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L'imbecille che non annunciò la tragedia

Leggo, purtroppo anche su pagine scritte da persone che stimo peraltro intelligenti, una oserei dire quasi preoccupante beatificazione del povero Giampaolo Giuliani vittima della persecuzione della grossa e brutta DPC (nella persona di Bertolaso).

Io vorrei invece mettere qualche puntino sulle i.

Giuliani non ha predetto il sisma che alle 3 di notte del 6 aprile 2009 ha colpito l'Aquila e dintorni. Le previsioni di Giuliani riguardavano Sulmona (più di 60km di distanza) e la settimana precedente. Erano sbagliate.

Alla gente piace pensare che “su scala geologica” 60km e 7 giorni non sono niente; peccato che nella scala geologica anche tutti i terremoti dei precedenti cento e passa anni, e quelli dei prossimi cento e passa anni, in tutto il bacino del Medirraneo, sarebbero ‘qui ed ora’; ma peccato soprattutto che gli esseri umani (ed in particolare la DPC) devono agire su scala umana, e non geologica. E su scala umana 60km e 7 giorni sono luoghi e tempi diversi.

Giuliani, ad esempio, in questa intervista, insiste ripetutamente sulle “6–24 ore”: poteva quindi riferirsi a questo o forse piuttosto a questo evento sismico; ma non a quello del quale gli piace arrogarsi la previsione.

Purtroppo, lo stato attuale delle conoscenze scientifiche (ed includo qui anche i risultati di Giuliani) in campo geo(logico, fisico, chimico, etc) non fornisce una correlazione sufficientemente robusta tra precursori ed eventi sismici; il che non significa che la correlazione venga negata, ma semplicemente che le conoscenze non sono ancora tali da permettere di predire con sufficiente precisione data, luogo ed intensità di un evento sismico. E questo, piaccia o non piaccia, in italiano si traduce con “i terremoti non si possono prevedere”.

Giuliani, nella succitata intervista, parla dei propri risultati come di qualcosa di assodato in campo internazionale, ma che certi poteri oscuri di cui non vuole fare il nome (Bertolaso) voglio tenerli nascosti. Peccato che la ricerca internazionale abbia, al contrario, dimostrato l'inaffidabilità dei risultati di Giuliani. Consiglio la rapida lettura di questo articolo sul Los Angeles Times per una prospettiva ‘esterna’ (e lì si parla di californiani e cinesi, gente a cui la possibilità di prevedere con esattezza i terremoti fa molto gola).

In sintesi, le critiche mosse da Bertolaso a Giuliani sono motivate, e il signore in questione si è meritato tanto l'appellativo di imbecille quanto la denuncia per procurato allarme. (Ma poi, mi viene da chiedere, se Giuliani era tanto sicuro dei propri risultati, perché non ha preso capra e cavoli per scapparsene dallo spaventoso sisma che sapeva imminente?)

Purtroppo per Bertolaso, una settimana dopo la denuncia c'è stato il sisma che ha tirato giù l'Aquila. E Giuliani cavalca l'onda del disastro, approfittando della sua (del disastro) vicinanza con le sue (di Giuliani) previsioni errate; qualcosa che a me pare abbastanza immondo, ma che tocca facilmente le corde di coloro a cui piace avere l'ennesimo esempio, l'ennesimo Galileo, Fermi, Rubbia vittima dalla “politica della scienza” italiana (il che è piuttosto insultante per la memoria di Galileo e di Fermi, e per la persona di Rubbia).

Per puntualizzare, faccio presente che l'ultima cosa che mi interessa è difendere Bertolaso. Ma lapidarlo per il ‘caso Giuliani’ sarebbe come criticare il fascismo per le opere di bonifica. Quando il 6 mattiva ascoltavo alla radio commenti, promesse, discorsi, non trovavo nulla da ridire sugli interventi (parole e fatti) del momento; il mio pensiero era: «ma: e il poi

Se vogliamo criticare l'operato di Bertolaso, della Protezione Civile, e dei ministeri da cui dipendono (e quindi trasversalmente di tutti i governi che dalla sua istituzione nel 1982 ad oggi l'hanno accompagnata) facciamolo almeno con motivazioni valide.

Parliamo delle ricostruzioni (in Irpinia ancora aspettano i soldi finiti nelle tasche di Ciriano De Mita, Paolo Cirino Pomicino, eccetera eccetera eccetera).

Parliamo della mancanza di adeguamenti strutturali, delle deroghe, delle proposte cazzonesognanti (ponti e centrali nucleari, ampliamenti del 20–30%), delle leggi non rispettate.

Parliamo della mancanza di educazione (nel senso di quella formazione che la DPC dovrebbe fornire costantemente alle vecchie e nuove generazioni, con seminari ed esercitazioni).

Parliamo di tutte le cose che dovrebbero essere fatte, ma di cui si parla solo in quei 15 giorni in cui il sisma fa notizia, ed a cui tra sei mesi nessuno avrà più modo di pensare, quando la macchina mediatica avrà dimenticato le promesse di oggi ed impegnato le menti con nuove notizie.

Ma per favore, non facciamo di un imbecille un martire


Un breve post-scriptum è dovuto. Rimando a questi documentati interventi di Livio Fanzaga (direttore di Radio Maria) che vuole vedere in questo terremoto qualcosa di positivo: un segno del Signore, per aiutarvi (a voi cristiani dell'Abruzzo) a partecipare della sua Passione. (Strano, io avrei scommesso piuttosto che voleva dire alla propria nuova reincarnazione (Berlusconi) di darsi una calmata con i progetti cazzonisognanti.) Inviterei allora a riflettere sul significato dei crolli di chiese e campanili.


E al di fuori di tutto questo infernale rumore, un grazie a tutti coloro che stanno lavorando per salvare vite.

Pubblicato il 8/4/2009 alle 2.43 nella rubrica Intermezzi.

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