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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20070615

Ai confini del presente Diario

Diciamo che ci sono stati sequel peggiori, ecco. Che è un po' triste che sia la cosa più bella che si possa dire dei Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo. Perché diciamolo, è difficile essere peggio di Matrix Revolutions, e solo Spider-Man 3 (tra le serie che ho visto) riesce a competere per quell'ignobile posto. Ma ecco, diciamo che per il terzo dei Pirati c'è poco da salvare, qualche scena comica (neanche troppe e nemmeno troppo comiche), il solito Johnny Depp/Jack Sparrow, e la gnocca britannico-jamaicana Naomie Harris/Tia Dalma.

È interessante invece come nella vita reale certi ritorni promettano molto meglio, come un potenziale contratto di lavoro con il TEX (e sul serio stavolta, non come quella presa in giro per la rivista di dipartimento, che promette di essere uno sfruttamento di lunga durata senza pecunia di compenso). Scrive la pecora nera del cambiamento, del diventare adulti; non la biasimo, sono io il primo a non amare il cambiamento, persino la crescita: eppure succede, ed io mi considero fortunato perché tutto sommato la sto vivendo senza particolari traumi, solo qualche piccolo graffio ogni tanto. Così ho fatto la mia prima visita (purtroppo infruttuosa, ma per fortuna forse anche inutile) alla CGIL, e mentre scendevo in centro pensavo proprio a questo, che era come prendere in mano un altro degli innumerevoli fili della mia vita. E l'approssimarsi di una scelta, forse.

Le scelte, forse ancora più un problema che la crescita, perché per ogni scelta fatta quante possibilità si perdono? Una prospettiva sulla ruota del karma forse un po' diversa da quella tradizionale, non so, con l'attenzione non tanto al modo in cui le nostre azioni influenzano l'equilibrio del cosmo, quanto piuttosto su come le azioni che non abbiamo compiuto avrebbero potuto influenzarlo. Mi piacerebbe poter vivere infinite vite, tutte diverse, un po' come l'Homer, anima riluttante di Wiley (Non Sequitur), ma ricordandomi di ognuna, e poi chissà, sceglierne la migliore, o più probabilmente no, continuare a viverle tutte. Ma così non sembra che sia, e sebbene preferisco trovarmi a dover scegliere tra la ricerca scientifica ed un lavoro con il TEX (perché vorrebbe dire che ho proposte importanti in entrambi i campi), sarebbe forse più semplice non avere scelta. Potrei essere talmente fortunato da poter restare all'università e lavorare al TEX? Si potrebbe porre la questione in termini diversi, del tipo: sarei in grado di prendere in mano un ulteriore filo della mia vita, e condurre quel tipo di relazioni che potrebbero portare a progetti e cofinanziamenti che mi permettessero di lavorare al TEX all'università? ed io dico sì, e si stanno offrendo nuovamente possibilità; ma la difficoltà è ben altra: posso farlo restando (anche solo inizialmente) sotto l'ala protettiva del mio attuale gruppo di ricerca? Già qui la situazione si fa più complicata, perché il mio advisor ha già dimostrato di non essere interessato al TEX, ed ha invece avuto la cortesia di prospettarmi un ulteriore progetto di ricerca.

Che poi sono comunque fortunato, perché se di scelta si tratterà, sarà comunque tra cose che mi piace fare, perché non è che la ricerca scientifica non mi piaccia: è solo che in essa raggiungo livelli di frustrazione che nella programmazione non ho (finora) raggiunto: perché anche la situazione più stressante in programmazione alla fine mi si è risolta; ma ci sono punti (ben dolenti) nella ricerca che minacciano di trascendono in fatiche sisifee. (Semmai, dovendo programmare per lavoro mi troverei davanti altri tipi di problemi, come l'insoddisfazione che un perfezionista come me potrebbe provare nel dover consegnare qualcosa che non ritiene pronto. Eppure, sospetto che preferirei. Ma chissà quali altre frustranti magange salterebbero fuori. A leggere Dilbert non sembra una situazione tanto più rosea della mia, ma diciamolo, almeno lì il problema sono gli esseri umani, non problemi astratti: ben diverso, visto che comunque gli esseri umani, insomma, si sa che sono quello che sono.)

permalink | scritto da in data 15 giugno 2007 alle 1:46 | Stampastampa
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