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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090717

Torpor Ætatis Diario

C'era un tempo in cui giocavo a pallacanestro, e correre avanti e indietro, saltare e muoversi in generale era quasi abituale, e benché stancante non causava dolorosi aftershocks nei giorni seguenti.

Poi ci fu invece il tempo in cui ballavo il tango, e tre, quattro ore a girare per una milonga era quasi abituale, e benché stancante raramente (tipo solo per il TangoFestival) hanno avuto effetti devestanti.

Ma più passa il tempo meno tempo occorre al nostro corpo per dimenticare la “forma”, perdere il tono, cedere miseramente agli sforzi prolungati.

Domani torno a Catania da Kaiserslautern, dopo una settimana in cui ho ripreso dimestichezza con le estati tedesche (due giorni di sole su 7) e scoperto che i gruppi di ricerca di matematica della Technische Universität Kaiserslautern si sfidano annualmente in un torneo di calcetto seguito da una grigliata, in quel di Schopp.

Così mi sono trovato coinvolto con la squadra dell'Arbeitsgruppe (AG) Technomathematik, e dopo tre giorni l'acido lattico non vuole ancora lasciare le mie gambe.

Dopo la mia ultima visita qui a Kaiserslautern (allora ancora all'ITWM) avevo ormai raggiunto l'abitudine, dal punto di vista ambientale, e la saturazione, dal punto di vista lavorativo. Stavolta, ambienti diversi e lavori diversi hanno portato una ventata di freschezza. Persino la stanza è stata diversa: piccola, letto singolo, bagno striminzito: di tutte le cose che sono cambiate questa è forse stata l'unica in peggio.

Francia, Germania, India (ariana e dravida, ovviamente assolutamente indistinguibili per me), Italia, Kenya, Nepal, Pakistan. E queste erano solo le nazionalità rappresentate nell'AG Techno con cui sono venuto a contatto. Esperienze come queste fanno pensare, e molto; così come fa pensare il verde in cui è immersa Kaiserslautern, ed in particolare la sua università; così come fanno pensare le infinite bottiglie di vetro, le costosissime bottiglie di plastica (tutti vuoti a rendere).

E se scoprire queste cose non serve solo per ricordarti che altrove esse esistono, che altro pro se ne può trarre se poi si torna dove non si può far nulla perché si concretizzino?

permalink | scritto da in data 17 luglio 2009 alle 22:59 | Stampastampa
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20071118

Un bel rientro Diario

Vien quasi da dire che la parte migliore di questo viaggio sia stato il rientro, nonostante i timori che si prosettasse persino peggiore dell'andata, tra scioperi dei treni e taxi assenti. Ed invece è andato nel migliore dei modi, con una colazione in camera, una rapida camminata fino alla stazione, e poi un ICE dopo l'altro, senza intoppi senza ritardi, checkin immediato, nuova colazione, voli tranquilli, quasi come essere in treno, solo qualche piccola turbolenza durante l'atterraggio, ma nulla di che. E l'Affine ad accogliermi.

Ecco, sicuramente il ritorno da solo sarebbe bastato a compensarmi del viaggio e della frustrante permanenza, fosse stata l'unica cosa buona. Invece si è andato ad aggiungere a ben tre aspetti positivi: la colazione continentale, sono dimagrito, ed ho finito —finalmente— Il Rombo (un rullo di tamburi, signori?)

Comunque, mi aspetta finalmente un po' di meritato riposo, in questa gelida notte siciliana. (Ché una cosa non si poteva dire che mancasse, in Germania: il riscaldamento; e se uno dei professori lì poteva vanzare l'ipotesi che da noi li usiamo di meno perché non ne abbiamo bisogno … be', dovrebbe venir lui qui a dirmi come si sentirebbe dentro casa.) Nella speranza che stanotte non mi sveglierò alle quattro meno venti sganasciandomi dalle risate per un nome assurdo e lunghissimo venutomi in sogno.

permalink | scritto da in data 18 novembre 2007 alle 0:22 | Stampastampa
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20071114

Proiettato già al ritorno Diario

Nel caso non si fosse capito, questa mia permanenza a Kaiserslautern non mi sta appassionando come le precedenti; e non è, direi, una questione di perdita di novità che la rende meno interessante: anche volendo soprassedere alle disavventure odologiche che non mi hanno certo messo di buon umore, è proprio la situazione qui all'istituto ad avere un sapore ben diverso.

Ora, che la maggior parte dei tedeschi, per quanto si sforzi, non riesca ad essere particolarmente espansiva, è una cosa talmente nota da risultare stereotipa; fanno eccezione la mia controparte tedesca (quello che somiglia ad Otto) ed una che non è tedesca, ma di origini ucraine (quando ancora l'Ucraina era una repubblica sovietica). Stavolta però nei professori che dovrebbero seguirmi si intuisce persino un certo fastidio.

Diciamocelo, per l'ITWM il lavoro di questo contratto è già terminato, e per le ultime modifiche che dobbiamo apportare (sottolineo dobbiamo, nel senso del dovere e nel senso noi e loro) non hanno tempo e risorse, occupate in altri progetti. Grazie al cazzo, anche a me sarebbe piaciuto sfanculizzare tutto a luglio e potermi cominciare a riambientare con le cose di cui (speriamo) mi dovrò occupare l'anno prossimo. E poi dico, se non hanno tempo ora, perché mi hanno dato questa settimana come possibile periodo di permanenza qui? Credevano forse che per me fosse solo una scusa per venire a passeggiare per queste lande boschive?

Mi viene comunque assegnato l'incarico di riscrivere il mio codice in modo che esponga un'interfaccia pulita e ben definita che il programma dell'ITWM possa usare per comunicare i dati per i calcoli con incertezze. Benché io continui a ritenere che questa strategia sia non ottimale, e che si farebbe molto prima a lavorare direttamente sul loro codice, mi faccio prendere (se non con entusiasmo almeno con gusto) da questo incarico: se non altro allevia la mia frustrazione. In effetti, completare il mio lavoro almeno quel tanto che basta per permettere a quelli dell'ITWM di lavorare sul loro codice sapendo cosa devono preparare mi impiega meno di una giornata: mi ci dedico anche la sera in albergo, e prima di mezzanotte ho spedito al professore l'interfaccia del mio codice: non hanno più scuse.

Che poi dico, questa loro gelosia nei confronti del loro codice … mi chiedo quanto sia frutto di questioni legali, quanto sia frutto di estetica (un codice che non dev'essere visto da nessuno ha raramente l'eleganza del codice che si presenta a chi ci deve mettere gli occhi su) e quanto di semplice gelosia. Però, dico, se loro non hanno tempo da dedicarci, ed io sono venuto qui apposta, perché allora non farci lavorare me?

E invece niente. Una settimana (e relativi soldi e tempo) buttati per fare qualcosa che avrei potuto fare tranquillamente da casa e con qualche email. L'unico lato positivo della mia presenza qui è che posso fungere da tafano e mettere molta più pressione di quanto non possa fare da Catania via email; e diciamocelo, a me piace fare il rompicoglioni sono con le persone a cui voglio bene o per i temi che mi stanno a cuore; e nessuna delle due cose è vera qui, ora.

Sarei quasi portato a dire che c'è una sola cosa di veramente positivo in questa settimana, ed è che dieta e movimento mi stanno facendo scalare la pancia. Ma in realtà c'è altro. Quando ieri mattina ho raggiunto l'apice della frustrazione ho mandato una lettera al mio advisor, un po' per sfogo un po' per informarlo della situazione; ed il mio advisor mi ha non solo risposto via email con parole di incoraggiamente, ma ha anche chiamato il mio professore con un (valido) pretesto e per chiedere anche informazioni su di me: e se non ho dubbi che al mio advisor prema soprattutto la conclusione del progetto (anche per le difficoltà economiche in cui si troverebbe il dipartimento se non si rispettasse la scadenza di novembre), mi ha comunque riscaldato il cuore il suo manifesto interesse per me.

Intanto la mia mente è già entrata nell'ottica del ritorno, mi vedo già cercare la coda per il checking, c'è l'Affine che mi aspetta fuori dal terminal, già mi sto facendo la doccia per liberarmi della giornata di voli ed aereoporti. Stamattina mi è anche venuta voglia di rivedere Gosford Park.

permalink | scritto da in data 14 novembre 2007 alle 10:36 | Stampastampa
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20071112

… e meno male che sono tedeschi … Diario

Non è carino arrivare in istituto verso le nove e scoprire che nessuno dei due professori a capo del progetto è presente; così me ne torno in albergo con le pale alquanto girate, e scopro che alle 8.11 mi hanno spedito un'email per dirmi a chi rivolgermi. Quindi reimballo tutto quanto e torno in istituto.

L'unica cosa utile di oggi, a quanto pare, è stata la riattivazione dell'account qui all'ITWM. Che tenendo conto che ero voluto venire qui il fine settimana prima per cominciare a lavorare oggi, direi che è un po' pochino.

permalink | scritto da in data 12 novembre 2007 alle 13:01 | Stampastampa
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20071111

Maledetti tedeschi pomeridiani Diario

Ad appoggio della migliore giornata odierna rispetto a quella passata, per pranzo sono pure riuscito a trovare un posto dove pranzare senza problemi: una sorta di panetteria con annessa saletta, panini e dolci in vista sul bancone oltre alle solite forme di pane: si compra e ci si va a sedere. Mi sono fatto anche una bella cioccolata calda (bella … un po' troppo diluita per i miei gusti).

Tornato in albergo (stiamo parlando dell'una), ho letto qualche pagina del Rombo prima di crollare per la stanchezza e farmi un bel pezzo di sonno fino alle sei: ne avevo bisogno. Senonché, quando alle sette decido di fare una rapida puntata allo stesso » Barbarossa Bäckerei - pasta & pane « presso cui avevo pranzato, scopro che avevano già chiuso: mi dovrò accontentare anche stasera della mela verde alberghiera. E come se non bastasse, mi ricordo che a pranzo mi sono anche dimenticato di farmi dare lo scontrino.

permalink | scritto da in data 11 novembre 2007 alle 19:54 | Stampastampa
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Afternight Kit Diario

La nuova giornata comincia decisamente meglio, nonostante una notte non serena (forse per la troppa stanchezza), con una sveglia alle 8.16 dalla reception per informarmi che il mio bagaglio è arrivato e che mi aspetta davanti alla porta.

La notizia, benché avrei preferito riceverla in condizioni un po' diverse (non è che fossi propriamente sveglio), mi rallegra, e mi incoraggia a cominciare la giornata. Considerazione: tutto sommato è stato meglio venire qui ieri piuttosto, come pensavo dopo aver fatto il biglietto, oggi; se non altro, la giornata di domenica potrà fungere da cuscinetto tra la diversamente simpatica (cit.) giornata di ieri e la settimana lavorativa che mi aspetta domani.

Nonostante abbia ormai il mio necessaire, apro comunque curioso l'Overnight Kit della Star Alliance, che comprende un biglietto di scuse in tutte le lingue tranne l'italiano, una maglietta di cotone bianca XXL, spazzolino rasoio shampoo dopobarba dentifricio cotton fioc detergente per lavatrice detergente per viso piccola spazzola pieghevole. (Ciollefoto, ma per ora mi scoccia caricarle.) Tutto sommato, mi sembra una compensazione adeguata per un bagaglio arrivato con un giorno di ritardo, puzzante di fumo ed ammaccato da un lato.

La colazione continentale aiuta ad assestare l'umore, nonostante non riesca a trovare il vasetto del burro. Vorrà dire che mi consolerò con delle caramelle alla liquirizia che l'Affine mi ha infilato di nascosto in valigia.

permalink | scritto da in data 11 novembre 2007 alle 9:52 | Stampastampa
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20071110

Poteva andare peggio #1: CTA — FRA 20071110 Diario

Il viaggio non parte sotto i migliori auspici. Mi sveglio la mattina verso le cinque e mezzo da un sogno che benché non fosse un incubo non si può dire che brillasse per allegria.

Premessa: forse paradossalmente, la cosa che mi preoccuperebbe maggiormente di un incidente aereo (mentre sono con i piedi ben saldi sulla terraferma) non è la mia incolumintà (che sento minacciata solo quando l'aereo in caduta libera attraversa vuoti d'aria) bensì la perdita del portatile. Sarà per tutti i miei dati che ci sono dentro, sarà per il legame affettivo che ho sviluppato in questi cinque e passa anni, ma l'idea di perderlo in un incidente aereo mi mette molta tristezza. Non che la cosa voglia dire che preferirei perire nel tentativo di salvarlo; però, ecco, mi dispiacerebbe; e diciamocelo, mi ci vedo ad uscire per ultimo dall'aereomobile atterrato d'emergenza pur di potermelo portare d'appresso.

Comunque, il sogno non riguardava gli aerei: si trattava invece di un banale traghettamento sullo Stretto di Messina, e di qualche problema durante le manovre all'arrivo, tipo il traghetto che ruotava su se stesso, andando di fiancata contro una banchina al livello del mare, qualcosa del genere; e durante le manovre fatte nel tentativo di salvare la nave io mi trovavo a saltare su detta banchina, forse solo forse insieme ad altri, e riuscivo a farlo portando in salvo zaino e portatile. Sulla banchina si apriva la tradizionale enorme bocca circolare di uno scarico di fogna o altro tunnel similare, nel quale mi (ci?) addentravamo.

Dentro il tunnel eravamo certamente un certo numero, credo meno di una decina, e questo tunnel era in realtà un corridoio di un edificio, scuola o monastero, con grandi vecchie porte finestre che davano su un cortile, con i vetri vecchi sporchi e polverosi. Tutte le porte erano chiuse, e molto avevano chiusi anche i battenti dei vetri. Ovviamente le porte non andavano aperte, nonostante ci fosse gente in cortile, ragazzi che giocavano, se non ricordo male. Si ragiovana invece sull'opportunità di uscire tramite una delle scale che potevano portarci al livello del suolo (ovviamente il tunnel era interrato, in questa prospettiva) e non ricordo bene quale fosse il problema.

Comunque, a svegliarmi non è stata tanto la stranezza del sogno, quando il fortissimo vento che scuoteva la serranda; e forse anche il conseguente freddo in camera. Da sveglio, non sorprendentemente, il mio pensiero è stato sull'influenza che avrebbe potuto avere il vento sul volo: lo annulleranno? speriamo che sia parallelo alla pista, non trasversale, e possibilmente nel verso del decollo.

Al risveglio successivo, verso le sette e mezzo (mi sono riaddormentato? non ricordo; certo sarebbe inusuale per me riaddormentarmi e risvegliarmi senza problemi nel giro di un paio d'ore: sarà la vecchiaia) la mia missione (prefissata già la sera prima) è stata di effettuare un accurato backup di tutti i miei dati personali dal portatile al server: in un'oretta, inclusi gli intoppi, mi sono archiviato tra i sei ed i sette gigabyte di roba; un giorno mi dovrò anche occupare dell'operazione di sfoltimento e compattazione.

Il lato positivo di quanto segue è che ci sono buone possibilità che abbia bruciato già a Catania le minacce del cattivo segno.

Superati i controlli di sicurezza, mentre mi dirigevo alla toilette, ho infatti rotto gli occhiali; non riesco nemmeno a ricostruire mentalmente il gesto esatto che me li ha fatti saltare dalle orecchie, lanciandoli sul marmoreo pavimento del nuovo terminal, frantumando una lente e staccando l'altra. Nel caso non si sapesse, sono cieco senza una talpa: per questo motivo porto con me un paio di occhiali di emergenza. La mia saggezza però mi ha giocato il brutto scherzo di lasciarli (quelli di emergenza, dico) non pronti all'uso: una stecca rotta ed una lente smontata.

Fortunatamente la commessa di Angiolucci (c'è un Angiolucci dopo i controlli di sicurezza) si è rivelata disponibilissima e con santa pazienza, una vite ed un po' di scotch mi ha gentilmente riparato gli occhiali di emergenza. Non saranno il massimo, ma per lo meno ci vedo. Grazie.

A coronare la simpatica attesa della partenza per Roma si aggiunge la definitiva rottura del secondo cursore della cerniera principale del mio fedele (e sempre più malandato) zaino rosso. Ma stavolta non tutti i mali vengono per nuocere: offeso dalla scarsa simpatia della commessa del negozio più simile, mi impegno a sistemare io stesso personalmente la cerniera, con risultati più che soddisfacenti: entrambi i cursori tornano a svolgere la loro funzione.

Il viaggio fino a Roma si rivela sostanzialmente tranquillo, a parte una partenza poco agevole a causa delle simpatiche folate di vento e le conseguenti evoluzioni e dislocazioni aeree. Sembra che tutto stia volgendo al meglio. Almeno finché non scopro che il volo per Frankfurt sarà in ritardo. Fortunatamente, l'iniziale ritardo previsto di un'ora e mezzo viene ridotto ad una mezz'oretta. A bordo il comandante si scusa e ci spiega che causa cattivo tempo l'aereoporto di Frankfurt funziona a regime ridotto, con i conseguenti disagi.

Il volo è piuttosto tranquillo. La mia vicina di posto è una statunitense (parte di una comitiva di una ventina di persone) che sta tornando a casa dopo un paio di settimane passate a girare per l'Europa insieme al marito, per organizzare viaggi per exchange students: hanno visitato la Romania, la Bulgaria, l'Italia, ed ora finalmente tornano a casa, e sperano che il loro volo transoceanico li aspetti, visto il ritardo che stanno portando. La rassicuro: se hanno fatto il check-in direttamente per casa, aspetteranno; nel peggiore dei casi, verranno spostati al primo volo utile successivo.

In effetti verso le quattro la hostess fa un lungo elenco dicendo quali voli stanno aspettando e quali passeggeri sono invece stati spostati. La mia vicina di posto è tra i fortunati, ovviamente non fortunati come quelli che, come me, sono già arrivati a destinazione: benché non piova, il cielo sopra Frankfurt non è sereno, e l'atterraggio (e posso immaginare il decollo) non avvengono senza stravolgimenti intestini.

Purtroppo la mia fortuna sembra fermarsi lì, al mio essere arrivato a destinazione: perché il mio bagaglio ha avuto la geniale idea di restare in quel di Roma. La Lufthansa mi offre gentilmente un necessaire con l'occorrente per una notte, poiché la consegna del mio bagaglio dovrebbe avvenire, se tutto va bene, entro domani. A questo punto uno “speriamo bene” ci sta proprio.

Il resto del viaggio (in treno da Frankfurt a Mannheim, e quindi da Mannheim a Kaiserslautern) avviene senza incidenti; anzi, mi prendo anche il biglietto per il ritorno, scoprendo così che dovrò prenderlo alle sette mezzo: un piccolo sacrificio che sono ben disposto a fare pur di rientrare a casa prima delle undici di sera, la prossima settimana. Ma a quello penseremo tra sette giorni.

Perché sembra che finalmente la giornata si avvii ad una conclusione senza ulteriori intoppi: 4,90€ di taxi fino all'albergo, checkin (sono abbastanza sicuro di avere la stessa camera dell'altra volta!), ed infine passeggiata fino al solito locale per studenti dove ceno quando sono qui. Che ovviamente trovo chiuso, nonostante l'orario di apertura pubblicato parli di 9–24 per sabato e domenica. Mi auguro che sia soltanto un modo per ricordarmi di fidarmi sempre del mio istinto, che all'aereoporto di Frankfurt mi aveva suggerito di prendere al volo un panino mentre con calma procedevo verso il binario.

permalink | scritto da in data 10 novembre 2007 alle 21:31 | Stampastampa
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