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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20091116

Leggi della natura, leggi dell'uomo Diario

Sia come matematico, sia come programmatore, il mio lavoro è soggetto a ben precise (quanto banali) leggi naturali.

Supponiamo ad esempio che io abbia scritto un programma che, sui computer a mia disposizione, impiega troppo tempo per ottenere il risultato atteso (ad esempio, la completa simulazione di una colata lavica). Perché sia utile, il programma dovrebbe svolgere il suo compito dieci volte più velocemente.

Per la suddetta costrizione alle leggi della natura, ci sono solo due cose che mi permetterebbero di raggiungere l'obiettivo: (1) posso scrivere codice più efficiente, ovvero far sì che il programma faccia meno calcoli (o calcoli più semplici) per ottenere lo stesso risultato, oppure (2) posso utilizzare computer più potenti, che facciano gli stessi calcoli in meno tempo. Ovviamente le due cose non sono mutualmente esclusive (posso scrivere codice più efficiente per computer più potenti).

Per qualche motivo, invece, pare che la legislazione umana preferisca seguire, in certe circostanze, strade quasi sovrannaturali: per il raggiungimento di obiettivi peraltro spesso lodevoli, certi legislatori preferiscono decretarlo piuttosto che renderlo possibile.

Vediamo qualche esempio. Supponiamo che, per risolvere ad esempio il problema della mancanza di acqua potabile, si renda opportuno sfruttare una sorgente la cui acqua, però, risulta attualmente non potabile perché ricca di sostanze dannose alla salute. Cosa si può fare per rendere potabile l'acqua?

Dal punto di vista naturale, l'unico modo per rendere l'acqua potabile sarebbe di depurarla; una legislazione in tal senso potrebbe ad esempio favorire la deburazione stanziando fondi per (co)finanziare la costruzione di impianti di depurazione.

Oppure si può decretare che l'acqua sia potabile anche con quelle sostanze in quelle percentuali.

Vogliamo costruire su terreni non edificabili perché ad alto rischio (sismico, idrico, altro)? Invece di rendere il terreno edificabile con opportune modifiche strutturali, lo dichiariamo edificabile comunque, e se fosse prevista ammenda provvediamo con una bella sanatoria.

A favore di queste brillanti ‘soluzioni’ legali a problemi che avrebbero bisogno di interventi materialmente molto più significativi non gioca solo la sostanziale ignoranza in cui viene tenuta la gente, ma anche il non trascurabile fatto che gli effetti disastrosi, inevitabili conseguenza dei problemi ignorati piuttosto che risolti, li pagano ‘altri’, molto tempo dopo.

In casi come quelli citati le leggi naturali contro cui si decreta sono abbastanza ovvie, ed è sufficiente un minimo di cultura per capire che sono sensate quanto lo sarebbe imporre che le cadenze annuali (scuola, lavoro, coltivazione dei campi, accensione e spegnimento del riscaldamento) abbiano una periodicità di 400 giorni di 25 ore (lasciando invariata la durata dell'ora), vi sono casi in cui, sempre per le stesse ragioni (ovvero la protezione degli interessi di questo o quel gruppo di potere), l'assurdità della legislazione, ed il loro dannifico potenziale, possono essere più subdoli, o se non altro è più facile farsi ingannare dall'apparentemente benefica motivazione ‘ufficiale’ messa a schermo degli interessi realmente protetti.

Su questo binario viaggiano ad esempio numerose leggi di regolamentazione e deregolamentazione dei mercati finanziari (e gli effetti del crollo che hanno causato ce li stiamo cominciand a vivere adesso); non dissimili sono le variamente celate amnisitie e sanatorie per i ‘reati da colletto bianco’ (truffe, corruzioni, evasioni fiscali, etc).

Dello stesso tipo, infine, è l'ennessimo progetto salva-Berlusconi; è indiscutibile che, tra lungaggini burocratiche ed amministrative e carenze di personale, i processi in Italia diventino spesso calvari infinitamente (se non kafkianamente) lunghi.

È altrettanto evidente che la soluzione sensata al problema sarebbe una riforma del sistema giudiziario che snellisse i procedimenti e punisse l'ostruzionismo mirato al raggiungimento della prescrizione; rimpolpare le piante organiche dei tribunali che da Bari ad Aosta si trovano costretti a rimandare i processi per mancanza di personale non sarebbe nemmeno una cattiva idea.

Questo, ovviamente, se l'obiettivo fosse veramente riportare i processi a durate ragionevoli, e non, al contrario, fermarli prematuramente togliendo loro carburante. E se oltre a Silvio Berlusconi si salvano anche i grandi truffatori di Parmalat e Cirio e i responsabili delle morti alla Thyssen-Krupp … che sarà mai?

L'importante è che il popolino creda alla baggianata del processo rapido. Alla fine, a salvarsi con le prescrizioni abbreviate saranno sempre gli stessi: dalla certezza della pena (altra ipocrita bandiera) alla certezza dell'impunità. Peccato non potermi ottimizzare il codice con lo stesso principio.

permalink | scritto da in data 16 novembre 2009 alle 22:00 | Stampastampa
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20091109

Traslochi, sospensioni, riprese Diario

Il fallimento improvviso e scoraggiante del disco fisso del proprio computer è un'esperienza tutt'altro che gradevole, anche quando l'evento cade, seppur di pochi giorni, entro i limiti della garanzia.

Il disco fisso del proprio computer personale è un po' come la propria casa: non solo contiene tutti i nostri dati, ma anche i programmi che siamo soliti usare, personalizzati e configurati secondo i nostri bisogni ed il nostro estro.

L'arrivo del nuovo disco è un po' come un trasloco: bisogna prepararlo, installare nuovamente il sistema operativo, quindi tutti i programmi, ed infine trasferire le impostazioni dal vecchio disco (o dal backup più recente). Ai tempi tecnici della reinstallazione e del trasferimento segue un lungo periodo di rodaggio in cui si va scoprendo tutto quello che ci si è dimenticato, i piccoli script sparsi in giro per il computer, programmi che si usavano solo una volta al mese e che non riusciamo più a trovare perché ci siamo dimenticati di installarli, e perché prima invece il computer si comportava diversamente in questo e quest'altro caso?

Mentre l'acquisto di un computer nuovo ha grosso modo il gusto insoddisfacente di un subentro, con la netta sensazione che ciò che si va creando non sia veramente ‘nostro’, avere a disposizione un disco fisso nuovo, intonso, ha con sé l'immenso vantaggio di potercisi sbizzarrire liberamente. Ad esempio, se sul disco fisso originario c'era Vista e mi ero limitato a ridurne la partizione per fare spazio a Linux, il nuovo disco fisso è stato incignato dall'ultima Debian testing (subito promossa ad unstable). Dalla mia idea originaria di non fare vedere Windows a questo computer nemmeno con il binocolo sono però poi passato a più miti consigli suggeriti dall'esperienza dell'anno passato; sfruttando la modernità del sistema, ho relegato Windows ad una piccola macchina virtuale con quel minimo di spazio (comunque troppo) richiesti dall'installazione di Windows e di quei programmi che nemmeno a colpi di legno riescono per ora ad andare sotto WINE, come ad esempio l'infame Microsoft Office, l'uso del cui Excel mi è richiesto da certi fogli con macro poco digeribili dall'OpenOffice.

Il periodo tra la morte del disco fisso precedente e l'arrivo e messa in funzione di quello nuovo mi ha anche portato ad apprezzare cose sulle quali in precedenza ero un po' scettico o delle quali ignoravo certe potenzialità.

Ad esempio, l'immenso potere non solo della console (la famigerata ‘linea di comando’ della quale sono sempre stato un grande fan), ma in particolar modo del comando screen: lanciare irssi in screen sul fedele server domestico, e poter poi accedere a quella sessione da qualunque altro computer connesso ad internet, senza duplici presenze o inutili disconnessioni.

Ho anche scoperto la preziosa importanza della ‘nuvola’: sono sempre stato molto scettico nei confronti della “cloud computing”, la buzzword con cui da Google alla Microsoft, da Yahoo! ad Amazon, dalla Apple a chi-vuoi-tu, si cerca di convincere la gente a caricare tutti i propri dati, documenti, email, foto e quant'altro, online. Sono sempre stato scettico perché soluzioni come quella di Google Docs mancano di garanzie di sicurezza, perdita del totale controllo che si ha normalmente sui propri documenti; ma quando il tuo ultimo backup risale a due mesi prima e tutto ciò che si salva si salva grazie alla ridondanza di copie sparse tra server domestici e computer universitari, il principio assume un colore diverso, e si capisce che il problema non è tanto la perdita di privacy (ho pochi dubbi sul fatto che aziende come Google sfruttino servizi come Docs anche per l'accumulo di usage patterns e quant'altro), ma piuttosto il rischio di ‘disappropriazione’ del proprio. La soluzione è quindi un compromesso, dove il remoto non è una sostituzione al locale, bensì una sua copia; dovrebbe andare tutto sotto un sistema come git, in sostanza.

La prima settimana senza il mio computer personale mi ha anche allontanato (comprensibilmente) dalla mia solita vita virtuale; mi ha quasi commosso la premura di chi mi ha contattato preoccupato per la mia salute quando sono finalmente tornato online, e sono lieto che il Karmic Koala gli abbia risolto tutti i problemi che Linux gli aveva offerto a ricompensa della pervicacia con cui si ostinava a volerlo provare.

Tornare online ha richiesto un paio di giornate per riprendere le fila degli arretrati di FriendFeed; nel resto del mondo, però, non è cambiato nulla, nel frattempo.

Alla distruzione dell'istruzione pubblica seguono gli ultimi colpi all'informazione (si accettano scommesse sulle future cancellazioni di Report, Blu Notte, ed i pochi altri programmi TV che osavano parlare di tutto il marcio in cui sprofonda la nostra nazione), la pubblica sicurezza continua a massacrare i cittadini scomodi, la un tempo nobile Arma si trova coinvolta in strani casi di ricatto (che coinvolgendo trans ed esponenti dell'opposizione fanno molto più notizia del commercio di cariche pubbliche e posti in TV in cambio di sesso in cui si trova coinvolto Berlusconi, che può dare le proprie non-risposte alle ormai famose 10 domande di Repubblica parlando senza contraddittorio da Bruno Vespa —la par condicio la si impone solo ai comunisti di Annozero), Brunetta può dire “vadano a morire ammazzati” impunemente mentre la vignetta di Biani contro Brunetta fu dichiarata «pericolosamente ambigua», così come il gruppo di Facebook in cui si esorta all'omicidio di Berlusconi merita censura, ma non tutti gli altri gruppi sullo stesso tono che popolano quel social network, le riforme della giustizia del premier continuano ad avere come unico obiettivo il decesso prematuro dei processi a suo carico (così che lui possa reiterare, anche dopo condanna, che la prescrizione è una conferma di innocenza) alla faccia dell'obbligatorietà dell'azione penale, Brunetta non parla troppo forte dell'inutilità delle sue draconiane misure, i TG parlano di come tutto vada bene pubblicando sondaggi fatti prima che la crisi arrivasse dalle nostre parti, lo Stato peggiora la propria situazione contabile nonostante i mostruosi tagli ai servizi pubblici, ed alle grandi acclamazioni a favore della meritocrazia seguono atti che fanno di tutto per contrastarla (vedi la guerra tra la Gelmini ed il TAR del Lazio sull'inserimento a pettine nelle graduatorie).

Le buone notizie arrivano solo dall'estero: una corte svedese dà ragione all'ISP che si rifiuta di bloccare The Pirate Bay, quella europea ci ricorda che uno Stato laico non può imporre la presenza di un simbolo religioso in luoghi come scuole e tribunali (sentenza che trova d'accordo non solo agnostici ed atei, ma anche i cristiani non cattolici e persino qualche cattolico, mentre La Russa, pieno di sentimenti brunettamente cristiani, invita alla morte tutti quelli che con la sentenza sarebbero d'accordo), la Norvegia è lo Stato più vivibile del mondo (probabilmente non contando clima e cibo).

Chissà se la coglionaggine italiana è genetica o la si impara dal grembo materno come la cantata linguistica.

permalink | scritto da in data 9 novembre 2009 alle 1:22 | Stampastampa
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