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Non esser mai! Non esser mai! Più nulla,
ma meno morte che non esser più!

Diario

20090420

L'importante è che non si sappia Diario

Vorrei ringraziare Lame Duck per la brillante citazione da Horacio Verbitsky:

Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.

La salute di una democrazia dipende pesantemente dalla salute dell'informazione cui all'interno di essa si permette di circolare. Ovviamente (e purtroppo) un'informazione sana non è sufficiente a garantire una democrazia sana, ma è certamente necessaria. Ed in questo il nostro Paese non si può dire che brilli come esempio di eccellenza: l'unica sedicente democrazia combinata vistosamente peggio di noi è probabilmente la Russia, dove i giornalisti scomodi vengono semplicemente ammazzati, mentre da noi Berlusconi si può accontentare solo di licenziamenti e minacce (Mentana fuori da Mediaset, cronista RAI minacciata da Berlusconi, Berlusconi mima una fucilata contro una giornalista russa).

L'accanita battaglia contro l'informazione assume molteplici sfaccettature.

Pensiamo al bavaglio censorio contro le intercettazioni (uno dei primi atti dell'attuale governo, coincidentalmente a brevissima distanza da quelle che denunciavano legami non proprio politici tra alcune ministre ed il capo del governo) cui ho già accennato in precedenza.

Pensiamo alle reazioni ai manifesti che sputtanavano la gaffe di Gasparri su Obama.

La ciliegina sulla torta in questi giorni è stata l'espulsione di Vauro per queste vignette nella criticatissima puntata Resurrezione di AnnoZero, in cui Santoro ha avuto il coraggio di parlare delle responsabilità degli ingenti danni arrecati in Abruzzo dal recente sisma (che caso, due settimane fa io stesso suggerivo di parlare di questo piuttosto che di concentrarsi sull'inutile ‘caso Giuliani’).

Perché a Berlusconi dà tanto fastidio che si indaghi sulle suddette responsabilità, e soprattutto che se ne parli sui giornali? Persino Bertolaso (che peraltro rischia molto più di Berlusconi ad essere chiamato in causa, in quanto direttore della DPC) ha avuto il buon senso di affermare invece:

Tutti i giorni affrontiamo i problemi, alcune volte riusciamo a risolverli, ma possiamo commettere qualche errore. Se la stampa lo sottolinea, ne prendiamo atto e corriamo ai ripari, senza reagire, come qualcuno vorrebbe, in modo inconsulto o negativo.

Gli attacchi di Berlusconi servono forse a certificare come tale il lavoro dei giornalisti (secondo il criterio di Verbitsky). Ma soprattutto dovrebbero portare ad interrogarsi sui motivi per cui viene chiesto questo silenzio. È una questione privata, un banale impulso al controllo dell'informazione, semplice per la TV, ma difficile per i giornali di cui non è direttore e che non può controllare come capo del governo?

O ci sono verità scomode che al premier metterebbero pesantemente i bastoni tra le ruote?

Non so, per esempio e per ipotesi, il coinvolgimento di quella Impregilo coinvolta in maniera tutt'altro che limpida in progetti che vanno dalla TAV al Ponte sullo Stretto, per non parlare della gestione dei rifiuti in Campania?

Oppure, sempre per esempio e per ipotesi, l'impatto che eventi ed inchieste stanno avendo sul famigerato Piano Casa? O il discredito della minacciata promessa di costruzione di centrali nucleari?

Nell'augurio che i giornalisti continuino ad avere la forza (e la possibilità) di compiere il loro lavoro, adempiendo a quel diritto/dovere di cui si fanno carico nello scegliere questa professione, propongo un esercizio a chi mi legge: quali sono le verità scomode che vi sovvengono?

Nei commenti a questo articolo, o in un articolo sul vostro blog (che a questo faccia riferimento) elencate contemporanei fatti e vicende la cui diffusione ritenete non sia gradita a chi gestisce il potere sociale, politico ed economico della realtà che ci circonda.

Sui due piedi, a me vengono le presenti:

  • i più vocali difensori dei valori della famiglia (generalmente contro la ‘minaccia’ omosessuale) nella politica italiana sono divorziati (es: Berlusconi, Casini, Fini) e/o puttanieri (es: Cosimo Mele), per non parlare di papi ed alt(r)i prelati che (in teoria) non hanno alcuna esperienza (pratica) di cosa significhi avere una famiglia;
  • la Chiesa Cattolica protegge ed ha sempre protetto i preti pedofili;
  • la Chiesa Cattolica, tanto vocale nella difesa della Vita, ha sempre appoggiato i regimi totalitari di destra;
  • due amministrazioni consecutive del medico personale di Berlusconi e della sua giunta di centrodestra hanno portato Catania sull'orlo della bancarotta;
  • il governo Berlusconi IV, dopo tante parole sull'eliminazione degli sprechi, butterà al vento centinaia di milioni di euro rifiutandosi di accorpare il referendum sulla legge elettorale alle elezioni europee ed amministrative; Berlusconi ha pubblicamente riconoscuto di essere ricattato dalla Lega Nord (che vuole far fallire il referendum perché le modifiche proposte la farebbero sparire alla prossima tornata elettorale);
  • Berlusconi riesce a negare di aver detto qualcosa mezz'ora dopo averla detta;
  • Berlusconi controlla l'informazione in Italia grazie non solo all'impero mediatico costruito grazie al sodalizio con Bettino Craxi ed all'appartenenza alla loggia P2, ma anche grazie alla connivenza dei DS che si sono costantemente rifiutati di agire contro il suo (di Berlusconi) conflitto di interessi;
  • Beppe Grillo è una checca isterica.

Ed ora, à vous

permalink | scritto da in data 20 aprile 2009 alle 2:31 | Stampastampa
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20090412

Anche se il bambino non ci crede Diario

Il cioccolato è più buono col pane (se il pane è buono ovviamente).

permalink | scritto da in data 12 aprile 2009 alle 17:50 | Stampastampa
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20090408

Subdole rivoluzioni: internet, crisi e potere/1.0 Le rivoluzioni fallite Terza Rivoluzione Industriale

Le prime rivoluzioni industriali hanno fallito da molti punti di vista. Lasciando perdere, almeno per il momento, le opinioni di conservatori, reazionari e luddisti, mi piacerebbe soffermarmi in particolare sulle motivazioni che possono far considerare l'industrializzazione un fallimento anche da un punto di vista progressista.

In un'avventura di Jeff Hawke (credo fosse “The Intelligent Ones”, H3847-H3896, ma dovrei controllare) volatili extraterresti giungono sul pianeta Terra nella loro missione per svelare al Cosmo il segreto dell'uccellità. Dopo sorprese ed incidenti diplomatici intergalattici, gli alieni ripartono lasciando al protagonista (solo, perché l'unico che si è dimostrato meritevole) ciò che permette di liberarsi dal lavoro: un'incubatrice per uova.

Al di là dell'assoluta inutilità di quel particolare strumento per Jeff Hawke in particolare, e per tutta la specie umana in generale, l'interesse per sollevare una intera specie da una forzosa necessità che ne occupava la maggior parte del tempo era forse ciò che rendeva alieni gli extraterrestri: forse ben più che non il loro aspetto noctorapace. E benché il tipo di lavoro nel fumetto fosse ben diverso dal lavoro manuale dell'operaio, quello che la rivoluzione industriale avrebbe potuto fare sarebbe stato proprio il cancellare la necessità del lavoro.

Purtroppo, se la prima rivoluzione industriale ha reso tecnicamente superfluo il lavoro di molti, ciò non è stato accompagnato da una rivoluzione culturale, sociale e forse soprattutto economica che giustificasse ed accettasse questa ridondanza. In tal senso, i luddisti identificarono correttamente la causa più immediatamente pratica del “problema” disoccupazione, ma non riuscirono ad andare oltre la visione di tale situazione come “problema”; persino le successive analisi che portarono a tenativi di rivoluzione delle strutture sociali (più o meno fallite) rimasero comunque ancorate a quella visione dell'economia legata alla produzione che è la causa stessa, in un certo senso, del concetto di disoccupazione come modernamente inteso.

Paradossalmente, quindi, a quella rivoluzione industriale che avrebbe potuto rendere superfluo il lavoro si sono associati mutamenti economici e sociali che ne hanno invece ingigantito la necessità. È su questo tema che verte il famoso aneddoto del turista americano e del pescatore messicano:

Un turista americano, sul molo in un piccolo villagio costiero messicano, assiste all'attracco di una piccola barca con a bordo un pescatore locale. Mentre il pescatore scarica i tonni albacora che ha pescato, il turista si avvicina e lo complimenta per il pescato, domandando poi quanto tempo abbia impiegato a prenderli. «Non molto.» risponde il messicano. «Perché non stai fuori ancora per prendere più pesce, allora?» «Questo è più che sufficiente per sostenere la mia famiglia.» «E cosa fai con il resto del tuo tempo?» «Mi sveglio tardi la mattina, vado un po' a pesca, gioco con i miei bambini, faccio siesta con mia moglie, Maria, poi la sera scendo al villaggio dove bevo un bicchiere di vino e suono la chitarra con i miei amici. Ho una vita piena.» racconta il messicano. Il turista, sardonico: «Ah, posso aiutarti. Dovresti spendere più tempo a pescare; con il ricavo potrai prendere una barca più grossa, e poi forse più d'una: arriveresti ad avere un'intera flotta di pescherecci. Invece di vendere il pescato ad un intermediario potresti venderli direttamente all'industria di lavorazione del pesce; persino aprire la tua propria industria, alla fine. Controlleresti tutta la linea, produzione, lavorazione, distribuzione. Potresti lasciare questo villaggio di pescatori, spostarti a Città del Messico, quindi a Los Angeles, o anche New York, e da lì dirigere questa impresa sempre più grande.» Ed il messicano chiede: «Ma quanto mi ci vorrebbe?» «Oh, 15, 20 anni forse.» «E poi?» «Oh, questa è la parte migliore!» esulta il turista «Al momento giusto trasformi la compagnia in una società per azioni, vendi tutto, e diventi ricco, faresti milioni.» «Milioni? … e poi?» «E a questo punto potresti anche andare in pensione, trasferirti in un piccolo villaggio di pescatori dove poter dormire fino a tardi, giocare coi bambini, fare la siesta con tua moglie, scendere al villaggio la sera per bere un bicchiere di vino e suonare la chittara con i tuoi amici.»

(D'altra parte, l'ingigantimento del bisogno di lavorare associato alla riduzione della necessità di farlo non è certo l'unico paradosso dell'economia capitalista che con l'industrializazione è legata a doppio filo: pensiamo alla ‘bontà’ di una (piccola) inflazione; alla generazione di bisogni fittizi e la conseguente corsa all'insoddisfazione; o all'andamento in Borsa del titolo di un'azienda, al suo sostanziale prescindere da valutazioni oggettive del suo valore ed al suo essere legato alla percezione del suo futuro, con facili manipolazioni di massa —verso l'alto e verso il basso; o alla produzione di cibo in quantità tali da richiedere la sua distruzione per mantenerlo commercialmente conveniente, pur con intere nazioni che muoiono di fame. Ed in un diverso momento non mi dispiacerebbe indagare su motivazioni ed origini per questo purtropo fondamentale aspetto delle società contemporanee.)

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L'imbecille che non annunciò la tragedia Intermezzi

Leggo, purtroppo anche su pagine scritte da persone che stimo peraltro intelligenti, una oserei dire quasi preoccupante beatificazione del povero Giampaolo Giuliani vittima della persecuzione della grossa e brutta DPC (nella persona di Bertolaso).

Io vorrei invece mettere qualche puntino sulle i.

Giuliani non ha predetto il sisma che alle 3 di notte del 6 aprile 2009 ha colpito l'Aquila e dintorni. Le previsioni di Giuliani riguardavano Sulmona (più di 60km di distanza) e la settimana precedente. Erano sbagliate.

Alla gente piace pensare che “su scala geologica” 60km e 7 giorni non sono niente; peccato che nella scala geologica anche tutti i terremoti dei precedenti cento e passa anni, e quelli dei prossimi cento e passa anni, in tutto il bacino del Medirraneo, sarebbero ‘qui ed ora’; ma peccato soprattutto che gli esseri umani (ed in particolare la DPC) devono agire su scala umana, e non geologica. E su scala umana 60km e 7 giorni sono luoghi e tempi diversi.

Giuliani, ad esempio, in questa intervista, insiste ripetutamente sulle “6–24 ore”: poteva quindi riferirsi a questo o forse piuttosto a questo evento sismico; ma non a quello del quale gli piace arrogarsi la previsione.

Purtroppo, lo stato attuale delle conoscenze scientifiche (ed includo qui anche i risultati di Giuliani) in campo geo(logico, fisico, chimico, etc) non fornisce una correlazione sufficientemente robusta tra precursori ed eventi sismici; il che non significa che la correlazione venga negata, ma semplicemente che le conoscenze non sono ancora tali da permettere di predire con sufficiente precisione data, luogo ed intensità di un evento sismico. E questo, piaccia o non piaccia, in italiano si traduce con “i terremoti non si possono prevedere”.

Giuliani, nella succitata intervista, parla dei propri risultati come di qualcosa di assodato in campo internazionale, ma che certi poteri oscuri di cui non vuole fare il nome (Bertolaso) voglio tenerli nascosti. Peccato che la ricerca internazionale abbia, al contrario, dimostrato l'inaffidabilità dei risultati di Giuliani. Consiglio la rapida lettura di questo articolo sul Los Angeles Times per una prospettiva ‘esterna’ (e lì si parla di californiani e cinesi, gente a cui la possibilità di prevedere con esattezza i terremoti fa molto gola).

In sintesi, le critiche mosse da Bertolaso a Giuliani sono motivate, e il signore in questione si è meritato tanto l'appellativo di imbecille quanto la denuncia per procurato allarme. (Ma poi, mi viene da chiedere, se Giuliani era tanto sicuro dei propri risultati, perché non ha preso capra e cavoli per scapparsene dallo spaventoso sisma che sapeva imminente?)

Purtroppo per Bertolaso, una settimana dopo la denuncia c'è stato il sisma che ha tirato giù l'Aquila. E Giuliani cavalca l'onda del disastro, approfittando della sua (del disastro) vicinanza con le sue (di Giuliani) previsioni errate; qualcosa che a me pare abbastanza immondo, ma che tocca facilmente le corde di coloro a cui piace avere l'ennesimo esempio, l'ennesimo Galileo, Fermi, Rubbia vittima dalla “politica della scienza” italiana (il che è piuttosto insultante per la memoria di Galileo e di Fermi, e per la persona di Rubbia).

Per puntualizzare, faccio presente che l'ultima cosa che mi interessa è difendere Bertolaso. Ma lapidarlo per il ‘caso Giuliani’ sarebbe come criticare il fascismo per le opere di bonifica. Quando il 6 mattiva ascoltavo alla radio commenti, promesse, discorsi, non trovavo nulla da ridire sugli interventi (parole e fatti) del momento; il mio pensiero era: «ma: e il poi

Se vogliamo criticare l'operato di Bertolaso, della Protezione Civile, e dei ministeri da cui dipendono (e quindi trasversalmente di tutti i governi che dalla sua istituzione nel 1982 ad oggi l'hanno accompagnata) facciamolo almeno con motivazioni valide.

Parliamo delle ricostruzioni (in Irpinia ancora aspettano i soldi finiti nelle tasche di Ciriano De Mita, Paolo Cirino Pomicino, eccetera eccetera eccetera).

Parliamo della mancanza di adeguamenti strutturali, delle deroghe, delle proposte cazzonesognanti (ponti e centrali nucleari, ampliamenti del 20–30%), delle leggi non rispettate.

Parliamo della mancanza di educazione (nel senso di quella formazione che la DPC dovrebbe fornire costantemente alle vecchie e nuove generazioni, con seminari ed esercitazioni).

Parliamo di tutte le cose che dovrebbero essere fatte, ma di cui si parla solo in quei 15 giorni in cui il sisma fa notizia, ed a cui tra sei mesi nessuno avrà più modo di pensare, quando la macchina mediatica avrà dimenticato le promesse di oggi ed impegnato le menti con nuove notizie.

Ma per favore, non facciamo di un imbecille un martire


Un breve post-scriptum è dovuto. Rimando a questi documentati interventi di Livio Fanzaga (direttore di Radio Maria) che vuole vedere in questo terremoto qualcosa di positivo: un segno del Signore, per aiutarvi (a voi cristiani dell'Abruzzo) a partecipare della sua Passione. (Strano, io avrei scommesso piuttosto che voleva dire alla propria nuova reincarnazione (Berlusconi) di darsi una calmata con i progetti cazzonisognanti.) Inviterei allora a riflettere sul significato dei crolli di chiese e campanili.


E al di fuori di tutto questo infernale rumore, un grazie a tutti coloro che stanno lavorando per salvare vite.

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