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Il mio mondo, parte quinta

Il mio mondo è fatto di paure. Paure mie, paure altrui. Forse la sola vera grande differenza tra le une e le altre è che le une io le posso affrontare. Posso almeno cercare di farle, confrontarmi con esse, analizzarle razionalmente, e pur vivendole, agire indipendentemente da esse. Da piccolo avevo paura del buio. C'era una sezione del nostro garage in cui la luce non arrivava completamente. Era come se quella sezione di garage improvvisamente non avesse più pavimento. Mi prendeva quasi il panico, ad attraversarla, come se ad ogni passo stessi mettendo il piede nel vuoto, come se ogni passo avrebbe potuto farmi precipitare fino alle viscere della terra. Io sapevo che il pavimento c'era, che non sarei sprofondato, caduto, che la peggiore cose che poteva succedermi era inciampare, perché il pavimento era un po' irregolare. Ma la paura mi costringeva ad avanzare con estrema cautela, quando il resto del garage lo attraversavo correndo. È una paura che ho vinto, anche se ancora un brivido lo sento, nell'attraversare quella sezione. Le paure degli altri sono al di fuori della nostra portata, perché ciascuno di noi deve trovare in sé la forza di vincerle, superarle. È naturale che questo sia tanto più difficile quanto più ogni precedente tentativo, soprattutto i tentativi ``riusciti´´, ci hanno portato a sbattere contro una realtà ben più dura della paura stessa. Ed è davvero triste questo non poter far nulla se non porgere una mano a qualcuno, soprattutto quando da quel porgere la mano, da quel ricevere quella altrui, potrebbe dipendere la felicità, nostra e dell'altro. Eppure è proprio quello che succede. Una persona abbarbicata su un roccione, forse la sua ultima posizione sicura, su una sporgenza in un precipizio in cui ha già cominciato a cadere; e non poter far nulla per darle una mano e tirarla su, perché ella non mollerà mai la presa per prendere la corda che le viene calata, la mano che le viene porta, perché se mollerà la presa per guadagnarne un'altra, potrebbe cadere ancora più in basso, irrimediabilmente stavolta. Ed è la paura a bloccarle i muscoli, a tenerle le mani incollate all'ultima roccia che la protegge dal baratro che si apre sotto di lei. Ed il ciglio del burrone è troppo in alto perché possa risalire da sola. A mezza costa, senza speranza. Finché non verrà qualcuno che riuscirà a calarsi fino a lei, staccarla a forza dalle sue paure, e riportarla a correre, gioiosa e felice, sui prati in fiore, sotto un cielo azzurro, alla luce del sole, sciogliendo le lacrime di quanti, con lei, erano angustiati dal suo essere lì, in bilico, né in salvo né perduta per sempre.

Pubblicato il 25/8/2004 alle 14.15 nella rubrica Il mio mondo.

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