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Paximoni, parte prima

L'Elfo scrive su PACS e matrimoni lodando una certa superiorità dei primi sui secondi.

Non sono affatto d'accordo con la sua analisi, e vado a spiegarne i motivi (ero partito con un semplice commento al suo articolo, ma poi ho cominciato a dilungarmi …)

Innanzi tutto, parto dall'impressione che mi viene leggendo quell'articolo, e cioè che il confronto sia stato fatto confrontando non il matrimonio civile come regolato dalle ultime leggi, ma il matrimonio religioso, possibilmente di qualche secolo fa. Nelle mie peraltro alquanto limitate conoscenze delle varie istituzioni, invece, direi che il matrimonio civile contemporaneo gode (almeno sulla carta) esattamente di quelle stesse tre proprietà che l'Elfo tanto generosamente grassetta come se fossero prerogative uniche del PACS: laicità, uguaglianza, solidarietà.

Ovviamente, ne gode nella misura in cui ne godono le persone che si sposano, ma il discorso vale tale e quale per chi si pacsa: bisognerebbe avere più cautela nel distinguere l'istituzione dalle persone. Anche la “lucida analisi” (come viene definita dall'Elfo) di Wonder Cozza fa in alcuni punti lo stesso errore: che la gente si sposi anche civilmente con la pompa e la fanfara del matrimonio religioso è perché questa è la gente, non perché è questo il matrimonio.

Allo stesso modo, l'osservazione sul numero di divorzi mi pare quasi indegna:

Ho semplicemente messo a confronto i due istituti. A livello storico i limiti del primo sono evidenti a tutti. Il fatto che il 50% delle coppie sposate divorzi entro i primi cinque anni di matrimonio, poi, dovrebbe dirla lunga sulla solidità su cui si poggia.

Sarebbe come dire che l'idea di trasporto pubblico sia inferiore all'idea del mezzo proprio perché a Catania gli autobus non passano mai, e quando passano sono talmente pieni da essere impraticabili.

Ma se non altro questa osservazione, che ha un posto recondito in uno dei commenti laddove è secondo me molto più importante (cruciale) di quelle esposte nell'articolo, mette alla luce quella che, praticamente, è l'unica vera sostanziale differenza tra PACS e matrimonio civile: il progetto di stabilità: chi contrae matrimonio si suppone voglia stare insieme all'altro o all'altra vita natural durante, laddove il PACS è più semplicemente un contratto che rende ufficiale (e legalmente riconosciuta) una convivenza che non necessariamente ha un progetto di lunga durata. In altre parole, il PACS è focalizzato sul presente, il matrimonio sul futuro: da questo discendono varie cose, quali il regime patrimoniale che per difetto è con beni separati nel primo caso, in comunione dei beni nel secondo; o il fatto che recedere dal PACS è molto più semplice che non recedere da un matrimonio (anche se qui è una questione locale: ad esempio, in Spagna il divorzio è più semplice che non in Italia).

Si può discutere di “superiorità” di un'istituzione rispetto all'altra, su questa base? Sinceramente dubito. Sarebbe come discurtere sulla superiorità di un camper rispetto ad una casa: dipende da cosa ci devi fare.

Con tutto ciò, vorrei puntualizzare che non sono contrario ai PACS, e che al contrario ritengo che la loro introduzione riempirebbe una lacuna legale non indifferente. Per inciso, non mi riferisco all'impossibilità per i gay di contrare matrimonio: anzi, trovo “disdicevole” (diciamo) che certuni sperano con il PACS di dare alle coppie omosessuali un contentino sufficiente ad alleggerire la pressione perché venga reso legale anche il matrimonio per dette coppie. È mia opinione invece che il matrimonio debba essere possibile anche alle coppie omosessuali, a prescindere dai PACS, e che, viceversa, i PACS debbano essere istituzionalizzati a prescindere dal matrimonio per gli omosessuali.

La lacuna, semmai, consiste nel non garantire alle coppie convinventi un minimo di diritti legali (con annessi doveri) qualora se non sussista progetto a lungo termine. Noto a questo proposito, citando da Wikipedia a proposito delle unioni civili in Italia, che

esistono anche delle eccezioni per alcune categorie di persone. I partner di giornalisti e onorevoli, anche se non sposati, possono usufruire del trattamento sanitario del partner appartenente a queste categorie, inoltre per gli onorevoli è possibile lasciare al proprio partner la pensione di reversibilità, anche se tra di loro non sussiste alcun legame matrimoniale.

Guardacaso, gli onorevoli per i loro partner i diritti li hanno garantiti; sarebbe ora che questi casi speciali venissero annegati in regole valide per tutti i cittadini, costituzionalmente (Art. 3) eguali davanti alla legge.

Pubblicato il 27/10/2006 alle 20.53 nella rubrica Intermezzi.

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