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Laudato sii

Ci sono esperienze miliari della mia vita, momenti o periodi che considero pilastri imprescindibili. Alcuni di questi sono stati unici ed irripetibili, e mi dispiace non averli potuti condividere con la mia compagna; altri, invece, per fortuna, si ripetono: mai identici, purtroppo e per fortuna, ma sono comunque situazioni che mi ritrovo a vivere.

Uno di questi ultimi è il Campeggio, ed io le ultime volte che vi avevo partecipato avevo provato ad immaginarmi come sarebbe stato viverlo in compagnia della mia compagna, allora ancora immaginaria: la immaginavo lì presente, accanto a me durante i momenti di sosta, o indaffarata insieme agli altri durante i preparativi o le pulizie precedenti e seguenti i pasti.

Ed infine è successo. Non è certo stato perfetto, perché nulla lo è, e non è nemmeno stato ricco come lo sono stati Campeggi precedenti, ma è stato comunque qualcosa di straordinario.

È buffo perché da un lato mi vengono in mente tutte le cose in cui poteva esser meglio, come per esempio che avrebbe potuto durare di più (e mi sarebbe piaciuto poterci andare prima), o che avrei potuto dormire più comodo (sistemando meglio la tenda, forse, ma soprattutto imbottendo ulteriormente il giaciglio); e d'altronde, di questi tre giorni non sono quelle le cose a cui penso per prime, bensì: all'ottimo ed abbondante cibo, ai riposanti pomeriggi, al mare mattutino, la splendida compagnia, le chiacchiere interessanti, e sopra tutto al poter finalmente dormire serenamente (seppur scomodamente) con l'Affine al fianco, l'averla lì con gli altri durante il giorno, il vederla ambientata e serena.

Se non è un sogno che si realizza, ci va molto vicino.

Pubblicato il 5/8/2007 alle 21.32 nella rubrica Diario.

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