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Stasera

Giorno di cautela dopo l'influenza. Sono al telefono con la mia ragazza. Andrò da lei domani, in treno. «Vieni stasera stesso,» mi dice «mi manchi tanto tanto.» «Amore, dài, sarò lì domani.» «Sì ma domani pomeriggio. Parti stasera, staremo insieme tutto il giorno.» «Amore, non mi fido a prendere il treno adesso, appena uscito dall'influenza, e poi lo sai che in treno non dormo, sarei uno zombie tutto il giorno.» Ma lei insiste. Insiste. Insiste. Ho la valigia pronta. Ed io stesso vorrei vederla il primo possibile, non ne posso più di telefonate, telefontate, telefonate, quando potrei essere lì, vederla davanti a me, sentire la sua voce, amarla per tutta la sua persona e non solo per quello che le sento dire attraverso cavi di rame. Ed alla fine parto. Una notte d'inferno, praticamente insonne, sul treno che oscilla e sferraglia, e spesso sento i conati che suggeriscono un ritorno. Vado avanti a chewing gum e mentine. («Una mentina?» KABOOM. No, non dovrei pensare a quella scena di The Meaning of Life, non in queste condizioni.) Arrivo alle cinque di mattina in una delle più stranìte stazioni di tutta la stranìta rete ferroviaria del Meridione. E lei mi viene incontro, come sempre sorridendo, come sempre felice di vedermi, ed io mi sento già nuovo, fresco, senza quell'orrendo viaggio alle spalle, per il solo fatto di averla vista. E poi, durante la giornata, sentiamo qui e lì smozziconi di notizie su uno sciopero in Calabria, treni bloccati, gente ferma in autostrada ... «Amore, pensa se non mi avessi dato retta e fossi venuto oggi, come pensavi di fare ...» No, non voglio pensarci. Una notte in treno sarà orribile quanto volete. Ma una notte in stazione? Ne ho già passate, ricordo una notte a Messina Marittima ad aspettare che partisse il primo treno per Catania ... oh, no, mai più. Salvato dall'insistenza della mia ragazza.

Pubblicato il 13/12/2004 alle 15.26 nella rubrica Oppure.

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