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Momento sbagliato

I due sono seduti su una panchina al parco, guardano una bambina giocare, più che altro per non guardarsi negli occhi.

«Ricordi» dice lui «il discorso che mi avevi fatto, il coraggio di prendere il treno, ma anche il coraggio di scendere …»

La giovane non risponde, anche se sa già dove andrà a parare lui, o forse proprio per questo. Il ragazzo continua:

«Io … ieri ho incontrato una … una persona, una persona che non vedevo da … da secoli, dai tempi del liceo. Abbiamo … abbiamo parlato, abbiamo ricordato i bei tempi, ci siamo … aggiornati sulle novità. E … insomma, l'ho riaccompagnata a casa e … ed abbiamo … scoperto, riscoperto che … che le schermaglie di allora erano … un preludio, un velo su qualcosa di … di più profondo.

“Mi … mi sento … mi sento ridicolo, lo so, è … è assurdo, soprattutto dopo … dopo ieri, dopo …»

Tace, perché gli è impossibile continuare, perché in realtà non ce n'è bisogno. E lei che non risponde, continua a seguire attentamente i movimenti della bambina, sembra quasi non aver ascoltato.

«Mi dispiace.» conclude infine il giovane.

Ella scuote il capo. «No, va bene. Meglio ora che dopo.»

Il giovane non sa cos'altro dire, perché non c'è piu nulla. Si alza, ed è l'immagine della goffagine, dell'imbarazzo. Si … si allontana, ecco, si … si allontana.

Ed appena è abbastanza lontano la maschera della giovane crolla e si sgretola. Non piange, ma il suo corpo non riesce a nascondere i sussulti. Si alza anche lei dalla panchina, mentre il mondo le crolla intorno, ira disperazione angoscia, e raggiunge la bambina, le fa indossare la giacca, «È ora d'andare.» e la bambina è all'inizio recalcitrante, non è ancora ora, no, normalmente non lo sarebbe e lei lo sa, anche se le dispiace sempre dover andare, ma stavolta è troppo presto; ma l'umore della giovane non è nascosto, non è verniciato, non è coperto, ed anche se la bambina capisce solo che c'è qualcosa che non va, segue mitemente la giovane, lasciandosi trascinare via dal parco, attraverso la piazzetta.

Il giovane non se n'è andato, ha solo fatto il giro, rispunta in piazzetta proprio mentre la giovane e la bambina stanno attraversando la strada. Chiama la giovane per nome, ed il suo viso è ben diverso dal contrito e disperato viso di prima, è allegro mentre grida

«Che giorno è oggi?»

E la giovane si ferma un istante solo, interdetta, quando è già quasi sull'altro marciapiede, si volta incredula verso il giovane.

Poi c'è solo lo stridente urlo dei freni tardivi della Opel Tigra grigio metallizzato, e due corpi presto senza vita che per un breve tratto di parabola accompagnano le anime verso il cielo.



Pubblicato il 1/4/2006 alle 11.55 nella rubrica Oppure.

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