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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20071118

Un bel rientro Diario

Vien quasi da dire che la parte migliore di questo viaggio sia stato il rientro, nonostante i timori che si prosettasse persino peggiore dell'andata, tra scioperi dei treni e taxi assenti. Ed invece è andato nel migliore dei modi, con una colazione in camera, una rapida camminata fino alla stazione, e poi un ICE dopo l'altro, senza intoppi senza ritardi, checkin immediato, nuova colazione, voli tranquilli, quasi come essere in treno, solo qualche piccola turbolenza durante l'atterraggio, ma nulla di che. E l'Affine ad accogliermi.

Ecco, sicuramente il ritorno da solo sarebbe bastato a compensarmi del viaggio e della frustrante permanenza, fosse stata l'unica cosa buona. Invece si è andato ad aggiungere a ben tre aspetti positivi: la colazione continentale, sono dimagrito, ed ho finito —finalmente— Il Rombo (un rullo di tamburi, signori?)

Comunque, mi aspetta finalmente un po' di meritato riposo, in questa gelida notte siciliana. (Ché una cosa non si poteva dire che mancasse, in Germania: il riscaldamento; e se uno dei professori lì poteva vanzare l'ipotesi che da noi li usiamo di meno perché non ne abbiamo bisogno … be', dovrebbe venir lui qui a dirmi come si sentirebbe dentro casa.) Nella speranza che stanotte non mi sveglierò alle quattro meno venti sganasciandomi dalle risate per un nome assurdo e lunghissimo venutomi in sogno.

permalink | scritto da in data 18 novembre 2007 alle 0:22 | Stampastampa
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20071114

Proiettato già al ritorno Diario

Nel caso non si fosse capito, questa mia permanenza a Kaiserslautern non mi sta appassionando come le precedenti; e non è, direi, una questione di perdita di novità che la rende meno interessante: anche volendo soprassedere alle disavventure odologiche che non mi hanno certo messo di buon umore, è proprio la situazione qui all'istituto ad avere un sapore ben diverso.

Ora, che la maggior parte dei tedeschi, per quanto si sforzi, non riesca ad essere particolarmente espansiva, è una cosa talmente nota da risultare stereotipa; fanno eccezione la mia controparte tedesca (quello che somiglia ad Otto) ed una che non è tedesca, ma di origini ucraine (quando ancora l'Ucraina era una repubblica sovietica). Stavolta però nei professori che dovrebbero seguirmi si intuisce persino un certo fastidio.

Diciamocelo, per l'ITWM il lavoro di questo contratto è già terminato, e per le ultime modifiche che dobbiamo apportare (sottolineo dobbiamo, nel senso del dovere e nel senso noi e loro) non hanno tempo e risorse, occupate in altri progetti. Grazie al cazzo, anche a me sarebbe piaciuto sfanculizzare tutto a luglio e potermi cominciare a riambientare con le cose di cui (speriamo) mi dovrò occupare l'anno prossimo. E poi dico, se non hanno tempo ora, perché mi hanno dato questa settimana come possibile periodo di permanenza qui? Credevano forse che per me fosse solo una scusa per venire a passeggiare per queste lande boschive?

Mi viene comunque assegnato l'incarico di riscrivere il mio codice in modo che esponga un'interfaccia pulita e ben definita che il programma dell'ITWM possa usare per comunicare i dati per i calcoli con incertezze. Benché io continui a ritenere che questa strategia sia non ottimale, e che si farebbe molto prima a lavorare direttamente sul loro codice, mi faccio prendere (se non con entusiasmo almeno con gusto) da questo incarico: se non altro allevia la mia frustrazione. In effetti, completare il mio lavoro almeno quel tanto che basta per permettere a quelli dell'ITWM di lavorare sul loro codice sapendo cosa devono preparare mi impiega meno di una giornata: mi ci dedico anche la sera in albergo, e prima di mezzanotte ho spedito al professore l'interfaccia del mio codice: non hanno più scuse.

Che poi dico, questa loro gelosia nei confronti del loro codice … mi chiedo quanto sia frutto di questioni legali, quanto sia frutto di estetica (un codice che non dev'essere visto da nessuno ha raramente l'eleganza del codice che si presenta a chi ci deve mettere gli occhi su) e quanto di semplice gelosia. Però, dico, se loro non hanno tempo da dedicarci, ed io sono venuto qui apposta, perché allora non farci lavorare me?

E invece niente. Una settimana (e relativi soldi e tempo) buttati per fare qualcosa che avrei potuto fare tranquillamente da casa e con qualche email. L'unico lato positivo della mia presenza qui è che posso fungere da tafano e mettere molta più pressione di quanto non possa fare da Catania via email; e diciamocelo, a me piace fare il rompicoglioni sono con le persone a cui voglio bene o per i temi che mi stanno a cuore; e nessuna delle due cose è vera qui, ora.

Sarei quasi portato a dire che c'è una sola cosa di veramente positivo in questa settimana, ed è che dieta e movimento mi stanno facendo scalare la pancia. Ma in realtà c'è altro. Quando ieri mattina ho raggiunto l'apice della frustrazione ho mandato una lettera al mio advisor, un po' per sfogo un po' per informarlo della situazione; ed il mio advisor mi ha non solo risposto via email con parole di incoraggiamente, ma ha anche chiamato il mio professore con un (valido) pretesto e per chiedere anche informazioni su di me: e se non ho dubbi che al mio advisor prema soprattutto la conclusione del progetto (anche per le difficoltà economiche in cui si troverebbe il dipartimento se non si rispettasse la scadenza di novembre), mi ha comunque riscaldato il cuore il suo manifesto interesse per me.

Intanto la mia mente è già entrata nell'ottica del ritorno, mi vedo già cercare la coda per il checking, c'è l'Affine che mi aspetta fuori dal terminal, già mi sto facendo la doccia per liberarmi della giornata di voli ed aereoporti. Stamattina mi è anche venuta voglia di rivedere Gosford Park.

permalink | scritto da in data 14 novembre 2007 alle 10:36 | Stampastampa
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