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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090822

Da pari a pari Diario

La Rete con cui la gente ha normalmente a che fare quando naviga in Internet o legge la posta è una rete in cui i computer sono fortemente caratterizzati dal ruolo che detengono nel continuo flusso di dati ed informazioni che l'attraversano: vi sono i server, computer centrali dediti (e dedicati) alla distribuzione di contenuti, e i client, i computer che ciascuno di noi utilizza per usufruire delle informazioni distribuite dai server.

Esistono anche reti di tipo diverso, reti non a caso dette “da pari a pari” (peer to peer), reti i cui costituenti non sono caratterizzati da un ruolo specifico, e che svolgono contemporaneamente il ruolo di distribuzione e di ricezione di contenuti; queste reti, molto vicine a quelle che furono nella proto e preistoria di Internet, sono ormai per lo più note in quanto canali di distribuzione (illegale) di materiale coperto da diritto d'autore: eMule, BitTorrent sono che hanno fatto persino le pagine dei giornali.

Se la struttura gerarchica client/server nasce dalla necessità tecnica di distribuire grandi quantità di dati, distribuzione che necessita di molte più risorse di quelle disponibili al singolo computer domestico ed alla singola connessione domestica, le reti paritarie aggirano il problema dei limiti del singolo utente domestico sfruttando la forza di una collettività di piccole utenze poco potenti per raggiungere e superare le capacità delle poche grandi utenze.

In più, le reti paritarie hanno il vantaggio di essere ‘scomode’ perché più difficili da attaccare, da controllare, da censurare. Un contenuto scomodo (vuoi perché illegale, vuoi perché compromettente per un potente) ospitato su un server è (relativamente) più facile da sopprimere, agendo in casi estremi anche fisicamente contro il server che lo ospita; ben più difficile è bloccare la diffusione dello stesso contenuto su una rete paritaria, dove il contenuto si trova sparso e replicato su una grande molteplicità di nodi della rete.

In altre parole, la qualità di una rete paritaria risiede nella sua capacità di essere ridondante: chi usufruisce di un contenuto lo condivide con altri già mentre lo sta scaricando da altri che lo forniscono. In effetti, mentre nelle reti client/server a contraddistinguere i nodi della rete è il ruolo (sostanzialmente prefissato) che esse vi svolgono, nelle reti paritarie ciò che contraddistingue i nodi è il “carattere” di ciascun nodo nei confronti della distribuzione.

Ai due estremi abbiamo: da un lato il seeder (da seed, seme), che è inizialmente colui che immette un nuovo contenuto nella rete, ed in seguito chiunque altro, pur avendo finito di scaricarlo, continua a condividerlo; dall'altro, il leecher (da leech, sanguisuga), che si limita a scaricare, senza offrire nulla in cambio, in casi estremi rifiutando di condividere con altri persino il materiale in corso di scaricamento.

Ovviamente, una buona rete è una rete con pochi o nessun leecher e con una discreta quantità di seeder che non solo forniscono nuovo materiale, ma mantengono anche disponbile materiale più datato. Per questo motivo alcune reti (come per esempio quella di eMule) cercando di scoraggiare il leeching ed incoraggiare il seeding con un sistema di crediti che favorisce chi condivide materiale, permettendogli di scalare più rapidamente le code di attesa.

A ben pensarci, c'è qualcosa di sorprendente nella mentalità che sta dietro al leeching, soprattutto quando si fanno i salti mortali per ‘forzare’ il proprio computer in una posizione puramente di ricezione, che nelle reti paritarie è intrinsecamente dannosa, oltre che difficile da ottenere. È la mentalità che estremizza oltre il ridicolo la possibilità di ricevere senza offrire, persino quando l'offrire costa poco o nulla. È una mentalità che pretende, come se tutto gli fosse dovuto, e per la quale la possibilità di ricevere senza reciprocità diventa un obbligo quasi a non reciprocare.

Ed è una mentalità che si trova purtroppo spesso anche nel mondo reale: diventa allora centrale sfruttare la disponibilità altrui, essere oggetto di attenzioni, di cortesie, di favori, spesso addirittura lamentando che le attenzioni, le cortesie, i favori non sono sufficienti, adeguante; e sempre senza dare nulla in cambio, senza mai offrire la propria disponibilità, senza mai condividere, e facendo pesare come un immenso ed immeritato dono la saltuaria eccezione; si giunge persino al punto di prentedere il trattamento di favore cui si è abituati, di sentirsi discrimati, insultati, maltrattati quando non lo si riceve, quando lo sbilanciamento tra il dare ed il ricevere è tale da chiudere i rubinetti della cortesia.

Un esempio recente che ha persino raggiunto i giornali lo si trova nella “guerra di religione” sollevata dalla recente sentenza del Tar del Lazio; e se persino un'istituzione come la Chiesa Cattolica si comporta così con lo Stato italiano, come potrebbe sorprenderci quando si riscontra questo atteggiamento nel piccolo delle relazioni interpersonali?

A proposito, quando la togliamo questa cazzo di ora di religione dalle scuole statali?

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