.
Annunci online

oblomov

Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090329

Il righello delle majorette Intermezzi

Già in passato ho avuto (ripetutamente) occasione di citare Piet Hein e il suo gruk sulla saggezza. Oggi invece è il momento giusto per quello titolato Majority Rule:

His party was the Brotherhood of Brothers,
and there were more of them than of the others.
That is, they constituted that minority
which formed the greater part of the majority.
Within the party, he was of the faction
that was supported by the greater fraction.
And in each group, within each group, he sought
the group that could command the most support.
The final group had finally elected
a triumvirate whom they all respected.
Now, of these three, two had final word,
because the two could overrule the third.
One of these two was relatively weak,
so one alone stood at the final peak.
He was: THE GREATER NUMBER of the pair
which formed the most part of the three that were
elected by the most of those whose boast
it was to represent the most of the most
of most of most of the entire state --
or of the most of it at any rate.
He never gave himself a moment's slumber
but sought the welfare of the greater number.
And all people, everywhere they went,
knew to their cost exactly what it meant
to be dictated to by the majority.
But that meant nothing, -- they were the minority.
permalink | scritto da in data 29 marzo 2009 alle 16:39 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

Irretiti invisibili significanti Terza Rivoluzione Industriale

Un essere umano che leggesse il calendario delle Letture di San Nicolò l'Arena non avrebbe grosse difficoltà ad identificarlo come tale. Fino a qualche giorno fa, un programma che ‘leggesse’ quella stessa pagina non ne avrebbe invece potuto estrarre i dati essenziali (ovvero le date ed i temi degli appuntamenti).

In questi termini, ciò che differenzia la macchina dall'uomo non è tanto un diverso rapporto tra qualità e quantità d'informazione, quanto piuttosto la diversa forma: la mente umana ha più agio nella comunicazione verbale (orale o scritta) composta in un linguaggio naturale, che è invece notoriamente difficile da elaborare automaticamente (e non parliamo poi dell'informazione visiva).

Mi soffermo sulla forma piuttosto che sulla qualità dell'informazione perché una valutazione qualitativa della comunicazione informale può essere solo contestuale, ed è intrinsecamente soggettiva (ma esistono valutazioni qualitative che non lo sono?). Ad esempio: la (potenziale, e talvolta ricercata) ambiguità del linguaggio naturale aumenta o diminiuisce la qualità dell'informazione comunicata?

Una visione della Rete —e qui parliamo di qualcosa che sicuramente interresserebbe lo Sposonovello, e forse anche Tommy David, ma non certo, ad esempio, Yanez— come mezzo universale per dati, informazione e sapere (secondo il suo padre fondatore Tim Berners-Lee) deve quindi scendere a patti con il fatto che la fruibilità umana e quella automatica hanno richieste ben distinte; e per lungo tempo (e per ovvi motivi) quella umana ha avuto un'alta priorità, rendendo arduo il compito, ad esempio, di quei motori di ricerca (meccanismi automatici di raccolta ed elaborazione (indicizzazione) delle informazioni) cui gli esseri umani stessi si appoggiano per trovare le informazioni di cui vorrebbero fruire.

Se gli esseri umani devono passare attraverso i computer per trovare le informazioni scritte da altri esseri umani, ed i computer non sono (facilmente) in grado di ‘comprendere’ le stesse informazioni, è evidente che si pone un problema. Ed è altrettanto evidente che, nell'attesa che la singolarità tecnologica porti ad un'intelligenza artificiale (che si speri non degeneri in Skynet) in grado di interpretare autonomamente le forme d'informazione umanamente fruibili, è necessario che chi produce le informazioni stesse (e quindi, gli esseri umani stessi) le presentino in una forma consumabile dalle macchine. Ma se l'utenza finale è sempre un altro essere umano, è evidente che le forme umanamente ostiche offerte da certe proposte per la costruzione della Rete ‘semantica’ non sono meno problematiche di quelle attuali.

Una promettente soluzione in questo senso è quella di nascondere le informazioni per le macchine in tutta quella montagna di metainformazioni che sono già presenti (per altri motivi) nelle pagine che propongono contenuti per gli esseri umani: nascono così i microformati, che permettono allo stesso calendario di essere fruibile dalla macchina.

E adesso ho la smania di microformatizzare il mio blog, ma l'unica cosa di nota che sono riuscito a fare è stato aggiungere i tag XFN al blogroll. (Rimando ad altra sede una dissertazione sull'utilità.)

permalink | scritto da in data 29 marzo 2009 alle 16:22 | Stampastampa
Commenti Commenti (8) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090326

Sensazioni Ad Personam

Rileggerle
e sentire ancora
i brividi di allora

permalink | scritto da in data 26 marzo 2009 alle 22:51 | Stampastampa
Commenti Commenti (1) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090325

Pestaggio sociale Diario

Oggi mi chiedevo come mai i neofascisti, sempre tanto pronti a spedizioni punitive contro (a volte peraltro solo presunti) immigrati e/o comunisti, non si sono mai presi la briga di impegnarsi in un qualche anche solo saltuario (non pretendo mica una campagna) pestaggio ‘educativo’ di (italianissimi) posteggiatori abusivi o politicanti corrotti.

Qui a Catania, ad esempio, dove si deve pagare la mafia e comprando i tagliandini ‘gratta e sosta’ e pagando l'obolo al ‘caimano’, e dove persino la festa della santa patrona è più criminalità organizzata che sincera fede e devozione, si potrebbe fare molto di più (socialmente e culturalmente parlando) agendo contro queste piaghe (ben più reali e persisenti di quelle, per lo più presunte, contro cui a loro piace vociferare e purtroppo anche agire).

Ma chissà perché i fascisti, che (comprensibilmente?) non partecipano ad iniziative non armate (da un AddioPizzo ad un Sapori e saperi della legalità, per fare due esempi), non trovano la forza ed il coraggio di agire in tal senso nemmeno con i loro caratteristicamente non pacifici metodi.

Commenti Commenti (1) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090321

Mortale sicurezza Diario

Molte voci si sono sollevate contro l'obbligo di denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici, evidenziandone aspetti (im)morali, la violazione della deontologia professionale, etc. Non ho però letto nulla che riguardi un aspetto pragmatico, e molto pericoloso: quello epidemiologico.

Senza poter leggere nelle brillanti menti dei legislatori che hanno concepito questa strategia, viene da pensare che abbiano avuto un pensiero come il seguente: se i clandestini si fanno curare, vengono denunciati ed espulsi; se non si fanno curare, crepano e tanto meglio. Possibilmente, come durante il maccartismo, si offre anche un eccellente strumento di appiattimento e disgregamento dell'etica professionale tramite la denuncia di colleghi che non denunciano gli immigrati.

L'aspetto su cui si sorvola è che il mancato controllo sanitario di tutti i residenti sul territorio (dai clandestini ai cittadini) non è un problema solo per i clandestini che non vengono curati, ma per tutti coloro che volontariamente o fortuitamente ne vengono a contatto. Ridurre ulteriormente la possibilità di cura significa sostanzialmente assicurare la prossima epidemia.

Peraltro, l'atto si inquadra molto bene nella prospettiva di sollevare i molteplici corpi di polizia dello Stato italiano dai loro doveri di controllo (capillare) del territorio: nella stessa ottica rientrano quelle iniziative che vanno dall'istituzione delle ronde (poco più in qua della legittimazione dei non infrequenti pestaggi organizzati da leghisti e fascisti) alla responsabilizzazione dei provider per l'uso di internet fatto dai rispettivi utenti (giusto per fare due esempi). È molto più utile, evidentemente, che le forze di polizia vengano impiegate per manganellare gli studenti (e finché non si replica il G8 di Genova dobbiamo pure essere contenti).

Non si capisce però bene perché a questo punto non venga inserita anche una clausola che obblighi i preti a denunciare mafiosi, camorristi etc che a loro si rivolgano per la confessione.

Peggio ancora, non si capisce bene perché invece per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro il governo prenda una posizione che è tutto l'opposto:

non è certo introducendo la sanzione dell'arresto che si realizza l'obiettivo di innalzare i livelli di tutela negli ambienti di lavoro

O forse si capisce troppo bene.

Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090319

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/0.2 Il tema Terza Rivoluzione Industriale

Il termine ‘informatica’ nasce come crasi di ‘informazione’ ed ‘automatica’: spesso indicata con IT (Information Technology, Tecnologia dell'Informazione), l'informatica rappresenta infatti la possibilità di gestire, in maniera automatizzata e quindi con un ridotto intervento umano, grandi quantità di informazioni. I cardini dell'informatica sono quindi la possibilità di raccogliere grandi quantità di dati, e la possibilità di elaborarli. L'indirizzo di sviluppo preso dagli elaboratori elettronici (volgarmente detti computer, e che in fondo non sono altro che calcolatrici molto complesse) ha dettato poi in particolar modo che questi cardini si realizzassero innanzi tutto con il meccanismo della digitalizzazione, ovvero la trasformazione di qualunque tipo di informazione in numeri; e la prima, forse la più importante conseguenza di questo è stata la replicabilità infinita: l'informazione digitale può essere replicata innumerevoli volte senza che vi sia perdita d'informazione4

Ma la terza rivoluzione industriale ha portato con sé qualcosa di inatteso, imprevedibile, rivoluzionario: internet. Ed è un po' di questo che vorrei parlare, cercando di evidenziare alcuni punti che pur non riuscendo a descrivere completamente la vastità dell'impatto che ha avuto la possibilità di collegare tra di loro tutti i computer del mondo, ne possano far emergere alcuni aspetti. E se possibile, cercherò di indicare qualcuna delle potenzialità ancora inespresse di questo strumento.

Internet è una raccolta di metodi e mezzi di comunicazione tra computer: è quindi, sostanzialmente, uno strumento per scambiare informazioni, nel senso più generico del termine. Internet, come in generale la tecnologia, viene criticata per la sua capacità di alienare le persone dai rapporti sociali ‘diretti’; tuttavia, internet permette al contempo la creazione di nuovi rapporti sociali, con strutture e di natura molto diverse, sia tra di loro sia dai rapporti reali. E l'isolamento materiale cui può portare internet ha come controparte la possibilità di far uscire dall'isolamento chi altrimenti vi si troverebbe, per il contesto (reale) ostile in cui vive o per qualunque altro motivo. Comunità che non potrebbero esistere per le grandi distanze materiali che separerebbero i membri diventano improvvisamente possibili in ‘luoghi’ virtuali.

Ma soprattutto internet è il Luogo dell'Informazione.

Fino all'avvento su larga scala del cosiddetto Web 2.0, le pagine web erano fonti sostanzialmente statiche d'informazione, in mano ad un numero relativamente ristretto di persone, fruibili secondo canoni non molto dissimili da quelli dell'informazione nel mondo reale; i newsgroup su Usenet ed i canali tematici su IRC sono stati i luoghi dove sono nati i paradigmi di una fruizione molto più dinamica ed attiva dell'informazione.

La diffusione dei blog, delle wiki, dei forum, del social networking ha portato questo nuovo paradigma alla ribalta: chiunque5 (può) genera(re) informazione, e chiunque5 ne può usufruire. L'utente non è più un consumatore, fruitore passivo, ma un prossumatore, fruitore attivo che produce oltre a consumare.

Un altro aspetto sorprendente di internet è la rapidità con cui questi nuovi concetti, questi nuovi modi di vivere e di pensare si diffondono; se le precedenti rivoluzioni industriali avevano accorciato drasticamente i tempi di trasporto di persone ed oggetti, la terza rivoluzione industriale ha praticamente annullato i tempi di trasporto di informazioni ed idee: ma fuori da ogni aspettativa, ne ha anche accorciato i tempi di assimilazione.

Una delle motivazioni di questa sua capacità è da cercare sicuramente nella struttura che internet è riuscita finora a mantenere: una struttura che nella sua forma nativa, originale è sostanzialmente anarchica, incontrolllata se non addirittura incontrollabile. E proprio questo la rende sempre più una pericolosissima minaccia per il potere; e proprio per questo motivo essa è sempre più oggetto di attacchi ed aggressioni che mirano ad eliminarne tutte quelle caratteristiche che ne hanno decretato il successo.

Per inciso, non solo i tradizionali poteri politici trovano in internet un pericoloso nemico: anche più subdoli, ma non per questo meno aggressivi, poteri economici di vario genere si trovano a dover combattere con la rivoluzione culturale che internet ha alimentato. Molti dei grandi imperi economici che hanno costruito la loro fortuna su un sostanziale monopolio dei canali di comunicazione e distribuzione si scoprono improvvisamente superflui.

Ad esempio, la produzione in studio di un disco musicale, la creazione dei vinili, la loro distribuzione, sono (erano) processi effettivamente costosi che possono (potevano) giustificare le £20.000 del costo dell'oggetto. La maggiore semplicità di produzinoe ed il più ridotto costo della materia prima rende molto più sospetti i 20€ del compact disc, anche considerando l'inflazione. E quando si arriva alla distribuzione elettronica, viene da chiedersi dove vadano i $10 dell'album comprato online.

Non a caso la proposta di legge censoria proposta dalla Carlucci (che casca così almeno per la seconda volta nell'errore di prestare faccia ad argomenti evidentemente ben al di fuori della sua comprensione) è stata redatta in realtà dal presidente di Univideo (un blog a caso che ne parla), molto più interessato alle violazioni del copyright che non alla pedofilia (la scusa universale per far passare qualunque porcata: il più immondo insulto per chi veramente è stato vittima di abusi sessuali).

L'archetipo della censura di internet è sicuramente la Cina, che con la sua Muraglia Elettronica impedisce ai cinesi di visitare siti locali e stranieri ‘pericolosi’, ‘sediziosi’, ‘terroristici’ (guai a parlare di piazza Tiananmen o della questione tibetana). Ma quanti italiani sanno che simili meccanismi di censura sono da tempo in opera anche in Italia, già da prima dell'emendamento D'Alia? Io l'ho scoperto quando il meccanismo (ufficialmente utilizzato, poco efficacemente peraltro, per bloccare presunti siti pedopornografici ed i siti di gioco d'azzardo che non hanno accordi fiscali con l'Italia) venne utilizzato per bloccare The Pirate Bay (un motore di ricerca per BitTorrent che, come tutti i motori di ricerca, indicizza anche materiale protetto da copyright e distribuito illegalmente), sollevando un notevole polverone in molti ambienti.

In questo modo il potere politico si manifesta per l'ennesima volta alleato (perché stavolta non è più semplicemente succube del lobbying, avendo ben motivo di temere e necessità di difendersi dalla grave minaccia dell'informazione libera) di altri forti poteri economici, costruiti su privilegi non più giustificabili nei nuovi scenari tecnologici. E se con la crassa ignoranza che contraddistingue i nostri uomini di potere in Italia si assiste solo a dei patetici (ma non per questo meno pericolosi) attacchi censori, nei più scafati e sofisticati ambienti del potere mediatico statunitense si tenta di uccidere la neutralità di internet cercando di forzarla in quei meccanismi selettivi che contraddistinguono le reti televisive via cavo (un mondo che, con i vantaggi e svantaggi del caso, da noi è arrivato tardi e male).

Ma nonostante lo sfacelo e la decadenza che vedo intorno a me, nonostante l'incalzare degli attacchi, ci sono segni e segnali che mi fanno sperare che internet possa ancora resistere, e forse persino salvarsi, evolvendo nel peggiore dei casi in qualcosa di ancora più inattaccabile.

permalink | scritto da in data 19 marzo 2009 alle 0:01 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090317

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/0.1 Introduzione Terza Rivoluzione Industriale

Una piccola digressione.

C'è chi vede nella crisi che stiamo vivendo il (da certuni tanto atteso) crollo dell'ideologia capitalista: una descrizione che pur nel suo essere tragicamente riduttiva riesce comunque a sottolinearne un aspetto1. È interessante osservare come questo aspetto della crisi stia stato violentemente accelerato dal fallimento delle grandi esperienze comuniste (Cina e blocco sovietico) che, con la loro transizione ad un capitalismo molto meno controllato e quindi più vicino a quello teorico di quanto non lo sia (soprattutto ormai) il capitalismo occidentale, hanno inondato un mercato già saturo con manodopera e merci sottocosto per gli standard occidentali: il colpo di grazia per il già impossibile bilico su cui era fondata la finanza ad alto rischio che con il proprio crollo ha finalmente portato la crisi sui giornali: e molto si potrebbe dire sul modo in cui l'informazione è stata pubblicata, e molto di più ancora si potrebbe dire su quello che si cerca di fare per ‘fermare’ la crisi (o forse sarebbe più opportuno dire: quello che si fa utilizzando la crisi come scusa).

È anche interessante notare che il Paese europeo maggiormente colpito dalla crisi è stato (almeno finora) l'Irlanda, nazione che giusto nell'ultimo decennio del secolo scorso era riuscita ad assurgere a seconda potenza economica europea grazie anche ad una politica di levità fiscale mirata ad attirare investimenti esteri (sui contributi della Comunità Europea non si sa bene se abbiano fatto bene o male: ovviamente i libertari sostengono che abbiano fatto più male che bene, nonostante il loro riuscito investimento nelle infrastrutture che sarebbero altrimenti collassate sotto la grande espansione); per contro, i meno colpiti sono i soliti Paesi socialisti della regione baltico-scandinava2.

La crisi ha colpito un po' tutti i settori, primo fra tutti quello bancario e finanziario, quel campo trasversale che gestisce i capitali che alimentano tutti gli altri settori; ed anche nelle piccole finanze domestiche il dramma s'è fatto sentire: con tutto l'ottimismo del mondo, se i soldi non arrivano a fine mese non ci arrivano, e divenire oculati negli acquisti diventa una necessità, non più una scelta. Per essere più ottimisti bisognerebbe avere più soldi, o almeno qualche forma di garanzia della possibilità di averli: niente posto, niente soldi, niente acquisti; niente posto fisso, niente garanzie, niente prestiti.

Sembrerebbe che ormai persino i più accaniti difensori dell'aumento della produttività (come se il produrre di più a meno aumentasse la disponibilità economica della larga parte degli acquirenti, o risolvesse il problema della saturazione del mercato) si stiano rendendo conto che il vero problema è la drastica riduzione del potere d'acquisto; ma ovviamente non c'è da sperare che soluzioni opportune vengano proposte e men che mai attuate, visto che l'idea di ridistribuire piuttosto che accentrare le risorse economiche va contro tutti i principî fondanti su cui è cresciuta la classe dirigente (economica, industriale e politica) italiana e non solo (ricordiamo ad esempio i manager che si alzano lo stipendio anche quando la loro azienda corre verso il fallimento). E nonostante dovrebbe ormai essere evidente a tutti che questo tipo di approccio è tuttaltro che salvifico per la situazione generale, ben poco invita a credere che l'atteggiamento cambierà: non è purtroppo solo a Catania che imperversa la mentalità del perseverare nell'errore anche quando è evidente che sarebbe opportuno provare strade alternative.

(Anzi, devo dire che in tal senso la recente proposta di alcuni parlamentari del PD di devolvere il 25% del loro stipendio ad un fondo per disoccupati (che porterebbe fino a 6 milioni di euro al mese, che sono più di seimila indennità di disoccupazione) è stata una sorpresa: bazzecole inadeguate, ma comunque una manifestazione, un segnale nella giusta direzione. Certo l'idea non è buona come certe mie idee in tal senso, tipo l'equiparazione del parlamentare a co.co.co, con tutte le conseguenze del caso; e stipendio a questi dipendenti pubblici a tempo determinato fissato per referendum. Ma tutto considerato è purtroppo il meglio che ci si può aspettare dall'attuale nostra classe politica.)

Benché la cosa possa apparire abbastanza scollegata dal resto, vorrei però concentrarmi su un settore che ha sempre avuto un comportamento molto anomalo rispetto ai flussi e riflussi dell'economia, un settore a cui sono da tempo attratto per altri motivi, ma che per questi suoi bizzarri andamenti (ma non solo) è molto più interessante da osservare: quello dell'informatica, nei suoi aspetti più (hardware) e meno (software) concreti. Questo pilastro della terza rivoluzione industriale, in un contesto come quello attuale, ha cose molto interessanti da dire, a saperlo ascoltare; ha interessanti prospettive da mostrare; e forse persino qualche speranza da apprire.


1 koan: Shuzan alzò il suo corto bastone e disse: “Se questo lo chiamate un bastone corto, vi opponete alla sua realtà. Se non lo chiamate un bastone corto, ignorate il fatto. Orbene, come volete chiamarlo?”

2 in realtà forse il caso dell'Islanda è forse più tragico e grottesco di quello dell'Irlanda

permalink | scritto da in data 17 marzo 2009 alle 9:31 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090316

Il Rombo Intermezzi

Non so bene perché, ma a me il processo a Joseph Fritzl fa venire in mente il romanzo di Günter Grass

permalink | scritto da in data 16 marzo 2009 alle 10:42 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/0.0 Prologo Terza Rivoluzione Industriale

Si parla ormai apertamente di crisi (anche troppo apertamente, secondo certuni). La crisi porta con sé incertezze e paure, in primis quella di perdere quei privilegi, quei beneficî cui ci si è abituati al punto da ritenerli imprescindibili diritti; e molto si potrebbe dire di come la paura sposti la gente a destra: non a caso le campagne mediatiche di quelle parti politiche, vicino e lontano dalle elezioni, sono sempre incentrate sulla paura, facilmente pilotabile verso un Nemico o l'Altro secondo l'opportunità del momento (ebrei, comunisti, extracomunitari, albanesi, pedofili, arabi, mussulmani, rumeni1, talibani2, rom1 … un grande potpourri in cui non è nemmeno importante capire bene di cosa si sta parlando); e si potrebbe parlare di quanto sia quindi importante non eliminare mai le cause reali dei problemi, in modo che il gregge accetti supinamente ordinamenti sempre più draconiani e restrittivi la cui unica vera mira è quella di aumentare il controllo sulla popolazione permettendo al potere di mantenersi.

Ad esempio, nessuno si domanda quanto sia paradossale che nonostante la salita al potere del governo Berlusconi IV, l'affiancamento dell'esercito alle forze di polizia, l'elezione di Alemanno a sindaco di Roma —ricordiamo che il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale fu proprio quanto fosse diventata insicura la città con Veltroni, battendo proprio su un caso di stupro— non vi sia stata nessuna sostanziale alterazione nell'andamento dei crimini, già in calo dal 2006 nonostante il sempre maggior tempo dedicato alla crona nera dall'informazione; nessuno si va a chiedere perché già prima di identificare i responsabili di uno stupro si presentava come futura soluzione al problema la costruzione di ghetti per zingari e rom; in effetti, nessuno si va a chiedere perché si dovrebbero mettere in gioco i militari a far servizio di polizia: se cinque corpi di polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Regionale, Polizia Municipale) non sono sufficienti forse c'è qualche altro tipo di problema. Ma chi si pone la questione? L'importante è poter avere l'illusione di sentirci sicuri (ma non troppo).

Ovviamente, la gestione del potere dipende in maniera sostanziale dalla gestione dell'informazione: una gestione che può assumere forme più o meno subdole. La forma data ad una notizia segna pesantemente il cosa pensare, ma è spesso sufficiente, con molto meno sforzo, guidare l'a cosa pensare, pesando opportunamente le notizie o non dandole affatto (quanto e dove è girata in Italia la notizia della condanna in primo grado di Mills?). Ma il controllo dell'informazion diventa ancora più cruciale quando ci si avvicina a chi gestisce il potere, perché non è importante che i misfatti non vengano compiuti, ma che non si vengano a sapere.

Non a caso i militari statunitensi che hanno diffuso le immagini delle torture di Abu Ghraib sono stati i primi a venire puniti. Non a caso la legge di questo governo sulle intercettazioni, nel suo progetto iniziale (fortunatamente accanitamente combattuto), non solo le rendeva praticamente ineffettuabili, ma soprattutto ne impediva la pubblicazione. (Altro paradosso: da un lato in nome del ‘diritto alla privacy’ (che meriterebbe un discorso a sé stante) si cerchi di istituzionalizzare la disinformazione del cittadino, dall'altro ci si dimentica dello stesso diritto per spingere invece per aumentare i meccanismi di sorveglianza sui cittadini stessi.) Sarà mica perché i giudici, dopo tutto, sono più facili da comprare che l'opinione pubblica? Sarà perché non tutte le porcherie sono crimini? (Ma poi mi chiedo: mettiamo, ipoteticamente parlando, che si scoprisse ad esempio che realmente la Gelmini è diventata ministro spompinando Berlusconi, e supponiamo che i documenti che lo provano diventino di dominio pubblico nonostante tutti i tentativi fatti per distruggerli perché non pertinenti alle indagini in cui sono stati procurati; alla maggior parte degli italiani gliene fregherebbe niente, se la cosa fosse vera e documentata? Mi guardo attorno e l'etica e la morale che vedo diffuse accetterebbero la cosa tranquillamente, se non addirittura con quel pizzico d'invidia che molti provano per i ‘furbi’ che riescono a ‘fottere il sistema’ salendo i gradini della scala sociale con favoritismi, clientelismi, raccomandazioni e pura e semplice prostituzione, ormai sempre più senza nemmeno quell'ipocrita velo della finta indignazione.)

Nel peggiore dei casi, quando le minacce (legali e meno legali) diventassero inutili, si può sempre ammazzare l'Anna Politkovskaya o il Giuseppe Fava di turno.

Ma se non è difficile ottenere il controllo dell'informazione giornalistica e radiotelevisiva, vi è un altro terreno su cui è molto più difficile imporsi, un terreno in cui l'informazione regna senza controllo.


1 interessante anche il giochetto mediatico del ‘romeno’ con cui ci si libera della necessità di distinguere tra rom e rumeni, due popoli completamente distinti da ogni punto di vista e che non si vedono nemmeno di buon occhio l'un l'altro; confoderli semplifica la vita ed aiuta ad usare i rumeni come scusa per ghettizzare i rom, ed i rom per stimmatizzare i rumeni, ora che gli albanesi non fanno più notizia

2 e non talebani come la massiccia ed ignorante anglicizzazione del giornalismo italiano vorrebbe

permalink | scritto da in data 16 marzo 2009 alle 0:41 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare

20090301

SIAE Addendum Terza Rivoluzione Industriale

Il presidente francese Sarközy è stato accusato di violazione di diritto d'autore.

La notizia è parecchio interessante perché la presidenza francese è una delle principali promotrici della legge (che vorrebbe europea) della “risposta graduata”; la legge prevede che un ente appositamente designato (Hadopi), qualora venga segnalata (da altri enti autorizzati a farlo) una violazione di diritto d'autore online (scaricamento o condivisione di file contenenti materiale protetto da), proceda inviando dapprima una lettera di diffida all'accusato, a cui dovrebbe seguire, se la situazione d'infrazione prosegue nei sei mesi successivi, una raccomandata con ricevuta di ritorno (sempre di diffida) e nel caso in cui la situazione continui a persistere, di disconnettere per un periodo dai tre mesi ad un anno l'accusato.

Al di là della quanto mai sospetta e discutibile (nonché probabilmente incostituzionale) sufficienza di un'accusa per procedere alla disconnessione (si torna alla violazione della presunzione d'innocenza, principio che sussiste anche in Francia), ovviamente, ciò che (non?) fa notizia è l'ipocrisia del promotore di questa meravigliosa iniziativa.

Chissà se Sarközy, come farebbe Berlusconi, se la prenderebbe con quei comunisti delle case discografiche.

permalink | scritto da in data 1 marzo 2009 alle 23:43 | Stampastampa
Commenti Commenti (0) (pagina)
Clicca qui per leggere i commenti o per commentare
febbraio        aprile