.
Annunci online

oblomov

Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20091214

Siamo fottuti Intermezzi

Il pazzo (letteralmente) che ha lanciato una statuetta del duomo di Milano in faccia a Berlusconi ha fatto alla propria vittima ed al suo governo il miglior regalo possibile. Un po' come il Bloody Sunday all'IRA. Per dirla con Cavour, se non ci fosse stato lo si sarebbe dovuto inventare.

Non ci vuole molta fantasia per indovinare in che modo l'accaduto verrà amplificato, ingigantito e soprattutto manipolato per stringere le redini su una situazione che, nonostante l'ottimismo di facciata del premier e la controllata disinformazione, si sta sgretolando, pronta ad essere soffiata via dal vento. E grazie proprio al controllo (e quando non il controllo anche il solo sempice appoggio) della più larga parte dell'informazione nazionale (in RAI si continua ad epurare i non-allineati, Mediaset va sans dire; sulla carta stampata troneggia ovviamente il Giornale; ma anche testate più serie come il Corriere o La Stampa, nei loro articoli più critici, sono poco più un qua del sussiegoso) propaganda e manipolazione saranno di una facilità disarmante.

Vediamo già da subito come si sia parlato di terrorismo, prima ancora di capire cosa fosse successo. Si è già scaricata la colpa sul “clima d'odio alimentato dalla sinistra”, preparando il terreno per mettere un freno (se non addirittura un fermo) alle manifestazioni di piazza della gente esaperata dalla personal politic di Berlusconi e dallo sfascio totale del sistema sociale attuato dal suo governo.

Mentre scrivo, si preparara l'oscuramento dei siti Internet che “inneggiano alla violenza nei confronti di Silvio Berlusconi”: considerando come Berlusconi senta ogni critica all'operato suo o del suo governo come un attacco personale, non è difficile immagine quanti potranno finire sotto la mannaia del censore. Dubito però che sparirà il gruppo Uccidiamo Massimo Tartaglia da Facebook, nonostante la solerzia con cui è stato soppresso l'equivalente antiberlusconiano.

Sul lato propaganda, vediamo appunto l'accento continuo e insistente sui presunti violenti della sinistra (dei quali il gesto di Tartaglia —uomo di sinistra, sebbene non “estremista dei centri sociali”— sarebbe appunto l'inevitabile sbocco). Per qualche motivo, si preferisce non rimarcare quando Bossi parlava di prendere il fucile (aprile 2008), quando La Russa invitava alla morte chi voleva togliere i crocifissi (novembre 2009), quando Berlusconi dice che per colpa dei giudici siamo sull'orlo della guerra civile (novembre 2009), quando Berlusconi minaccia di strozzare chi scrive della collusione tra Mafia e politica (novembre 2009), giusto per fare qualche esempio recente. Anche perché a ricordare questi atteggiamenti implicherebbe dare ragione alla Bindi (“lui ha le sue responsabilità per il clima che si è creato”) o peggio ancora a Di Pietro (“Berlusconi instiga”).

La costruzione ed il mantenimento di un Culto del Capo si nutre eccezionalmente di eventi come questi; proiettare un'aria di persecuzione, reale o fittizia che sia, è importante per arringare la gente, far loro dimenticare i loro problemi, gli errori e le menzogne del Capo e del suo entourage, per portare la base ad appoggiare la politica personale a svantaggio di quella nazionale (e personale persino quando nazionale; leggi “regime”). E se la gente non si sentiva abbastanza convinta della “persecuzione giudiziaria” (e questo pur non avendo conoscenza o coscienza né della realtà delle cose attuali né della storia giudiziaria pre-politica di Berlusconi; figuriamoci se le menzogne e le omissioni del povero innocente perseguitato fossero state reiteratamente esposte), la violenza fisica è sicuramente più convincente. E Tartaglia piove dal cielo come una benedizione: basta semplicemente negare che si tratti dell'isolato gesto di un pazzo, come si è affrettato a fare a fare Alfano.

Vedremo anche un'esagerazione in negativo delle condizioni di salute di Silvio: occorre proiettare un'immagine di Berlusconi che susciti compassione, che riporti i più scettici, la base sempre più diffidente, a tifare per il Capo, povera vittima innocente di un'ingiustificata aggressione. Da qui l'intuizione di uscire dall'auto subito dopo l'attentato per far ben vedere a tutti la faccia sporca di sangue. Da qui l'accento sulla miracolosa sopravvivenza.

Peraltro, se Berlusconi è serio quando dice “non capisco perché mi odino così”, la situazione è abbastanza tragica, perché vuol dire che lui per primo è caduto trappola della propria propaganda. Non che la cosa sia impossibile, giacché notoriamente è più facile convincere qualcuno di una menzogna se tu sei il primo a crederci. Se Berlusconi è convinto di avere dalla propria “il popolo” (sgrammaticato che picchetta l'ospedale) non può certo contare su quelli che, abituati alla plularità d'informazione del web piuttosto che alla monocultura propagandistica dell'informazione televisiva, non esitano a manifestare il proprio antagonismo, dentro e fuori dalla rete.

L'informazione, anzi la disinformazione in questi casi si gioca tutta sui numeri: dai novantamila dichiarati dalla questura per il No B-Day (lontani dai più probabili due/trecentomila quanto il milione millantato dagli organizzatori; chissà chi si ricorda di quando la stessa piazza semivuota ne ospitava ‘due milioni’ in una manifestazione anni fa) si va agli incontestabili 60.000 fan di Massimo Tartaglia su Facebook (in crescita); a questi, per compensare i miseri 400 che vogliono morto (metaforicamente parlando, s'intende) l'aggressore, si contrappone un madornale falso ottenuto cambiando il nome del gruppo che chiedeva l'abolizione del Superenalotto a favore dei terremotati dell'Abruzzo.

Ci sarebbe molto altro da dire, menzionando ad esempio il fatto che l'assalto non giunge inatteso. Non mi ha sorpreso, e a quanto leggo non sarebbe proprio una sorpresa nemmeno per chi della sicurezza di Berlusconi si occupa (o dovrebbe occupare) giorno e notte. C'è chi insinua che l'azione sia stata premeditata proprio per costruire la giustificazione del rafforzarsi del regime; a me pare eccessivo: perché organizzare qualcosa che ci si aspetta avvenga comunque? È molto più semplice lasciare che accada; sono curioso di sapere cosa succederà agli uomini che, per errore o intenzionale lassismo, non hanno adempiuto al proprio dovere di protezione.

Ma stavolta non si fermeranno a menzogne, falsi, omissioni, notizie costruite ad effetto. La situazione sta precipitando troppo velocemente. È evidente ormai che la mite connivenza dei vertici del PD non è più sufficiente a tenere tranquilla quella larghissima fetta della popolazione che non ama Berlusconi, che non si lascia ingannare dalla propaganda, che si informa e che informa, svelando maneggi ed imbrogli.

Ed il gesto inconsulto del pazzo è l'áncora cui possono aggrapparsi, la scusa perfetta per schiacciare senza tanti complimenti qualunque forma di dissenso.

permalink | scritto da in data 14 dicembre 2009 alle 16:58 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20080901

Large Mayan Collider Diario

Tempo fa un fisico mi parlò non proprio lodevolmente dei cosiddetti fisici ‘particellari’, ovvero di quei fisici che si occupano delle particelle che dovrebbero essere a fondamento della struttura della materia.

Uno dei motivi a base della scarsa stima, se non ricordo male, è l'approccio da codesti fisici usato per comprendere la suddetta struttura della materia. Il metodo da loro utilizzato, infatti, è paragonabile alle azioni di colui che per comprendere com'è fatto un tavolo lo scagli a folle velocità contro un muro, per poi studiarne i frammenti.

Questo è infatti il tipo di esperimenti che vengono condotti all'interno degli acceleratori di particelle, l'ultimo dei quali, il Large Hadron Collider, ha ultimamente raggiunto persino Repubblica.it a causa dei presunti rischi apocalittici dell'esperimento che vi si condurrebbe tra una decina di giorni.

Tra i tanti rischi che una fetta minoritaria della comunità scientifica ha ipotizzato, l'unico presentato da repubblica è la generazione di un buco nero stabile che finirebbe con l'inghiottire la Terra.

Faccio presente che la scelta dei 4 anni (anzi! 50 mesi) è tutt'altro che arbitraria (e purtroppo anche tutt'altro che fisica): sarebbe piuttosto da ricondurre a certe apocalittiche aspettative per il 2012 delle quali ho già avuto occasione di parlare. Vuoi vedere che, come suggerito con opportuno senso dell'umorismo su #linux-it qualcuno ha ipotizzato un aumento esponenziale del numero di credenti, qualcun altro una crescita nel numero di suicidi, soprattutto suicidi di massa. A mio parere, la caratterizzazione principale degli ultimi anni di esistenza del nostro pianeta sarà la violenza.

Non parlo di violenza istituzionale (dalla Genova del G8 all'Abu Ghurayb, dalle guerre d'invasione alla soppressione del giornalismo d'opposizione, dall'odio razziale a quello religioso). No, la violenza che si diffonderà alla fine del mondo sarà quella più privata ed edonistica: di branco magari quando non individuale, ma comunque soggettiva e finalizzata a soddisfazione a breve, brevissimo termine.

Stupro e saccheggio, in cima alla lista. A seguire, l'omicidio, probabilmente in larga misura a carattere difensivo. Per pacifisti e nonviolenti non suicidi ci sarà una buona probabilità di scomparsa prima della fine del mondo, vittime della fame se non della violenza altrui.

Laddove il classico futuro distopico postapocalittico, almeno nella letteratura fantascientifica, produce comunità sostanzialmente isolate più o meno piccole e di stampo spesso fascistoide, la certezza di una assenza di futuro renderebbe totalmente inutile la sussistenza di una qualunque forma di contratto sociale: ne conseguirebbe pertanto il crollo di qualunque struttura sociale attualmente esistente (che nei futuri distopici è causa di cataclismi naturali o artificiali) e la mancata rinascita di alternative (che nei futuri distopici è dettata dalle prospettive di coesistenze future).

In fin dei conti, uno dei pilastri (magari impliciti, magari inconsci) alla base del rispetto e della tolleranza della Vita (o di opportune forme di vita) necessari per la coesistenza e convivenza è la prospettiva di una, collettiva se non individuale, eternità. A leggere bene, persino il famoso Tantra Totem che nella sua ridicolezza ha assillato le nostre caselle email presuppone che ‘qualcosa’ resterà.

Ma tolta codesta prospettiva, a chi non scegliesse di lasciarsi morire o di anticipare la fine non resterebbe molto altro da fare. Qualunque progetto, qualunque idea si abbia in mente sarà irrealizzabile, nei quattro (anzi probabilmente meno) anni che si prospetterebbe a ciascuno di noi, e a tutto quello che ci circonda. E poi, a che pro fare qualcosa? Persino viaggiare, nel caos da panico e violenza che si prospetta, sarà difficile se non impossibile.

C'è anche la possibilità che una ristretta cerchia di persone si metta al lavoro (o meglio cerchi di mettere al lavoro qualcuno) per sviluppare un modo per spostarsi su un altro pianeta (con qualche meccanismo di terraformazione). A prescindere dal successo di una tale iniziativa, agli altri non resta altro che sesso e possesso.

Oh sì, meditazione, preghiera, ascesi. Rifugiarsi anticipatamente in un mondo (spirituale) che sia già altrove. Ma per quanti invece la guida non sarà altro che la coscienza del fatto che non avrà più alcun senso prendere in considerazione le conseguenze delle proprie azioni?

Caos e violenze, dicevo. Per questo se anche dovesse venirsi a creare un pericoloso buco nero, la notizia non verrà resa nota tanto presto. E solo quando gli effetti saranno sotto gli occhi di tutti se ne parlerà ufficialmente.

E cosa farete voi allora?

Commenti Commenti (2) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20080418

Leggere, Capire, Pensare, quindi Intervenire Diario

IlCannocchiale mette a disposizione dei propri utenti un forum, il cui scopo dichiarato, messo ben in vista dalle prime righe sotto il titolo, è il seguente:

Benvenuti nel forum di discussione della piattaforma del Cannocchiale. Questo forum nasce con lo scopo di aiutare gli utenti nell'utilizzo della piattaforma, inoltre può essere fonte di suggerimenti per il suo miglioramento e crescita.

Invitiamo tutti gli utenti a partecipare aiutando i nuovi iscritti a conoscere meglio le potenzialità e le particolarità di questa piattaforma. Prima di inviare una richiesta, provate a scorrere alcune delle pagine del forum per verificare che il vostro quesito non sia stato già posto e non abbia già ricevuto risposte o spiegazioni.

Trovo che il testo sia scritto in italiano corretto e di facile comprensione. Ma forse sono abituato male io, perché negli ultimi mesi si è verificata un'ondata di messaggi totalmente fuori tema, che ha praticamente trasformato il forum in un punto d'appoggio per i sostenitori del PD, sia sotto forma di pura campagna elettorale ‘personale’, sia per fare richieste e dare suggerimenti.

Nonostante i ripetuti interventi di gente come il sottoscritto o gattopesce, e persino una minaccia da parte della redazione di eliminare tutti i messaggi fuori tema (minaccia ovviamente mai concretizzatasi, visto il perenne assenteismo della redazione stessa e la mole di messaggi), l'ondata di spam è proseguita imperterrita, coronata ovviamente in questi ultimi giorni da nuovi messaggi di pacchesullespalle e coraggioeavanti.

A leggere la prima pagina del forum in questo momento si vede una lista infinita di messaggi con relativa risposta, un invito ad andare a parlarne sul blog apposito.

Il pensiero che nasce, spontaneo, riguarda i rapporti tra persone, internet ed educazione.

Il predecessore del forum web è il newsgroup: originariamente un fenomeno principalmente universitario, il newsgroup aveva sviluppato, tra le altre cose, un proprio codice di comportamento che veniva puntualmente infranto dalle ondate di nuovi arrivati ad ogni inizio di anno accademico. Gli utenti esistenti perdevano quindi il primo mesetto ad insegnare ai newbie le regole fondamentali: non urlare (non scrivere in maiuscolo), non citare un milione di righe per rispondere con un «anch'io», non andare fuori tema, e via discorrendo. Dopo di che, i newsgroup ritrovavano il proprio equilibrio, fino al settembre successivo.

Dal 1993, anno in cui America Online (AOL) ha cominciato ad offrire accesso ai newsgroup a tutti, le annuali ondate di utenti si sono trasformate in un flusso continuo e di enorme portata di newbie: ora, se i veterani di Usenet potevano gestire senza problemi le matricole universitarie, non foss'altro per una questione di numeri, sempre per la stessa questione di numeri divenne impossibile assicurarsi in breve tempo l'assimilazione delle regole basilari della netiquette: è cominciato così il Settembre Eterno.

Ora, io mi sono sempre chiesto per quale motivo ci debba persino essere bisogno di insegnarle, le regole della netiquette. Voglio dire, a me sembra ovvio che prima di entrare con tutto il proprio peso in una congrega (comunità? diciamo comunità) si perda un po' di tempo a vedere quali sono i meccanismi che la reggono, i ruoli ed i tipi degli individui che la compongono, e così via dicendo.

Invece, sembra che l'ingresso in internet, ingresso non solo come fruitori passivi ma come contribuenti attivi (quindi in defitiva come prosumer), porti l'egocentrismo di molti ad un'espansione tale da prevaricare non solo ogni argine di convenzione sociale, ma anche ogni attesa di relazione con gli altri.

Ma l'egocentrismo è evidente insufficiente a giustificare questa esplosione di disattenzione iniziale con tutte le sue conseguenze; dopo tutto, io sono una delle persone più egocentriche di mia conoscenza (e voglio vedere chi, tra coloro che mi conoscono, potrebbe portare un esempio migliore) e tuttavia proprio in quel periodo iniziale che dovrebbe portare alla conoscenza, se non anche all'accettazione, delle regole, mi pongo come osservatore (poi ci vado giù pesante, ma quello è un altro discorso).

Ho già discusso in passato di come tre miti del virtuale (il “vero io”, l'anonimato e l'universalità) giocassero un ruolo cruciale nella generazione dei famosi troll. Ma laddove nel troll vi è un'intenzione provocatoria e distruttiva nei confronti della comunità, per l'utenza normale il ‘trollaggio’ (a tutti capita di trollare, anche per errore) non è intenzionale, ma frutto di una sostanziale mancanza di educazione. Ne è riprova il fatto che basta in genere comunicare le regole perché queste vengano seguite.

Il fattore numerico è quindi determinante: con il diffondersi dell'incultura e dei conseguenti comportamenti ‘maleducati’, diventa sempre più difficile ottenere poi un rispetto delle regole, poiché esse diventano minoritarie: e per quanto possano essere più civili e più sensate, non sono sufficientemente diffuse da potersi imporre.

Ora, sarebbe bello poter pensare che questo fenomeno della diffusione a macchia d'olio dell'incultura e della conseguente perdita di civiltà sia un fenomeno prettamente, o prevalentemente, virtuale. Ovviamente, sarebbe anche piuttosto ingenuo: è vero che su internet il fenomeno (come praticamente tutti i fenomeni di internet) ha avuto una portata ed una rapidità di manifestazione senza paragoni, ma non è difficile riscontrare il fenomeno nella vita quotidiana.

Il fenomeno è lo stesso: lo sgretolarsi delle regole; ma a distinguere il fenomeno reale da quello virtuale non è solo la rapidità con cui si manifesta, bensì anche il risultato della ricerca di nuove regole: che su internet si sposta verso fenomeni di tipo anarco-comunisti (dall'open source al peer-to-peer), mentre nella vita reale si sposta verso strutture opposte.

La cosa non è particolarmente sorprendente: il fascino della libertà totale esercitato dai succitati miti su internet porta in maniera naturale all'aggregazione spontanea ed alle conseguenti strutture anarchiche; ma ciò che attrae in internet diventa scomodo quando non addirittura imbarazzante nella vita reale, spingendo quindi verso la sottomissione a gerarchie umane o, in mancanza di meglio, simboliche.

Non è difficile immaginare che, proprio a causa di questa dicotomia, si andranno diffondendo sempre più rapidamente i meccanismi di controllo di internet (il cui esempio più plateale è la Cina, ma da cui non sono esenti nemmeno le nazioni occidentali): causa persa in partenza, ovviamente, poiché le tecniche per sfuggire a questi controlli saranno sempre un passo avanti, grazie alle possibilità di decentralizzazione (principalmente basate sul DHT, il fondamento tanto della rete Kad di eMule quanto della botnet usata dal worm Storm) e crittografia offerte dalle nuove tecnologie.

Il seguito è postumano, ma quello è un articolo che devo ancora scrivere

Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

Come andrà a finire Cose strane dal mondo

Io non ne capisco di politica, come mi ha ricordato Hooverine osservando che la nostra è una repubblica parlamentare, e non presidenziale, e che stavolta abbiamo, se non altro, un'opposizione compatta.

È un vero peccato che con la schiacciante maggioranza che le future forze di governo hanno in entrambe le Camere, l'opposizione abbia ben poco da fare: anche con l'ostruzionismo più sfrenato, infatti, la cosa migliore che possano sperare di fare è di infilare qui e lì un emendamento … di facile bocciatura.

La cosa che sembra sfuggire a molti è che nel sistema parlamentare, almeno in quello italiano, a determinare quali leggi passino e come non è tanto la compattezza dell'opposizione, quanto quella della maggioranza: una maggioranza che voti compatta è un bulldozer: fa passare tutte le leggi che vuole lei, e blocca tutti gli emendamenti che non gli sono graditi. Solo nel caso di maggioranza divisa (come è capitato nei governi di centrosinistra) l'opposizione ha la speranza di poter avere un minimo effetto che non sia semplicemente un Bivoniano «protestiamo».

Potrei ad esempio porre qualche oziosa domanda sull'efficacia dell'opposizione durante il primo quinquennio berlusconiano (2001–2006), ma conoscendo la risposta sorvolerò.

L'unica cosa che l'attuale maggioranza parlamentare non può fare con la stessa facilità è cambiare la costituzione: non avendo la maggioranza dei due terzi (su 630 seggi alla Camera ne occorrono 420, contro i 346 della coalizione PdL-LN-MpA, su 315 al Senato ne occorrono 210, contro i 174 che ha ottenuto la la suddetta coalizione), nemmeno con l'eventuale appoggio esterno dell'Udc (36 seggi alla Camera, 3 al Senato), anche votando compatta la CdL potrebbe doversi vedere costretta a proporre la futura legge al vaglio del referendum.

Ora, immagino che non sia sfuggita a nessuno la somiglianza tra l'attuale configurazione della maggioranza parlamentare e quella del 1994. Le pretese della Lega Nord, anche allora all'8%, non sono diverse da quelle di adesso; è persino troppo banale pretendere che vada come allora, e che puntando i piedi con sufficiente forza Bossi stesso possa dare, per la seconda volta, una spallata al governo.

Si potrebbe pensare invece che Bossi abbia imparato l'importanza della coesione della maggioranza, durante il precedente quinquennio Berlusconi; ma non bisogna dimenticare che la maggioranza di allora non aveva bisogno della Lega, ed alla Lega faceva comodo non alzare troppo la voce. Questa volta, invece, se la Lega decidesse di lasciare la maggioranza, nemmeno un appoggio esterno dell'Udc potrebbe salvare il governo.

Viene perciò da chiedersi: fino a che punto Bossi si sentirà capace di portare il proprio braccio di ferro con Berlusconi (che, vorrei ricordarlo, alla caduta del suo primo governo disse che non si sarebbe più seduto ad un tavolo di trattative con «il signor Bossi» e che già dal caso Alitalia/Malpensa, prima ancora di cominciare, si trova sotto pressione)?

Non ci sono dubbi che Bossi porterà avanti aggressivamente le proprie istanze: ha il coltello dalla parte del manico. E Berlusconi cercherà di accontentarlo, nei limiti del possibile: spolvereranno le proposte bocciate nei precedenti referendum costituzionali, magari aggiungeranno qualcosa; riproporranno il tutto.

Dilemma atroce: accontentarsi di una maggioranza semplice, attendere i tre mesi necessari tra le due consultazioni, più quelli necessari per indire un referendum, e sperare che tutti coloro che hanno votato a destra votino sì, o prenderla con più calma, mettere su una bicamerale con Veltroni per decidere di comune accordo e risparmiarsi la consultazione popolare? Dopo tutto, se la bicamerale dovesse fallire, il referendum lo si dovrebbe fare comunque, ma sarebbero passato più tempo e non è difficile pensare che nel frattempo gli altri atti di legge portino il dubbio tra gli elettori.

Bossi non ripeterà l'exploit del 1994: non adesso; potrebbe ripensarci intorno al 2010, non è da escludere. Ma nel frattempo, l'intesa tra le parti della maggioranza è tanto alta su tanti temi che se anche si dovesse concretizzare l'«opposizione senza sconti» promessa da Veltroni, questa non servirebbe a nulla (cosa che Veltroni sa bene, a differenza di chi ha fiducia nel nostro parlamentarismo).

Leggo intanto su Repubblica.it un articolo che suscita il mio interesse per due motivi.

Il primo, ovviamente, è che sembra avallare la mia ipotesi sulla migrazione di voti. Cito:

Tute blu quasi benestanti, ben diverse da quelle che, sull'altro lato della strada, costruiscono i camion all'Iveco, la vecchia e gloriosa Om, e portano a casa i salari degli operai Fiat. "Alla Innse - aggiunge Angelo - molti abitano nei paesi delle valli bresciane. Con il passare del tempo si sono fatti la villetta a schiera. Una conquista che adesso hanno paura di perdere con l'aumento del costo della vita". Qui si chiede ai comunisti di contrattare l'aumento con il padrone, perché loro sono ancora i più bravi nel settore ("tremila euro all'anno, sputaci sopra"), e si chiede a Bossi di realizzare il federalismo fiscale. Il comunista ti porta i soldi ma è la Lega che li difende.

Ora, a parte la virgola mancante prima del ‘ma’ dell'ultima frase, può benissimo darsi che l'articolo sia solo un'aneddotica provocazione messa su apposta per alimentare i radical chic che la pensano come me. Oppure può darsi che ci sia qualcosa di vero, e che l'astensionismo (anche questo discusso nell'articolo) sia stato molto più importante di una fantomatica (ma non impossibile) migrazione di voti.

L'altro aspetto che colpisce, in quell'articolo, è che non sono mancati gli immigrati (messi in regola) che hanno sostenuto l'attuale maggioranza parlamentare. Con una legge voluta dal precedente governo (per sani principî o per sperare di racimolare qualche voto in più?), le galline hanno eletto la faina re del pollaio. (Ricordiamo il decreto Pisanu ed i suoi grotteschi effetti)

C'è chi sostiene che le ultime elezioni hanno dimostrato che il popolo italiano è fascista. Io continuo ad essere colpito dalla, diciamo, carenza di saggezza. Sarà perché seguo la massima del «non imputare a malvagità ciò che puoi spiegare con l'idiozia»? Dopo tutto, penso anche che la defunta sinistra italiana sia stata imbelle per incapacità, piuttosto che per il preciso obiettivo di non realizzare il proprio programma per poter continuare a giustificare la propria presenza.

permalink | scritto da in data 18 aprile 2008 alle 11:23 | Stampastampa
Commenti Commenti (2) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare
novembre        gennaio