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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20080315

La legge Carducci Diario

Stanotte ho sognato che in Italia vigeva una legge (che pochissimi conoscevano e che nessuno applicava), proposta dall'allora parlamentare Giosuè Carducci, che diceva che nelle aziende con più di 10 dipendenti il consiglio dei manager si poteva riunire annualmente per decidere se espellere i dipendenti che fossero stati assenti più del 50% dei giorni. E c'era il problema che dalla dicitura della legge non si capiva se si potesse scegliere per ciascun dipendente o se si dovevano espellere gli assenteisti in blocco nel caso si decidesse di espellerne uno.

Sorvolando sul fatto che mi sembrerebbe più dannunziana che carducciana come legge, da dove kaiser me la sono presa?

permalink | scritto da in data 15 marzo 2008 alle 9:13 | Stampastampa
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20071118

Un bel rientro Diario

Vien quasi da dire che la parte migliore di questo viaggio sia stato il rientro, nonostante i timori che si prosettasse persino peggiore dell'andata, tra scioperi dei treni e taxi assenti. Ed invece è andato nel migliore dei modi, con una colazione in camera, una rapida camminata fino alla stazione, e poi un ICE dopo l'altro, senza intoppi senza ritardi, checkin immediato, nuova colazione, voli tranquilli, quasi come essere in treno, solo qualche piccola turbolenza durante l'atterraggio, ma nulla di che. E l'Affine ad accogliermi.

Ecco, sicuramente il ritorno da solo sarebbe bastato a compensarmi del viaggio e della frustrante permanenza, fosse stata l'unica cosa buona. Invece si è andato ad aggiungere a ben tre aspetti positivi: la colazione continentale, sono dimagrito, ed ho finito —finalmente— Il Rombo (un rullo di tamburi, signori?)

Comunque, mi aspetta finalmente un po' di meritato riposo, in questa gelida notte siciliana. (Ché una cosa non si poteva dire che mancasse, in Germania: il riscaldamento; e se uno dei professori lì poteva vanzare l'ipotesi che da noi li usiamo di meno perché non ne abbiamo bisogno … be', dovrebbe venir lui qui a dirmi come si sentirebbe dentro casa.) Nella speranza che stanotte non mi sveglierò alle quattro meno venti sganasciandomi dalle risate per un nome assurdo e lunghissimo venutomi in sogno.

permalink | scritto da in data 18 novembre 2007 alle 0:22 | Stampastampa
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20071011

Pillola Diario

Qualche mese fa incocciai in un blog che ho ragione di credere appartenga ad una cugina di una mia compagna di classe di liceo. Stanotte invece ho sognato che tramite la suddetta cugina organizzavamo un incontro con la suddetta compagna di classe di liceo, a casa sua, che nel sogno era a piazza Mazzini (perché? boh). Solo che in realtà non è che fossimo a casa sua, credo, anche perché l'incontro doveva essere una specie di sorpresa per la suddetta compagna di classe. E per qualche motivo lei non mi riconosceva subito, anche se credo riconoscesse subito qualcun altro degli invitati, forse lo Sposonovello (strano, visto che lo Sposonovello non era nella stessa classe) forse l'Affine (ancora più strano, non era nemmeno nella stessa scuola). E invece non riconosceva me, e per di più non riusciva nemmeno ad indovinare chi io fossi in base ai suggerimenti. Ed io mi dannavo non tanto per questo (ma anche), quanto per il fatto che la cosa mi sembrava assurda, visto che io riuscivo ancora a citare a memoria l'appello.

permalink | scritto da in data 11 ottobre 2007 alle 11:37 | Stampastampa
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20070816

Lunga è la strada Diario

Lunga fila ai controlli di sicurezza, per entrare e per uscire, qualcosa come la frontiera tra Cina e Taiwan. Passavo sotto il metal detector senza problemi, ma comunque la guardia (donna, erano tutte donne) mi ferma, prima mi misura con un metro da sarta, poi mi dice qualcosa nella sua lingua, che non capisco subito, guardo le altre guardie per vedere se riesco a capire qualcosa, la guardia che mi sta controllando mi dice qualcosa in italiano, ora non ricordo cosa, ma da allora parliamo in inglese. Mi fa togliere le scarpe, poi mi fa calare i pantaloni, dietro di me in fila ci sono altre persone con me, non ricordo più se amici o parenti o entrambi. Quando mi calo le brache tolgo dalla tasca dei boxer il cellulare, ma alla guardia non interessa, invece con una stana cosa gialla acchiappa qualcos'altro che ho nei boxer, ed è un fazzoletto di carta per il naso, usato. Lo butta via.

Poco dopo siamo seduti in un angolo mentre la fila dei controlli continua. Ci racconta il motivo per cui stanno controllando tutti, uno per uno, vediamo tra la gente una che io so essere una cleptomane, non riesco a capire se è un personaggio di un film visto di recente o il personaggio di un altro sogno, e la guardia nel frattempo mi dice che quella per esempio passa da lì spesso e da svegli non è un problema ma la notte di lei non ci si deve fidare, ed io le dico che lo so, è una cleptomane, e non lo fa nemmeno apposta.

Mentre mi spiega il motivo dei controlli, mi informa che mi ha tolto anche la copia della carta d'identità, copia che io non avevo; tra l'altro tutti i miei documenti erano chiusi nel mio marsupio che lei non aveva aperto. Poi capisco, e le dico che quella è la patente, mi serve per tornare a casa, senza non posso guidare. Prendo la carta d'identità dal marsupio per farglielo vedere.

Mentre mi sveglio, appena in tempo per prepararmi per andare a prendere la Sorella Maggiore, mi rendo conto di essermi dimenticato di fare alla guardia i complimenti per il perfetto italiano.


Questo il sogno che mi ha dato il benvenuto ad oggi, quinta giornata di mare di quest'estate, in quel di Pachino. Vi informo che Catania—Pachino è un lungo percorso, e la prima cosa che la tua caviglia scopre quando scendi dalla macchina, alla fine del viaggio di ritorno, è: «wow, mi posso muovere anche in altre direzioni». È stata una gran bella giornata, con un ottimo pasti a pranzo e cena, due rapide partite a Machiavelli e bella compagnia ad alleviare le estenuanti ore di macchina, ma ora sono stanco e vado a dormire.
permalink | scritto da in data 16 agosto 2007 alle 23:37 | Stampastampa
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20070723

Sogni ad episodi Diario

Ne ricordo due, anche se ce n'erano almeno altri due, e gli ambienti erano grosso modo gli stessi. In uno compivo la mia buona azione quotidiana aiutando la rumena dell'amico di famiglia a tornare a Ragusa, da dove era venuta, e la stazione dell'Interbus che non era la stazione dell'Interbus.

Nel secondo, il Grande Capo tornava in dipartimento (che non era il dipartimento, e aveva un cortile tipo di casa) e tutti facevano la fila per salutarlo, ed a me veniva da piangere, e lui mi diceva di passare dal suo studio alle due, e di farmela passare (riferito al pianto) ed io gli chiedevo se uno non potesse essere felice di vederlo, e lui si commuoveva e ci abbracciavamo.

Non so, il primo ho idea che dipendesse dalle idee geniali che ho avuto ieri, quando in tutta fretta siamo andati a comprare il compleanno per la Sorella Minore dell'Affine (e di domenica non è che ci siano tutte queste cose aperte). La seconda … si dice che sognare di qualcuno gli allunga la vita; ma la mia sensazione era più di rendez-vous.

permalink | scritto da in data 23 luglio 2007 alle 8:41 | Stampastampa
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