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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090129

Messaggio segreto ma non troppo #11: le gonne Ad Personam

Ah, le gonne!

Skirts

Skirts - Visual Dictionary - Copyright © 2005-2009 - All rights reserved.

Skirts 2

Skirts 2 - Visual Dictionary - Copyright © 2005-2009 - All rights reserved.

Skirt 3

Skirt 3 - Visual Dictionary - Copyright © 2005-2009 - All rights reserved.

permalink | scritto da in data 29 gennaio 2009 alle 23:28 | Stampastampa
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20090124

Imbarchiamo Diario

Uscire dagli Stati Uniti è molto più semplice che entrare. Vediamo se mi perdono la valigia anche al ritorno.

permalink | scritto da in data 24 gennaio 2009 alle 22:03 | Stampastampa
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20090123

E cadde la neve Diario

Benché Catania, affacciata sul mare ai piedi di una montagna, offra spiagge e scogliere per i bagni estivi (ed invernali) nonché piste da sci per la discesa e per il fondo per le settimane bianche invernali (ma non estive), è molto raro che la neve arrivi fino in città.

Non so se qui a Baltimore la neve sia invece un evento regolare, ma uscire dall'albergo e trovare la città ricoperta da un sottile manto bianco è stata una piacevole sorpresa; il fatto che fosse la vigilia dell'inaugurazione di Obama è stata un'interessante coincidenza, con un forte valore simbolico (in un senso o nell'altro) per chiunque lo ritenesse appropropriato.

Le temperature non proibitive a cui si è manifestata hanno fatto sì che la neve avesse un forte valore aggiunto estetico, che fosse abbastanza divertente senza essere pericolosa (leggi: non sono scivolato a terra su una delle lastre ghiacciate che immancabilmente si nascondono sotto o accanto ad essa). Mi è persino scappata qualche foto, anche se ovviamente non ho mai avuto la macchina fotografica sotto mano nei momenti migliori.

Purtroppo il mio collega non è in vena giocosa e non ci siamo tirati nemmeno una palle di neve; la mia unica consolazione è stata un gruppetto di tre studenti che pattinava sulle lastre di ghiaccio (qui ci stava una vignetta delle Peanuts che però non trovo). Poco importa, perché il sole dei giorni successivi ha dato prontamente inizio all'erosione del manto di neve che aveva comunque raggiunto il non indifferente spessore di un paio di pollici (cinque-sei centimetri), manto ridotto già oggi a poco più che qualche ostinata chiazza su qualche aiuola, e piccoli cumuli nelle zone più all'ombra. Ed a questo punto si accettano scommesse: la neve resisterà fino alla mia partenza (programmata salvo incidenti per dopodomani)?

(Perché diciamocelo, con la partenza ormai finalmente così vicina un po' tutto sembra orientato a quello, persino i miei sogni, o il mio immaginarmi per un attimo al risveglio di avere accanto l'Affine.)

permalink | scritto da in data 23 gennaio 2009 alle 1:07 | Stampastampa
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20090118

Le cose che odio di qui Diario

Ci sono alcune cose che in questa visita statunitense vanno oltre i limiti della sopportazione per sforare nell'odio.

Il freddo è probabilmente la prima di queste.

Le tazze del cesso piene a metà di acqua, che forse ti risparmiano l'uso dello spazzolone un gran numero di volte, ma possono essere fastidiose in modo veramente sgradevole.

Il freddo, senza dubbio.

I vestiti in vendita, decisamente indadatti alla stagione.

Non dimentichiamo il freddo.

Le unità di misura.

Ah, il freddo, prima di dimenticarlo.

Non avere il mio bagaglio.

E last but not least, il freddo.

(Anche se è innegabile che dopo il -10 di un paio di giorni fa i -2 di adesso sembrano quasi caldo.)

permalink | scritto da in data 18 gennaio 2009 alle 20:46 | Stampastampa
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20090117

Shining Baltimore Diario

Alla fine del mio quarto giorno a Baltimora, sono stato costretto dalle circostanze alla più odiosa delle attività: lo shopping; una doppia sconfitta, poiché nello specifico alla noia e al fastidio dell'attività in sé si aggiunge il riconoscimento delle scarse probabilità di riprendere possesso del mio bagaglio, che a quanto pare ha deciso di fare una sosta permanente in quel di Fiumicino. Alla collettiva presa per il culo dell'affaire Alitalia si aggiunge così il danno personale causato dai disagi creati (a me come a molti altri) in un aereoporto già di per sé non certo famoso per l'efficienza e la qualità dei servizi.

Il mio compagno di viaggio, con cui condivido l'albergo ma non la stanza, si rivela un'eccezionale risorsa. La sua fortuna bagagliesca viene compensata però da un impianto di riscaldamento molto rumoroso e dalla difficoltà di accedere ad Internet dalla camera, punti invece di forza del mio miniappartamento che si trova sul lato opposto della stessa ala dello stesso edificio, un piano più in alto.

L'albergo (?) che ci ospita, Broadview Apartments, a due passi dal campus della Johns Hopkins University, in realtà, non offre Internet wireless in camera: ufficialmente, salvo richiedere un kit che costa $46 al mese per la connessione in camera, si può sperare di collegarsi solo tramite la wireless (che però non funziona) presente nella social room, un lungo stanzone nel basement in cui si possono trovare libri, giochi da tavola, puzzle, un tavolo da biliardo ed uno da ping-pong, scelta quest'ultima quanto meno sorprendete visto che meno di due metri separano il soffitto dal pavimento.

Ma la caratteristica veramente degna di nota di questa struttura è l'atmosfera; salva la lounge con il suo clima tropicale, dal basso corridoio a mattoni pittati in bianco del basement ai tappetati e silenziosi corridoi che collegano ascensori e camere si respira un'aria da fare invidia all'Overlook Hotel di lucentesca memoria, benché io non possa dire di aver avuto la (s)fortuna di incontrare bambine che m'abbiano invitato a giocare, né donne più o meno putrescenti nella vasca da bagno.

L'atmosfera della città è molto più serena: poca gente in giro, poche macchine, quasi niente polizia. Ultimamente le cose si sono un po' più vivacizzate, tra la visita di Obama prevista per domani ed i playoff per il di domenica; non manca certo l'entusiasmo per i Baltimore Ravens ed il loro nuovo quarterback, ma non c'è nulla di confrontabile all'esagitazione cui arrivano le tifoserie calcistiche italiane.

In cambio, ai nostri orari europei la poca gente per strada diventa praticamente inesistente. Non sorprende certo la cosa: quando la gente torna a casa alle cinque e mezzo/sei per cenare mezz'ora dopo, è evidente che se si va fuori la sera lo si fa tra le sette e le dieci,e dopo non si incontra quasi più nessuno, tranne forse qualche tiratardi al One World Café.

Con lo scendere della temperatura (stasera si arrivava ai 14 F, che sono -10 C) le strade si sono ulteriormente svuotate, le mie tazze di cioccolato si sono allungate, ed il mio compagno di viaggio ha rinunciato ai caffè ristretti che era finalmente riuscito a farsi fare, preferendo il tè, bevanda calda di maggior duratura e non disprezzabile come il caffè americano. A questo punto mi piacerebbe andare a trovare la commessa di H&M che otto gradi centigradi fa, alla mia domanda se avessero pantaloni più pesanti, rispose: «it doesn't get any colder than this»; come se non facesse già abbastanza freddo allora per i pantaloni di cotone.

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