo caso, c'è da sperare che la creatività, come la volontà, sia un muscolo, e che come tale tragga beneficio dall'esercizio; ma è anche vero che non bisogna allora dimenticarcisi i periodi di riposo, per evitare un sovraffaticamento che porterebbe all'esaustione se non addirittura allo strappo.

C'è da dire che questi periodi non mancano di vantaggi. Ad esempio, non capita tanto spesso di sentirsi ‘meh’: al peggio ci si sente oppressi dalle cose da fare (nel qual caso entra in gioco il già citato muscolo della volontà e basta prenderne una a caso a cui dedicarcisi). Inoltre, si apprezzano di più quelle intersezioni temporali che permetto un incontro con qualche amico, che sia una serata cinematografica da Sal, un'avventurosa puntata al non-dei-peggiori-ma-nemmeno-dei-migliori Indiana Jones (dove l'avventura era stare nel sedile passeggero, con Yanez alla guida di KAterina), una partita a Carcassonne con Sim. Ancor più quando la fine della SISSIS permette all'Affine di partecipare.

È proprio questo a farmi sospettare che il fattore disponibilità di tempo, ed il suo legame con l'età, non sia da trascurare. In realtà non è tanto una questione di età (biologica o mentale), quanto piuttosto una transizione verso maggiori responsibilizzazioni. La domanda “dove trovi il tempo per …?” andrebbe forse posta meglio nella forma “cosa smetti di (o non ti senti obbligato a) fare mentre …”

Quando cinque anni fa ho intrapreso la mia breve ma intensa e soddisfacente carriera di tanguero, furono la carenza di scadenze da rispettare per sopravvivere ed una certa rinuncia a buona parte delle occasioni di incontro con i miei amici a chiudere il bilancio temporale. Non rimpiango la scelta, perché l'esperienza ha avuto un valore non indifferente non solo dal punto di vista più prettamente edonistico, ma anche per lo stimolo che mi ha dato ad affrontare la vita in maniera diversa: la coppia non balla se l'uomo non guida (anche se qui si potrebbe cominciare una digressione sulla differenza tra ciò che dovrebbe essere e come invece a volte vanno le cose).

Prendere in mano le redini di qualcosa comporta, tra le altre cose, la necessità di dedicarvi tempo ed attenzione; è facile sfornare progetti, ma la vera sanguisuga di risorse è la realizzazione, il mantenimento dalla nascita alla conclusione; e le migliori pianificazioni devono cedere alle costrizioni imposte dalle circostanze (pianificare una figura ricca ma invadente in una milonga affollata è poco meno che mirare dritto all'urto con qualche altra coppia, senza beneficio per nessuno). Cose che tutti sanno, ma a cui, a guardar bene, non molti danno seguito; figuriamoci chi come me ha un'indole all'astrazione ed alla teoria.

L'effetto dei due anni da tanguero è stato in qualche modo quello di costringere la suddetta indole a fare i conti con i benefici del p?a´?µa, sfruttando la leva dell'edonismo, coadiuvato da quelle piccole ma impagabili soddisfazioni derivate del riconoscimento di alcuni hobbistici risultati TEXnici; una catena di reazioni e stimoli che si è innescata, continuando a ricevere feedback (positivo e negativo) anche dall'esterno, come l'avanzare di importanti scadenze o l'opportunità di conciliare interessi e lavoro.

Mi sono trovato per questo più vecchio, con più cose da fare, e sempre più sicuro di non riuscire a farle tutte. Ma dopo tutto, se qualcuno riesce a fare tutto ciò che desidera, non è forse perché è povero di desideri?

permalink | scritto da in data 27 maggio 2008 alle 19:35 | Stampastampa
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20080513

Lo scafandro, la farfalla ed il computer Diario

Il Learn by Movies ci ha offerto gratis uno splendido film. Francese, il film narra la storia (vera) di Jean-Dominique Bauby e della sua vita con sindrome del chiavistello, a seguito di una paralisi totale causata da un ictus.

Il film, diretto magistralmente ed accompagnato da un eccezionale movimento di macchina, non scivola mai nel patetico: intenso e non certo allegro (pur non privo di alcuni momenti di ilarità), comunica perfettamente l'immensa forza di volontà con cui il protagonista, coadiuvato da medici, infermieri, familiari ed amici, riesce ad esprimere la propria forza vitale pur essendo capace di comunicare esclusivamente tramite battiti di ciglia e altri movimenti oculari.

Inevitabilmente mi è venuto in mente Dasher, un progetto di input con mobilità ridotta di cui ho già parlato in passato e che mi ha sempre affascinato per le sue incredibili potenzialità. Il film mi ha fatto soffermare sull'importanza che questi progetti possono avere per venire incontro alle esigenze che queste persone possono avere, ben oltre la semplice curiosità ludico-tecnologica che suscitano in individui come il sottoscritto.

Le possibilità di (parziale, anomala) rinascita offerte dal progresso di medicina e tecnologia aprono una serie di interrogativi sul destino anche evolutivo del genere umano; ma a ciò sono connessi una serie di interrogativi sulla limitatezza della disponibilità di tali progressi. D'altra parte, lo stesso protagonista dello Scafandro, viene da chiedersi, avrebbe avuto le stesse possibilità se fosse stato più solo, o meno famoso, o meno ricco, o nato in una diversa parte del mondo? Ed ovviamente anche: sarebbe possibile, ed in quale misura, fornire lo stesso tipo di servizio in maniera più estesa? (A prescindere dal fatto che poi lo si faccia o meno.) Nel caso non fosse possibile, quale dovrebbe essere il criterio in base a cui decidere a chi renderlo disponibile? (A prescindere dal fatto che poi venga seguito o meno.)

permalink | scritto da in data 13 maggio 2008 alle 18:18 | Stampastampa
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20080127

Chi può e chi non può Diario

Ci sono film che valgono la pena di essere visti. E film che non valgono la pena di essere visti. A mia immodesta opinione, Into the Wild fa parte della seconda categoria.

Io sarò inclemente, ma a me il film è sembrato piuttosto noioso; inutile; persino prevedibile, nonostante non avessi letto il libro e non conoscessi la storia. Brevissimi momenti di emozione, qualche cenno di ilarità: per il resto grottesche caricature umane affogate nella retorica. Un film che dà solo qualche gradevole cartolina, ma sinceramente 2 ore e passa di paesaggi non salvano un film.

Inevitabile il confronto con Grizzly Man, il film documentario di Herzog su Timothy Treadwell; un confronto ovviamente pesantemente sfavorevole per il film di Sean Penn, nonostante Grizzly Man parta svantaggiato dalla sua natura documentaristica, che non gioca proprio a favore del coinvolgimento.

Eppure forse è proprio perché il film di Herzog si pone come documentario, che brilla contro Into the Wild e la sua pretesa di essere un film di formazione, sulla crescita e la scoperta della saggezza di questo individuo che illumina gli altri con la propria ricerca della libertà. Sarà perché Herzog rappresenta un uomo mentre Penn cerca di costruire un mito.

Con le parole dell'Affine, è un film adolescenziale. E va be', ma anche Gioventù Bruciata lo era; ma quello mi è piaciuto.

permalink | scritto da in data 27 gennaio 2008 alle 11:51 | Stampastampa
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20071008

Le quattro di notte non sono colpa mia Diario

A quanto pare l'anno scorso mi sbagliavo, non sarebbe stato l'unico anno in cui avrei festeggiato gli anni in un giorno diverso da quello del mio compleanno; e mi viene da chiedere: diventerà forse un'abitudine? Dopotutto, io e l'Affine lo facciamo a distanza di dieci giorni, e anche se quest'anno il motivo per la sincronizzazione della festa è stato l'ammassarsi di impedimenti per buona parte degli invitati (nel senso che avevano problemi a venire il giorno del mio compleanno, non che siano impediti), un suo senso il farlo ogni anno ce l'ha.

Non è che l'idea di festeggiare a dieci giorni di distanza mi dispiaccia, per carità: soprattutto considerando che il mio coinvolgimento nei preparativi spesso si limita a poco più che aiutare nel fare la spesa, accompagnare le persone in macchina e spostare i tavoli, e spetta poi principalmente alla Babysitter l'ingrato compito della cucina … però ecco, anche se a lei piace farlo (e a me piace consumare il risultato), e anche se capita che si prepari per quasi il doppio degli intervenuti (per cui volendo si potrebbe mangiare due feste di seguito, ma a dieci giorni di distanza non credo che sia proprio “di seguito”) … non so, l'idea di fare una festa sola suona anche più pratica. È qualcosa a cui mi sa che sarebbe il caso di pensare.

Intanto vorrei ovviamente ringraziare la Babysitter, per essersi come al solito presa carico del catering, con gli ormai soliti eccezionali risultati (e se dico soliti non lo dico per sminuirli, anzi il contrario). E lei e gli altri li ringrazio tutti insieme per la bella serata trascorsa insieme.

Yanez, per esempio, che fortunatamente quest'anno non ho dimenticato di invitare, e che mi ha regalato il pupazzo di Krusty il Clown; gli manca solo la levetta per farlo da passare da cattivo a buono (parlo ovviamente del pupazzo). (Ah, avrei voluto averlo quando siamo andati a vedere il film dei Simpson, eravamo l'unica coppia non a tema.) E gli Sposinovelli, che dedicano «Il futuro prevedibile» di Sir George Paget Thomson a “un geek che guarda (solo) al futuro”; ne abbiamo letto qualche pagina durante la serata: chissà se con il fatto che questo Nobel per la fisica non ne azzecca quasi nessuna mi vogliono dire qualcosa …

Otto (non pervenuto in quanto all'estero) e compagna (pervenuta nonostante fosse cotta dall'influenza), che hanno un modo bello di farmi ricordare quante sfaccettature hanno i romanzi e racconti illustrati, ad esempio con il malinconicamente bello S. Ed Alex e compagna, che hanno avuto la splendida idea di un regalo di coppia: ora c'è da vedere se l'apprezzamento dell'Affine per il mio bagno schiuma vorrà dire che sarà lieta quando lo userò o se invece vorrà dire che se lo ruberà lei. E se l'Affine lamentava di aver esaurito un filone di regali con i Marinai di Catan, la Sorella di Mezzo, ne inaugura uno nuovo con il primo volume di Girls.

Ai marforici intervenuti e non vorrei invece portare un rimprovero: per colpa loro sono andato a letto tardissimo, cosa che non sarebbe successa se non mi avessero regalato qualcosa che tanto desideravo. Ma di questo forse parlerò dopo.

permalink | scritto da in data 8 ottobre 2007 alle 13:35 | Stampastampa
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20070915

Delusimpson? Diario

Niente. Il film dei Simpson può deludere. È divertente, fa proprio ridere. Ma non è qualcosa di straordinario, quindi non andateci convinti di vedere chissà che cosa.

Tragica invece Altamira, che ha alzato ancora i prezzi e ridotto le porzioni. C'est fini.

permalink | scritto da in data 15 settembre 2007 alle 0:35 | Stampastampa
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20070907

Poteva andar peggio (ma anche meglio) Diario

Direi che possiamo sorvolare su quanto è stato penoso il primo giorno di ritorno alla corsa (nemmeno cinque minuti; però ho fatto gli addominali!). Parliamo invece di Shrek III, fiacca terza (ed a questo punto si spera ultima) puntata di una serie che ha avuto un inizio eccezionale con un brillante seguito. L'ultimo episodio è invece fiacco e lento, e benché abbia i suoi simpatici momenti, langue molto, indugiando sulla retorica e cercando di dare troppo (poco) spazio a troppi personaggi: non c'è più nulla di notevole, nulla di memorabile, nulla per cui valga veramente la pena.

Per consolarci, dopo il cinema andiamo (con l'Affine, Alex e ragazza) a prendere un antipasto ed un piatto di patatine al Tubo (appena riaperto). Durante la successiva passeggiata con sgriccio veniamo fermati da una comitive di giovin pulzelle (ma anche non proprio giovanissime) con ruota a terra. Io ed Alex ci prodighiamo con la nostra buona azione quotidiana, ed io mi trovo pure a subire qualche insulto (insinuazioni sulla possibilità che io possa essere ingegnere; ssé): in cambio hanno le salviettine inumidite per farci pulire le mani. Comicità involontaria quando, mentre io ed Alex inziamo a smontare la ruota a terra le nostre rispettive proseguono la passeggiatina fino alla vetrina successiva, con dubbi preoccupati delle suddette giovin pulzelle sulla possibilità che le ragazze si fossero offese o ingelosite.

Ma la gente è scema o che?

permalink | scritto da in data 7 settembre 2007 alle 20:32 | Stampastampa
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20070821

Visto dagli altri Diario

Portare i miei e quelli dell'Affine a vedere Le vite degli altri è stata un'ottima idea. Innanzi tutto perché il film merita assolutamente di essere visto, ed era giusto che anche loro avessero l'opportunità di vederlo; in secondo luogo perché è stato bello rivederlo; ed in terzo luogo perché il doppiaggio del film ha avuto un tristissimo scivolone finale.

Non leggete quanto segue se non avete visto il film.

Ora, che la scuola di doppiaggio italiana sia eccezionale, è noto. E devo dire con soddisfazione che la scelta delle voci, e le recitazioni dei doppiatori sono state estremamente corrette. Hanno cambiato la battuta che fa l'arrivista al tavolo dei dipendenti, ma non è nulla di grave. L'unica cosa di cui sono veramente scontento è come hanno cambiato la battuta finale del film, che secondo me era uno dei piccoli gioielli di questa meravigliosa pellicola: «es ist für mich» (“è per me”) diventa “lo prendo per me”.

Ora, io non so quali sono i motivi che hanno portato i traduttori a questa alterazione, giacché “è per me” ci stava benissimo anche in italiano; forse c'era un problema di sincronizzazione labiale, non so. Ma una cosa è certa: quel gioiello che racchiudeva in sé tutta la poesia del film, la vita di queste due persone che senza mai incontrarsi di persona si scambiano un favore che merita gratitudine vita natural durante, ed il più completo segno di gratitudine che un artista possa dare, viene così cancellato. Non è che Wiesler prenda quel libro per sé: quel libro è per lui, è il messaggio in cui Dreyman gli dice di sapere, e lo ringrazia.

Oh be', fortuna che c'ero io a svelare il vero ai miei.

permalink | scritto da in data 21 agosto 2007 alle 10:33 | Stampastampa
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20070731

Una settimana d'anticipo Diario

All'Argentina ieri davano Un'estate d'amore di Bergman … già, lo stesso Bergman morto sempre ieri. Forse per questo l'arena era molto più piena del solito.

Come osserva giustamente Hooverine, “le coincidenze sono una presa per il culo”; non a caso abbiamo riflettuto sulla complottistica possibilità che l'Azdak si fosse attrezzata per far fuori il regista giusto in tempo. A sfatare un po' questa ipotesi interviene purtroppo Antonioni, che pensa bene di morire con una settimana d'anticipo sulla proiezione del suo film (I Vinti), in programma per giorno 6 c.m.

Ah sì, il film. Sinceramente, Bergman ha fatto di meglio.

permalink | scritto da in data 31 luglio 2007 alle 18:33 | Stampastampa
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20070727

Inland Fascists Diario

Gli ultimi due film visti all'Argentina (Fascisti su Marte e Inland Empire) hanno qualcosa in comune: la tirano troppo per le lunghe.

Per il resto non è che c'entrino molto altro l'uno con l'altro. Il lungometraggio di Guzzanti ha tutti i difetti degli sketch trasformati in lungometraggio, laddove le singole idee simpatiche e spesso divertenti diventano improvvisamente ripetitive e noiose; a questo si aggiunge infine la retorica finale, che potrebbe anche essere vista come un prosieguo dell'ironica retorica imitativa del resto del film, ma nemmeno tanto. E poi, com'è noto, a me le retoriche finali, con le morali esplicite, mi infastidiscono non poco.

Molto meglio il film di Lynch, ma pur sempre lontando dal capolavoro per il quale veniva spacciato nei trailer (dove sembrava che dicesse che il film non poteva non essere un capolavoro per il semplice fatto che fosse di Lynch; ma dico). Il (solito? si può dire?) gioco di scatole cinesi, il (solito? si può dire?) tempo che ritorna sui propri passi, in un intreccio sempre più indistricabile, con i personaggi che girano come nella traccia di un disco graffiato, perdendo la capacità di distinguere lo ieri dal domani, la recitazione dalla realtà, il sogno dal ricordo, la propria storia da quelle sempre uguali di coloro che ci hanno preceduto. Reincarnazione? Disturbi psichiatrici? Un allucinogeno di troppo?

Ma soprattutto, le mie chiappe sono sempre meno tolleranti alla rigidità metallica delle “poltroncine” dell'arena.

permalink | scritto da in data 27 luglio 2007 alle 14:50 | Stampastampa
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20070615

Ai confini del presente Diario

Diciamo che ci sono stati sequel peggiori, ecco. Che è un po' triste che sia la cosa più bella che si possa dire dei Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo. Perché diciamolo, è difficile essere peggio di Matrix Revolutions, e solo Spider-Man 3 (tra le serie che ho visto) riesce a competere per quell'ignobile posto. Ma ecco, diciamo che per il terzo dei Pirati c'è poco da salvare, qualche scena comica (neanche troppe e nemmeno troppo comiche), il solito Johnny Depp/Jack Sparrow, e la gnocca britannico-jamaicana Naomie Harris/Tia Dalma.

È interessante invece come nella vita reale certi ritorni promettano molto meglio, come un potenziale contratto di lavoro con il TEX (e sul serio stavolta, non come quella presa in giro per la rivista di dipartimento, che promette di essere uno sfruttamento di lunga durata senza pecunia di compenso). Scrive la pecora nera del cambiamento, del diventare adulti; non la biasimo, sono io il primo a non amare il cambiamento, persino la crescita: eppure succede, ed io mi considero fortunato perché tutto sommato la sto vivendo senza particolari traumi, solo qualche piccolo graffio ogni tanto. Così ho fatto la mia prima visita (purtroppo infruttuosa, ma per fortuna forse anche inutile) alla CGIL, e mentre scendevo in centro pensavo proprio a questo, che era come prendere in mano un altro degli innumerevoli fili della mia vita. E l'approssimarsi di una scelta, forse.

Le scelte, forse ancora più un problema che la crescita, perché per ogni scelta fatta quante possibilità si perdono? Una prospettiva sulla ruota del karma forse un po' diversa da quella tradizionale, non so, con l'attenzione non tanto al modo in cui le nostre azioni influenzano l'equilibrio del cosmo, quanto piuttosto su come le azioni che non abbiamo compiuto avrebbero potuto influenzarlo. Mi piacerebbe poter vivere infinite vite, tutte diverse, un po' come l'Homer, anima riluttante di Wiley (Non Sequitur), ma ricordandomi di ognuna, e poi chissà, sceglierne la migliore, o più probabilmente no, continuare a viverle tutte. Ma così non sembra che sia, e sebbene preferisco trovarmi a dover scegliere tra la ricerca scientifica ed un lavoro con il TEX (perché vorrebbe dire che ho proposte importanti in entrambi i campi), sarebbe forse più semplice non avere scelta. Potrei essere talmente fortunato da poter restare all'università e lavorare al TEX? Si potrebbe porre la questione in termini diversi, del tipo: sarei in grado di prendere in mano un ulteriore filo della mia vita, e condurre quel tipo di relazioni che potrebbero portare a progetti e cofinanziamenti che mi permettessero di lavorare al TEX all'università? ed io dico sì, e si stanno offrendo nuovamente possibilità; ma la difficoltà è ben altra: posso farlo restando (anche solo inizialmente) sotto l'ala protettiva del mio attuale gruppo di ricerca? Già qui la situazione si fa più complicata, perché il mio advisor ha già dimostrato di non essere interessato al TEX, ed ha invece avuto la cortesia di prospettarmi un ulteriore progetto di ricerca.

Che poi sono comunque fortunato, perché se di scelta si tratterà, sarà comunque tra cose che mi piace fare, perché non è che la ricerca scientifica non mi piaccia: è solo che in essa raggiungo livelli di frustrazione che nella programmazione non ho (finora) raggiunto: perché anche la situazione più stressante in programmazione alla fine mi si è risolta; ma ci sono punti (ben dolenti) nella ricerca che minacciano di trascendono in fatiche sisifee. (Semmai, dovendo programmare per lavoro mi troverei davanti altri tipi di problemi, come l'insoddisfazione che un perfezionista come me potrebbe provare nel dover consegnare qualcosa che non ritiene pronto. Eppure, sospetto che preferirei. Ma chissà quali altre frustranti magange salterebbero fuori. A leggere Dilbert non sembra una situazione tanto più rosea della mia, ma diciamolo, almeno lì il problema sono gli esseri umani, non problemi astratti: ben diverso, visto che comunque gli esseri umani, insomma, si sa che sono quello che sono.)

permalink | scritto da in data 15 giugno 2007 alle 1:46 | Stampastampa
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