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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090317

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/0.1 Introduzione Terza Rivoluzione Industriale

Una piccola digressione.

C'è chi vede nella crisi che stiamo vivendo il (da certuni tanto atteso) crollo dell'ideologia capitalista: una descrizione che pur nel suo essere tragicamente riduttiva riesce comunque a sottolinearne un aspetto1. È interessante osservare come questo aspetto della crisi stia stato violentemente accelerato dal fallimento delle grandi esperienze comuniste (Cina e blocco sovietico) che, con la loro transizione ad un capitalismo molto meno controllato e quindi più vicino a quello teorico di quanto non lo sia (soprattutto ormai) il capitalismo occidentale, hanno inondato un mercato già saturo con manodopera e merci sottocosto per gli standard occidentali: il colpo di grazia per il già impossibile bilico su cui era fondata la finanza ad alto rischio che con il proprio crollo ha finalmente portato la crisi sui giornali: e molto si potrebbe dire sul modo in cui l'informazione è stata pubblicata, e molto di più ancora si potrebbe dire su quello che si cerca di fare per ‘fermare’ la crisi (o forse sarebbe più opportuno dire: quello che si fa utilizzando la crisi come scusa).

È anche interessante notare che il Paese europeo maggiormente colpito dalla crisi è stato (almeno finora) l'Irlanda, nazione che giusto nell'ultimo decennio del secolo scorso era riuscita ad assurgere a seconda potenza economica europea grazie anche ad una politica di levità fiscale mirata ad attirare investimenti esteri (sui contributi della Comunità Europea non si sa bene se abbiano fatto bene o male: ovviamente i libertari sostengono che abbiano fatto più male che bene, nonostante il loro riuscito investimento nelle infrastrutture che sarebbero altrimenti collassate sotto la grande espansione); per contro, i meno colpiti sono i soliti Paesi socialisti della regione baltico-scandinava2.

La crisi ha colpito un po' tutti i settori, primo fra tutti quello bancario e finanziario, quel campo trasversale che gestisce i capitali che alimentano tutti gli altri settori; ed anche nelle piccole finanze domestiche il dramma s'è fatto sentire: con tutto l'ottimismo del mondo, se i soldi non arrivano a fine mese non ci arrivano, e divenire oculati negli acquisti diventa una necessità, non più una scelta. Per essere più ottimisti bisognerebbe avere più soldi, o almeno qualche forma di garanzia della possibilità di averli: niente posto, niente soldi, niente acquisti; niente posto fisso, niente garanzie, niente prestiti.

Sembrerebbe che ormai persino i più accaniti difensori dell'aumento della produttività (come se il produrre di più a meno aumentasse la disponibilità economica della larga parte degli acquirenti, o risolvesse il problema della saturazione del mercato) si stiano rendendo conto che il vero problema è la drastica riduzione del potere d'acquisto; ma ovviamente non c'è da sperare che soluzioni opportune vengano proposte e men che mai attuate, visto che l'idea di ridistribuire piuttosto che accentrare le risorse economiche va contro tutti i principî fondanti su cui è cresciuta la classe dirigente (economica, industriale e politica) italiana e non solo (ricordiamo ad esempio i manager che si alzano lo stipendio anche quando la loro azienda corre verso il fallimento). E nonostante dovrebbe ormai essere evidente a tutti che questo tipo di approccio è tuttaltro che salvifico per la situazione generale, ben poco invita a credere che l'atteggiamento cambierà: non è purtroppo solo a Catania che imperversa la mentalità del perseverare nell'errore anche quando è evidente che sarebbe opportuno provare strade alternative.

(Anzi, devo dire che in tal senso la recente proposta di alcuni parlamentari del PD di devolvere il 25% del loro stipendio ad un fondo per disoccupati (che porterebbe fino a 6 milioni di euro al mese, che sono più di seimila indennità di disoccupazione) è stata una sorpresa: bazzecole inadeguate, ma comunque una manifestazione, un segnale nella giusta direzione. Certo l'idea non è buona come certe mie idee in tal senso, tipo l'equiparazione del parlamentare a co.co.co, con tutte le conseguenze del caso; e stipendio a questi dipendenti pubblici a tempo determinato fissato per referendum. Ma tutto considerato è purtroppo il meglio che ci si può aspettare dall'attuale nostra classe politica.)

Benché la cosa possa apparire abbastanza scollegata dal resto, vorrei però concentrarmi su un settore che ha sempre avuto un comportamento molto anomalo rispetto ai flussi e riflussi dell'economia, un settore a cui sono da tempo attratto per altri motivi, ma che per questi suoi bizzarri andamenti (ma non solo) è molto più interessante da osservare: quello dell'informatica, nei suoi aspetti più (hardware) e meno (software) concreti. Questo pilastro della terza rivoluzione industriale, in un contesto come quello attuale, ha cose molto interessanti da dire, a saperlo ascoltare; ha interessanti prospettive da mostrare; e forse persino qualche speranza da apprire.


1 koan: Shuzan alzò il suo corto bastone e disse: “Se questo lo chiamate un bastone corto, vi opponete alla sua realtà. Se non lo chiamate un bastone corto, ignorate il fatto. Orbene, come volete chiamarlo?”

2 in realtà forse il caso dell'Islanda è forse più tragico e grottesco di quello dell'Irlanda

permalink | scritto da in data 17 marzo 2009 alle 9:31 | Stampastampa
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20080322

Potere comprare Diario

Sto cominciando a prendere in considerazione l'idea di comprarmi un nuovo portatile. Benché il mio attuale sistema sia ancora adeguato alle mie bisogna, i primi segni di stanchezza (dal disco fisso nuovamente cliccheggiante alle ventoline di raffredamento che ogni tanto sbiellano e grattano) mi fanno pensare che sia ora di cominciare a guardarsi intorno: tengo in preferenza la possibilità di comprare nuovamente un Dell, essendomi trovato piuttosto bene con il mio precedente acquisto, ormai quasi 6 anni fa, ma non nego che non mi dispiacerebbe avere tra le mani un Lenovo (leggi IBM).

Il motivo di tanto anticipo nell'indagine (non prevedo di comprare un sistema nuovo entro l'anno, in realtà, pur non escludendo la possibilità) non è solo il mio essere un compratore oculato e previdente (basta ridere, davvero): in effetti, quando si tratta di informatica sono anche piuttosto esigente: la cosa, d'altra parte, è inevitabile, essendo il computer per il sottoscritto non solo una mia grande passione, ma anche un imprescindibile strumento lavorativo; e questo mi crea qualche ostacolo, oltre ad indirizzarmi pesantemente nella scelta del fornitore.

Ad esempio, uno dei motivi che mi spinse a prendere un Dell quasi 6 anni fa fu il fatto che non solo erano praticamente l'unico fornitore a permette una grande personalizzazione del sistema (il tutto peraltro online, cosa da non disprezzare anche per la possibilità di ridurre al minimo i contatti con altri esseri umani), ma per di più erano l'unico a permettere di scegliere non solo la lingua del sistema operativo (inglese vs italiano), ma anche il layout di tastiera: e per chi come me fa grande uso quotidiano e lavorativo di simboli quali \`~{} è da suicidio dover usare il layout nazionale, che ha questi simboli in punti di difficile accesso, quando li ha affatto. Così la mia scelta fu Dell anche per la possibilità di avere Windows XP in inglese, ed una tastiera americana.

Peccato che la Dell non offra più la possibilità di prendere un computer con il layout americano. Chissà se posso esercitare pressione sul commerciale minacciando di passare ad altro … a chi altri, poi? E funzionerebbe mai un ricatto del genere, da un singolo privato?

L'altra questione non da poco è quella del sistema operativo: se 6 anni fa potevo anche accettare di pagare per la licenza di Windows XP (sistema che, dopo tutto, usai a lungo), la cosa è totalmente fuori discussione ormai che sono integralmente passato a Linux. Per quale dannato motivo dovrei sborsare soldi per permettere alla Microsoft di gonfiare le statistiche di vendita del suo nuovo sistema operativo, quella merda di Windows Vista, se ho intenzione di formattare il disco fisso per mettere Linux appena ricevo il computer? (E fosse solo Vista … no, c'è tutta la carrellata di porcate varie che il rivenditore non può fare a meno di caricare sul computer: già con il computer di mia madre, che ho faticato a trovare con Windows XP, mi sono dovuto perdere mezza giornata solo per riformattare ed installare tutti e soli i programmi che le interessavano.) E se anche volessi tentare la procedura del (dovuto) rimborso, perché mai dovrebbe essere un a posteriori invece che un a priori? Se io so già che non lo userò, perché devo comprarlo?

Per questo intanto mi sono andato a firmare la petizione per la liberalizzazione del software: per chiedere che per legge sia imposto ai rivenditori di scindere il prezzo dell'hardware da quello del software, e di consentire l'acquisto del primo senza il secondo. Dopo tutto, se cominciamo a pensarci adesso, può anche darsi che diventi legge prima che io mi dedichi concretamente all'acquisto, no?

permalink | scritto da in data 22 marzo 2008 alle 11:31 | Stampastampa
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20070922

E siamo sempre lì Diario

Basta poco per farmi ricordare perché odio Windows. Per esempio mi basta cercare di dare una mano a qualcuno per eliminare i continui errori d'applicazione che appaiono improvvisamente continuamente e senza motivo, senza che si capisca esattamente cosa dia problemi, come, dove o perché.

Dopo un'estenuante mattinata di ricerche ed aggiornamenti i progressi sono stati minimi, e l'unico aggiornamento che potrebbe risolvere il problema più grave non lo si riesce a scaricare perché il problema stesso, quando a sorpresa capita, impedisce lo scaricamento dell'aggiornamento. Profetica (ma scelta intenzionalmente) la maglietta indossata.

Ora, in realtà probabilmente quello che ci vuole è semplicemente pazienza, molta pazienza. Bisogna aspettare la congiunzione astrale che permetta lo scaricamento e l'installazione delle patch che dovrebbero risolvere il problema in una di quelle (troppo brevi!) finestre di tempo in cui il problema sceglie di non manifestarsi.

Ma il pensiero che continua a tormentarmi è: è mai possibile che la gente non si renda conto di quanto tempo perde, e di quanto tempo fa perdere, scegliendo di risparmiare tempo e non imparare ad usare una piattaforma diversa?

Putroppo, è la solita questione del giudizio del breve termine prevalente su quello del lungo termine, il (relativamente) piccolo sforzo iniziale che tanto farebbe risparmiare dopo ma che spaventa, del male conosciuto preferito al buono da conoscere. Ed a soffrirci, purtroppo, non sono solo quelli che fanno questa scelta.

permalink | scritto da in data 22 settembre 2007 alle 15:07 | Stampastampa
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