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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20060228

Quel che resta della lasagna Diario

che siccome avremmo dovuto avere ospiti a cena (ieri sera) che poi non son venuti, e siccome la Sorella Minore poi ripartiva (oggi), la mamma aveva cucinato. Poco sugo, poco sale (eh, con mia madre la seconda capita spesso), ma molto buona, anche fredda di frigorifero per il pranzo di oggi.

Il lavoro procedicchia, con metà dell'articolo già rivisto (düballs) e risultati positivamente interessanti nella ricerca (alè). Cosa posso volere di più?

permalink | scritto da in data 28 febbraio 2006 alle 18:46 | Stampastampa
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20060227

Strafogamento Diario

Stasera (cioè ieri sera ormai) ho battuto la mia indolenza (Oblomov: 6, Indolenza: 3×109) e per cena ho raggiunto i miei (inclusa la Sorella Minore) chez il mio padrino di battesimo. Le cene lì sono sempre molto ... interessanti. Anche quando si è in tanti c'è tanta di quella roba da mangiare che pure sentendosi male tutti per il troppo cibo ne rimane. Lunga tavolta di gente, piatti di portata che facevano il passamano ("avvicinami la pasta con gli spinaci", "passate da questa parte l'insalata che noi vi diamo il prosciutto"). Già solo con qualche antipastino rubato (un prosciutto di Parma portato giù da Parma e qualche dolcetto in anterpima), una buona porzione di pasta carnascialesca e due caddozzi di salsiccia mi sentivo pieno; ma non potevo saltare l'insalata di arance, le chiacchiere, un cannolicchio e la macedonia. Ma alle bucce di agrumi candite ho dovuto rinunciare. Modeste, digestive parole con la Sorella Minore su quel che resta del passato, dove si regge il presente e cosa prospetta il futuro. All'uscita, ragazzi in motorino che cantano; catene di associazioni.

Domani (cioè oggi ormai) se il bel tempo di oggi (cioè ieri ormai) regge forse si andrà a correre, e si smaltirà lo strafogamento della cena. Meglio non sperarci troppo, o il tempo mi farà il solito scherzetto.

permalink | scritto da in data 27 febbraio 2006 alle 0:48 | Stampastampa
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20060226

La sera giusta Diario

La rivelazione di oggi è che la chiave non è vivere senza emozioni, ma agire indipendentemente da esse. Esempio il mio viaggio in Germania; esempio un sabato di carnevale dove tutti saranno in giro vestiti in maschera, a festeggiare a casa di amici ed io sono talmente annoiato da non aver voglia di fare nulla, e mi ritrovo a resuscitare i Coloni di Catan online vincendo un'amichevole partita con un olandese, un polacco ed un tedesco.

Non riesco a pensare ad un momento di cui mi sia pentito ed in cui io abbia seguito, coscientemente o meno, questa semplice massima (il che è piuttosto notevole, visto che peraltro ho invece la tendenza a resuscitare e rivivere i miei momenti peggiori).

È quasi un canestro di rimbalzo.

permalink | scritto da in data 26 febbraio 2006 alle 2:00 | Stampastampa
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20060225

Ma chi l'ha detto? Diario

Ok, mi rimangio quello che ho detto sulla primavera. Oggi pomeriggio qui ha pure grandinato. Giornata lavorativamente insignificante, anche se ho aiutato Otto a sistemare il computer ed installato Thunderbird a mia madre, permettendole così di tornare a scaricare la posta: Libero non permette che lo si faccia, a meno che non si sia collegati ad internet tramite Libero/Italia On Line/Wind, e quindi il nostro passaggio a Tiscali ha segato via parte dei nostri vecchi account di posta. Evviva dunque il software open source.

Oggi è anche tornata la Sorella Minore, qualche giorno per rilassarsi dopo un esame. Non le piace la mia barba. Peggio per lei.

Oh, e la zia cuoca mi ha pensato: ho la data di nozze dei mie nonni paterni, ed i nomi dei bisnonni paternopaterni.


permalink | scritto da in data 25 febbraio 2006 alle 18:06 | Stampastampa
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L'importanza della cecità Diario

Nel meccanismo di revisione degli articoli è essenziale, per garantire un minimo di obiettività, che il processo avvenga nell'anonimato più assoluto: chi legge non dovrebbe sapere chi scrive, e chi scrive non dovrebbe sapere chi legge. Questo è essenziale non solo per evitare che chi scrive possa cercare, magari per vie traverse, di influenzare il giudizio del correttore, ma anche e oserei dire soprattutto per evitare che il correttore giudichi la qualità del lavoro sulla base della qualità del lavoro, e non sulla sua opinione sullo scrivente.

E non c'è via di scampo: in ogni passo successivo alla conoscenza, il nostro giudizio non viene mai stravolto da capo a piedi, salvo rari casi: per lo più, si tende a mettere a punto con piccole progressive modifiche la nostra idea dell'altro. Per questo è tanto importante l'impressione iniziale che si dà: è la base su cui si costruisce, e su cui poi spesso si può anche cercare di vivere di rendita. Le stesse identiche cose assumono un valore, un peso, persino un significato ben diverso se dette da una persona che si conosce e si stima, o se a dirle è invece qualcuno che non conosciamo, o di cui abbiamo una bassa opinione.

L'altro aspetto particolare, e poco incoraggiante, è che è più facile perdere la stima che guadagnarla; forse perché l'arma più potente che vi sia contro la buona opinione è il sospetto, il dubbio, che lascia il maggior carico di lavoro alla fantasia del 'giudice' (arma fin troppo potente e pericolosa, come già accennato in precedenza): per contrasto, non si può 'instillare' il dubbio che una persona sia migliore di quella che pensiamo ...

Non si può scrivere una tragedia che sia speculare a Otello. È entropia anche questa?

permalink | scritto da in data 25 febbraio 2006 alle 15:04 | Stampastampa
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Piccoli pezzi di puzzle Diario

Da un filmato appena scoperto ad un equidatato ma già letto articolo su Repubblica, passando per articoli cancellati ma intravisti di coppie formatesi ed esplose con la levità di bolle di sapone, ed il tutto sotto l'ediga della mia personale esperienza, il pensiero della sera di oggi è sull'onirica incosistenza di certi rapporti. Già nella vita reale il conoscersi procede su due binari paralleli, l'esperienza comune accumulentesi e l'immagine dell'altro che ci si costruisce. Non è inaudito lo scoprirsi divergenti con il passare del tempo: quanto dipende dal nostro e loro cambiare, e quanto dal semplice scoprire che la nostra immagine dell'altro non aderiva alla realtà? Ed in tutto questo il vero veicolo dell'inganno è la parola. Eppure è sbagliato parlare di inganno, presupporre un dolo. Mezzi espressivi limitati inevitabilmente conducono ad espressioni parziali di pensieri magari già di per sé non ben definiti, ed ulteriormente sfasati dalla soggettiva interpretazione del ricevente. Il che mi ricorda della festa di compleanno della fidanzata di Otto e della popolazione incontrata da Gulliver che comunicava mostrando gli oggetti, e di cui ovviamente non ricordo il nome. Ma come si esprimono allora i concetti astratti? Nessuna espressione è meglio di un'espressione parziale e falsante? E se la chiave di volta dell'immaginazione è la parola, cosa ci porta a pretendere di conoscere una persona basandoci solo dalle sue parole lette o sentite? È più facile affidarci alla nostra immaginazione che attendere un riscontro. Paradossalmente, il vantaggio di chi vive costantemente adagiato su un letto di fantasia è l'essere abituati all'idea che la realtà è tutt'altra cosa. Io ad esempio so da tempo che immaginare qualcosa è il modo migliore per assicurarmi che le cose siano, o vadano, diversamente; e la cosa buffa è che talvolta questo sembra avere persino un effetto retroattivo. Se riesco a sfantasiare sul mio invecchiamento e sulla mia morte sono a cavallo.

permalink | scritto da in data 25 febbraio 2006 alle 0:34 | Stampastampa
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20060224

Corta memoria Diario

Oggi non è che morissi proprio dalla voglia di lavorare. Ed a coronare il tutto mi sono anche accorto di aver lasciato in dipartimento il famoso articolo da rivedere e correggere. Quindi, per riempire il mio tempo con cose inutili, mi sono dato una ripassatina ad alcuni punti chiave della filosofia della matematica per documentarmi prima di scrivere questo intervento sul forum marforico. È sempre con piacere che scopro la ricchezza di tutti i problemi che circondano la matematica non appena si smette di considerarla solo un'efficiente scatola nera, strumento scientifico e forse anche artistico.

La verità è che nel momento in cui si prova a riflettere approfonditamente sulla portata, la natura o le ramificazioni di un qualunque aspetto dello scibile umano, anzi dell'attività della mente umana, ci si tuffa in un inestricabile gioco di specchi e scatole cinesi, autoriferimenti, circoli viziosi e ripetuta trascendenza reciproca da cui non vi è via di fuga. Sarebbe da chiedersi perché allora siamo portati ad infliggerci una tale esperienza, ma nel momento stesso in cui ce lo chiediamo entriamo in gioco. E se invece trascendiamo queste domande? È questo l'approccio Zen? Ma non è anch'esso un mettersi in gioco, sebbene con regole diverse.

E per inciso, prima o poi mi dovrò leggere il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein e per par condicio anche le confutazioni che egli stesso espresse successivamente. Avrei anche qualcuno con cui accompagnarmi nella lettura (yo Faust).

Oh quante cose che farò prima o poi.


permalink | scritto da in data 24 febbraio 2006 alle 21:35 | Stampastampa
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Amo il CSS Diario

E scusate tanto se mi diverto con poco.

permalink | scritto da in data 24 febbraio 2006 alle 0:53 | Stampastampa
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20060223

Pensieri quantistici d'un nubifragio d'inizio primavera Diario

A parte il fatto che sono ormai abbastanza sicuro che me lo faccia per dispetto, il tempo, di mettersi al peggio: per impedirmi di andare a correre. Ieri con Alex eravamo d'accordissimo, preparatissimi, scarpe maglietta pantaloncini. Ed il malo tempo sceglie di anticipare di una mezza giornata. Ma dico. E poi mi accompagna mentre vado dal mio padrino a sistemargli (per l'ennesima volta) il computer. Anvedi che bello.

Comunque. Il pensiero quantistico del giorno era più semplicemente orientato a quanto spesso la proporzionalità inversa si trova in natura. A livello quantistico, microscopico è proprio essenziale, come ad esempio nel fatto che alcune quantità correlate non possono essere conosciute con precisione allo stesso modo, e la precisione nell'una porta ad una mancanza di precisione nell'altra, mancanza di precisione che non è solo 'gnotica', ma essenziale: una particella immobile (quindi di cui si riesca a portare la velocità a zero) può essere 'dovunque'.

Cosa che per motivi statistici non funziona a livello macroscopico, ma proviamo ad immaginare: una persona che si agita nel letto rimane sempre grosso modo nella stessa zona, ma se uno dorme perfettamente immobile rischia di svegliarsi in balcone, o al piano di sotto.

Comunque. A livello macroscopico si incontrano ancora spesso relazioni inverse: ad esempio nella conoscenza; si può scegliere di conoscere sempre più cose di sempre meno cose, fino a conoscere tutto di niente; o si può scegliere di conoscere sempre meno cose di sempre più cose, fino a conoscere niente di tutto.

Oggi mi sento scemo. Sarà per il singolo lettore tibetano, o per quello sullo sperduto isolotto del Pacifico. O forse sono proprio io.

permalink | scritto da in data 23 febbraio 2006 alle 17:04 | Stampastampa
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20060222

Che palle Diario

Ieri sera sono andato con Alex a giocare a bowling. Partite molto soddisfacenti (tre, vinte tutte io, mi sentivo molto Zen durante i lanci).

Ed oggi mi ritrovo appioppato un articolo da refereere.

Che palle.

permalink | scritto da in data 22 febbraio 2006 alle 10:34 | Stampastampa
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20060221

Ed ecco perché Diario

Coincidenza o telepatia, la Sorella Minore mi ha scritto oggi un SMS.

permalink | scritto da in data 21 febbraio 2006 alle 12:07 | Stampastampa
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Caccia al tesoro Diario

L'ho già detto probabilmente che in genere non ricordo i sogni. Ma quello di stanotte per qualche motivo è rimasto. Passeggiavo con la mia Sorella Minore. C'erano questi mimi o modelli che facevano i manichini per strada e nelle vetrine, mostrando collane, al collo ed appese alle mani. C'era persino un mio compagno di classe delle medie che faceva da supplente ad uno di questi manichini (forse perché era il belloccio della classe); e c'erano dei messaggini tipo Post-It® gialli o bianchi, e scoprivo che era una caccia al tesoro, ed il primo indizio era qualcosa di scribacchiato a mano da un mancino ubriaco tenendo il foglio per aria, a giudicare da com'era difficile da leggere, e diceva qualcosa tipo "lo comuto" e sotto c'era una descrizione di qualcosa tipo un conto corrente da aprire o un mutuo da pagare, ma la soluzione era il cimitero (luogo muto), ed io e mia sorella ci precipitavamo di corsa, a piedi (stupidamente intenzionalmente) e c'era anche la ferrovia che attraversavamo sfrecciando davanti ad un treno, e correvamo su una viuzza accanto ai binari, con una macchina dietro, solo che poi questa viuzza (luogo altrimenti riconoscibile per i dintorni della stazione della FCE [Ferrovia CirumEtnea nda] a piazza Lincoln) finiva con un precipizio, ed allora tornavamo indietro e mi sono svegliato.

Intanto c'è da vedere se mi rimborsano il biglietto aereo, visto che ho perso due delle quattro carte d'imbarco.

permalink | scritto da in data 21 febbraio 2006 alle 10:38 | Stampastampa
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20060220

Tufte Risposte

Prendo spunto da una breve tangente presa dai commenti in questo articoletto sul blog di Azalais per citare un autore che ho conosciuto grazie alla passione per la tipografia.

L'autore in questione è Edward Tufte, l'opera è Envisioning Information e la citazione è la seguente:


We thrive in information-thick worlds because of our marvelous and everyday capacities to select, edit, single out, structure, highlight, group, pair, merge, harmonize, synthesize, focus, organize, condense, reduce, boil down, choose, categorize, catalog, classify, list, abstract, scan, look into, idealize, isolate, discriminate, distinguish, screen, pigeonhole, pick over, sort, integrate, blend, inspect, filter, lump, skip, smooth, chunk, average, approximate, cluster, aggregate, outline, summarize, itemize, review, dip into, flip through, browse, glance into, leaf through, skim, refine, enumerate, glean, synopsize, winnow the wheat from the chaff, and separate the sheep from the goats



Mi piacerebbe tradurvela, ma per quanto mi ritenga un buon conoscitore della lingua d'Albione, temo di non avere la pazienza di andare a cercare accurati sinonimi per rappresentare tutte quelle attività dell'intelletto umano che caratterizzano la nostra capacità di (e propensione ad) elaborare informazioni. Quindi mi limiterò a buttarla lì, e non ci metterò nemmeno un filino di commento.


permalink | scritto da in data 20 febbraio 2006 alle 21:58 | Stampastampa
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Ah si Diario

E poi c'era l'aereo che volava sopra una distesa bianca di panna montata, liscia e senza turbolenze.

Oppure sopra altre nuvole, ed un ciuffo di queste pareva la Madonna.

E la hostess che aveva problemi a versare l'aranciata dal tetrapack col beccuccio circolare di plastica, ed io che le suggerivo, come a suo tempo mio padre aveva fatto con me, di farlo con il contenitore girato in modo che il beccuccio fosse in alto, non in basso.

Ed il pensiero che ogni tanto mi sento un po' come il Michele di Bianca di Nanni Moretti. E non per la tazzona di cioccolato.

permalink | scritto da in data 20 febbraio 2006 alle 20:50 | Stampastampa
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Oh e potevate dirmelo Diario

che qui era già arrivata la primavera.

permalink | scritto da in data 20 febbraio 2006 alle 15:09 | Stampastampa
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Valanga Diario

Tanti pensieri sparsi raccolti nella giornata di ieri, che con il ritorno alla routine vanno svanendo.

Il percorso a piedi dalla Gästehaus alla stazione, pesante con valigia zaino e portatile, ma soddisfacente.

Il viaggio in treno fino all'aereoporto di Frankfurt.

Il pranzo (10 euro per un piatto di gnocchi ed una bottiglietta d'acqua).

La fortuna del trovare un altro volo quattro ore prima, dietro pagamento di 50 oiro (eh be', come volete che li chiamino in Germania?)

Ore di fila per il controllo di sicurezza a Roma, tutti i passeggeri in transito da un unico cancelletto.

Bambini. Mi chiedo se è normale che venga voglia di dargli mozziconi, o se è solo il mio istinto comunista. Mi limito a farli ridere facendogli le boccacce.

Mi viene a prendere in aereoporto la Sorella di Mezzo. Visto che sono arrivato con quattro ore di anticipo, riusciamo anche ad organizzarci per il compleanno della fidanzata di Otto. Le porto in dono tutte le strisce di Doonesbury, dal 1970 a ieri.

Siamo a cena al Nievski. Per fortuna la compagnia è gradevole, perché il servizio è assolutamente pessimo (faccio la mia parte di propaganda negativa, come deciso).

Calmo risveglio dopo una pacifica notte di sonno tranquillo. Vengo in dipartimento, il contrasto con l'ITWM è davvero notevole. Spendo la mattinata in giro a salutare un po' di gente, a dare una mano ad altri, insomma non concludo niente, ma il professore mi dà un paio di testi su cui studiare le basi per la mia futura ricerca.

Però forse ci organizziamo per una partita a Lupus in tabula. Che sarebbe una cosa carina perché è da un po' che mi piacerebbe ricominciare a giocare a giochi da tavola, dal vivo.

Oggi mi sento asettico. È morto qualcosa da qualche parte.

permalink | scritto da in data 20 febbraio 2006 alle 14:41 | Stampastampa
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20060218

Con du' tori Diario

La cosa che mi aveva sorpreso delle pentole disponibili nella piccola cucina del miniappartamento che mi ha ospitato in questi giorni era il fatto che fossero interamente in metallo: neanche un pezzettino di plastica piccolo così a proteggere i manici. Ho sempre pensato che fosse una pazzia, e mi sono pertanto industriato nell'usare il canovaccio piegato a fungere da presina. Oggi per la prima volta mi sono ritrovato a toccare questi famosi manici della pentola sul fuoco (cioè sulla piastra, solo fornelli elettrici qui ...) con acqua bollente dentro ... ed erano appena tiepidi.

Mi chiedo da cosa dipenda: forse dallo spessore dei manici in confronto al resto della pentola?

Non c'entra niente, ma ho anche creato una mappa su Frappr! per gli appassionati di tango.

Fatevi vivi.

permalink | scritto da in data 18 febbraio 2006 alle 0:15 | Stampastampa
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20060217

La giusta colonna sonora Diario

Approfittandone per ringraziare mio padre per la chiavetta/lettore MP3, faccio osservare che oggi il caso ha voluto che mentre chiudevo alle mie spalle per l'ultima volta (in questa sessione) la porta dello studio all'ITWM l'accompagnomento musicale era la bellissima (e tristissima) Milonga Triste (nell'esecuzione di Hugo Diaz). Da film. Seguito dal vals Desde el alma (spiacente, la traduzione in italiano cercatevela voi) ed infine dal tango Madreselva (che sarebbe questo fiore).

permalink | scritto da in data 17 febbraio 2006 alle 19:58 | Stampastampa
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Stimuli Diario

Fatta la presentazione, discusso il futuro, il viaggio di ritorno imminente, ed ecco che di nuovo manca la voglia di lavorare, nonché l'ispirazione, l'idea brillante.

Tre giorni di pausa e riposo mi faranno bene.

permalink | scritto da in data 17 febbraio 2006 alle 17:15 | Stampastampa
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20060216

In altre parole Diario

Oggi vado a letto presto, ho la testa pesante dopo due giorni di dopo mezzanotte e sveglie furiose: mi mancano le mie otto ore di sonno quotidiano. Qui siamo ormai agli sgoccioli. Mi fa piacere tornare a casa, mi dispiace lasciare questo posto; ma è ancora presto per pensarci. Tutto sommato non ho legato molto con nessuno, né ho instaurato una vera routine; e tornerò. Resta sicuramente il ricordo di questo stimolante Institut, e c'è la soddisfazione del lavoro che procede (oggi finite le ultime cose, domani si presentano i risultati). Mi sono persino informato per il tango, ed ho scoperto che c'è la possibilità, anche se all'altro capo della città. Non molto pratico, ma lo terrò in mente per la prossima volta che verrò qui.

Dicevo, oggi vado a letto presto, sono stanco. Ho fatto il mio solito giro notturno per i blog che seguo, occhieggiando un po' in giro, scoprendo vecchi link e vecchi post. Ci sono momenti in cui le persone parlano delle loro esperienze, e ci sono volte in cui nelle loro parole ci si ritrova ... in un modo o nell'altro.

Mi viene in mente Dillo con parole mie, film non proprio eccellente, ma con i suoi momenti sì. Come quando la coprotagonista scopre di aver sputato veleno su se stessa. Non è proprio la stessa cosa, in questo caso, perché non sono io a scrivere, e non è di me che si parla. Ma leggendo quelle parole ho avuto la netta sensazione di stare leggendo qualcosa che potrebbero dire parlando di me. È un'esperienza straniante, e fa male.

Forse fa male perché sono parole che descrivono gesti e comportamenti sbagliati, che noi scopriamo e rivediamo nel nostro passato, o magari nel nostro presente. O forse, al contrario, siamo noi a leggerci in quelle parole perché per primi riteniamo di aver agito in un certo modo.

È sempre difficile capire se viene prima il significato o l'intepretazione.


permalink | scritto da in data 16 febbraio 2006 alle 22:53 | Stampastampa
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20060214

Energy Diario

Nel mio campo di ricerca si fanno due tipi di errori: concettuali e stupidi.

L'errore concettuale consiste nel ritenere una cosa "ovvia". In matematica non esiste nulla di ovvio: esistono gli assiomi, e tutte le proprietà che si possono derivare con la logica formale. Questo è importante nel secondo passo della ricerca, dopo aver avuto l'intuizione geniale bisogna lavorare su due piani: dimostrare che la cosa è vera, o trovare un controesempio che dimostra che è falsa (possibilmente riuscendo in conseguenza di ciò a capire cosa la rende falsa in quel caso, in modo da riformulare l'ipotesi e renderla così vera). Dai tempi di Gödel, a questo si aggiunge, nei casi più estremi, la possibilità di dimostrare che l'intuizione è "relativamente consistente" con gli assiomi (ovvero che non è in contrasto), anche se non può essere dimostrata, e che l'opposto dell'intuizione è altrettanto "non falsa".

Poi ci sono gli errori stupidi: un più invece di un meno. O uno zero di troppo, o di troppo poco. Che è quello che mi ha rovinato la vita in questi due giorni, finché stasera, per risolvere un'altra questione, ho scoperto questo piccolo zero mancante. Gioia e tripudio.

L'altra questione è che lo stare seduto parecchie ore al giorno da un lato e l'ascoltare rock e pop tra gli anni '60 e gli '80 (ma anche qualcosina più dei giorni nostri) dall'altro mi caricano non poco. Ho energia fisica da vendere. Tipo che mi viene voglia di tirare pugni al sacco. O praticare il Parkour.

permalink | scritto da in data 14 febbraio 2006 alle 21:57 | Stampastampa
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20060213

Due gnocchi così Diario

Oggi a pranzo come contorno della bistecca c'erano due gnocchi grossi così. Buoni, come la bistecca. Meno buone le verdure di contorno e l'insalatina, ma sempre meglio di niente. Per cena invece mi sono procurato anche un po' di mele, in aggiunta alla solita pasta con la mozzarella. Sorprendentemente buone. (O forse non dovrebbe essere sorprendente ... voglio dire qualcosa di buono ce l'avranno i tedeschi, oltre alla birra e alla carne ... questi boschi serviranno pure a qualcosa ...)

Il lavoro procede, a sbalzi: un po' frustrante, un po' esaltante. Qualche ora persa a scrivere codice "di contorno" (cose come visualizzare i risultati in modo che sia facile confrontarli), qualche scoperta interessante. Domani si rendicontano i risultati.

Tempo libero passato ad assistere gente che quando attacca nuovo hardware al computer annulla l'installazione dei driver, e poi si sorprende che le cose non funzionino. È bello perché è facile farle felici.

Devo fare addominali.

permalink | scritto da in data 13 febbraio 2006 alle 21:37 | Stampastampa
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20060212

Giocare fa bene al cervello Diario

E ho detto tutto. Anzi no, l'hanno detto altri.

permalink | scritto da in data 12 febbraio 2006 alle 10:45 | Stampastampa
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Fila Risposte

A volte leggendo qui e lì per i blog mi sorgono in mente riflessioni È irrazionale, doloroso e inutile, benché forse inevitabile, cercare o sperare di richiamare le attenzioni di chi non è spontaneamente interessato a rivolgercene. È vero, è una questione di saperci fare con le persone; eppure a volte è piuttosto una questione si saperci non fare; e di saper capire quando è il caso di fare, e quando è il caso di non fare. Ma è anche una questione di autostima, perché è questa la prima vittima: ‘‘se non suscito il tuo interesse, sarà che non sono "all'altezza"?’’. Ed è per questo che è tanto facile, comodo ed utile lasciarsi cullare dalle coccole di chi è invece disposto a concedercele, genuinamente o no; o dedicarsi con viva passione a qualche attività in cui ci piace e soddisfa primeggiare. Purché l'assistenza di queste stampelle, venendo improvvisamente a mancare, non ci butti in una situazione ancora più cupa della precedente, innescando così un circolo vizioso ... per questo è bello credere che ogni volta è qualcosa di speciale, di nuovo, di diverso: o questo, o ci si isola dal mondo (cursiosità, leggevo oggi un articolo che suggerisce che questa sia una questione genetica) Eppure ci sono volte in cui il modo migliore di rialzarsi è davvero mettersi per un momento sdraiati, ed attendere che il terreno la smetta di ballarci sotto i piedi, per poterci poi rimettere in piedi con calma e sicurezza. C'è sempre chi sceglie invece l'alternativa: se non puoi imparare a fare qualcosa bene, impara a divertiti nel farla male, ma non dimenticare che più provi con tenacia, più sembri stupido; e sarà poi vero che la persistenza può considerarsi una virtù? Dopo tutto chi abbandona non vince, chi vince non abbandona, ma chi non vince mai e non abbandona mai è stupido. E ricorda che l'unica cosa in comune in tutti i tuoi rapporti fallimentari sei tu. Anche nel mio lavoro è spesso così: l'iniziale entusiasmo e la foga della novità, le affascinanti scoperte, il delirio del controllo e del potere, i nuovi strumenti, e poi la frustrazione quando le speranze si scontrano con i risultati. Con la differenza che non c'è speranza di sedurre o circuire l'"altro", un astratto problema di matematica. L'unica è essere più furbi e più saggi, e scoprirne le debolezze; parlarne con altri; accettare ogni aiuto esterno, ogni stimolo; ed ogni tanto distrarsi.

permalink | scritto da in data 12 febbraio 2006 alle 1:33 | Stampastampa
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20060211

Surcharge Diario

Si conclude dopo la mezzanotte questa giornata di lavoro intenso. Sebbene i risultati non siano di mio gradimento, una cosa non posso certo negare: ho lavorato sodo, riuscendo a percepire il mio stesso entusiastico slancio, la profonda indistraibile immersione, la dedizione fino alla (purtroppo deludente) risoluzione.

Gran soddisfazione.

Ho anche aggiunto qualcosa di meno farinaceo alla mia spesa, pomodorini mozzarelle e qualche insaccato. Ero in dubbio se accompagnarli con i peperoni, ma non mi sono sentito molto convinto. Resto sempre senza qualcosa da sostituire al parmigiano da mettere sulla pasta. Mi accontento di qualche tocchetto di mozzarella.

Mi piace l'ambiente qui. Mi piace la grande stanza (quattro per quattro) quasi vuota che mi ospita qui alla Gästehaus (Internationales Begegnungszentrum, IBZ). Ma mi piace soprattutto l'ambiente di lavoro, l'ITWM, questo immenso edificio ... dovrei filmarlo tutto da dentro per dare un'idea di quanto sia stimolante: questi tre corpi principali separati da giardini coperti, ciascun corpo con tre piani (più il piano terra più qualcosa sotto) che si sviluppano per lungo, corridoi su cui si aprono le porte degli studi, ma corridoi già ricchi di per sé: fotocopiatrici/stampanti, due tre tavolini con attacchi per il portatile e proiettore, tutto sembra essere sviluppato per invitare piccoli gruppi di persone a parlare confrontare presentare e discutere senza accalcarsi dietro un misero schermo 15"; ed ovviamente macchinette per il caffé con tanto di tazze, bicchieri, piattini posate e lavastoviglie. E la tradizione di torte ogni venerdì alle tre e mezzo del pomeriggio per festeggiare l'incipiente weekend.

Voglio dire, non so se mi spiego.

permalink | scritto da in data 11 febbraio 2006 alle 0:51 | Stampastampa
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20060209

Prima Spesa Diario

Nel Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano si fa l'osservazione che i paesi civili si distinguono per i cassonetti della spazzatura (presenza, dimensioni, numero, estetica).

Direi che altra marca distinguente è il sacchetto della spesa: nei paesi civili lo si compra a un tot e non è in plastica ma in stoffa e la volta successiva te lo porti d'appresso.

Come prima spedizione non è andata male: con meno di dieci euro ho preso lo stretto indispensabile per una cena ed una prima colazione: pasta sugo Barilla al basilico formaggio (credo la cosa peggiore in tutta la spesa ma avrò conferma solo domani) latte biscotti e cornflakes arricchiti; e sacchetto della spesa. Il tutto perché avevo una certa urgenza: ora so a che ora chiude il supermercato, quanto ci vuole per arrivarci (a piedi) e grosso modo dove si trovano le cose. Posso cominciare a pensare di prendere tutto il resto, a partire da domani.

Oh sì, domani sarà anche giornata di lavaggio biancheria. Vedremo.

permalink | scritto da in data 9 febbraio 2006 alle 20:00 | Stampastampa
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Just my luck Diario

Ovviamente, il primo giorno in cui al Faunhofer Institut ci sono andato a piedi è anche stato il primo giorno in cui ha nevicato ... si, immagino che per quelli del nord non sia una gran novità, ma per me lo è :) Ah, e così mi sono accorto che avevo dimenticato l'ombrello, alla fin fine. Comunque, tra cappello guanti sciarpa e giubbotto con copricapo non si può certo dire che la nevicatina leggera mi abbai disturbato granché. Trovo più antipatico il fatto che qui dall'istituto la connessione ad internet si resetti ogni 10 minuti, che rende poco agevoli certi tipi di connessione che richiedono invece periodi più lunghi (ad esempio il bot in chat).

Ho già un bel po' di roba nuova da studiare e vari tentativi da fare, ma la cosa mi va decisamente bene.

permalink | scritto da in data 9 febbraio 2006 alle 14:30 | Stampastampa
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20060208

Und ja ... Diario

Volevo raccontarvi del mio compagno di appartamento, dell'immenso edificio che è la sede del Fraunhofer Institute, del collega che sembra la copia tedesca di Otto, del copriletto azzurro con le farfalle, dei racconti del Grande Capo e di quelli del bulgaro, della cameriera del ristorante (ducitta sia in senso estetico che come portamento), dell'umidità che fa sembrare il freddo meno freddo, del viaggio tra le nuvole con lo stomaco ad altezza orecchie, ma siccome stanotte, per un non meglio precisato motivo (troppo caldo?) mi sono svegliato alle cinque, adesso andrò a letto invece di ringraziarvi per tutti i commenti, rispondervi ed altrimenti saziare la vostra curiosità.

Tiè.

permalink | scritto da in data 8 febbraio 2006 alle 23:28 | Stampastampa
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20060206

Vado a Parigggi nella valigggia ci metto Diario

Pantaloni scarpe da tennis camicie pesanti camicie medie mutande calze magliette in carne (di cui due "da serata") felpe e maglioni necessaire con pettine spugna bagnoschiuma lima per unghie due rasoi forbicina.

Nello zaino invece un testo francese sugli elementi finiti un testo inglese sul calcolo matriciale Il Rombo di Günter Grass la sciarpa il berretto di lana.

In più, avrò con me la borsa del portatile ed il giubbotto. Vediamo cosa mi dimentico.

permalink | scritto da in data 6 febbraio 2006 alle 19:07 | Stampastampa
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20060204

Qualcosa di positivo Diario

Ho perso un bel po' di tempo tra ieri l'altro, ieri ed oggi a leggermi tutte le pagine scorse di Something*Positive, ennesimo webcomic di mio gradimento. È uno di quei fumetti che hanno qualcosa di spaventosamente reale nella natura evolutiva dei personaggi: invecchiano, si perdono di vista, talvolta si trovano, si "spuntano", rammolliscono, impigriscono, inacidiscono, si rassegnano. Ed è semplicemente perché si avvicinano ai trenta.

Un'età spaventosa; se non ricordo male, è quella alla quale il genitore ha il diritto di buttarti fuori di casa; è quella in cui diventa sempre più difficile, se non impossibile, pensare che "adulto" significa semplicemente "fra dieci anni" o "la generazione prima di me"; è l'età in cui quello che farai nei cinque anni dell'attraversamento della soglia è molto probabilmente quello che farai per il resto della tua vita, se tutto va bene e non succede una catastrofe, e che le persone che hai intorno in questo periodo sono quelle che ti saranno intorno, nuovamente se tutto va bene e quindi escludendo litigi e decessi, per il resto della tua vita.

(Non è molto consolante, nel mio caso ad esempio, pensare alla quantità di tempo passata a leggere quasi cinque anni di vecchie pagine di un webcomic, procrastinando la creazione dei lucidi per la presentazione che dovrò tenere tra quattro giorni; o che le occasioni per vedermi con i miei amici siano spaventosamente poche, mettendo in conto impegni, disponibilità economiche e diversità di interesse.)

Se sempro un po' triste e piagniucoloso nelle righe sopra è solo perché alcune delle scene che mi sono piaciute di più del fumetto a cui accennavo hanno il sapore agrodolce della fine, come un'addio o una morte (meglio ancora se letta come scena conclusiva di una sequenza che comincia da qui). E a me queste cose mi fanno piangere. Come quando morì Thornton nel Richiamo della Foresta, o il padre di Demi John in Piccoli Uomini. E il fatto di avere 27 anni non sembra aver cambiato nulla, da questo punto di vista.

permalink | scritto da in data 4 febbraio 2006 alle 22:47 | Stampastampa
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