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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20070819

Il matematico in cucina #3: tamales Il mio mondo

Posso finalmente assaggiare i tamales, propagandatici dalla Sorella Maggiore venuta da oltreoceano portandosi scorte di ingredienti per prepararceli e farli assaggiare a mezzo mondo (i.e. tutto il nostro parentado). L'occasione per me è stato questa visita a casa della zia Cook, la casa di campagna in cui, notoriamente, se va bene il cellulare riesce a prendere per cinque secondi una volta ogni quattro ore, con grande angoscia dell'Affine, rimasta invece a casa per motivi di studio.

Purtroppo per lei tra l'altro la Sorella Maggiore verso la fine della preparazione ha cominciato a sentirsi frustrata ed infelice per come stavano venendo, minacciando di non farne più; ovviamente, questo suo dispiacere non è affatto stato condiviso da noialtri, che ne abbiamo fatto piazza pulita con gusto in men che non si dica. Particolarmente (e sorprendentemente) entusiasta lo zio, che finalmente poteva mettere mano (e bocca e stomaco) su questo piatto di cui aveva letto un bel po'.

E poi sono belle queste giornate in trasferta, allegre e rilassanti (persino per la Sorella Minore), anche quando si arriva a destinazione sbagliando strada ed arrivando fino ad Agrigento. È bello giocare con le bambine, è divertente assistere allo spettacolo della minore delle zie che difende a spada tratta la giovanil sbarbata bellezza del fratello (aka mio padre) contro le accuse di inguardabilità mosse dalla Sorella Minore; e se ci si appanza fuori norma (tipo con quattro o cinque tamales invece dei due o tre di una sana porzione, seguiti da pesce spada, sarde a beccafico, palline non meglio identificate, polipo, fichi e fichi d'india) si può anche saltare la cena, senza problemi. Ovviamente non prima di uno spuntino pomeridiano a base di brioche e granita e digestiva citronella.


(Aggiunta delle ore 11)

Pensandoci bene, non c'è motivo per non far rientrare questo articolo nella categoria del matematico in cucina: dopo tutto, il mio contributo l'ho dato, e non solo portando la pentola a pressione da Catania, ma tagliando il formaggio ed aiutando a mettere i tamales in pentola: e la seconda non è semplice come potrebbe sembrare, quando i tamales non sono ben chiusi; perché i tamales sono una specie di cartoccio di polenta.

Si spalma questo impasto di farina di mais burro e non so cos'altro su una foglia di mais o di palmabanano opportunamente seccata ed inumidita per renderla flessibile, indi si depone sull'impasto il condimento (nel nostro caso salsa peperonata e formaggio —un poco mexicano e molto nustrali pepato) e si richiude la foglia arrotolandola, ripiegando quindi un'estremità su se stessa: ed è qui che possono sorgere problemi, tant'è che per le ultime abbiamo usato strisce di foglie di mais annodate sulla piega finale per tenerla ferma.

La cottura avviene a vapore, e noi abbiamo usato una griglia poggiata a due dita dal fondo di una pentola a pressione per separare i tamales dall'acqua nel fondo; tempo di cottura: quindici minuti da quando il vapore comincia a fischiare.

Ho avuto l'impressione che la preparazione fosse alquanto laboriosa, anche se immagino che con la dovuta manualità si possano preparare tamales in numero sostanzioso in tempi brevi; certo avere una mano e prepararli in due o tre aiuta a non stancarcisi troppo. Ma forse il vero problema è che sono troppo facili da spazzar via una volta pronti.

permalink | scritto da in data 19 agosto 2007 alle 8:52 | Stampastampa
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