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oblomov

Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20080415

La sinistra che non c'era Risposte

Rispondo al lungo commento di Andrea al mio precedente articolo. (Sì, lo so, ci vorrebbe più spazio anche per te. Forse potremmo spostare tutto su Vineland?)

Anche tu, vedo, sei tra quelli convinti che le mie opinioni derivino dalle letture di opinioni altrui. La cosa è piuttosto comica perché l'unica cosa che io legga sono gli articoli tecnici su /., le notizie di cronaca nera su Repubblica.it, e qualche articolo che richiama la mia attenzione su Le Scienze. Tutto il resto è semplicemente frutto della mia, indipendente, analisi della situazione italiana. Se poi Pansa la pensa come me, tanto meglio per lui, visto io ho sempre ragione ;)

Tipo, l'idea di sopprimere le province? Appena ho saputo (da Alex) che girava quest'idea gli ho detto che sarebbe stata una cazzata, perché lo si sarebbe fatto spostando i dipendenti delle province altrove, senza risparmiare un centesimo e spendendo milioni in traslochi; che per farla giusta si sarebbero dovuti licenziare in tronco la maggior parte dei dipendenti, e che quindi non lo si sarebbe mai fatto nel modo giusto. Be', a quanto pare Veltroni ha poi detto lo stesso in TV. Mi avrà indottrinato lui, o è solo un'ovvietà talmente banale che solo chi si illude ancora può non vedere?

Ancora: anche tu, vedo, sei tra quelli a cui Veltroni fa paura. Sinceramente, del suo programma, del suo essere grande comunicatore e di tutto il resto non me ne potrebbe fregare di meno: con lui sarebbe tornata la Democrazia Cristiana a governarci per altri 40 anni? Visto quello che è riuscito a fare Berlusconi in 5 (il 90% del programma della P2, giusto per dirne una; ora vediamo cosa riuscirà a fare nei prossimi 5), non ti viene da chiederti se davvero non sarebbe stato meglio?

O sei tra quelli che speri che l'Italia arrivi ad una situazione di disastro tale da innescare la Gloriosa Rivoluzione Comunista per ricominciare da zero?

Ho una brutta notizia per te: nome o non nome, in Italia una sinistra vera, concreta, realista, pragmatica e capace non esiste (parlo ovviamente del livello nazionale, perché a livello locale ci sono realtà le più disparate). Sicuramente non è esistita negli ultimi vent'anni, e sinceramente mi chiedo se sia mai esistita, grazie anche ad un PSI che di socialista aveva solo il nome ed un PCI che era sì e no capace di fare opposizione. C'è da sorprendersi che un buon numero di italiani voti come si tifa allo stadio? Quanti hanno votato le costole incenerite del fu PCI solo perché avevano il nome 'Comunista' dentro? Ma soprattutto, sarebbero questi incapaci a guidare il popolo al nuovo rosso (e Verde) futuro? Ma per favore.

Ma la vera brutta notizia (per te, ovviamente) è che quello che ha consumato i voti dell'SA non è stato il PD, ma la Lega. Vatti un po' a vedere i risultati, che so, dell'Emilia Romagna: somma i voti dei vari partiti riconfluiti, e vedi un po' chi ci ha perso, chi ci ha guadagnato e chi è rimasto sostanzialmente invariato. Poi chiediti perché.

Come dicevo, in Italia una sinistra vera, concreta, realista, pragmatica e capace non esiste; con la sparizione (finalmente!) del Bertinottismo ci sarebbe la possibilità di costruirne una, ricominciando veramente da zero, e partendo dalla realtà invece che dalla propaganda e dalle teorie: sarebbe un processo lungo, forse 20, forse 40 anni. Chi vogliamo che gestisca l'Italia nel frattempo? Qualcuno che in cinque anni di strapotere ha distrutto le istituzioni, sfondato le casse ed istituzionalizzato il crimine, o qualcuno che in due anni di potere risicatissimo, che ad ogni scorreggia gli cadeva il governo, è riuscito almeno a tappare i buchi del bilancio e ad ottenere qualche risultato contro la mafia?

Ah, ovviamente il fatto che si potrebbe fare è assolutamente insignificante, visto che si continuerà a non fare, perché l'appeal rimane sempre quello dell'integralismo ideologico alla Bertinotti; e basta starti a sentire per vederlo: nel 2001 avete esemplarmente ‘punito’ chi aveva accettato di bombardare i Serbi — congratulazioni per la vostra integrità morale; peccato che nel processo educativo l'Italia sia stata distrutta dal punto di vista sociale, economico e giudiziario.

Proprio nel 2001, peraltro, c'è stata la dimostrazione del fatto che non è vero che l'italiano vota sempre l'opposizione. È vero, quest'anno anche sommando i voti dal PD al PCdL Berlusconi avrebbe vinto (e chi si sorprende?); ma nel 2001 no: avete preferito un governo piduista e mafioso ad uno non abbastanza di sinistra. Una scelta concreta, realista e pragmatica.

O forse no.

Quando ricomincerete a vivere nel mondo reale, ed a guardare alle possibilità invece che ai desideri, forse si potrà costruire qualcosa di valido. Nel frattempo, paghiamo tutti le conseguenze.

permalink | scritto da in data 15 aprile 2008 alle 14:03 | Stampastampa
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20070809

Oblomov ed il pessimismo della volontà Intermezzi

La discussione sulla prostituzione prosegue accanita nei commenti al post da cui è partito tutto. E ce n'è uno in particolare, che mi ha risvegliato ricordi di quando, giovane e ingenuo, avevo ancora sogni (sì lo so che è solo l'anno scorso).

Il commento in questione è il seguente:

(Sorvolo sul tenere la gente all'oscuro: dopo tutto, non ero io a non sapere della sussistente iniziazione sessuale di stampo meretriciale, o della volontaria scelta di chi si prostituisce pur non essendo schiava e pur avendo altre possibilità.)
Non si è mai fatto nulla, nulla per contrastare la cultura imperante. E secondo te, nulla dovrebbe essere fatto perché è "inefficace". Su quale base lo dici? E' mai stato fatto un tentativo?
No, secondo me nulla può essere fatto. Vorrei poter condividere il tuo ottimismo sulla possibilità di un cambiamento, davvero. Quanto alla base su cui lo dico … la base è proprio il fatto che nessun tentativo (serio) è mai stato fatto, e non è mai stato fatto perché non c'è la mentalità per agire in tal senso. E senza questa mentalità si continuerà a non fare niente. Ed io sono scettico sulla possibilità di cambiare la mentalità abbastanza da rendere possibile (prima ancora che efficace) un qualunque tentativo di soluzione.
tu sembri pensare che io voglia lasciare tutto com'è.
Al contrario, io ho ben capito che tu vorresti poter cambiare la situazione. Proprio per questo quando parlo di ipocrisia non mi riferisco a te, ma alla mentalità che tu vorresti combattere, e che preferisce la prostituzione in strada, presente e voluta ma non ufficialmente, a quella “in scatola”.

E ti assicuro che non sei l'unica a voler cambiare la situazione, né penso che le misure drastiche a breve, medio e lungo termine che hai in mente siano sbagliate; al contrario, io penso che sarebbero la soluzione giusta. Se fossero attuabili. Ma non le vedo come tali: non perché ci siano insormontabili ostacoli concreti alla loro attuazione, ma semplicemente perché, come dicevo sopra, non c'è (e dubito che mai ci sarà) la mentalità per attuarle.

Ti dirò di più: personalmente ritengo che la prostituzione non sia un problema a se stante, ma uno dei (purtroppo non pochi) sintomi del deterioramento della società. E mi illudo che già solo il mostrare alla gente un'impronta sociale veramente diversa (non l'ipocrita vernice perbenista fin troppo diffusa), già solo dar loro la possibilità di vivere un contesto eticamente profondamente diverso potrebbe dare un impulso al cambiamento: perché io credo che uno dei pilastri del problema sia proprio l'assenza di modello concreto diverso, e la gente non sa che farsene delle parole e delle promesse, quando è abituata a sacrificare il proprio futuro per un guadagno immediato. Ma forse l'avere l'occasione per vivere un modello diverso potrebbe spingerli ad agire per la sua diffusione. Ed io stesso ho i miei sogni nel cassetto, progetti (anche dettagliati, ma sui cui dettagli non ti tedierò) che potrebbero fungere da cardine per un rinnovamento sociale. Se fossero attuabili.

E se non c'è possibilità di rinnovamento sociale, allora le uniche possibilità sono l'ipocrisia della tolleranza del sotterraneo e l'“inscatolamento” pubblico. Ed il mio profondo disprezzo per l'ipocrisia mi costringe a scegliere l'altro male.

Vorrei avere il tuo ottimismo sulla possibilità di un cambiamento sociale, e non dover essere costretto a scegliere fra cose che non vorrei.

Il progetto a cui mi riferisco è lo stesso “Altri quartieri” dell'anno scorso, e che ultimamente mi torna in mente con una certa frequenza: ora con questi commenti, ma anche già durante il Campeggio, quando discutevano di come la comunità dovesse agire nel sociale.

Ed ecco allora i dettagli che nel commento non ho voluto mettere.

Ho persino un sogno nel cassetto, il progetto di un centro di educazione, svago ed incontro per gli abitanti di uno dei quartieri più “infelici” della mia città: con un campetto da calcio, magari uno da pallacanestro, qualche calcio balilla ed un tavolo da ping pong, per dare ai ragazzi qualcosa da fare piuttosto che stare per strada; e che offrisse per tutti corsi di alfabetizzazione di base, nonché un certo numero di computer con la duplice funzione di fornire l'accesso ad internet e come base per un corso di alfabetizzazione informatica.

Il sogno è immaginare situazioni in cui il progetto prende piede, perché se potesse prendere piede e coinvolgere gli abitanti del quartiere al punto che, sentendola loro, la mantenessero e sostenessero, una tale iniziativa potrebbe diventare un cardine per un rinnovamento, potrebbe dimostrare (a coloro che la vivessero) la possibilità di un modello sociale differente, educando al rispetto (di sé e degli altri), insegnando quindi anche un modo diverso di vivere se stessi ed il proprio rapporto con gli altri, un modo che non sia basato sulla svendita di se stessi ma sulla collaborazione, non sul guadagno immediato ma con un minimo di attenzione alle conseguenze delle proprie scelte. Potrebbe essere un inizio, anche se fortemente localizzato.

Ma appunto, sono solo sogni: perché ammesso e non concesso che avessi (o potessi procurarmi) le risorse per avviare un progetto del genere, ammesso e non concesso che riuscissi a realizzarlo facendo sì che la gente del quartiere lo senta proprio (perché, diciamolo, io sono un po', diciamo, indisponente), ammesso e non concesso che riuscisse davvero a diventare una possibilità di imparare il rispetto e la tolleranza, ammesso e non concesso che riuscissi a tenerlo fuori da ingerenze politiche e religiose (un tale progetto deve essere privo di connotazioni politiche e rigorosamente laico), fin dove potrebbe arrivare il rinnovamento della piccola comunità che si fosse creata attorno al centro?

Perché la verità è che una forma di rappresentazna politica ci vuole pure, qualcosa che la difenda dai tentativi di smantellamento, e ancor di più qualcosa che la proponga attivamente come alternativa. E quest era l'altro mio sogno, ben più antico: l'avevo chiamato la Nuova Sinistra Italiana, ed era un partito fondato sull'intelligenza e l'onestà, che sfuggisse a certe velleità parolaie come da certi ipocriti compromessi, un partito che partisse pulito e che si sforzasse di mantenersi tale, rifiutando di farsi rappresentare da criminali, collusi, corrotti … e che nonostante questo riuscisse ad avere successo senza regalare cellulari frigoriferi e cartate di pasta, perché ancorato al terriotorio, alla gente grazie ad iniziative come “Altri quartieri”, un partito basato non su ideologie da “compagni e compagne” o “fratelli e sorelle” ma su basi concrete e pragmatiche, idee applicate da subito, anzi da prima, un partito i cui membri fossero contraddistinti dall'aderenza effettiva ai principî sostenuti, e non dall'ipocrisia del “predico bene e razzolo male”.

Un partito le cui iniziative fossere altamente impopolari presso la classe politica attuale (tipo: riduciamo lo stipendio dei parlamentari pareggiandolo con quello degli insegnanti; tipo: rendicontazione dettagliata, con fatture e contratti, per tutte le spese pubbliche, galoppini e donnine allegre incluse; tipo: retribuzione pensionistica commensurata con gli anni di legislatura effettivamente compiuti; tipo: obbligo per tutti i governi (locali e nazionali) di rendicondatazione pubblica e dettagliata, perché i contribuenti sappiano come vengono spesi i loro soldi) e tutte le altre forme di potere che con la politica non dovrebbero avere nulla a che fare (tipo: niente finanziamenti pubblici alle scuole private; tipo: ripartizione dell'8‰ in base al reddito delle dichiarazioni, e non pro capite; tipo: utilizzo dei beni confiscati alla mafia per scuole, centri di quartiere, etc; tipo: utilizzo dell'esproprio, quando necessario, per procurarsi edifici di utilità pubblica, che non si verifichino più situazioni come il problema dell'Andrea Doria a Catania) …

Ma diciamoci la verità, che speranze avrebbe un partito del genere? Mettiamo anche che si riuscisse a fondarlo, coerentemente con i suoi principî; come si trasformerebbe crescendo di scala e durando nel tempo? e come mai potrebbe un'idea come la mia riuscire dove progetti come La Rete di Orlando hanno, di fatto, fallito, fagocitati dalla necessità di un partito unico che si opponesse alla CdL?

Ma prima ancora che del suo futuro, io ho serie perplessità sulla sua fondazione: sarebbe possibile trovare un numero sufficiente di persone con cui avviare i progetti sul territorio da cui far nascere, a tempo debito, la NSI?

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