.
Annunci online

oblomov

Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20070809

Oblomov ed il pessimismo della volontà Intermezzi

La discussione sulla prostituzione prosegue accanita nei commenti al post da cui è partito tutto. E ce n'è uno in particolare, che mi ha risvegliato ricordi di quando, giovane e ingenuo, avevo ancora sogni (sì lo so che è solo l'anno scorso).

Il commento in questione è il seguente:

(Sorvolo sul tenere la gente all'oscuro: dopo tutto, non ero io a non sapere della sussistente iniziazione sessuale di stampo meretriciale, o della volontaria scelta di chi si prostituisce pur non essendo schiava e pur avendo altre possibilità.)
Non si è mai fatto nulla, nulla per contrastare la cultura imperante. E secondo te, nulla dovrebbe essere fatto perché è "inefficace". Su quale base lo dici? E' mai stato fatto un tentativo?
No, secondo me nulla può essere fatto. Vorrei poter condividere il tuo ottimismo sulla possibilità di un cambiamento, davvero. Quanto alla base su cui lo dico … la base è proprio il fatto che nessun tentativo (serio) è mai stato fatto, e non è mai stato fatto perché non c'è la mentalità per agire in tal senso. E senza questa mentalità si continuerà a non fare niente. Ed io sono scettico sulla possibilità di cambiare la mentalità abbastanza da rendere possibile (prima ancora che efficace) un qualunque tentativo di soluzione.
tu sembri pensare che io voglia lasciare tutto com'è.
Al contrario, io ho ben capito che tu vorresti poter cambiare la situazione. Proprio per questo quando parlo di ipocrisia non mi riferisco a te, ma alla mentalità che tu vorresti combattere, e che preferisce la prostituzione in strada, presente e voluta ma non ufficialmente, a quella “in scatola”.

E ti assicuro che non sei l'unica a voler cambiare la situazione, né penso che le misure drastiche a breve, medio e lungo termine che hai in mente siano sbagliate; al contrario, io penso che sarebbero la soluzione giusta. Se fossero attuabili. Ma non le vedo come tali: non perché ci siano insormontabili ostacoli concreti alla loro attuazione, ma semplicemente perché, come dicevo sopra, non c'è (e dubito che mai ci sarà) la mentalità per attuarle.

Ti dirò di più: personalmente ritengo che la prostituzione non sia un problema a se stante, ma uno dei (purtroppo non pochi) sintomi del deterioramento della società. E mi illudo che già solo il mostrare alla gente un'impronta sociale veramente diversa (non l'ipocrita vernice perbenista fin troppo diffusa), già solo dar loro la possibilità di vivere un contesto eticamente profondamente diverso potrebbe dare un impulso al cambiamento: perché io credo che uno dei pilastri del problema sia proprio l'assenza di modello concreto diverso, e la gente non sa che farsene delle parole e delle promesse, quando è abituata a sacrificare il proprio futuro per un guadagno immediato. Ma forse l'avere l'occasione per vivere un modello diverso potrebbe spingerli ad agire per la sua diffusione. Ed io stesso ho i miei sogni nel cassetto, progetti (anche dettagliati, ma sui cui dettagli non ti tedierò) che potrebbero fungere da cardine per un rinnovamento sociale. Se fossero attuabili.

E se non c'è possibilità di rinnovamento sociale, allora le uniche possibilità sono l'ipocrisia della tolleranza del sotterraneo e l'“inscatolamento” pubblico. Ed il mio profondo disprezzo per l'ipocrisia mi costringe a scegliere l'altro male.

Vorrei avere il tuo ottimismo sulla possibilità di un cambiamento sociale, e non dover essere costretto a scegliere fra cose che non vorrei.

Il progetto a cui mi riferisco è lo stesso “Altri quartieri” dell'anno scorso, e che ultimamente mi torna in mente con una certa frequenza: ora con questi commenti, ma anche già durante il Campeggio, quando discutevano di come la comunità dovesse agire nel sociale.

Ed ecco allora i dettagli che nel commento non ho voluto mettere.

Ho persino un sogno nel cassetto, il progetto di un centro di educazione, svago ed incontro per gli abitanti di uno dei quartieri più “infelici” della mia città: con un campetto da calcio, magari uno da pallacanestro, qualche calcio balilla ed un tavolo da ping pong, per dare ai ragazzi qualcosa da fare piuttosto che stare per strada; e che offrisse per tutti corsi di alfabetizzazione di base, nonché un certo numero di computer con la duplice funzione di fornire l'accesso ad internet e come base per un corso di alfabetizzazione informatica.

Il sogno è immaginare situazioni in cui il progetto prende piede, perché se potesse prendere piede e coinvolgere gli abitanti del quartiere al punto che, sentendola loro, la mantenessero e sostenessero, una tale iniziativa potrebbe diventare un cardine per un rinnovamento, potrebbe dimostrare (a coloro che la vivessero) la possibilità di un modello sociale differente, educando al rispetto (di sé e degli altri), insegnando quindi anche un modo diverso di vivere se stessi ed il proprio rapporto con gli altri, un modo che non sia basato sulla svendita di se stessi ma sulla collaborazione, non sul guadagno immediato ma con un minimo di attenzione alle conseguenze delle proprie scelte. Potrebbe essere un inizio, anche se fortemente localizzato.

Ma appunto, sono solo sogni: perché ammesso e non concesso che avessi (o potessi procurarmi) le risorse per avviare un progetto del genere, ammesso e non concesso che riuscissi a realizzarlo facendo sì che la gente del quartiere lo senta proprio (perché, diciamolo, io sono un po', diciamo, indisponente), ammesso e non concesso che riuscisse davvero a diventare una possibilità di imparare il rispetto e la tolleranza, ammesso e non concesso che riuscissi a tenerlo fuori da ingerenze politiche e religiose (un tale progetto deve essere privo di connotazioni politiche e rigorosamente laico), fin dove potrebbe arrivare il rinnovamento della piccola comunità che si fosse creata attorno al centro?

Perché la verità è che una forma di rappresentazna politica ci vuole pure, qualcosa che la difenda dai tentativi di smantellamento, e ancor di più qualcosa che la proponga attivamente come alternativa. E quest era l'altro mio sogno, ben più antico: l'avevo chiamato la Nuova Sinistra Italiana, ed era un partito fondato sull'intelligenza e l'onestà, che sfuggisse a certe velleità parolaie come da certi ipocriti compromessi, un partito che partisse pulito e che si sforzasse di mantenersi tale, rifiutando di farsi rappresentare da criminali, collusi, corrotti … e che nonostante questo riuscisse ad avere successo senza regalare cellulari frigoriferi e cartate di pasta, perché ancorato al terriotorio, alla gente grazie ad iniziative come “Altri quartieri”, un partito basato non su ideologie da “compagni e compagne” o “fratelli e sorelle” ma su basi concrete e pragmatiche, idee applicate da subito, anzi da prima, un partito i cui membri fossero contraddistinti dall'aderenza effettiva ai principî sostenuti, e non dall'ipocrisia del “predico bene e razzolo male”.

Un partito le cui iniziative fossere altamente impopolari presso la classe politica attuale (tipo: riduciamo lo stipendio dei parlamentari pareggiandolo con quello degli insegnanti; tipo: rendicontazione dettagliata, con fatture e contratti, per tutte le spese pubbliche, galoppini e donnine allegre incluse; tipo: retribuzione pensionistica commensurata con gli anni di legislatura effettivamente compiuti; tipo: obbligo per tutti i governi (locali e nazionali) di rendicondatazione pubblica e dettagliata, perché i contribuenti sappiano come vengono spesi i loro soldi) e tutte le altre forme di potere che con la politica non dovrebbero avere nulla a che fare (tipo: niente finanziamenti pubblici alle scuole private; tipo: ripartizione dell'8‰ in base al reddito delle dichiarazioni, e non pro capite; tipo: utilizzo dei beni confiscati alla mafia per scuole, centri di quartiere, etc; tipo: utilizzo dell'esproprio, quando necessario, per procurarsi edifici di utilità pubblica, che non si verifichino più situazioni come il problema dell'Andrea Doria a Catania) …

Ma diciamoci la verità, che speranze avrebbe un partito del genere? Mettiamo anche che si riuscisse a fondarlo, coerentemente con i suoi principî; come si trasformerebbe crescendo di scala e durando nel tempo? e come mai potrebbe un'idea come la mia riuscire dove progetti come La Rete di Orlando hanno, di fatto, fallito, fagocitati dalla necessità di un partito unico che si opponesse alla CdL?

Ma prima ancora che del suo futuro, io ho serie perplessità sulla sua fondazione: sarebbe possibile trovare un numero sufficiente di persone con cui avviare i progetti sul territorio da cui far nascere, a tempo debito, la NSI?

Commenti Commenti (1) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20070806

Sull'opportunità di legalizzare la prostituzione Risposte

Scrivo questo lungo articolo in risposta a Si accettano carte di credito, linkatomi dall'Affine.

Volendo essere sintetici: ritengo che la legalizzazione della prostituzione non sia una cattiva idea.

Volendo essere più prolissi, parto da una breve premessa: sono maschio, eterosessuale, prossimo ai 29 anni, fidanzato e con una soddisfacente vita sessuale. Non sono mai “andato a puttane”, e non credo che la cosa cambierà in futuro, né nell'immediato né sul lungo termine, non foss'altro perché sono di quelli che considerano il sesso «un momento di vicinanza e scambio con un altro essere umano, in cui entrambe le parti si donano spontaneamente e per il proprio appagamento»; anzi qualcosina di più, perché per me tale momento è importante che sia immerso in un contesto emotivo ed affettivo di lunga prospettiva. Ma il fatto che la mia personale opinione sul sesso sia tale non vuol dire che altre prospettive siano moralmente perverse: l'unica cosa che a me interessa è che la mia compagna (di vita e di letto) la pensi allo stesso modo; per il resto, ciascuno è libero di vivere un'opinione diversa.

Ora, sulla prostituzione ci sono moltissime cose da dire. Parto dunque dalle tue obiezioni, allargando il discorso ove opportuno.

«Riaprire i casini, di questi tempi, significherebbe principalmente dare un assist meraviglioso alla criminalità organizzata.»

Un assist meraviglioso? Sicuramente non sono così ingenuo da credere che la legalizzazione della prostituzione togliere automaticamente le ragazze dalle grinfie della criminalità organizzata, ma sinceramente non vedo come gli darebbe «un assist meraviglioso»: è indubbiamente vero che la criminalità continuerebbe a controllare gran parte, se non la totalità, del mercato della prostituzione, ma la legalizzazione avrebbe almeno la possibilità di dare alle ragazze alcune garanzie, dal punto di vista sanitario, fisico ed economico.

Ovviamente, l'efficienza di tali garanzie dipenderebbe dall'applicazione, ma il discorso vale per ogni altra attività imprenditoriale: ad esempio, dalle mie parti la maggior parte delle scuole private fa lavorare i propri professori gratis, facendo poi loro firmare le ricevute di pagamento degli stipendi anche se non vedono una lira (un euro ormai), o comunque molto meno di quanto dichiarato; eppure la gente ci lavora comunque, perché quel poco che ricevono è pur sempre qualcosa, e questo tipo di lavoro è l'unico modo che hanno per ottenere abbastanza punteggio da poter sperare di venir assunti dalle scuole pubbliche; non parliamo poi di come tali discorsi valgano abbondantemente per ogni forma di lavoro in nero, soprattutto per quei lavori fisici che possno mettere a repentagli l'incolumità del lavoratore.

Ed allora, se le alternative (realistiche) sono la speranza di avere qualche forma di controllo contro la totale mancanza di garanzie del sotterraneo, ben venga la prima. Sarebbe preferibile avere altre possibilità? Indubbiamente. Ce ne sono? Non mi pare.

Inoltre, ci sono alcune possibilità di aumentare le forme di controllo: ad esempio, il monopolio di Stato, come per i tabacchi. Non è una bella cosa che lo Stato venda direttamente droghe che creano dipendenza fisica e che sono notoriamente dannose sia per chi le consuma che per chi sta loro intorno; ma qual è l'alternativa? come dimostrò il proliferare della vendita di contrabbando con lo sciopero dei tabaccai una ventina d'anni fa, l'alternativa è che il commercio dello stesso prodotto finanzi ancora più pesantemente la criminalità organizzata; il monopolio di Stato elimina il problema? No, ma aiuta a ridurlo. Sarebbe possibile eliminarlo per altra via? Sinceramente, non credo. E con questo rispondo anche al commento in cui rimarchi:

Quello che dico è che viviamo in un paese corrotto, dove la malavita fa già il bello e il cattivo tempo con il tacito appoggio delle istituzioni. Cosa ti fa pensare che si potrebbe avere la prostituzione "legalizzata" senza che la mafia albanese o chi per essa ci mangi sopra? E ci mangi sopra, per giunta, a scapito della pellaccia di migliaia di donne. La cui schiavizzazione mi pare ti risulti essere un trascurabile sottoprodotto di un fenomeno necessario. Come se tutti quelli che pagano per scopare andassero con le prostitute autonome.

Sono d'accordo con te sul Paese in cui viviamo, ed alla maggior parte di quanto dici qui ho risposto sopra. (Alla “necessità” del fenomeno, ed alle sue caratteristiche culturali risponderò a breve). Ma non ti sento proporre la soppressione di tutte le attività imprenditoriali come soluzione dell'ingerenza della criminalità organizzata in ogni aspetto della vita sociale economica e politica nostro corrotto Paese.

Per quanto riguarda poi la questione postribolo/libera professione, anche qui credo che sia una questione d'implementazione: la riapertura dei postriboli non deve necessariamente essere in contrasto con il libero esercizio della professione. Per loro, come tu evidenzi, la principale differenza sarebbe fiscale; il che forse potrebbe comportare un aumento delle tariffe, o un calo dei profitti, rendendo in entrambi casi la professione meno allettante.

«Rimane la questione, inafferrabile e tuttavia ineludibile, dell’impoverimento generale. Di una cultura in cui il sesso è già merce, prestazione, competizione, tutto meno che intimità.»

E qui veniamo a quello che, mi sembra di capire dall'articolo e dai commenti, è il nodo cruciale della questione.

Eh, ma la cultura è già questa. Cosa ti fa credere che la legalizzazione della prostituzione darebbe un significativo impulso in questa direzione? Sinceramente, dalla mia limitatissima esperienza con persone provenienti da Paesi dove la prostituzione è legale, non ho avuto questa impressione. L'istituzione della prostituzione legale non costringe nessuno al meretricio, o a frequentare le prostitute, né più né meno di come la legalizzazione del divorzio o dell'aborto costringano la gente a divorziare ed abortire: se poi ci sono molti aborti o molti divorzi o molte prostitute e molta gente che le frequenta, non è rendendo (o mantenendo) la cosa illegale che si risolve il problema o si “arricchisce” la cultura contro queste tendenze; allo stesso modo, non è legalizzandole che la si “impoverisce”: semplicemente, invece di far accadere le cose di nascosto, senza alcun dato e senza nessuna sicurezza per i coinvolti, si permette che si sappia che accadono ed in che misura, dando la possibilità di offrire ai coinvolti un minimo di garanzie.

A questo si ricollega anche quanto dici nel secondo capoverso:

L’idea che un uomo debba “sfogarsi” (per non importunare le ragazze perbene, per non infastidire la moglie con i suoi volgari desideri, per non impazzire) è sopravvissuta intatta nella nostra cultura, come appunto l’idea che la puttana serva per esaudire desideri inconfessabili e inappagabili

Cambierebbe qualcosa con la legalizzazione della prostituzione? La prostituzione, se ha qualcosa a che fare con questo, è come sintomo, non certo come causa o come soluzione; e sinceramente, non credo che la sua legalizzazione avrebbe un significativo impatto culturale, in un senso o nell'altro: in questo non sono d'accordo con la tua affermazione «Sarebbe un messaggio molto chiaro sul valore che attribuiamo alla vicinanza con gli altri e alla nostra capacità e volontà di raggiungerla»; semmai, sarebbe piuttosto uno spogliarlo dell'ipocrisia che lo copre attualmente (e questo, secondo me, è il motivo per cui dubito che verrà legalizzata, da noi).

«Auspicabile»

«You keep using that word. I don't think it means what you think it means.» (The Princess Bride). Ora, ci sono ottime probabilità che un numero magari significativo di chi sostiene la legalizzazione della prostituzione lo faccia per proprio tornaconto (i.e. sia uno che “vada a puttane”); ma sinceramente ci sono anche coloro che (come ad esempio me, o a quanto mi pare di capire il Gianni Pecio che ti commenta) sono ben consci degli aspetti negativi della questione, e che in luce del semplice realismo si rendono conto che la legalizzazione della prostituzione sia, se posso usare un'espressione che odio, un “male necessario”: anche non essendo a favore della prostituzione in alcuna forma ci si può rendere conto che, se non si può fare a meno di averla, è meglio che sia legale.

Torno un attimo all'esempio del fumo: io sono una persona che ha un profondo odio per il fumo, fastidi fisici che vanno dalla mancanza di respiro agli attacchi di congiuntivite quando qualcuno fuma in un raggio di dieci metri da me, anche all'aria aperta; la mia personale soluzione ideale al problema sarebbe la soppressione fisica immediata di chi mi fuma davanti. Con tutto questo, capirai che non sono un gran fan dei tabaccai: eppure preferisco di gran lunga i tabaccai alla diffusione delle sigarette di contrabbando, per i motivi già menzionati. Vuol forse questo dire che io “auspichi” la diffuzione del fumo? Tutt'altro, come puoi immaginare. Vuol forse questo dire che io non preferirei una rivoluzione culturale che diffonda un'approfondita conoscenza delle conseguenze del fumo per chi fuma e per chi gli sta attorno? Tutt'altro, come puoi immaginare. Ma mi rendo conto che nonostante tutto che la legalizzazione della vendita del tabacco sia preferibile al contrabbando; per lo stesso motivo, per inciso, sono favorevole alla legalizzazione della marjuana (sapevi ad esempio che i corrieri, per lo più ragazzini, sono “legati” con l'eroina?). E per lo stesso motivo sono favorevole alla legalizzazione della prostituzione.

Tu dici:

Da qui si possono fare due cose: accettare lo status quo che mantiene gli uomini allo stato bestiale e le donne a livello utilitaristico (vedi alla voce "c'è figa", appunto), oppure cominciare a costruire una cultura diversa, più paritaria e basata sul libero scambio.

e mi trovi d'accordo sulla necessità di costruire una cultura diversa. Ma a differenza di te, io non penso che questo sia mutualmente esclusivo con la legalizzazione della prostituzione: perché mentre tu ed io lavoriamo per costruire una cultura diversa, perché non vuoi permettere alle schiave della prostituzione di avere un minimo di garanzie legali, sanitarie, economiche?

L'aborto come metodo contraccettivo è quanto meno riprovevole, ma nessuna campagna informativa sull'uso dei contraccettivi e nessuna eccellente consulenza psicologica può soppiantare la possibilità di abortire legalmente. Allo stesso modo, nessuna iniziativa di rivoluzione culturale può sostituire l'opportunità di offrire garanzie a chi, secondo o contro la propria volontà, eserciti la prostituizione.

“Poi c'è da affrontare la questione del perché una finisce per strada: sono tutte colpite da improvvisa vocazione?”

Ho lasciato questa per ultima perché a mio immodesto parere è l'obiezione, diciamo, meno significativa. Ti rigiro la domanda: perché si lavora? Secondo te, quanti impiegati, operai, manovali, netturbini, professori, scaricatori di porto, avvocati, contadini sono colpiti da improvvisa vocazione? Quanti camerieri servono ai tavoli o al banco per vocazione?

Ed a questo punto ti lancio anche una provocazione: perché la vendita di una qualunqe altra parte del copro (testa, schiena, braccia, gambe, mani) dovrebbe essere lecita, ma non quella dei propri organi genitali? Perché il sesso dovrebbe essere trattato diversamente dal massaggio, o dalla cucina?


Mi piacerebbe molto vivere in un mondo dove nulla fosse mercificabile. E se anche posso fare il possibile per migliorare la situazione in tal senso, la pragmatica a volte suggerisce complementi di cui farei volentieri a meno.

permalink | scritto da in data 6 agosto 2007 alle 18:55 | Stampastampa
Commenti Commenti (3) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare
luglio        settembre